Paestum, la straordinaria scoperta di due templi

Il Ministero della cultura ha reso noto che nel Parco archeologico di Paestum e Velia è stato ritrovato un tempio dorico risalente al V secolo a.C. che rappresenterebbe un unicum archeologico. Sotto questa struttura sono emersi elementi architettonici più antichi che fanno ipotizzare l'esistenza di un secondo tempio di epoca ancor più remota

Nella zona occidentale del Parco archeologico di Paestum, in Campania, a poche centinaia di metri dal mare e a ridosso della cinta muraria è in corso dal 2022 una campagna di scavi stratigrafica volta a investigare un tempietto intercettato dagli archeologi nel 2019. Il risultato dei lavori è sorprendente. Il tempio riemerso, risalente al V secolo a.C. e dalle dimensioni contenute di 11,6 per 7,6 metri, risulta un unicum archeologico: nonostante le misure ridotte, infatti, presenta una struttura molto simile al cosiddetto tempio del Nettuno, uno dei tre grandi templi principali di Paestum, di cui sembra essere più antico di una ventina d’anni. La struttura – di cui sono stati ritrovati lo stilobate (cioè il basamento delle colonne) e il crepidoma (cioè i gradini su cui veniva eretto il tempio) – è dotata infatti di una cella anfiprostila (con le colonne sulla parte anteriore e su quella posteriore) e di peristasi, il giro di colonne su tutti e quattro i lati.

Vista aerea della zona di scavo a Paestum dove è avvenuto il ritrovamento

Vista aerea della zona di scavo a Paestum dove è avvenuto il ritrovamento

Foto: Ministero della cultura

Un secondo tempio

La novità più sorprendente, tuttavia, riguarda la possibile presenza di un secondo tempio dorico, nelle immediate vicinanze o al di sotto del primo. Sotto la peristasi del primo tempio, infatti, sono stati trovati quattordici capitelli dorici e altri elementi architettonici più arcaici. Secondo l’etruscologo e grecista Bruno d’Agostino, la somiglianza di questi elementi architettonici con quelli dell'oikos (tempio) dei Nassi a Delo permetterebbe di farne risalire la datazione intorno al 580-570 a.C., ovvero molto vicino alla data di fondazione della città.

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Paestum infatti, che ai tempi della Magna Grecia era detta Posidonia (in omaggio al dio del mare), fu fondata intorno al 600 a.C. nella parte più orientale del golfo di Salerno dai greci di Sibari per aprirsi una via commerciale con gli etruschi che evitasse i pericoli dell’entroterra, e prosperò a partire dal VI secolo proprio grazie ai commerci.

Se le dimensioni dei capitelli ritrovati sono compatibili con quelli del tempio scavato, la loro tipologia è molto più simile a quelli della Basilica, il tempio più grande e arcaico del Parco, dedicato a Era, la sposa di Zeus, a cui la colonia era assai devota. Peraltro, come nota il professore di archeologia Emanuele Greco, «questi capitelli sono perfettamente aderenti all’ipotesi di un colonnato ligneo, per cui saremmo in quella fase cruciale della storia dell’architettura templare greca che muove dalle costruzioni lignee e gradatamente si trasforma in costruzioni in pietra (il più antico edificio sacro in pietra che conosciamo in Occidente è il tempio di Apollo a Siracusa, e si data verso il 600 a.C.)».

Resti di un tempio dorico risalente al V secolo a.C. emerso a Paestum

Resti di un tempio dorico risalente al V secolo a.C. emerso a Paestum

Foto: Ministero della cultura

Insomma, il ritrovamento dei capitelli permette di ricostruire l’esistenza di un secondo tempio dorico, ancora tutto da scoprire, a partire dalla sua collocazione – nel caso si trovasse al di sotto del primo tempio, sarebbe ad esempio interessante scoprire la ragione della sua sostituzione, dovuta forse a un crollo del primo edificio.

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Nuovi dati sulla pianta della città

Un’altra scoperta rilevante connessa a questi scavi riguarda l’impianto urbanistico della città nelle sue prime fasi. Come riporta il comunicato stampa del Ministero della cultura, infatti, «alle spalle del tempio è stato smontato il crollo del paramento interno delle mura di cinta della città antica che aveva investito il tempio causandone un crollo parziale. Al di sotto di tale crollo è stato individuato il tracciato di una strada battuta, che corre parallela al tempio e ha, invece, un orientamento diverso rispetto alle mura». Ciò significherebbe che all’epoca della costruzione del tempio più antico la città non era ancora dotata delle mura difensive che oggi sono uno degli elementi caratterizzanti del Parco archeologico.

Come concludono gli archeologi, «in un periodo di forte crescita e monumentalizzazione della polis i coloni di Poseidonia edificarono un santuario in un luogo strategico, a protezione dello spazio urbano e visibile direttamente dal mare. L’importanza di questo spazio sacro è confermata dalle sue complesse fasi edilizie, che vedono la costruzione di ben due templi dorici, e dalla sua lunga e ininterrotta frequentazione, che per oltre mezzo millennio segna una fondamentale continuità di culto attraverso l’epoca greco-lucana e quella romana».

Dettaglio del tempio dorico rinvenuto nel Parco archeologico di Paestum e Velia

Dettaglio del tempio dorico rinvenuto nel Parco archeologico di Paestum e Velia

Foto: Ministero della cultura

La direttrice del Parco archeologico di Paestum e Velia Tiziana d’Angelo ha dichiarato: «Questi eccezionali rinvenimenti, che aggiungono nuovi fondamentali tasselli alla ricostruzione della storia arcaica della colonia magnogreca di Poseidonia, documentano le molteplici fasi costruttive di un santuario situato in una zona liminare, in prossimità della costa da cui i coloni stessi erano giunti alcuni decenni prima, ed edificato in epoca arcaica prima ancora che la città fosse dotata di un circuito difensivo. Si tratta di un cantiere di scavo complesso che necessita della collaborazione di archeologi, restauratori, ingegneri, architetti e geologi. A breve le attività di scavo saranno concluse e siamo già al lavoro per creare un nuovo percorso di fruizione che renda questo importante santuario accessibile al pubblico».

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