A Crotone

Pitagora e la setta dei matematici

I suoi discepoli governarono la città di Crotone che lo aveva accolto e dove aveva fondato una comunità, alla quale pose fine una rivolta guidata da coloro che li accusavano di esercitare una tirannia

Si sa davvero poco sulla vita e l’attività di Pitagora di Samo, matematico e filosofo, nato intorno al 570 a.C. e morto intorno al 495 a.C., al quale si attribuiscono invenzioni e scoperte formidabili come la spiegazione numerica e musicale del cosmo o l’idea dell’anima e della sua reincarnazione. Poiché i primi testi che ci parlano di Pitagora contengono elementi piuttosto dubbi e altri furono scritti molto tempo dopo la sua morte (la sua biografia più antica è di epoca romana),  la vita di questo straordinario personaggio è ancora avvolta nella leggenda. In ogni caso, diverse biografie concordano nel dare al saggio di Samo una dimensione quasi mitica come fondatore delle scienze matematiche, della musica e della filosofia, e persino della legislazione e della divinazione, sebbene tratti leggendari e talvolta fantastici caratterizzino le storie sulla sua vita.

I pitagorici salutano il levarsi del sole. Dipinto di Fëdor Andreevich Bronnikov. 1869. Galleria Tret’jakov, Mosca

I pitagorici salutano il levarsi del sole. Dipinto di Fëdor Andreevich Bronnikov. 1869. Galleria Tret’jakov, Mosca

Foto: Fine Art Images / Age Fotostock

L’esistenza storica di Pitagora è certa grazie a tre fatti indiscutibili. Il primo è che le sue dottrine hanno a che vedere con la nozione dell’immortalità dell’anima, che si separa dal corpo dopo la morte e successivamente si reincarna in un altro corpo; Pitagora sarebbe colui che ha introdotto nel mondo greco, e per estensione in Occidente, tali idee sull’anima. Il secondo fatto certo è che, attorno al 530 a.C., fondò a Crotone una scuola che combinava la conoscenza filosofica con elementi religiosi; i suoi discepoli seguivano uno stile di vita speciale, basato su rigide pratiche rituali per ottenere in questa vita una purezza e una conoscenza che li preparassero ad avere miglior fortuna nella prossima. Per finire, sappiamo che per vari decenni questa scuola, o comunità, ebbe una straordinaria influenza politica e sociale nella Magna Grecia, fino a quando, all’inizio del V secolo a.C., una violenta rivolta non pose fine alla scuola dei pitagorici.

Pitagora fu il primo filosofo occidentale a parlare del concetto di metempsicosi

Il successo di Pitagora al suo arrivo a Crotone fu immediato. Secondo quanto scrisse il filosofo greco Porfirio (che però visse settecento anni dopo di lui), «il suo aspetto era nobile e grande e aveva notevolissimo fascino e dignità nel parlare e nel comportarsi e in ogni altra cosa - mise la città dei crotoniati in tale disposizione di animo che, dopo di aver affascinato il Consiglio degli anziani con molti e bei discorsi, fece ancora per ordine dei magistrati esortazioni ai giovani adatte alla loro età: dopo di ciò, le rivolse ai fanciulli accorsi in folla dalle scuole, successivamente alle donne, e fu istituita per lui un’associazione di donne». Il filosofo Giamblico, allievo di Porfirio e autore anch’egli di una Vita di Pitagora, scrisse che i suoi seguaci «presero da Pitagora leggi e prescrizioni che consideravano precetti divini».

I pitagorici

Da alcuni anni è stato sottolineato come lo stile di vita dei pitagorici seguisse modelli di comportamento molto simili a quelli delle sette religiose, come dimostra, per esempio, l’iniziazione degli allievi. In effetti, quando i giovani si avvicinavano a Pitagora per ricevere i suoi insegnamenti, non erano accettati subito. I principianti dovevano superare vari esami e periodi di prova, osservare un voto di silenzio reverenziale e condurre una vita pura prima di poter cominciare ad ascoltare gli insegnamenti del maestro.

Teorema di Pitagora. Manoscritto arabo del XIII secolo. British Library, Londra

Teorema di Pitagora. Manoscritto arabo del XIII secolo. British Library, Londra

Foto: British Library / Age Fotostock

Il candidato, dunque, doveva sostenere un periodo di prova lungo tre anni, trascorso il quale passava a un primo grado di iniziazione che imponeva un voto di silenzio di cinque anni, un aspetto molto importante in un gruppo caratterizzato dalla segretezza sulle dottrine di Pitagora, la cui rivelazione era assolutamente proibita e punita con castighi.

Oltre che per il voto di silenzio e per l’autocontrollo, i pitagorici si distinguevano per lo stile di vita regolato in modo quasi monastico, che imponeva rigide norme su comportamento, purezza rituale e abbigliamento, oltre a tabù alimentari, tra i quali l’astinenza dalla carne. Gli abiti erano tuniche di lana bianca, e il giorno era suddiviso in momenti dedicati alla meditazione in solitudine, all’ora di andare a dormire e al risveglio, e altri momenti in cui si praticava la divinazione o la predizione, prima dei quali si consumava una sorta di pasto mistico per ottenere l’energia necessaria.

Platone avrebbe ripreso da Pitagora le sue idee sull’immortalità dell’anima

Erano previsti anche passeggiate filosofiche e pasti in comune, oltre alle ore di insegnamento attorno a Pitagora, che trasmetteva le proprie dottrine oralmente, senza lasciare nulla di scritto. La meditazione sui precetti del maestro dava al gruppo una grande coesione spirituale e contribuiva a separare i suoi membri dal mondo.

Pitagora. Copia romana di un originale greco. Musei capitolini, Roma

Pitagora. Copia romana di un originale greco. Musei capitolini, Roma

Foto: Bridgeman / Aci

All’interno del gruppo vi era una suddivisione gerarchica a seconda dei livelli di iniziazione: la distinzione principale era quella fra gli “acusmatici”, che potevano solo ascoltare gli insegnamenti, e i “matematici”, che erano in grado di ragionarvi sopra.

Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica!

Dietro la cortina

Giamblico distingueva anche tra discepoli “esoterici” ed “essoterici”. Al principio, gli iniziati ascoltavano le parole del maestro dall’esterno (exo) del circolo, oltre una cortina; in seguito, via via che superavano le prove, passavano all’interno (eso) del circolo. I giovani allora diventavano homakooi, coloro che “ascoltano insieme” (da homos e akouo), come venivano chiamati i seguaci di Pitagora.

Vi era anche un’altra differenza, legata piuttosto al ruolo che alcuni iniziati svolgevano all’interno della comunità: quella tra i “politici” (politikoi), che si occupavano dei rapporti del gruppo con la società esterna, e gli “amministratori” (oikonomikoi) dei beni e del denaro, che i pitagorici mettevano in comune. Secondo alcuni autori questa comunione di beni non esisteva realmente ed è soltanto una deduzione fatta a partire da alcune massime del maestro, come «Le cose degli amici sono comuni» (koina ta ton philon); la tradizione, tuttavia, conserva alcune pratiche di questo tipo che quindi possono essere date per certe.

Un’illustrazione del XIX secolo raffigura Pitagora fra i sacerdoti in Egitto, dove forse venne a conoscenza delle dottrine sull’immortalità

Un’illustrazione del XIX secolo raffigura Pitagora fra i sacerdoti in Egitto, dove forse venne a conoscenza delle dottrine sull’immortalità

Foto: Mary Evans / Age Fotostock

Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica!

I rifiutati dalla setta

Che cosa accadeva a coloro che erano rifiutati o non superavano l’iniziazione? Se i candidati non erano accettati nella comunità dopo tante prove di resistenza e riti iniziatici o se superavano tutte le prove ma dimostravano di non essere degni di rimanere all’interno di essa potevano andarsene e ricevevano il doppio della cifra che avevano portato nella comunità. A quel punto, però, erano “morti” per la comunità, che addirittura erigeva tombe in loro memoria e, se per caso li incontrava, li ignorava come se fossero effettivamente morti.

In effetti, secondo la tradizione, la caduta in disgrazia della setta fu dovuta a una questione di questo tipo. A quanto pare, un certo Cilone, cittadino crotonese potente e di buona famiglia, tentò di entrare fra i pitagorici ma fu rifiutato per i suoi errori e, sentendosi umiliato, iniziò a nutrire un forte odio verso il gruppo e verso il maestro e fomentò una rivolta contro di essi. In realtà, la  rivolta avrebbe avuto luogo dopo la vittoria di Crotone su Sibari, quando le terre conquistate non vennero divise in lotti, come desiderava la maggior parte dei crotonesi, ma furono messe sotto l’amministrazione diretta della città, dove quasi certamente i pitagorici detenevano incarichi importanti.

Questa rivolta democratica avrebbe avuto luogo attorno al 508 a.C., e avrebbe causato la distruzione della scuola e l’esilio di Pitagora nella città di Metaponto, dove morì poco dopo. Queste date, però, sono ancora oggetto di discussione, e il dibattito fa gli studiosi è aperto, poiché secondo alcune fonti Pitagora fu maestro del filosofo Empedocle di Agrigento verso il 480 a.C.; sembra anche che la scuola sia sopravvissuta per diversi decenni, giacché si parla di un altro grande attacco contro i pitagorici attorno al 460 a.C., e le rivolte sarebbero dunque state due e non una sola.

A partire dal V secolo a.C. Crotone fu attaccata da ateniesi e cartaginesi, e nel 194 a.C. divenne colonia romana

A partire dal V secolo a.C. Crotone fu attaccata da ateniesi e cartaginesi, e nel 194 a.C. divenne colonia romana

Foto: Aldo Pavan / Fototeca 9X12

La rivolta pose fine all’attività pubblica dei pitagorici e alla loro organizzazione, poiché la comunità non rinacque mai come stile di vita né come entità politicamente rilevante. Nonostante lo scioglimento della scuola, la morte del maestro e il segreto sulle sue dottrine, la sua fama e le sue idee sono sopravvissute per molti secoli e sono giunte fino a noi.

Se vuoi ricevere la nostra newsletter settimanale, iscriviti subito!

Condividi

¿Deseas dejar de recibir las noticias más destacadas de Storica National Geographic?