Simone Weil, filosofa pacifista che andò in guerra

Idealista ossessionata dalla giustizia sociale, Weil partecipò al conflitto spagnolo contro Franco e prese parte alla Resistenza durante la Seconda guerra mondiale. La sua opera filosfica, tra mistica, attivismo e politica, è considerata tra le più importanti del XX secolo

All'età di cinque anni Simone Weil rinunciò allo zucchero per dimostrare solidarietà ai soldati francesi che combattevano nella Prima guerra mondiale. A diciannove ebbe con Simone de Beauvoir un'accesa discussione sulla carestia in Cina, che segnò la fine del rapporto tra le filosofe. A ventisette anni si recò in treno a Barcellona e si unì alla colonna Durruti per combattere nella Guerra civile spagnola contro l'insurrezione militare guidata da Francisco Franco. «Non mi piace la guerra, ma ciò che m'indigna di più è l'atteggiamento di coloro che stanno a guardare», affermò in una lettera allo scrittore Georges Bernanos. 

Nata il 3 febbraio 1909 in una famiglia ebrea, intellettuale e laica, Weil crebbe nel solco della tradizione francese, greca e cristiana. Il padre, Bernard Weil, era un medico di fama e il fratello, André Weil, uno dei principali matematici del XX secolo. L'atmosfera intellettuale che si respirava in casa Weil risvegliò molto presto la coscienza sociale della giovane Simone, dando inizio alla sua inquietudine filosofica e alla sua ricerca della giustizia e della verità. 

La famiglia Weil nel 1916

La famiglia Weil nel 1916

Foto: Pubblico dominio

Studentessa insieme a Simone de Beauvoir

A sedici anni entrò nel prestigioso Lycée Henri IV, dove fu allieva del filosofo e giornalista Alain (pseudonimo di Émile-Auguste Chartier), che la formò all'interpretazione dei classici e la introdusse al pensiero filosofico. Due anni dopo entrò all'Ecole Normale Supérieure di Parigi con i migliori voti e il miglior curriculum, seguita dalla femminista Simone de Beauvoir. 

La scrittrice, filosofa e femminista Simone de Beauvoir nel 1945

Leggi anche

Simone de Beauvoir, filosofa esistenzialista

Studiò filosofia, letteratura classica e scienze. Era in classe con de Beauvoir, ma il rapporto tra le due non fu né stretto né duraturo. In un testo autobiografico l'autrice di Il secondo sesso scrisse: «Una grande carestia aveva colpito la Cina e mi fu detto che lei [Simone Weil] scoppiò in singhiozzi quando ricevette la notizia; queste lacrime mi costrinsero a rispettarla ancor più che per le sue doti filosofiche. La invidiavo perché aveva un cuore capace di battere per l'universo intero».

In un incontro le due filosofe discussero della terribile carestia. «Non so come intavolammo la conversazione», raccontò poi de Beauvoir, «ma lei mi spiegò in tono brusco che oggi c'era una sola cosa che contasse nel mondo: la rivoluzione che avrebbe dato da mangiare a tutti. Non meno perentoriamente, obiettai che il problema non era rendere felici le persone, ma trovare un senso alla loro esistenza. Lei mi fissò e disse: "Si vede bene che lei non ha mai avuto fame". Questa fu la fine dei nostri rapporti».

Simone Weil a 12 anni, nel 1921

Simone Weil a 12 anni, nel 1921

Foto: Pubblico dominio

Professoressa impegnata

Dopo essersi diplomata all'Ecole Normale Supérieure all'età di ventidue anni, Simone Weil iniziò a lavorare come insegnante di filosofia in vari licei femminili. Qui ebbe dei contrasti con i suoi superiori, che ne criticarono le azioni politiche e la metodologia di insegnamento. La giovane insegnante faceva picchetti, si rifiutava di mangiare più di quanto veniva dato alle famiglie disoccupate aiutate dal governo e scriveva per giornali di sinistra. In quel periodo ebbe l'opportunità di recarsi in Germania e di constatare di persona la preoccupante situazione del Paese. In uno dei suoi articoli, Weil criticò il partito nazista e predisse le inevitabili conseguenze della sua ascesa al potere.

Davanti al rifiuto di conformarsi al sistema educativo che le veniva richiesto, Weil fu trasferita più volte da un liceo all'altro. Incurante di queste reazioni, l'attivista continuò a sviluppare il suo impegno politico: collaborò alla formazione dei lavoratori tenendo conferenze e corsi sindacali, continuò a scrivere per riviste politiche e aiutò i rifugiati in fuga da Adolf Hitler e Iosif Stalin

In un'occasione Weil nascose Lev Trockij (che viaggiava con la moglie, il figlio maggiore e due guardie del corpo) nell'appartamento dei genitori in rue Auguste Comte a Parigi. In quei giorni il politico e la filosofa discussero dei mezzi necessari per istigare la rivoluzione e del valore delle vite umane nella dittatura del proletariato.

Simone Weil a Roanne, in uno dei licei di provincia in cui insegnò

Simone Weil a Roanne, in uno dei licei di provincia in cui insegnò

Foto: Pubblico dominio

Simone Weil nascose Lev Trockij nella casa dei suoi genitori a Parigi

Da Parigi alla fabbrica Renault

All'età di venticinque anni Weil concluse la sua carriera di insegnante: voleva mettersi nei panni degli operai, di «quelli che soffrono», per comprendere gli effetti psicologici del lavoro industriale. La giovane lasciò la sua vita agiata a Parigi e andò a lavorare prima alla fabbrica elettrica Alstom, tagliando pezzi, e poi alla Renault, alle catene di montaggio. 

«Laggiù mi è stato impresso per sempre il marchio della schiavitù, come il marchio a fuoco che i romani mettevano sulla fronte dei loro schiavi più disprezzati. Da allora mi sono sempre considerata una schiava», scrisse la Weil. La filosofa criticò l'effetto di «intorpidimento spirituale» che le macchine avevano sui suoi compagni e iniziò a sentire una prima unione con Dio, confermando la convinzione che «la religione consola gli afflitti e i miserabili». 

Dopo qualche tempo Weil fu licenziata dalla fabbrica a causa della sua goffaggine e debolezza fisica. Di quella sconvolgente esperienza di servitù industriale, la filosofa trasse le conclusioni in una lettera all'amica Albertine Thénon: «Quando stai alla macchina, devi uccidere la tua anima otto ore al giorno, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, tutto. E se sei irritato, triste o disgustato... devi mandarlo giù, devi reprimere la tua irritazione, tristezza o disgusto nel profondo di te stesso». 

Simone Weil (1909–1943), filosofa, mistica e attivista francese

Simone Weil (1909–1943), filosofa, mistica e attivista francese

Foto: Pubblico dominio

Miliziana nella guerra civile spagnola

Dopo aver lasciato la fabbrica Simone Weil tornò a Parigi, ma non per molto. Quando venne a sapere dello scoppio della Guerra civile spagnola si recò a Barcellona per partecipare a un conflitto che si appellava ai suoi ideali, come altri giovani intellettuali europei dell'epoca, tra cui lo scrittore George Orwell e la fotografa Gerda Taro.

Pacifista radicale, spinta dalla sua passione e dal desiderio di giustizia, Weil arrivò in Spagna come giornalista volontaria e si unì presto alla colonna anarchica Buenaventura Durruti, con la quale combatté sul fronte di Aragona. «C'era un miscuglio sorprendente in cui chiunque era ammesso, e di conseguenza c'erano immoralità, cinismo, fanatismo, crudeltà, ma anche amore, spirito fraterno e, soprattutto, rivendicazione dell'onore, qualcosa di molto bello tra gli uomini umiliati; mi sembrava che chi si univa a loro animato da un ideale superasse chi era mosso da un'inclinazione alla violenza e al disordine», scrisse.

Tuttavia, come George Orwell, la sua concezione idealizzata della battaglia si dissolse presto. Fucile alla mano, unendosi alla parte che credeva giusta, Simone Weil scoprì la crudeltà della guerra, che s'insinua nei corpi e nelle menti di tutti i partecipanti. Inorridita dopo aver visto i suoi compagni sparare agli uomini della parte avversa, scrisse: «Non ho mai visto nessuno esprimere nemmeno in privato repulsione, disgusto o semplicemente disapprovazione per il sangue versato inutilmente». 

Simone Weil in Spagna nel 1936

Simone Weil in Spagna nel 1936

Foto: Pubblico dominio

Dopo aver subito un incidente sul fronte di Aragona, la filosofa tornò in Francia. Aveva progettato di tornare in Spagna poco dopo, ma alla fine cambiò idea. Come spiegò a Georges Bernanos in una lettera: «Avevo perso l'impulso interiore di partecipare a una guerra che non era più, come mi era sembrata all'inizio, una guerra di contadini affamati contro i proprietari terrieri e un clero complice dei proprietari, ma una guerra tra la Russia, la Germania e l'Italia».

Simone Weil tornò in Francia dopo un incidente sul fronte di Aragona

Dei quarantacinque giorni trascorsi nel conflitto sopravvivono trentaquattro pagine di appunti scritti nel suo Diario della guerra di Spagna, un taccuino in cui annotava le sue impressioni sulla guerra e frasi in spagnolo, oltre ad alcune fotografie e lettere. «Siamo partiti come volontari, con idee di sacrificio, e siamo entrati in una guerra che sembra una guerra mercenaria, in cui c'è fin troppa crudeltà e manca la considerazione per il nemico», concludeva. 

Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica!

Il risveglio mistico e la Seconda guerra mondiale

Dopo aver vissuto la guerra in Spagna, Simone Weil riaffermò il suo pacifismo radicale. Scrisse dei terribili effetti della guerra sull'anima delle persone e abbandonò l'attivismo per seguire la strada della ricerca della verità. Viaggiò in Italia, dove si meravigliò della bellezza spirituale della comunità di Assisi ed ebbe una delle sue prime esperienze mistiche

Ritratto colorato della filosofa francese

Ritratto colorato della filosofa francese

Foto: Cordon Press

Pur sentendo un profondo legame con Dio, Simone Weil si oppose all'adesione alla Chiesa cristiana perché la vedeva come una collettività in cui l'individuo era asservito alla massa, come accadeva nei regimi totalitari europei. La filosofa era cresciuta in una famiglia di origine ebraica, ma rifiutò esplicitamente l'ebraismo e, come il cristianesimo, l'identità comunitaria ebraica.

In ogni caso, nonostante non avesse mai ricevuto un'educazione ebraica, lei e i suoi furono costretti a lasciare Parigi nel 1940 per paura di essere classificati come "non ariani". Stabilitasi a Marsiglia, Simone Weil rifletté sul progetto di riconciliazione necessario tra modernità e tradizione cristiana e tornò al lavoro fisico, impiegandosi come operaia agricola. L'anno successivo fuggì negli Stati Uniti con i genitori e il fratello, ma tornò a Londra poco dopo, spinta dalla necessità di unirsi alla Resistenza francese.

Simone Weil lavorò come redattrice per i servizi della France libre durante la Seconda guerra mondiale

Ossessionata dal desiderio di servire la patria occupata dal regime nazista, Simone Weil chiese di essere inviata in missione. Tuttavia, fu accettata solo per lavorare come redattrice nei servizi della France libre, scrivendo rapporti e revisionando testi. Nel 1943 lasciò l'organizzazione.

Lasciapassare francese a Londra del marzo 1943 in cui Simone Weil figura come "redattrice"

Lasciapassare francese a Londra del marzo 1943 in cui Simone Weil figura come "redattrice"

Foto: Pubblico dominio

Eredità filosofica

Nell'ultima fase della sua vita la filosofa approfondì la spiritualità cristiana (con un approccio eterodosso) e s'interessò alla non violenza di Gandhi. Nel 1943 le fu diagnosticata la tubercolosi e fu ricoverata in un sanatorio di Ashford. Nonostante la malattia, Simone Weil si rifiutò di mangiare più di quanto corrispondesse alle razioni della Francia occupata e insistette per dormire sul pavimento, cercando modi per dimostrare solidarietà con il suo Paese.

Il 24 agosto 1943, all'età di trentaquattro anni, la pensatrice morì nel sonno per arresto cardiaco. Tutte le sue opere furono curate e pubblicate postume dai suoi amici, per un totale di venti volumi che affascinarono filosofi e intellettuali con la loro etica dell'autenticità, la loro brillante lucidità e la loro nudità spirituale. 

Camus definì Simone Weil «l'unico grande spirito del nostro tempo»

Tra le sue opere principali figurano L'ombra e la grazia, una raccolta di riflessioni spirituali e aforismi; La prima radice, un saggio che esplora gli obblighi dell'individuo e dello stato; Oppressione e libertà, un testo politico e filosofico sulla guerra, il lavoro in fabbrica e altre questioni; e L'attesa di Dio, la sua autobiografia spirituale

La sua filosofia, di una sensibilità straordinaria, e la sua profonda analisi del mondo e della condizione umana continuano ad affascinare e a colpire i lettori di tutto il mondo. Non per nulla il suo caro amico ed editore postumo Albert Camus definì Simone Weil «l'unico grande spirito del nostro tempo».

Se vuoi ricevere la nostra newsletter settimanale, iscriviti subito!

Condividi

¿Deseas dejar de recibir las noticias más destacadas de Storica National Geographic?