Scienza

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Rosalind Franklin, la scienziata che scoprì la struttura del DNA

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Rosalind Franklin

Grazie a una vocazione scientifica molto precoce, Rosalind Franklin (1920-1958) studiò e lavorò in alcuni dei migliori centri di ricerca del suo tempo. Una solida formazione nel campo della cristallografia le permise di applicare le proprie conoscenze a una delle grandi incognite dell'epoca: la struttura del DNA. Attraverso le straordinarie immagini da lei ottenute fu possibile osservare la forma elicoidale che oggi tutti conosciamo. Purtroppo il suo grande apporto non fu riconosciuto. James Watson e Francis Crick, due colleghi che lavoravano sullo stesso fronte nel Laboratorio Cavendish del King's college, usarono le immagini e parte delle sue deduzioni per pubblicare l'articolo del 1953 che rivelava la tanto dibattuta struttura del DNA, un polimero a doppia elica. Dieci anni dopo i due vinsero il premio Nobel per la medicina. Ingannata e delusa, dopo la pubblicazione dei risultati di Watson e Crick Rosalind Franklin abbandonò il King's college, ma non il lavoro di ricerca. Nel Brickbeck college concentrò i suoi sforzi nell'ambito della virologia, dove pure apportò dei contributi decisivi agli studi sulla struttura molecolare di virus come quello del mosaico del tabacco o della polio. Le sue scoperte sono ancora tenute in considerazione per le ricerche attuali.

Foto: Cordon Press

Fotografia della chimica Alice Augusta Ball scattata nel 1915

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Alice Augusta Ball

All’inizio del XX secolo la chimica afroamericana Alice Augusta Ball (1892-1916) scoprì un efficace rimedio contro la lebbra che sarebbe rimasto in uso fino agli anni quaranta. Ma a ventiquattro anni morì, probabilmente di tubercolosi, senza poter pubblicare i suoi studi, di cui si appropriò invece il preside della sua facoltà, che non le tributò alcun riconoscimento. La donna aveva studiato chimica e farmacologia presso l’università di Washington e nel 1915 fu una delle prime afroamericane a conseguire una laurea specialistica in chimica, con una tesi sui metodi per estrarre ingredienti attivi dalle piante medicinali. Per questo fu chiamata a collaborare presso l’Università delle Hawaii dal dottor Harry Hollmann, che stava studiando l’olio della pianta di chaulmoogra, una sostanza con proprietà antibatteriche che all’epoca era tra i pochi trattamenti conosciuti contro la lebbra. Il metodo elaborato da Ball si rivelò subito molto più efficace e sicuro di qualsiasi altro trattamento per la lebbra disponibile all’epoca, e permise di dimettere dagli ospedali molti pazienti. Dopo la sua morte, a proseguire il lavoro di Ball ci pensò il suo supervisore, nonché preside della facoltà di chimica dell’Università delle Hawaii, Arthur Dean. Questi pubblicò un articolo con i risultati delle ricerche dove il nome di Alice Ball non era neppure menzionato. L’innovativa metodologia fu battezzata “metodo Dean”, e al suo sedicente creatore venne anche intitolato il campus dell’università.

Foto: Pubblico dominio

I coniugi Curie al lavoro nel loro laboratorio nel 1902, anno in cui isolarono il radio

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Marie Curie

Maria Salomea Sklodowska (1867-1934), nata a Varsavia, è stata la prima donna a ricevere un premio Nobel e la prima persona a vincerne due. Laureata in fisica e matematica alla Sorbona, dedicò la sua tesi di dottorato allo studio dell'irraggiamento spontaneo dell'uranio sulla base del precedente lavoro svolto dallo scienziato Henri Becquerel. Insieme al marito Pierre Curie iniziò le ricerche sulla radioattività che li portarono alla scoperta del polonio e del radio. Nel 1911 ricevette il premio Nobel per la fisica, condiviso con il marito e Becquerel. Nel 1906 ottenne una cattedra alla Sorbona, diventando la prima donna in Francia a ricoprire tale incarico. Nel 1911 vinse il premio Nobel per la chimica per i suoi progressi nello studio della natura e dei composti del radio.

Foto: Collezione Grandi Donne Rba Italia

Maria Gaetana Agnesi. Incisione del 1836 tratta dal volume 'Iconografia italiana degli Uomini e delle Donne celebri dall' epoca del risorgimento delle scienze e delle arti fino ai nostri giorni'. Vol. III, Milano.

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Maria Gaetana Agnesi

Nel 1748, a soli trent’anni, questa scienziata milanese pubblicò le Instituzioni analitiche per uso della gioventù italiana. L’opera, in due volumi, mirava a riunire in un unico testo i principi base dell'algebra e della geometria analitica, fino alle più recenti scoperte sul calcolo infinitesimale. Non solo fu la prima sistematizzazione aggiornata di questo genere a essere pubblicata in Europa, ma fu anche scritta in uno stile particolarmente conciso ed efficace, al punto da diventare una sorta di riferimento per la cultura scientifica italiana e continentale. L’accademia di Francia arrivò a definirla l’opera di matematica più chiara ed estesa in circolazione. Nei decenni successivi le Instituzioni vennero tradotte anche in francese e in inglese, e valsero a Maria Gaetana (1718-1799) l’apprezzamento entusiastico, tra gli altri, dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e di papa Benedetto XIV. Due anni più tardi l’ancor giovanissima studiosa venne nominata dallo stesso papa docente di matematica e filosofia naturale presso l'Università di Bologna. Fu la prima donna a ricevere questo incarico, anche se come accadde ad altre scienziate, non le venne mai consentito d'insegnare.​

Foto: Pubblico dominio

Il padre della bomba atomica

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Il padre della bomba atomica

Da destra a sinistra, il generale Leslie R. Groves e il fisico J. Robert Oppenheimer, noto come "il padre della bomba atomica" e direttore scientifico del progetto Manhattan, portato avanti in segreto ad Alamogordo, in New Mexico.

Foto: AP

Fat Man

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Fat Man

Fat Man fu il soprannome dato alla seconda bomba ‒ in questo caso di plutonio ‒ lanciata dall'esercito statunitense su Nagasaki il 9 agosto 1945. Detonato a un'altezza di 550 metri sopra la città, il dispositivo, di 3,25 metri di lunghezza per 1,52 di diametro, pesava 4.630 chili e aveva una potenza di venticinque chilotoni. Gli attacchi causarono la resa incondizionata del Giappone.

Foto: AP/RIA Novosti/Sputnik

Little Boy

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Little Boy

Little Boy è il nome con cui fu battezzata dagli statunitensi la bomba lanciata su Hiroshima. La bomba di urano-235, di 4.400 chili di peso, tre metri di lunghezza, settantacinque centimetri di diametro e una potenza esplosiva di sedici chilotoni ‒ 1600 tonnellate di dinamite ‒, esplose alle 8.15 del 6 agosto 1945 a un'altezza di seicento metri sopra la città giapponese, provocando la morte di circa 140mila persone.

Foto: AP/RIA Novosti/Sputnik

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