Sayyida Al-Hurra, la "signora libera"

Nobildonna e "piratessa", la governatrice di Tetouan riscrisse il destino del Marocco e raccontò l’islam delle donne

C'è chi la definisce una “nobile signora”, chi una piratessa con un pessimo carattere. L'unica certezza su Sayyida Al-Hurra è che rappresenta uno dei personaggi femminili più caratteristici e influenti del mondo islamico occidentale nel XVI secolo. La sua storia inizia a Granada - all’epoca sotto dominio dei mori - e prosegue sulla costa nord del Marocco, dove per circa trent’anni governò in autonomia la città-stato di Tetouan. Tra le incognite, rimangono la data di nascita (tra il 1490 e il 1495) e il vero nome: Sayyida, "nobile signora", è in realtà un titolo assegnato alle donne che nel mondo musulmano hanno ricoperto ruoli di potere. Al-hurra significa invece "libera", "indipendente", forse per sottolineare lo spirito che la contraddistinse durante l'intero regno – scandito da due matrimoni –, in cui il ruolo di leader politica viene riconosciuto e rispettato.

Ciò che stupisce, oltre al fatto che una donna – per di più appartenente al mondo islamico – fosse al potere agli albori dell'età moderna, è che si sia sentito parlare così poco di lei. Le fonti storiche non mancano, ma per ricostruire un ritratto a tutto tondo occorre unire diverse testimonianze. Prova a farlo Hasna Lebbady, docente all’università di Rabat, nell'articolo “Women in Northern Morocco: Between the Documentary and the Imaginary” (pubblicato su Alif: Journal of Comparative Poetics, n.32, 2012), che ripercorre la vita della governatrice di Tetouan.

Sayyida al-Hurra. 1485 - 1561

Sayyida al-Hurra. 1485 - 1561

Foto: Oxygene Tetouan - Opera propria. CC BY-SA 4.0, shorturl.at/lnqPX

Reconquista e resistenza

Per capire la storia di Sayyida Al-Hurra occorre fare un passo indietro. Verso la fine del XV secolo il dominio del Mediterraneo occidentale era conteso tra lo stato musulmano e i re cattolici Ferdinando II e Isabella I, eredi delle due più importanti corone di Spagna. La supremazia si giocava sull’occupazione delle città affacciate sul mare, strategiche dal punto di vista militare e commerciale. Tra queste c’era il sultanato di Granada, ultima roccaforte musulmana in Spagna, che nel 1492 cadde in mano ai sovrani della Reconquista – la conquista dei regni moreschi musulmani di al-Andalus da parte dei re cattolici. L’occupazione proseguì sulle coste a sud di Gibilterra, dove gli iberici occuparono Asilah, Tangeri e Melilla, riducendo in i prigionieri in schiavitù.

La popolazione marocchina reagì organizzando movimenti di resistenza, con roccaforte nella città di Chefchaouen. Li guidava Moulay Ali Ibn Rashid, padre di Sayyida Al-Hurra. La rappresaglia coinvolse anche le popolazioni dell’entroterra, ma gli scontri si verificarono soprattutto sulle coste: i migranti fuggiti dalle città espugnate in Andalusia vennero accolti e reclutati tra le fila della resistenza, per la difesa dei confini marittimi. Tra i primi ad insediarsi sulla costa marocchina ci fu Abu Hassan Al Mandri, leader (qa'id) di Granada e zio del primo marito di Sayyida, che tra il 1483 e il 1485 ricostruì con un gruppo di fedelissimi la città di Tetouan, rasa al suolo settant'anni prima dai portoghesi.

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La regina di Tetouan

Sayyida nacque a Granada tra il 1491 e il 1495, poco prima che la città fosse brutalmente espugnata dalla Reconquista. Crebbe a Chefchaouen con la famiglia e ricevette un’ottima istruzione, che le avrebbe dato gli strumenti per affermarsi in ruoli e contesti generalmente appannaggio del mondo maschile. Nel 1510 sposò Mohammed Al-Mandri, nipote del ri-fondatore di Tetouan: assieme a lui governò la città-stato, rafforzando l’alleanza con Chefchaouen. Tra loro si creò un rapporto di reciproca stima e considerazione: non era raro che il marito le affidasse il governo durante la propria assenza. Questa prima esperienza consentì alla giovane “signora” di farsi le ossa: la vicinanza tra Tetouan e Ceuta, sotto dominio portoghese, era spesso terreno di scontri interrotti da tregue e negoziazioni, che Sayyida imparò a gestire sviluppando buone competenze diplomatiche. Nel 1519 il marito morì, lasciando la regina sola al comando: l'affiancherà il nipote, ma lei manterrà la propria autonomia senza perdere né potere né rispetto da parte dei propri sudditi e dei governi vicini.

Nel 1541 si risposò con Moulay Ahmed Al-Watassi, sultano del Marocco. Fu un’unione strategica, volta a rafforzare l’alleanza tra i rispettivi domini territoriali. Ciò che stupisce - e segnò un inedito nella storia marocchina - fu la celebrazione delle nozze, che contro ogni tradizione avvenne nella città di Tetouan. Per la prima volta, un sultano lasciava la capitale del regno per raggiungere la sposa nella propria città, dove la cerimonia reale venne organizzata in grande stile. La scelta riconfermò l’indipendenza di Sayyida, che dopo le nozze rimase al governo della propria città-stato nel nord del regno. Il sultano invece rientrò a Fez, riconoscendole di fatto pieni poteri in sua rappresentanza. Come ricorda la professoressa Lebbady, «alcuni europei paragonano il matrimonio tra i sovrani marocchini a quello tra Ferdinando e Isabella», suscitando qualche mal di pancia tra i reali di Spagna, preoccupati per i domini oltre Gibilterra.

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Foto: Yllstein bild - Histopics / Cordon Press

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Trattare con Barbarossa

Nel frattempo il controllo delle rotte commerciali mediterranee continuava a essere oggetto di dura contesa. Durante il proprio regno, Sayyida riuscì a tessere relazioni con i corsari ottomani in Algeria, che invitava regolarmente a Tetouan per negoziare. Una mossa strategica, per due motivi: assicurarsi la loro alleanza e protezione in caso di attacchi da parte degli iberici e garantire ricchi bottini ai propri territori. Tra gli alleati più celebri spicca il nome di Oruç Reis, che già tra il 1504 e il 1510 aveva aiutato i rifugiati musulmani in fuga dalla Spagna a raggiungere il nord Africa. La buona fama guadagnata agli occhi delle popolazioni islamiche gli valse il soprannome di “baba Oruç” (letteralmente: papà Oruç) che all’orecchio degli europei divenne il temutissimo Barbarossa.

L’alleanza con Sayyida rafforzò la reputazione di “piratessa” che la signora di Tetouan si stava guadagnando e che di certo non era vista non certo di buon occhio dai sovrani cristiani, i quali ricevevano continue richieste di riscatto per i prigionieri iberici catturati dai corsari durante le scorribande. In particolare fu lo scontro con Don Alfonso, governatore di Ceuta, che interruppe ogni scambio commerciale con Tetouan. Secondo alcuni storici europei questo strappo causò forti divisioni all’interno della stessa città, portando alla brusca fine del governo di Sayyida. Fonti spagnole accennano al “caratteraccio” della regina, ma in nessun caso si registrano testimonianze di dissenso in merito alla leadership di Sayyida, che in un mondo di uomini seppe guadagnarsi il rispetto e la considerazione di sudditi e potenti dell’epoca, governando ininterrottamente per oltre trent’anni, fino al 1542.

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Inchiostro simpatico

Sayyida Al-Hurra rappresenta una delle poche figure femminili ben documentate nel corso della storia islamica. A suo modo, incarnò lo spirito e l’eredità del grande fermento culturale portato dall’“età d’Oro” islamica. Tra il XIII e il XIV secolo le conquiste militari, il commercio e lo sviluppo delle scienze portarono una vivacità senza precedenti nei territori compresi tra il sud della Spagna e l’Indonesia. In questo contesto, alle donne era riconosciuto uno status decisamente moderno rispetto alla stessa Europa, all’epoca in pieno Medioevo.

Oltre a ricevere un’educazione, le donne potevano cimentarsi nel commercio e nelle arti, ricoprivano ruoli diplomatici e di comando in ambito politico e religioso, riconosciuto dalle proprie comunità. Questa condizione variava a seconda delle regioni e delle culture, ma dal XII secolo in poi furono molte le figure femminili che giocarono un ruolo fondamentale nel dare forma alla società nel tempo, islamica e non. Spesso però le loro voci vengono tralasciate o scivolano in secondo piano tra le pagine della storia ufficiale.

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Foto: The Granger Collection, New York / Cordon Press

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