Grandi donne

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June Almeida lavora con un microscopio elettronico

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June Almeida

Con una scarsissima formazione istituzionale e ad appena 34 anni, June Dalziel Hart – poi Almeida, una volta sposata – (1930-2007) fece una scoperta che avrebbe cambiato la storia della virologia. Riuscì ad osservare al microscopio il primo coronavirus, che prende il nome dall'alone che lo circonda. Visti i suoi eccezionali risultati, Almeida decise di formalizzare la sua preparazione con un dottorato di ricerca presso la London Medical School e lavorando presso il Wellcome Institute for the History of Medicine di Londra, dove continuò a contribuire alla ricerca di immagini al microscopio. Nel 1980 scrisse un testo fondamentale dal titolo Manual for rapid laboratory viral diagnosis, dietro incarico dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Nel 1985 si ritirò dallo studio della virologia, ma tornò di nuovo in campo per contribuire a produrre microfotografie dell'HIV, il virus che causa l'AIDS. June Almeida morì nel 2007 all'età di 77 anni, ma le immagini dei suoi successi continuano a illustrare i libri di testo delle facoltà di medicina di tutto il mondo.

Foto: Getty Images

Rosalind Franklin, la scienziata che scoprì la struttura del DNA

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Rosalind Franklin

Grazie a una vocazione scientifica molto precoce, Rosalind Franklin (1920-1958) studiò e lavorò in alcuni dei migliori centri di ricerca del suo tempo. Una solida formazione nel campo della cristallografia le permise di applicare le proprie conoscenze a una delle grandi incognite dell'epoca: la struttura del DNA. Attraverso le straordinarie immagini da lei ottenute fu possibile osservare la forma elicoidale che oggi tutti conosciamo. Purtroppo il suo grande apporto non fu riconosciuto. James Watson e Francis Crick, due colleghi che lavoravano sullo stesso fronte nel Laboratorio Cavendish del King's college, usarono le immagini e parte delle sue deduzioni per pubblicare l'articolo del 1953 che rivelava la tanto dibattuta struttura del DNA, un polimero a doppia elica. Dieci anni dopo i due vinsero il premio Nobel per la medicina. Ingannata e delusa, dopo la pubblicazione dei risultati di Watson e Crick Rosalind Franklin abbandonò il King's college, ma non il lavoro di ricerca. Nel Brickbeck college concentrò i suoi sforzi nell'ambito della virologia, dove pure apportò dei contributi decisivi agli studi sulla struttura molecolare di virus come quello del mosaico del tabacco o della polio. Le sue scoperte sono ancora tenute in considerazione per le ricerche attuali.

Foto: Cordon Press

Fotografia della chimica Alice Augusta Ball scattata nel 1915

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Alice Augusta Ball

All’inizio del XX secolo la chimica afroamericana Alice Augusta Ball (1892-1916) scoprì un efficace rimedio contro la lebbra che sarebbe rimasto in uso fino agli anni quaranta. Ma a ventiquattro anni morì, probabilmente di tubercolosi, senza poter pubblicare i suoi studi, di cui si appropriò invece il preside della sua facoltà, che non le tributò alcun riconoscimento. La donna aveva studiato chimica e farmacologia presso l’università di Washington e nel 1915 fu una delle prime afroamericane a conseguire una laurea specialistica in chimica, con una tesi sui metodi per estrarre ingredienti attivi dalle piante medicinali. Per questo fu chiamata a collaborare presso l’Università delle Hawaii dal dottor Harry Hollmann, che stava studiando l’olio della pianta di chaulmoogra, una sostanza con proprietà antibatteriche che all’epoca era tra i pochi trattamenti conosciuti contro la lebbra. Il metodo elaborato da Ball si rivelò subito molto più efficace e sicuro di qualsiasi altro trattamento per la lebbra disponibile all’epoca, e permise di dimettere dagli ospedali molti pazienti. Dopo la sua morte, a proseguire il lavoro di Ball ci pensò il suo supervisore, nonché preside della facoltà di chimica dell’Università delle Hawaii, Arthur Dean. Questi pubblicò un articolo con i risultati delle ricerche dove il nome di Alice Ball non era neppure menzionato. L’innovativa metodologia fu battezzata “metodo Dean”, e al suo sedicente creatore venne anche intitolato il campus dell’università.

Foto: Pubblico dominio

I coniugi Curie al lavoro nel loro laboratorio nel 1902, anno in cui isolarono il radio

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Marie Curie

Maria Salomea Sklodowska (1867-1934), nata a Varsavia, è stata la prima donna a ricevere un premio Nobel e la prima persona a vincerne due. Laureata in fisica e matematica alla Sorbona, dedicò la sua tesi di dottorato allo studio dell'irraggiamento spontaneo dell'uranio sulla base del precedente lavoro svolto dallo scienziato Henri Becquerel. Insieme al marito Pierre Curie iniziò le ricerche sulla radioattività che li portarono alla scoperta del polonio e del radio. Nel 1911 ricevette il premio Nobel per la fisica, condiviso con il marito e Becquerel. Nel 1906 ottenne una cattedra alla Sorbona, diventando la prima donna in Francia a ricoprire tale incarico. Nel 1911 vinse il premio Nobel per la chimica per i suoi progressi nello studio della natura e dei composti del radio.

Foto: Collezione Grandi Donne Rba Italia

Illustrazione di una figura femminile, forse Trotula, che indossa abiti rossi e verde. Sostiene un contenitore colmo d'urina che indica con la mano destra. Miscellanea media XVIII. Inizi del XIV secolo

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Trotula de' Ruggiero

Alcuni dubitano della sua esistenza o pensano che fosse in realtà un uomo, ma Trotula (1110-1160), nota come la prima ginecologa della storia, fu una donna in carne e ossa che visse a Salerno, dove all'epoca si trovava la più famosa università del mondo occidentale. Lì insegnò una materia che all'epoca era vietata ai medici: l'assistenza alle donne durante il parto. Il suo lavoro sfociò in due opere che hanno lasciato un segno nella storia della scienza. De passionibus mulierum ante in et post partum fu un libro trascurato fino all'inizio del XVI secolo, quando la stampa gli permise di farsi conoscere meglio e di ampliare così le conoscenze studiate su una nuova branca medica: la ginecologia e l'ostetricia. Scrisse anche un libretto sulla cosmesi femminile, De ornatu mulierum, che contiene consigli per migliorare la bellezza e l'igiene.

 

Foto: CCO

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