Papiri di Ercolano e intelligenza artificiale

Grazie alle nuove tecnologie i segreti di migliaia di papiri sepolti 2000 anni fa nella Villa dei papiri a Ercolano cominciano a rivedere la luce. Uno studente nordamericano è riuscito a decifrare una delle parole riportate su un papiro attraverso un algoritmo che gli ha permesso di leggere la parola "porpora"

Nel 79 d.C. una spaventosa eruzione vulcanica devastò Pompei, una città romana che sorgeva vicino al golfo di Napoli. Ma non fu solo questa vivace e prospera città a essere spazzata via dal flusso piroclastico espulso dal Vesuvio. Anche Ercolano, una città vicina, subì la stessa sorte. Eppure grazie alle peculiarità di questa eruzione, gran parte della materia organica sepolta dalle ceneri, come papiro o legno, si è salvata dalla tragica fine e si è conservata fino ad oggi.

Uno dei primi siti di Ercolano a essere scavato nel XVIII secolo dagli studiosi della corte di Carlo III di Borbone, allora re di Napoli, fu la cosiddetta Villa dei papiri, un luogo che rivelò alcuni degli incredibili tesori sepolti sotto le ceneri del vulcano. Questa dimora, un'immensa villa palaziale, apparteneva a una ricca famiglia romana; secondo alcuni storici, il proprietario era il suocero di Giulio Cesare, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino. Tra le altre meraviglie, la dimora conteneva una biblioteca con migliaia di volumi che oggi, a distanza di oltre duemila anni, sembrano piccoli tronchi bruciati in attesa di essere letti.

Immagine di dodici pezzi di un rotolo di papiro di Ercolano aperto. Biblioteca Bodleiana, università di Oxford

Immagine di dodici pezzi di un rotolo di papiro di Ercolano aperto. Biblioteca Bodleiana, università di Oxford

Foto: Biblioteca Bodleiana, università di Oxford

Un compito assai complesso

Nel corso degli anni diverse istituzioni, come l'Istituto per la microelettronica e microsistemi del Consiglio nazionale delle ricerche e l’European Synchrotron Radiation Facility di Grenoble (Francia), sono riuscite a leggere alcuni frammenti dei papiri conservati nella biblioteca della Villa dei papiri utilizzando tecniche come i raggi X.

Ma con l'avanzare delle nuove tecnologie, in particolare dell'intelligenza artificiale, i ricercatori sono ora convinti che si possano fare molti più progressi nello studio e nella lettura dei papiri di Ercolano. Tuttavia farlo senza che i papiri si disintegrino è un compito molto complesso, poiché la scrittura con inchiostro nero su uno sfondo annerito dalla cenere vulcanica e dal passare del tempo li rende estremamente difficili da leggere.

Ora, grazie all'intelligenza artificiale, sarà possibile fare molti più progressi nello studio e nella lettura dei papiri di Ercolano

«Sono neri come un giornale bruciato», spiega il professore di papirologia dell'università di Oxford Dirk Obbink, che studia i papiri dal 1983. Tuttavia, quando sottoposero i papiri alla luce infrarossa gli scienziati rimasero sorpresi nello scoprire che potevano essere letti. «Non potevamo crederci. Il testo non era quello che pensavamo, e ora aveva un senso», dichiarò Obbink. Adesso però l'uso dell'intelligenza artificiale può rendere ancora più facile l'accesso alle informazioni nascoste in questi papiri.

L'intelligenza artificiale ha permesso di decifrare alcune delle parole nascoste nei papiri di Ercolano

L'intelligenza artificiale ha permesso di decifrare alcune delle parole nascoste nei papiri di Ercolano

Foto: Vesuvius Challenge

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Un sogno divenuto realtà

All'inizio di quest'anno l'università del Kentucky ha organizzato un concorso internazionale chiamato Vesuvius Challenge, che offre un premio di 660mila euro al primo che sia in grado di sviluppare un programma che, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale (AI), possa leggere il contenuto di questi papiri, precedentemente analizzati ai raggi X.

In un'intervista Brent Seales, ricercatore dell'università, ha dichiarato che «siamo riusciti a scoprire come leggere l'inchiostro sulle carte di Ercolano. Questo ci dà la possibilità di rivelare il cinquanta, il settanta, forse l'ottanta per cento dell'intera collezione. Abbiamo costruito una nave e ora vogliamo che tutti salgano a bordo», afferma entusiasta.

L'università del Kentucky ha organizzato un concorso che mette in palio un premio per chiunque riesca a sviluppare un programma in grado d'identificare il contenuto dei papiri

A metà ottobre la Vesuvius Challenge ha annunciato i primi vincitori: Luke Farritor, uno studente del Nebraska, ha vinto 40mila dollari per aver identificato dieci lettere, mentre un altro studente, Youssef Nader, residente a Berlino, ha vinto il secondo premio di 10mila euro. Come ci sono riusciti? A quanto pare, l'algoritmo utilizzato da Farritor ha scoperto sottili differenze nella struttura superficiale del papiro. Questo gli ha permesso di portare alla luce diverse lettere come πορφυρας (porphyras), un termine che in greco significa "porpora", un colore associato nell'antica Roma al potere.

Immagine della prima parola decodificata dall'IA: porphyras, che in greco significa "porpora"

Immagine della prima parola decodificata dall'IA: porphyras, che in greco significa "porpora"

Foto: Vesuvius Challenge

Alla vista della prima immagine, la papirologa Federica Nicolardi dell'università di Napoli, che fa parte della commissione che ha esaminato i risultati, pubblicati sulla rivista Nature, si è detta impressionata e ha dichiarato che le sembrava «un sogno vedere finalmente l'interno di uno di questi papiri. Sono tutti accartocciati e schiacciati». Brent Seales, da parte sua, ha sottolineato la difficoltà dell'intero processo con queste parole: «Leggere le parole sui papiri di Ercolano è come mettere piede sulla luna».

Mercanti fenici in Britannia tra i secoli IV-II a.C. Incisione da 'Hurchinson's History of the Nation'. 1939​

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