Podcast – Gli ebrei nel Medioevo

La storia degli ebrei d’Europa tra l’XI e il XV secolo è quella della lenta asfissia di diverse comunità che furono odiate, attaccate ed espulse dai concittadini cristiani, sia per motivi religiosi sia per l’astio che suscitava la loro attività economica

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Quando papa Urbano II chiamò alla prima crociata contro gli infedeli in Terra Santa, la vita relativamente tranquilla e prospera fino ad allora condotta dagli ebrei europei ebbe fine. I crociati, spinti dallo spirito combattivo e dai desideri di vendetta, iniziarono a diffondere l’idea secondo cui prima d'imbarcarsi verso l’Oriente fosse necessario sterminare gli infedeli più vicini: gli ebrei.  
A quanto si sosteneva, erano loro i responsabili della morte di Cristo. Questa terribile e ingiusta accusa, che mise radici già all’inizio dell’era cristiana, venne utilizzata come detonatore della violenza contro gli ebrei in molti momenti della storia.

Attacco agli ebrei di Metz per mano di alcuni nobili e di pellegrini infiammati dalla predicazione della prima crociata. Auguste Migette

Attacco agli ebrei di Metz per mano di alcuni nobili e di pellegrini infiammati dalla predicazione della prima crociata. Auguste Migette

Foto: Musée d'art et d'histoire Metz, Dagli Orti / Art Archive

Era l’anno 1095. I primi attacchi furono scatenati a Rouen, poi si estesero rapidamente in Germania, nella valle del Reno, dove migliaia di ebrei andarono incontro a una morte brutale per mano dei guerrieri cristiani. I capi delle comunità ebraiche si appellarono all’imperatore Enrico IV e chiesero la sua protezione, così come quella di vescovi e altri signori importanti, in cambio di ingenti somme di denaro. I vescovi riuscirono a difendere gli ebrei in alcune città, come Spira o Colonia, ma non in tutte: l’arcivescovo di Magonza, per esempio, che aveva cercato di dare loro protezione, si vide costretto a fuggire dai crociati  per mettere in salvo la sua stessa vita.

Vi furono anche ebrei che, come accadde a Magonza o a Worms, si suicidarono per evitare di essere obbligati a convertirsi al cristianesimo. Altri, invece, preferirono salvarsi la vita e farsi bagnare dall’acqua battesimale. Ben presto, però, divenne evidente che le conversioni ottenute con tali pressioni erano poco reali, e fu lo stesso Enrico IV a consentire agli ebrei di tornare alla loro religione, suscitando le proteste del papa. L’atteggiamento dell’imperatore favorì il recupero e la rinascita delle comunità ebraiche, che a poco a poco ripresero le loro occupazioni abituali, delle quali il commercio era la più importante.

Le denunce della Chiesa

A partire dal XII secolo ebbe luogo un cambiamento importante nella vita degli ebrei dell’Europa centrale. I cristiani acquisirono un ruolo sempre più rilevante nel commercio, e gli ebrei si trovarono praticamente relegati all’esercizio di una sola occupazione: il prestito di denaro. Le circostanze erano loro favorevoli, giacché la Chiesa proibiva ai cristiani di prestare denaro su interesse, pratica considerata usura, un peccato molto grave. Inoltre, i tragici eventi che accompagnarono la prima crociata offrirono un insegnamento agli ebrei: all’avvicinarsi di un pericolo era meglio disporre di beni che si potessero trasportare facilmente in caso di fuga, come oro e argento.

Banchieri ebrei in una miniatura delle Cantigas de Santa María. XIII secolo. Monastero dell'Escorial

Banchieri ebrei in una miniatura delle Cantigas de Santa María. XIII secolo. Monastero dell'Escorial

Foto: Oronoz / Album

Gli ebrei che si dedicarono al prestito di denaro procurarono enormi benefici economici ai governanti cristiani, che imponevano loro pesanti tasse e che, quando ritenevano che non stessero adempiendo ai propri doveri, confiscavano loro i beni. Dall’altra parte, questa attività attirò verso gli ebrei l’odio delle masse popolari. La Chiesa approfittò della situazione per condannare gli abusi degli ebrei nei suoi sermoni, e monaci e predicatori andavano di villaggio in villaggio screditandoli e accusandoli di estorsione ai danni dei poveri.

Davanti alle denunce degli eccessi degli usurai, re e governanti locali cominciarono a controllare e regolamentare le attività finanziarie degli ebrei, minacciando chi commetteva abusi e fissando dei limiti al tasso d'interesse che potevano richiedere, che piuttosto di frequente arrivava al 33 per cento.
Verso il 1230 nei circoli ecclesiastici della Francia ebbe inizio una campagna per porre fine all’attività economica degli ebrei. Il domenicano Raimondo di Peñafort dichiarò che bisognava impedire loro di guadagnare interessi sui prestiti e che dovevano addirittura restituire quanto guadagnato sino ad allora. Dal canto suo, nel 1275 re Edoardo I d’Inghilterra pubblicò una «legge sui giudei» nella quale proibiva categoricamente la pratica dell’usura. Ben presto, però, i monarchi europei si resero conto che le misure adottate contro il prestito di denaro da parte degli ebrei diminuivano le entrate nelle casse reali, sicché tali misure finirono per decadere in breve tempo.

La pressione della Chiesa sugli ebrei aumentò a partire dal XIII secolo. Francescani e domenicani, che avevano dato avvio alla loro lotta contro le eresie cristiane, rivolsero ben presto lo sguardo verso gli ebrei e li accusarono di travisare il vero significato dell’Antico Testamento. Insistevano anche sulla loro “perfida ostinazione” nel non voler vedere una dottrina che essi stessi custodivano: la venuta di un Messia salvatore.

Ebrei sul punto di essere giustiziati come vendetta per la morte di Gesù, che contempla la scena dall'alto. Miniatura del XIII secolo

Ebrei sul punto di essere giustiziati come vendetta per la morte di Gesù, che contempla la scena dall'alto. Miniatura del XIII secolo

Foto: Granger / Album

Papa Innocenzo III arrivò ad affermare che gli ebrei dovevano essere sottomessi ai cristiani in servitù eterna poiché colpevoli della morte di Cristo, e ordinò che portassero segni distintivi sugli indumenti per distinguerli dai cristiani e impedire i matrimoni misti (pratica che tutte le religioni, e non soltanto il cristianesimo, cercavano di evitare). Inoltre, la Chiesa cominciò ad approvare una serie di misure tese a limitare le attività degli ebrei, per esempio proibire loro di esercitare professioni che implicassero un qualche tipo di superiorità sui cristiani o chiedere a questi ultimi di non assumere balie o serve ebree, e di non rivolgersi a medici ebrei.

Crimini rituali

Anche i predicatori cristiani contribuirono a incitare le folle contro gli ebrei e ben presto s'iniziò a divulgare false idee che concorsero a creare di loro un’immagine nefasta: per esempio, li si accusava di commettere crimini rituali e di profanare l’ostia consacrata. Le accuse di crimini rituali, dette “accuse del sangue”, erano cominciate nel 1144, quando nella città inglese di Norwich venne rinvenuto il cadavere di un bambino cristiano che era stato prima torturato e poi crocifisso. Gli ebrei vennero accusati di aver commesso tale atrocità durante la Pasqua, per imitare la passione di Gesù e usare a scopi rituali il sangue del piccolo, che fu venerato come un santo. Da allora casi simili si ripeterono in varie parti d’Europa.

L’imperatore Federico II, allarmato, affidò a una commissione di esperti il compito di stabilire se vi fosse nell’ebraismo una qualche base che desse credibilità a tali accuse. Gli ebrei convertitisi al cristianesimo lo convinsero del fatto che né nelle Sacre Scritture né in qualsiasi scritto ebraico si trovasse fondamento per pratiche tanto orrende; al contrario, le leggi ebraiche proibivano espressamente lo spargimento di sangue. L’imperatore pubblicò una dichiarazione speciale annunciando i risultati dell’indagine e persino papa Innocenzo IV dichiarò che i presunti crimini rituali degli ebrei non avevano alcuna credibilità. Il popolo, tuttavia, diede credito alle calunnie antisemite, e questo provocò nuovi eccidi.

Ebrei che succhiano dalle mammelle di una scrofa (animale impuro per la religione ebraica). Incisione tedesca del XV secolo

Ebrei che succhiano dalle mammelle di una scrofa (animale impuro per la religione ebraica). Incisione tedesca del XV secolo

Foto: Bridgeman / Aci

L’accusa di profanare le ostie consacrate iniziò a propagarsi dal 1215, quando il IV Concilio lateranense decise di stabilire il dogma della transustanziazione, secondo il quale il pane e il vino dell’eucaristia diventano il corpo e il sangue di Cristo. I cristiani cominciarono a diffondere l’idea secondo la quale gli ebrei, così come avevano ucciso Gesù Cristo in passato, si proponevano di fare lo stesso nel presente profanando l’ostia consacrata. Con questa accusa, molti di loro finirono per essere condannati al rogo.

Diffusori della Peste nera

L’odio verso le comunità ebraiche andò aumentando finché non esplose sotto forma di aggressioni ed eccidi negli anni 1348 e 1349, come conseguenza del diffondersi della Peste nera. La popolazione era atterrita e stupefatta dinanzi a questa terribile epidemia, che in alcuni centri abitati uccise metà degli abitanti. Poiché le cause della malattia erano sconosciute, la gente trovò negli ebrei un capro espiatorio da incolpare del disastro. Ovunque venivano accusati di essere alleati del diavolo e di avvelenare i pozzi per sterminare i cristiani. Poco importava che anche loro morissero per la peste esattamente come i vicini cristiani, perché le menti erano accecate dal rancore e la fobia omicida per gli ebrei era ormai parte di una psicosi generalizzata. I massacri, dunque, si diffusero in tutta Europa, anche se si manifestarono con particolare accanimento in Germania.

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A partire dal 1349 la situazione si calmò e le comunità ebraiche poterono rimettersi in piedi a poco a poco. Non sarebbe passato molto, però, prima che il fanatismo tornasse a diffondersi. La ribellione religiosa degli hussiti, i seguaci di Jan Hus, esplosa in Boemia e Moravia  all’inizio del 1420, si ripercosse in maniera negativa sugli ebrei, che furono accusati di favorire questi eretici. Il monaco italiano Giovanni da Capestrano, che predicò contro gli hussiti, incitava i cristiani contro gli ebrei, portando come argomentazione, tra le altre cose, che questi ultimi sostenevano l’idea secondo la quale «ciascuno può essere salvato dalla propria fede», cosa che per il frate era del tutto inaccettabile.

Ebreo catalano che indossa il mantello con cappuccio e il cerchio sul petto. XIV sec. Cattedrale di Tarragona

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Foto: Ramon Manent

Le espulsioni

Le violente agitazioni e i conflitti nati con gli ebrei portarono vari governanti europei a decidere la loro espulsione. In Inghilterra essi andarono perdendo sempre più potere economico e sociale, fino a quando smisero di essere indispensabili per i cristiani. Nel 1290 vennero espulsi dalle Isole britanniche da Edoardo II, e fu permesso loro di tornare soltanto alla fine del XVII secolo, anche se unicamente a titolo individuale. Poco dopo, nel 1306, furono espulsi anche dalla Francia per ragioni religiose. In seguito furono autorizzati e rientrare sotto condizioni molto restrittive, fino a quando, nel 1394, non vennero espulsi in via definitiva.

In Germania, a partire dalla seconda metà del XIV secolo gli imperatori cominciarono a delegare il dominio sulle comunità ebraiche ai governanti locali o alle città. A Norimberga, i maggiorenti della città iniziarono a mettere in discussione il diritto degli ebrei a riscuotere interessi per il prestito di denaro, e dal 1473 vennero prese le prime iniziative tese a metterli al bando, finché nel 1498 l’imperatore Massimiliano I approvò la loro espulsione da Norimberga, una decisione che sarebbe servita da esempio per altre città tedesche.

Il caso dei regni cristiani della Penisola iberica fu diverso rispetto agli altri territori europei. Lì le comunità ebraiche ebbero sempre la protezione dei monarchi cristiani, godettero di importanti privilegi e il rispetto per la loro religione fu maggiore. Ciononostante non poterono evitare violenti attacchi, come avvenne nel 1391, quando in varie città molti ebrei furono assassinati o si videro costretti a convertirsi al cristianesimo, il che fece sorgere un nuovo problema: quello dei conversi, della cui vera fede molti dubitavano. I Re Cattolici, impegnati nel processo di unione dei loro regni, decisero l’espulsione degli ebrei nel 1492, sostenendo che esercitavano una cattiva influenza sui conversi. Furono messi davanti a una scelta:  convertirsi al cristianesimo e rimanere, oppure mantenere la loro fede ma scegliere la via dell’esilio. Quelli che optarono per il battesimo e rimasero in Spagna come cristiani, tuttavia, ancora per molte generazioni furono vittime di discriminazione,
emarginazione e antisemitismo
.

Conversione e battesimo di ebrei. Miniatura tratta da una Bibbia francese del XIII secolo. Bibliothèque nationale, Parigi

Conversione e battesimo di ebrei. Miniatura tratta da una Bibbia francese del XIII secolo. Bibliothèque nationale, Parigi

Foto: AKG / Album

Molti degli espulsi si recarono in Italia: a Napoli (che allontanò a sua volta gli ebrei nel 1510), Roma, Ferrara o Venezia, dove ancora esistono congregazioni e sinagoghe di rito sefardita. Tuttavia, la maggior parte decise di stabilirsi in Paesi islamici, dov’era consentita la presenza di diverse minoranze religiose ed esistevano già comunità ebraiche.

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