Seconda guerra mondiale

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Il padre della bomba atomica

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Il padre della bomba atomica

Da destra a sinistra, il generale Leslie R. Groves e il fisico J. Robert Oppenheimer, noto come "il padre della bomba atomica" e direttore scientifico del progetto Manhattan, portato avanti in segreto ad Alamogordo, in New Mexico.

Foto: AP

Criminale di guerra

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Criminale di guerra

Foto scattata nel dicembre 1947 al generale Hideki Tojo, primo ministro giapponese per gran parte della Seconda guerra mondiale. Tojo fu considerato un criminale di guerra di classe A e giustiziato per impiccagione il 23 dicembre 1948. Fu accusato di essere la mente e il braccio dell'attacco a Pearl Harbor e del prolungamento della guerra nel Pacifico, per porre termine alla quale gli Stati Uniti avrebbero bombardato Hiroshima e Nagasaki.

Foto: AP

Chi premette il pulsante?

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Chi premette il pulsante?

Il maggiore Thomas Ferebee a sinistra e il capitano Kermit Beahan a destra. Ferebee lanciò la bomba atomica su Hiroshima, Beahan su Nagasaki.

Foto: AP

La resa incondizionata del Giappone

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La resa incondizionata del Giappone

Il ministro della guerra, Henry Stimson, a sinistra, osserva il presidente Harry Truman che regge i documenti firmati della resa incondizionata giapponese nella Casa Bianca il 7 settembre 1945. Prima dell'attacco su Hiroshima Stimson aveva presieduto una commissione per riflettere sulla necessità del lancio, in cui si era mostrato costernato dai metodi della guerra moderna, nella quale il bombardamento di civili era diventato qualcosa di accettabile.

Foto: AP

Resoconti di guerra

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Resoconti di guerra

Di ritorno dalla conferenza di Potsdam, a bordo dell'incrociatore di guerra Augusta, il presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman, radio in mano, legge alla popolazione i primi resoconti della missione in cui fu lanciata la bomba su Hiroshima.

Foto: AP

La fine della guerra

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La fine della guerra

Nell'immagine si vede l'ammiraglio Chester Nimitz, comandante in capo della flotta del Pacifico, a bordo della corazzata Missouri durante la firma della resa giapponese, che pose fine alla Seconda guerra mondiale il 2 settembre 1945. In piedi dietro di lui, da sinistra a destra, il generale Douglas MacArthur, l'ammiraglio William F. Halsey Jr., e il contrammiraglio Forrest Sherman.

Foto: AP

Territorio americano nel Pacifico

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Territorio americano nel Pacifico

La guerra nel Pacifico terminò il 2 settembre 1945, quando la resa giapponese fu infine firmata a bordo della corazzata Missouri degli Stati Uniti. Qui si vede l'imbarcazione mentre spara in un luogo sconosciuto del Pacifico durante la Seconda guerra mondiale.

Foto: AP

L'aereo che pose fine alla Seconda guerra mondiale

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L'aereo che pose fine alla Seconda guerra mondiale

Fat Man fu lanciata da un bombardiere B-29 soprannominato Bockscar. Charles Donald Albury, che nella foto mostra una foto dell'aereo, fu copilota dell'aereo che avrebbe gettato la seconda bomba su Nagasaki il 9 agosto 1945 e testimone del lancio della prima bomba atomica su Hiroshima tre giorni prima in qualità di pilota di riserva.

Foto: AP

Nel cuore della catastrofe

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Nel cuore della catastrofe

Una freccia segna il punto sopra il quale scoppiò la bomba gettata su Nagasaki. Gran parte dell'area bombardata è devastata, gli alberi delle colline limitrofe sono carbonizzati e rinsecchiti dall'esplosione. La ricostruzione del luogo ha puramente valore di testimonianza.

Foto: AP

Nagasaki, la seconda bomba

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Nagasaki, la seconda bomba

Una colonna di fumo ondeggiante a forma di fungo s'innalza a chilometri di altezza sulla città giapponese di Nagasaki. Fat Man fu lanciata tre giorni dopo l'attacco su Hiroshima, ponendo istantaneamente fine alla vita di 70mila persone. Altre migliaia sarebbero morte in seguito a causa delle radiazioni.

Foto: AP

Fat Man

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Fat Man

Fat Man fu il soprannome dato alla seconda bomba ‒ in questo caso di plutonio ‒ lanciata dall'esercito statunitense su Nagasaki il 9 agosto 1945. Detonato a un'altezza di 550 metri sopra la città, il dispositivo, di 3,25 metri di lunghezza per 1,52 di diametro, pesava 4.630 chili e aveva una potenza di venticinque chilotoni. Gli attacchi causarono la resa incondizionata del Giappone.

Foto: AP/RIA Novosti/Sputnik

Il peggio deve ancora arrivare

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Il peggio deve ancora arrivare

Hiroshima, 1° settembre 1945. Scienziati giapponesi verificano i livelli di radioattività a ground zero.

Foto: AP

Messaggero di morte

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Messaggero di morte

L'atterraggio di Enola Gay a Tinian, al nord delle isole Marianne, dopo il bombardamento di Hiroshima.

Foto: AP

Vivi per miracolo

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Vivi per miracolo

Un uomo e una donna giapponesi, vittime della bomba atomica di Hiroshima, seduti nell'edificio danneggiato di una banca, trasformato in un ospedale da campo. Il viso della donna è gravemente segnato dal tremendo calore generato dall'esplosione.

Foto: AP

Protetti dalle colline

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Protetti dalle colline

La foto, scattata il 2 febbraio 1951, mostra una zona residenziale di Nagasaki protetta dall'orografia, cioè dalla conformazione del terreno, che la salvò dalla distruzione che spazzò via vaste aree della città. L'area spoglia in primo piano è una barriera tagliafuoco.

Foto: AP

Le prime reazioni giapponesi

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Le prime reazioni giapponesi

Disastrati giapponesi in attesa di ricevere i primi aiuti nella zona sud di Hiroshima alcune ore dopo l'esplosione. La detonazione uccise all'istante 66mila persone, ferendone altre 69mila.

Foto: AP/ Zu unserem Korr, Japón / Weltkrieg / Jahrestag

Sopravvissuta a una bomba nucleare

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Sopravvissuta a una bomba nucleare

In questa foto, gentilmente offerta dall'esercito degli Stati Uniti, si possono vedere le ferite di una delle vittime della prima bomba atomica. La fotografia fu scattata nel reparto di Ujina, nel primo ospedale da campo dell'esercito giapponese a Hiroshima. Le radiazioni termiche emesse dall'esplosione bruciarono il motivo stampato sul kimono di questa donna, che le rimase impresso sulla schiena.

Foto: AP/ U.S. Army Corps

I resti della tragedia

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I resti della tragedia

Lo scheletro di questo condominio è tutto quel che è rimasto a ground zero dopo l'esplosione nucleare nella città giapponese di Hiroshima.

Foto: AP

Una città in macerie

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Una città in macerie

Rottami metallici e detriti: i resti di quella che un tempo era stata la città più industrializzata del Giappone. La fotografia sarebbe stata scattata pochi giorni dopo il bombardamento.

Foto: AP

Desolazione aerea

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Desolazione aerea

Vista aerea della città di Hiroshima alcune ore dopo il lancio della bomba nucleare.

Foto: AP

Le conseguenze di Little Boy

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Le conseguenze di Little Boy

Immagine della città di Hiroshima a circa un chilometro e mezzo dal punto di detonazione di Little Boy, la prima bomba atomica della storia lanciata su civili.

Foto: AP

L'opzione nucleare

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L'opzione nucleare

Foto diffusa dall'esercito statunitense e gentilmente offerta dal Museo della pace di Hiroshima, in cui si vede l'enorme nube di fumo prodotta dagli immensi incendi provocati da Little Boy. La fotografia fu scattata poche ore dopo la detonazione da un aereo di ricognizione dell'esercito statunitense.

Foto: AP/ US Army/ Hiroshima Peace Memorial Museum

Un soldato improvvisatosi fotografo

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Un soldato improvvisatosi fotografo

Una colonna alta sei chilometri s'innalza da ground zero ‒ il punto d'impatto della bomba ‒ sulle rovine della città di Hiroshima. La fotografia fu scattata attraverso il finestrino di plexiglass dal suo posto di combattimento da George Caron, mitragliere di coda di Enola Gay, al quale all'ultimo momento era stata data una macchina fotografica.

Foto: AP / US Air Force

Little Boy

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Little Boy

Little Boy è il nome con cui fu battezzata dagli statunitensi la bomba lanciata su Hiroshima. La bomba di urano-235, di 4.400 chili di peso, tre metri di lunghezza, settantacinque centimetri di diametro e una potenza esplosiva di sedici chilotoni ‒ 1600 tonnellate di dinamite ‒, esplose alle 8.15 del 6 agosto 1945 a un'altezza di seicento metri sopra la città giapponese, provocando la morte di circa 140mila persone.

Foto: AP/RIA Novosti/Sputnik

L'equipaggio di Enola Gay

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L'equipaggio di Enola Gay

In prima fila da sinistra a destra: Jacob Beser, primo tenente; Norris R. Jeppson, secondo tenente; Theodore J. Van Kirk, capitano; il maggiore Thomas W. Ferebee; William S. Parsons, capitano; il colonnello Paul W. Tibbets Jr. e il capitano Robert A. Lewis. In seconda fila il sergente Robert R. Shumard, il soldato Richard H. Nelson e i sergenti Joe A. Stiborn, Wyatt E. Duzenbury e George R. Caron.

Foto: AP/Max Desfor

George R. Caron

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George R. Caron

Il sergente George R. "Bob" Caron (31 ottobre 1919 - 3 giugno 1995), mitragliere di coda di Enola Gay, il bombardiere B-29 che bombardò Hiroshima il 6 agosto 1945.

Foto: AP / US Air Force

Paul W. Tibbets Jr.

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Paul W. Tibbets Jr.

Il colonnello Paul W. Tibbets Jr., di trentun anni, posa per una fotografia davanti a Enola Gay in una località sconosciuta. Fu il pilota incaricato di guidare il bombardiere B-29, che portava il nome di sua madre, per lanciare la bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima il 6 agosto 1945.

Foto: AP

La bomba che fermò il tempo

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La bomba che fermò il tempo

L'esplosione della bomba atomica di Hiroshima fu registrata alle 8.15 della mattina del 6 agosto 1945. In questo orologio da polso ritrovato tra le rovine della città, la lancetta dei minuti fu bruciata dall'esplosione, lasciando un'ombra sul quadrante che la fa sembrare la lancetta delle ore.

Foto: AP/ ja / Yuichiro Sasaki / ONU

Victory over Japan Day

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Victory over Japan Day

Sebbene la stragrande maggioranza degli europei si fosse riversata nelle strade delle proprie città per festeggiare il VE Day, per molti fu una celebrazione prematura. Le famiglie dei membri delle truppe Alleate, che combattevano sul fronte del Pacifico, erano estremamente coscienti del fatto che la guerra in Europa rappresentava solo la metà del conflitto. Nel Regno Unito il giorno dopo i festeggiamenti arrivò una notizia disastrosa: un kamikaze giapponese si era lanciato contro il sottomarino HMS Victoriosus. Va anche ricordato che, mentre in Europa si festeggiava, l'orrore delle bombe atomiche non aveva ancora sconvolto il mondo. Truman, il presidente degli Stati Uniti d'America, avrebbe dato il fatidico ordine il 6 e il 9 agosto seguenti, distruggendo le città di Hiroshima e Nagasaki. Il Victory over Japan Day – la Giornata della vittoria sul Giappone –fu celebrato il 15 agosto 1945, quando il Paese del Sol levante annunciò la resa. Tuttavia, la firma della capitolazione non sarebbe avvenuta fino al 2 settembre dello stesso anno in una cerimonia che si svolse a bordo della USS Missouri, come mostrato nell'immagine sopra.

Foto: CC

La seconda liberazione di Parigi

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La seconda liberazione di Parigi

La prima pagina del quotidiano francese Le Figaro dell'8 maggio 1945 recitava: «La Germania si è arresa. La vittoria sarà proclamata oggi alle 15:00 nelle capitali alleate». Il giornale si concentrò anche sulla giornata vissuta per le strade di Parigi. E il fatto è che anche la capitale francese fu conquistata anche dall'euforia delle folle di parigini in festa. Altri giornali internazionali spiegavano come dall'obelisco di Place de la Concorde all'Arco di Trionfo si facesse fatica a respirare e non ci fosse nemmeno spazio per muoversi. Molti cittadini riconobbero che era un grande giorno, ma che non poteva essere paragonato all'emozione che provavano nel cosiddetto Giorno della Liberazione, quando il 25 agosto 1944 le truppe Alleate liberarono Parigi dall'occupazione nazista.

Foto: AP

La resa dei nazisti

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"Nazis quit!"

Negli Stati Uniti d'America, un Paese coinvolto nella guerra dopo gli attacchi alle sue basi nel Pacifico da parte del Giappone nel 1941, il quotidiano Stars and Stripes aprì la prima pagina con un grande titolo: "Nazis quit!" (I nazisti si arrendono!). Nell'immagine, i membri della polizia militare leggono le copie del quotidiano dell'8 maggio 1945. Il presidente Harry Truman si fece carico di dare la notizia agli americani. Tuttavia, le celebrazioni negli USA furono offuscate dal ricordo di Franklin D. Roosevelt, presidente degli Stati Uniti durante la guerra, e morto solo un mese prima, vittima di un'emorragia cerebrale.

Foto: CC

Allegria in strada!

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Allegria in strada!

La Giornata della vittoria in Europa è stata celebrata in molte città europee. Dopo sei anni di miseria e sofferenza, di bombardamenti, allarmi e corse ai rifugi sotterranei, delle numerose vittime di civili e dei soldati al fronte, i cittadini scesero in piazza per festeggiare l'atteso arrivo della pace. Tutti avevano bisogno di buone notizie e quando arrivarono fu un'esplosione di gioia ed euforia. I londinesi avevano resistito all'intero conflitto con austerità e razionamenti, riaggiustando le loro vite in base al mantra "Make Do And Mend", letteralmente "darsi da fare e riparare". 

Foto: Cordon Press

L'uomo del giorno

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L'uomo del giorno

Il primo ministro britannico Winston Churchill svolse un ruolo di primo piano durante il VE Day. Nella foto lo si vede salutare la folla dal balcone di Whitehall Palace a Londra. Nel 1940 aveva sostituito Neville Chamberlain alla guida del Paese, quando il mondo si trovava già nel pieno della guerra, e aveva promesso «sangue, fatica, sudore e lacrime» di fronte all'apparente politica di inerzia del precedente ministro. Churchill era considerato un leader chiave per condurre il Regno Unito alla vittoria come tale lo hanno riconosciuto i suoi concittadini. In altri momenti della giornata, Churchill salutava la folla insieme alla famiglia reale. Il re e la regina uscirono fino a otto volte sul balcone di Buckingham Palace e alle principesse Margaret ed Elisabeth (futura regina) fu permesso di mescolarsi alla folla e celebrare la giornata per le strade di Londra.

Foto: Cordon Press

La seconda resa tedesca

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La seconda resa tedesca

Tuttavia, la resa di Reims era stata firmata senza la presenza dell'alto comando sovietico, un aspetto che l'Armata Rossa non era disposta a lasciar correre. Per questo chiesero alla Wehrmacht – le forze armate tedesche dal 1935 al 1945 – una resa totale anche alle forze sovietiche. Per questo, alcuni dei massimi capi dell'esercito tedesco che erano stati catturati si riunirono a Berlino dove firmarono un altro documento di capitolazione che confermava un'effettiva resa assoluta su tutti i fronti della guerra. Nell'immagine, il feldmaresciallo tedesco Wilhelm Keitel firma la capitolazione nella notte dell'8 maggio 1945 davanti al generale sovietico Georgy Zhukov.

Foto: CC

Capitolazione tedesca a Reims

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Capitolazione tedesca a Reims

Alfred Jodl, al centro, nominato capo di stato maggiore tedesco dopo il suicidio di Hitler nell'aprile 1945, è raffigurato mentre firma l'atto di resa incondizionata di tutte le forze tedesche agli eserciti degli Alleati. Questo evento ebbe luogo alle 02:41 del 7 maggio 1945 presso il quartier generale delle forze alleate a Reims, in Francia, il cui comandante supremo era allora Dwight D. Eisenhower. Sopra la firma di Jodl si potrebbe leggere: «Tutte le forze sotto il comando tedesco cesseranno le operazioni attive alle 23:01 ora dell'Europa centrale dell'8 maggio 1945».

Foto: CC

Edizione straordinaria!

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Edizione straordinaria!

Finalmente, sembrava che la pace fosse arrivata davvero. La notizia della resa tedesca si diffuse a macchia d'olio e nella stessa mattina dell'8 maggio 1945 tutti i giornali inglesi riportarono la grande notizia in prima pagina. La felicità nel sorriso del ragazzo che vendeva i giornali è contagiosa!

Foto: Cordon Press

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