Il rogo di Nürburgring

Foto: Cordon Press

Il primo agosto 1976 la carriera di pilota di Niki Lauda, che l’anno precedente aveva vinto per la prima volta il titolo di campione mondiale di Formula uno, subì un arresto inaspettato. Quel giorno il ventisettenne austriaco, che all’epoca gareggiava per la Ferrari, subì un gravissimo incidente automobilistico: mentre correva sul circuito del Nürburgring Nordschleife, nel corso del Gran premio di Germania, perse il controllo della vettura, che colpì una roccia e prese fuoco nel mezzo della pista, intrappolandolo. Tre colleghi riuscirono a estrarlo dall’auto in fiamme, ma nel frattempo Lauda aveva subito delle gravissime ustioni e soprattutto inalato i fumi tossici della benzina. I medici dell’ospedale in cui fu ricoverato lo dichiararono fuori pericolo soltanto il 5 agosto. Ciononostante, ad appena quarantadue giorni dal rogo il pilota tornò coraggiosamente al volante, in occasione del Gran premio d’Italia. La gravità delle ferite riportate, tuttavia, gli impedì di vincere il mondiale, che per un solo punto andò invece al rivale inglese James Hunt. La storia della rivalità tra i due piloti durante quel campionato ricco di eventi sarebbe stata in seguito portata sul grande schermo dal regista Ron Howard, che nel 2013 pubblicò il film Rush. Già nel 1977, comunque, Lauda tornò a vincere per la seconda volta i mondiali, e ripeté il titolo nel 1984. Delle ustioni riportate nel corso dell’incidente, il peggiore della sua carriera, rimase alla fine soltanto l’abitudine di indossare un cappellino rosso, che celava in parte le ferite: un accessorio che presto sarebbe divenuto un simbolo del fuoriclasse austriaco.

Condividi

¿Deseas dejar de recibir las noticias más destacadas de Storica National Geographic?