Versailles: un giorno alla corte del Re Sole

Luigi XIV trasformò la reggia di Versailles nel centro del potere francese. La vita quotidiana del re era un rituale perfettamente pianificato, dove l’importanza di ogni cortigiano dipendeva dalla sua vicinanza al monarca

Nel 1682, stabilendo la corte e il governo a Versailles, Luigi XIV prese una decisione fondamentale per il suo regno: per la prima volta in Francia l’esercizio del potere si identificò con un luogo, Versailles, che in qualche modo diventò la seconda capitale del Paese.

La reggia, relativamente nuova, divenne il centro dell’intera Europa. Completamente aperta al pubblico, offriva ai numerosi visitatori francesi e stranieri che la affollavano un compendio dell’abilità degli artigiani e degli artisti protetti dal re e al suo servizio. Inoltre rappresentava una vetrina della ricchezza della Francia – dai marmi provenienti dalle cave del regno fino alle opere d’arte che costituivano le collezioni reali – e una prova tangibile della gloria di colui il quale si stava imponendo come il principale sovrano europeo.

Questa statua che rappresenta la Senna è situata nel parterre nord, davanti alla grandiosa facciata di Versailles progettata da Luis Le Vau. Étienne Le Hongre, 1690

Questa statua che rappresenta la Senna è situata nel parterre nord, davanti alla grandiosa facciata di Versailles progettata da Luis Le Vau. Étienne Le Hongre, 1690

Foto: Susanne Kremer / Fototeca 9x12

In quell’epoca Versailles si trovava in pieno processo di ristrutturazione. I lavori si incentravano nel palazzo, il cui corpo centrale, riservato ai sovrani e alla famiglia reale, e l’ala del mezzogiorno, nota anche come ala dei prìncipi, erano quasi terminati. I lavori nell’ala nord, invece, sarebbero iniziati nel 1684. Furono costruite anche numerose dépendance in modo che i vari servizi della corte e degli organi di governo potessero rimanere lì tutto l’anno: le ale dei ministri, le due scuderie reali, l’edificio del Grand Commun, la torre idrica, l’orto del re.

I giardini furono oggetto di un ampio restauro che mise in risalto la Grande Prospettiva, l’asse est-ovest che attraversa tutto il parco. Al di là dei giardini, il Piccolo Parco era disposto attorno al Gran Canale, mentre il Grande Parco, circondato da mura, costituiva un’immensa riserva di caccia che copriva una superficie di oltre 10mila ettari.

In questa cornice trascorreva la giornata il re, intorno al quale gravitavano tutti i cortigiani come i pianeti attorno al sole.

Il re si alza

La giornata di Luigi XIV era strettamente pianificata da quando si svegliava al mattino fino al momento di andare a dormire. Il duca di Saint-Simon la riassunse in una frase famosa: «Con un almanacco e un orologio si può sempre sapere con esattezza cosa stia facendo il re, anche a trecento leghe di distanza».

Luigi XIV con i membri dell'Accademia delle scienze. Olio di Henri Testelin. Musée national du Château de Versailles et de Trianon

Luigi XIV con i membri dell'Accademia delle scienze. Olio di Henri Testelin. Musée national du Château de Versailles et de Trianon

Foto: Gérard Blot / Rmn - Grand Palais

Luigi XIV con i membri dell'Accademia delle scienze. Olio di Henri Testelin. Musée national du Château de Versailles et de Trianon

 

 

La giornata cominciava alle otto e mezza. Il primo valletto della camera reale si avvicinava al letto del sovrano e pronunciava la famosa formula: «Sire, è l’ora». Iniziava così il lever du roi, la cerimonia di un’ora durante la quale il monarca usciva dal letto, si lavava, veniva vestito e pettinato e recitava le sue preghiere quotidiane. Decine di cortigiani affollavano le anticamere nella fremente attesa di poter entrare nella camera reale.

Le differenze di rango marcavano l’ordine di accesso alla stanza: prima i principi e gli intimi del re, poi i ministri, quindi il resto dei cortigiani. In totale c’erano sei “entrate”. Era l’opportunità per ottenere un favore dal sovrano o comunicargli delle informazioni. Alcuni potevano persino ottenere un’autorizzazione speciale per entrare prima degli altri, quando il re svolgeva le sue funzioni corporali seduto sulla chaise percée. La seduta fisiologica durava mezz’ora, anche se un testimone chiariva che il re lo faceva «più per cerimonia che per necessità». Dopo essersi alzato il re si dirigeva normalmente alla cappella della reggia, che si trovava all’entrata dell’ala nord. Si trattava di un atto molto importante per la corte, in quanto mostrava pubblicamente la devozione del Re cristianissimo e permetteva a chiunque di seguirne il percorso o di entrare nella cappella non solo per vederlo ma anche per farsi vedere. Per raggiungere il luogo di culto il sovrano prendeva la Grande Galleria, situata dietro la sua stanza, e quindi attraversava le varie sale del Grande Appartamento.

Luigi XIV assisteva alla messa da questo palco. Sul fondo si può ammirare un organo realizzato da Robert Clicquot e sulla volta a cupola una Resurrezione di Cristo di Charles de la Fosse

Luigi XIV assisteva alla messa da questo palco. Sul fondo si può ammirare un organo realizzato da Robert Clicquot e sulla volta a cupola una Resurrezione di Cristo di Charles de la Fosse

Foto: Raphaël Gaillarde / RMN-Grand Palais

La messa del re

La cappella reale è di tipo palatino, cioè su due livelli. Quello superiore è in corrispondenza del primo piano della reggia: qui si trova la tribuna reale, da cui il re, inginocchiato, assisteva alla messa quotidiana. Si trattava di una messa a voce bassa (vox secreta), durante la quale la cappella musicale – il corpo di musicisti del re – eseguiva uno o più mottetti. Questa cerimonia durava una mezz’ora.

Cinque volte l’anno, in occasione di certe festività particolari, il sovrano faceva la comunione. Allora scendeva al pianoterra per assistere alla messa dal coro, su un inginocchiatoio installato a tale scopo.

In quei giorni, all’uscita della cappella, si svolgeva la cerimonia del tocco della scrofola: un gran numero di malati di scrofola – un tipo di tubercolosi extrapolmonare – provenienti da ogni parte del Paese si inginocchiavano al passaggio del re, che li toccava a uno a uno in volto e gli diceva: «Il re ti tocca, Dio ti guarisce».

Rappresentazione della conclusione della cerimonia del lever du roi in un’illustrazione del 1904. Lavato e vestito, il re si lascia allacciare le scarpe prima di dirigersi alla Cappella Reale

Rappresentazione della conclusione della cerimonia del lever du roi in un’illustrazione del 1904. Lavato e vestito, il re si lascia allacciare le scarpe prima di dirigersi alla Cappella Reale

Foto: Leemage / Prisma

Al ritorno dalla messa, oppure dopo il lever, (in questo caso la messa si svolgeva più tardi) il re entrava nel Gabinetto del Consiglio, la sala attigua al Salone del Re, trasformata in camera da letto nel 1701. Da lì Luigi XIV presiedeva ogni giorno il Consiglio. I ministri sedevano attorno al tavolo e prendevano la parola a turno per esprimere la propria opinione sui vari punti dell’ordine del giorno. Il sovrano interveniva per ultimo, per dirimere le questioni e sancire le decisioni.

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A partire dal 1686 il re di solito pranzava nella sua stanza. Mangiava a una tavola quadrata, secondo il rituale del petit couvert: il pasto prevedeva solo tre portate di sei piatti ciascuno e si svolgeva in pubblico, con le porte della camera aperte. Se il Consiglio non riprendeva nel pomeriggio, il re era libero di andare a passeggiare nei giardini, dove poteva ammirare le creazioni del suo giardiniere reale, Le Nôtre, e del suo architetto Hardouin-Mansart. Luigi XIV scrisse di suo pugno Modo di mostrare i giardini di Versailles, un itinerario che permetteva di visitarne i punti principali: parterre, sentieri, scorci e boschetti. Amava anche osservare le innumerevoli sculture che lui stesso faceva collocare e cambiare secondo i suoi capricci: alla fine del suo regno nei giardini di Versailles ce n’erano quasi duecento.

Quest’olio di un pittore anonimo mostra Luigi XIV circondato da una comitiva con cui sembra dirigersi verso i Giardini di Versailles, forse per una battuta di caccia

Quest’olio di un pittore anonimo mostra Luigi XIV circondato da una comitiva con cui sembra dirigersi verso i Giardini di Versailles, forse per una battuta di caccia

Foto: Bridgeman / Aci

Al sovrano piaceva anche andare a caccia all’interno del Grande Parco e a volte nei boschi adiacenti. Questi momenti di svago, ai quali il re invitava i cortigiani che godevano dei suoi favori, erano molto richiesti: il successo a corte si misurava in termini di prossimità fisica con il sovrano.

La Versailles più intima

Se il re non era dell’umore per uscire, o se il tempo o la salute non glielo permettevano, poteva rifugiarsi nell’Appartamento Interno. Ampliata nel 1693, quest’area privata situata oltre il Gabinetto del Consiglio era composta da quindici stanze. Ospitava svariate opere d’arte che facevano parte delle collezioni reali ma erano riservate al diletto personale del sovrano. Tra queste c’erano numerosi quadri, come la Gioconda di Leonardo da Vinci, pietre preziose o vasi di pietra dura, piccole sculture in argento o bronzo, manoscritti miniati, medaglie…

A partire dal 1683 nel pomeriggio il re andava a visitare Madame de Maintenon, la sua consorte morganatica, ovvero la sua sposa segreta, un personaggio che aveva una grande inflenza a corte. Nello spazio ridotto della stanza di quest’ultima il sovrano riceveva i ministri per le sessioni di lavoro in preparazione del Consiglio.

In quel periodo il re iniziò a invitare regolarmente i membri della corte, varie volte a settimana, alle feste che si tenevano nelle sale del Grande Appartamento – la parte del palazzo più accessibile al pubblico. Durante il giorno questa poteva essere percorsa liberamente dai visitatori desiderosi di conoscere le condizioni di vita del monarca francese e di ammirare lo sfarzo delle sue collezioni di opere d’arte. Durante queste feste – note come soirées d’appartement – il Grande Appartamento era riservato al re e ai suoi invitati, che avevano il privilegio di condividere con lui, in modo tutto sommato informale, questi momenti di svago. Era possibile giocare a biliardo o a qualsiasi tipo di gioco di società e d’azzardo, ma anche conversare, ascoltare musica, ballare o mangiare un dolce. Queste feste furono istituite per mostrare la nuova posizione che occupava Versailles in quanto residenza abituale del sovrano e sede del potere. Infatti, permettevano al re di rafforzare i suoi vincoli con l’élite aristocratica, superando la diffidenza che all’inizio del suo regno aveva provocato la rivolta nobiliare della Fronda (le cui cause furono la crescente pressione fiscale, la riduzione dell’influenza politica e la perdita dei privilegi dei parlamentari voluta dalla monarchia).

La Grande Galleria, costruita tra il 1678 e il 1684, misura 73 metri di lunghezza, e unisce la camera del re con il Grand Trianon. In seguito sarà nota come Galleria degli Specchi

La Grande Galleria, costruita tra il 1678 e il 1684, misura 73 metri di lunghezza, e unisce la camera del re con il Grand Trianon. In seguito sarà nota come Galleria degli Specchi

Foto: Arnaud Chicurel / Gtres

Le altre serate della settimana erano dedicate alla commedia, che poteva essere francese o italiana, oppure alla tragedia, molto più spesso teatrale che lirica. Durante il carnevale venivano organizzati anche vari balli in maschera. Questi ultimi potevano avere luogo nel Grande Appartamento o nelle camere di qualche membro della famiglia reale, sempre che fossero abbastanza spaziose da poter accogliere una compagnia numerosa.

A partire dal 1683 verso le dieci di sera il re si dirigeva alla prima anticamera delle sue stanze per la cena, le souper, che veniva generalmente servita secondo il protocollo del grandcouvert, che era costituito da cinque portate successive. Alcuni membri della famiglia reale potevano essere ammessi alla tavola del re. L’abbondanza dei piatti simboleggiava l’opulenza reale e la buona salute del regno. Come avveniva per la messa, anche quest’atto era pubblico, ma date le dimensioni della stanza non era sempre possibile assistere alla cena del sovrano. La cerimonia, che prevedeva un accompagnamento musicale, poteva durare tre quarti d’ora.

 

La marchesa di Maintenon. Françoise d’Aubigné si sposò segretamente con Luigi XIV alla morte della sua prima moglie, la spagnola Maria Teresa d’Asburgo, nel 1683. Musée du Louvre, Parigi

La marchesa di Maintenon. Françoise d’Aubigné si sposò segretamente con Luigi XIV alla morte della sua prima moglie, la spagnola Maria Teresa d’Asburgo, nel 1683. Musée du Louvre, Parigi

Foto: Josse / Scala, Firenze

La marchesa di Maintenon. Françoise d’Aubigné si sposò segretamente con Luigi XIV alla morte della sua prima moglie, la spagnola Maria Teresa d’Asburgo, nel 1683. Musée du Louvre, Parigi

 

 

La conclusione della giornata

La giornata di Luigi XIV a Versailles terminava sempre con la cerimonia del coucher du roi, ovvero l’atto di andare a letto, che si svolgeva nell’abitazione del sovrano proprio come il lever del mattino. Più semplice rispetto a quest’ultimo, il coucher du roi non implicava entrate successive di cortigiani, ma prevedeva invece che il re concedesse a qualcuno di loro un onore occasionale, come per esempio il privilegio di sostenere il candelabro mentre lui si toglieva i vestiti. In questo modo la Versailles di Luigi XIV si impose come un universo modellato dal sovrano, attorno al quale e in funzione del quale era organizzata tutta la vita della corte. Lungi dall’essere solamente un sistema politico formato da cortigiani sottomessi, Versailles era il teatro di una brillante civiltà di corte, destinata a diffondersi non solo in Francia ma anche nel resto d’Europa grazie ai numerosi visitatori e ambasciatori stranieri. Le soirées d’appartement costituivano un simbolo di questa nuova arte di vivere: rappresentavano senza dubbio un momento privilegiato della cortesia e della politesse francesi, che venivano pienamente dispiegate in uno scenario concepito e realizzato dai migliori artisti del regno.

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