La sessualità dei popoli vichinghi

La società vichinga godeva di una maggiore libertà sessuale rispetto ad altri contesti contemporanei. Tuttavia tale libertà era subordinata all'adempimento dell'obbligo sociale di generare discendenti

Quando, intorno all'anno Mille, gli ambasciatori cristiani e musulmani visitarono gli antichi capi vichinghi dovettero rimanere esterrefatti nel venire a conoscenza delle abitudini sessuali di questo popolo. Vista dall'esterno, quella vichinga poteva sembrare una società molto permissiva. Ma c'era anche un rovescio della medaglia: la libertà sessuale era condizionata al fatto che uomini e donne adempissero al loro obbligo di procreare. Molte delle usanze vichinghe riguardo al sesso, come la poligamia o l'omosessualità, possono essere comprese meglio se inquadrate in quest'obbligo sociale.

Obblighi coniugali, libertà individuali

Gli ambasciatori di Paesi stranieri, stando a quanto riportato nelle loro cronache, rimasero molto sorpresi dall'importanza che nella società vichinga rivestiva il piacere delle donne. Nelle culture dei visitatori il piacere femminile era visto come qualcosa di peccaminoso. Al contrario, i vichinghi ritenevano non solo che le donne avessero diritto al piacere, ma lo vedevano anche come condizione indispensabile affinché queste partecipassero al concepimento con il loro "contributo".

L'importanza del partner era fondamentale: un particolare tipo di magia, quella degli "incantesimi d'amore", permetteva – o almeno questo credevano gli antichi norreni – d'incontrare il partner desiderato. Questi tipi di rituale provano pure che l'omosessualità era accettata nella società vichinga, poiché esistevano diversi incantesimi in base alla combinazione che si voleva ottenere: un uomo poteva desiderare un partner uomo o donna; viceversa, la donna poteva cercare un'altra donna o un uomo.

'Idun e le mele'.  J. Doyle Penrose, 1890

'Idun e le mele'. J. Doyle Penrose, 1890

Foto: CCO

 

Che un uomo o una donna avessero amanti dello stesso sesso non era un problema, sempre che questi non diventassero una "distrazione" dall'obbligo di procreare

Ma c'era una condizione. I rapporti omosessuali non dovevano distrarre dagli obblighi coniugali: che un uomo o una donna avessero amanti dello stesso sesso non era visto come un problema se questi non diventavano una distrazione dall'obbligo di procreare con il proprio coniuge. C'era poi una differenza tra i rapporti omosessuali tra donne e quelli tra uomini: se i primi erano ampiamente accettati, nei secondi esisteva una concezione negativa di colui che era considerato il partner "passivo". La sottomissione di un uomo nei confronti di un altro era considerata un disonore: se un uomo accettava una posizione subordinata a letto, avrebbe fatto lo stesso anche in altre questioni ed era dunque visto come una persona debole.

I matrimoni, insomma, erano sempre eterosessuali perché il loro scopo era quello di procreare. Questo compito era responsabilità di entrambi i sessi, e l'impossibilità di generare figli – o l'essere sessualmente incompatibili – era una ragione legale e sufficiente per chiedere il divorzio, una procedura che poteva essere avviata da entrambi i membri della coppia. In un frammento della saga di Gísla Súrssonar, una storia scritta nel tredicesimo secolo, una donna decide di divorziare dal marito e sostiene che «il suo pene è così lungo che non prova piacere da me», il che le rende difficile concepire. Sebbene sia un testo letterario, probabilmente riflette un episodio che potrebbe essere accaduto nella realtà.

Leggi contro la violenza di genere

La società vichinga contemplava pure un insieme di leggi estremamente avanzate per l'epoca: quelle riguardanti la violenza di genere. Questo insieme di norme codificava le pene previste per diversi tipi di comportamenti considerati molesti: dai palpeggiamenti indesiderati allo stupro. Il fatto che i vichinghi sentissero la necessità di tutelare le donne è strettamente legato a un concetto chiave nella loro cultura, quello dell'onore. Va detto però che le pene contemplate da queste leggi variavano molto in funzione dello status sociale della vittima e dell'aggressore.

I vichinghi avevano leggi contro la violenza di genere, ma la punizione variava a seconda dello status sociale di vittima e aggressore

Abusare di una donna di uno status sociale basso – ma pur sempre libera, non una schiava – veniva punito con meno severità rispetto a quanto sarebbe avvenuto se la vittima fosse stata di alto rango. Allo stesso modo, se l'aggressore si trovava in una posizione inferiore rispetto alla sua vittima, la punizione era molto più severa che se occupava una posizione simile o più alta. Tra le due, la posizione sociale della vittima aveva un peso maggiore: se questa apparteneva all'élite, poteva chiedere la pena di morte per il suo aggressore anche se si trattava di un suo pari.

L'aspetto forse più sconvolgente rispetto ad altre culture contemporanee è che la legislazione vichinga riconosceva il reato di stupro all'interno del matrimonio. Questo tipo di violenza era considerato particolarmente grave perché si aggrediva non solo una donna, ma l'onore della propria moglie, che doveva invece essere trattata con estremo rispetto perché, all'interno delle mura domestiche, era la donna a comandare. Se un uomo si macchiava della colpa di oltraggiare sua moglie, di certo era capace di violare qualsiasi altra norma, e per questo meritava una punizione.

'Freya cerca suo marito'. Nils Blommér. Le donne vichinghe potevano scegliere liberamente i propri compagni, ma per quelle di alto rango il parere della famiglia era comunque vincolante

'Freya cerca suo marito'. Nils Blommér. Le donne vichinghe potevano scegliere liberamente i propri compagni, ma per quelle di alto rango il parere della famiglia era comunque vincolante

Foto: Nationalmuseum, Stoccolma

 

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I vichinghi praticavano la poliginia, cioè gli uomini potevano avere diverse mogli o concubine. Il concubinato, tuttavia, aveva connotazioni diverse rispetto ad altre società ed era visto come una relazione informale in cui, a differenza del matrimonio, non vi era alcun obbligo di generare figli. Le mogli avevano lo stesso status indipendentemente dall'ordine in cui erano sposate e tutti i figli erano legittimi e avevano lo stesso diritto di ereditare. Le concubine erano sottomesse alle mogli e non godevano dei diritti del matrimonio, ma godevano degli stessi diritti delle altre donne libere, e anche abusare di loro era punibile dalla legge.

Ben diversa era la situazione delle schiavi, che erano viste come proprietà e il loro acquirente poteva trattarle come tali. C'erano anche schiavi sessuali maschi che subivano abusi dai loro padroni, poiché, come affermato sopra, per un uomo libero era fonte di umiliazione essere il partner "passivo" in una relazione omosessuale. A causa dell'importanza dello status nella società vichinga, gli uomini di basso rango spesso si arruolavano in spedizioni e saccheggi per ottenere schiavi maschi o femmine, poiché avevano poche possibilità di aspirare a un matrimonio.

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Cambiamento culturale

I costumi sessuali dei vichinghi erano uno dei motivi principali per cui gli abitanti dell'Europa del nord erano restii ad abbracciare il cristianesimo, che vedeva la libertà sessuale delle donne come promiscuità e la poligamia come un peccato. Ma i cristiani non erano gli unici a rimanere scandalizzati dalle usanze vichinghe: anche i musulmani erano sorpresi da questi costumi "libertini", soprattutto quando si parlava di donne, che secondo la loro cultura dovevano essere "modeste". A loro volta, per i capi vichinghi la quantità di tabù esistenti negli altri popoli era inconcepibile.

Studiando il primo gruppo di vichinghi che fu cristianizzato – quello dei normanni – si può apprezzare il cambiamento culturale di questi popoli. In alcuni casi si adattarono positivamente all'evoluzione – per esempio, in Inghilterra abolirono la schiavitù consentita dai sassoni –, mentre in altri fecero dei passi indietro, come per esempio limitando la libertà delle donne, soprattutto di quelle nubili.

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