La nascita della polis trasforma la Grecia

Dopo il collasso del mondo miceneo e la parentesi del Medioevo ellenico, nell’Età arcaica in Grecia si posero le basi del futuro splendore dell’Età classica: prima fra tutte, lo sviluppo della polis

Nel periodo compreso tra il crollo della fiorente Età micenea e il fulgido splendore dell’Età classica, un periodo spesso relegato a torto in secondo piano in quanto epoca solo di passaggio, la Grecia visse un complesso di fenomeni di assoluta importanza non solo per lo sviluppo successivo della penisola ellenica, ma per l’intero Occidente. Nell’arco di questi sette secoli (XII-VI a.C.), infatti, si verificarono fondamentali trasformazioni di diverso tipo. Trasformazioni sociali, politiche ed economiche, quali la seconda colonizzazione, l’introduzione della moneta, la nascita della polis e l’instaurarsi delle tirannidi. Giuridiche, quali le redazioni di costituzioni in città come Atene con Dracone e poi Solone, e Sparta con Licurgo. Culturali, quali l’introduzione di un alfabeto sul modello di quello fenicio, e strettamente artistiche, come lo sviluppo dell’arte geometrica prima e di quella arcaica poi, a prescindere dalle quali sarebbe stato impossibile il fiorire della grande arte greca classica. L’elemento-chiave intorno a cui ruota questo complesso di processi può essere individuato nella polis, che già i greci avvertivano come esperienza fondante del loro mondo.

Quest’olio, di Leo von Klenze (1846), mostra un’immagine idealizzata di Atene. Neue Pinakothek, Monaco di Baviera

Quest’olio, di Leo von Klenze (1846), mostra un’immagine idealizzata di Atene. Neue Pinakothek, Monaco di Baviera

Foto: Dea / Scala

In questo senso va inquadrato il fiorire di tradizioni mitiche intorno alla fondazione delle città greche. I cittadini di Tebe in Beozia, per esempio, veneravano come loro fondatore Cadmo, il quale era protagonista di un’avventurosa vicenda che lo vedeva scontrarsi addirittura con un drago. Un’aura mitica circondava anche l’origine della città di Argo, nel Peloponneso, che sarebbe stata fondata dall’omonimo figlio che Zeus avrebbe avuto da Niobe, la prima donna mortale con cui il dio procreò. Il fondatore eponimo di Corinto sarebbe stato della stirpe di Helios secondo lo scrittore greco Pausania o figlio di Zeus secondo i corinzi; all’origine di Abdera in Tracia vi sarebbe invece il semidio Eracle. Atene, che in epoche successive avrà il ruolo di città guida dell’intera grecità, secondo il mito fu fondata da un re nato dallo stesso suolo dell’Attica, Cecrope, un essere metà uomo e metà serpente che sarebbe stato anche il suo primo re.

In tutti questi miti, ripetuti da tradizioni orali per generazioni prima di assumere una forma scritta, è possibile avvertire l’eco di verità storiche deformate dal tempo, ma preziose per conoscere la protostoria di ogni singola polis.

Un Medioevo non tanto oscuro

In Grecia, pur nell’ambito di una synghéneia, ossia di una “consanguineità”, avvertita come legame interstatale dal punto di vista culturale, religioso e, almeno in parte, istituzionale si sviluppò un gran numero di città-stato indipendenti l’una dall’altra. Ciò fu dovuto almeno in parte alle peculiarità geofisiche del Paese, che presenta un territorio per l’ottanta per cento montuoso o collinare. Una condizione che, se da un lato rese difficile la comunicazione tra le diverse aree, dall’altro consentì a ogni polis di percorrere un’evoluzione propria, a livello sociale e politico, come è dimostrato dal caso emblematico del contrasto tra la democratica Atene e l’oligarchica Sparta.

Coppa con Cadmo, fondatore di Tebe. VI secolo

Coppa con Cadmo, fondatore di Tebe. VI secolo

Foto: Bridgeman

L’origine della polis risale al periodo in cui crollò la civiltà micenea (XII secolo a.C.). Il passaggio dalla rimpianta età del Bronzo (descritta nel mito delle cinque Età in Le opere e i giorni di Esiodo) all’età del Ferro si compì nel Mediterraneo orientale all’insegna del fuoco e della devastazione. In Grecia le fortezze micenee, con le loro ciclopiche mura, a Micene, a Tebe, a Tirinto, a Pilo furono abbattute in seguito all’invasione di popolazioni straniere: secondo gli antichi storici greci i dori, secondo più recenti indagini storiche, i popoli del mare.

Sarebbero dovuti passare quattro secoli – il periodo del cosiddetto Medioevo ellenico – perché in Grecia sorgessero nuovamente edifici altrettanto monumentali. L’etichetta poco lusinghiera di “Medioevo ellenico” o “epoca oscura” si deve alle opere degli studiosi Antony Snodgrass e Vincent Robin d’Arba Desborough pubblicate negli anni settanta del novecento. Fu applicata al periodo che si estende dal XII secolo all’VIII secolo a.C. poiché riguardo a quest’epoca gli storici hanno a disposizione pochissime notizie.

Tuttavia, a gettare luce su questi secoli, tutt’altro che privi di importanza per la storia della Grecia, vi è una testimonianza d’eccezione, seppur letteraria e quindi filtrata attraverso l’arte: la voce di Omero nell’Iliade e nell’Odissea. I poemi furono composti intorno alla metà dell’VIII secolo a.C., ma sono relativi a una vicenda accaduta secoli prima, sul finire del XIII secolo: la conquista greca della città di Troia, in Asia Minore, e il conseguente ritorno in patria degli eroi greci. I versi omerici sono però ricchi di elementi che riflettono proprio la vita in Grecia nel periodo intercorso tra la fine dell’Età micenea e l’inizio dell’Età arcaica (VIII secolo a.C.).

Ciondolo d’oro da Lefkandi. IX secolo a.C. Museo Archeologico. Eretria

Ciondolo d’oro da Lefkandi. IX secolo a.C. Museo Archeologico. Eretria

Foto: Dea / Album

Da alcuni passi per esempio si evince che le comunità greche di quei secoli erano governate da re denominati basileis. Questi ultimi non erano più re assoluti “dai grandi domini”, come il wanax miceneo (di cui è un chiaro esempio la figura di Agamennone, re di Micene e distruttore di Troia), ma guerrieri alla testa di un genos, ossia di un clan familiare formato dallo stesso capo guerriero, da sua moglie e dai suoi figli, oltre che dai suoi schiavi e da altri membri della famiglia. Il basileus, con i suoi hetairoi o “compagni”, aveva il compito di proteggere la sua casa e il suo patrimonio da aristocratico all’interno di una comunità sociale più ampia, il demos (“popolo”).

L’archeologia ha trovato le prove che intorno al 1000 a.C. in Grecia fiorirono comunità a cui non mancarono una certa raffinatezza e prosperità. Lo rivela la scoperta a Lefkandi nell’isola di Eubea di una costruzione di circa cinquanta metri di lunghezza destinata a conservare le spoglie di un componente dell’élite locale, come suggeriscono le modalità della sua sepoltura: questi era stato seppellito insieme alle sue armi da guerra, a oggetti di valore, ai suoi cavalli. Un tipo di onori funebri simile a quello descritto nell’Iliade a proposito delle esequie dell��eroe greco Patroclo, che è cremato insieme ai suoi cavalli dopo essere stato ucciso dal troiano Ettore, che lo aveva scambiato per Achille. Non si esclude quindi che l’edificio di Lefkandi sia un heroon, un santuario dedicato a un “eroe” della città. Si tratterebbe dunque di un uomo di rango speciale all’interno della sua comunità, che aveva acquisito prestigio grazie al valore guerriero: un tipo di potente su cui Omero avrebbe tracciato i profili dei basileis dei suoi poemi.

La nascita della polis

Nel corso del Medioevo ellenico la maggior parte della popolazione della Grecia viveva in piccoli insediamenti formati da una dozzina di famiglie. Secondo lo storico greco Tucidide, questa era «la vecchia maniera di vivere nell’Ellade». Alla fine di quel periodo, al momento della transizione all’Età arcaica (VIII-VI secolo a.C.), il panorama era cambiato radicalmente e molti di questi villaggi si erano uniti a formare nuclei urbani di dimensioni rilevanti: le poleis.

Patera dalla città fenicia di Ugarit. XIV-XIII secolo a.C.

Patera dalla città fenicia di Ugarit. XIV-XIII secolo a.C.

Foto: E. Lessing / Album

Per spiegare la nascita delle città greche nei secoli IX-VIII a.C., alcuni studiosi hanno fatto riferimento all’influenza decisiva dei fenici, che vivevano da tempo nelle prospere città commerciali delle odierne coste della Siria, come Ugarit e Amrit, e del Libano, come Tiro, Sidone o Biblos. Proprio ai fenici i greci devono l’introduzione nella prima metà dell’VIII secolo a.C. del loro alfabeto, che rispetto a quello fenicio rappresenta però un'evoluzione: non è più solo consonantico, ma comprende le vocali, fondamentali in una lingua come il greco, in cui le vocali servono per indicare i generi e le declinazioni.

L’origine delle poleis trova tuttavia una migliore spiegazione quale evoluzione economico-sociale delle comunità greche. A promuoverla furono le famiglie aristocratiche, organizzate in piccoli clan o ghene, e poi riunitesi in phylai o tribù, gruppi più grandi i cui membri si riconoscevano come i discendenti del fondatore mitico di ogni città. Queste famiglie aristocratiche avevano basato tradizionalmente il loro potere sull’allevamento. Omero afferma, per esempio, che Ulisse aveva cinquantanove mandrie di vacche, pecore, capre e maiali. Ma con il passare del tempo l’agricoltura divenne l’attività dominante, contemporaneamente alla crescita della popolazione e all’espansione dell’attività commerciale. In questo contesto, i possidenti più ricchi incentivarono la concentrazione della popolazione nella polis. Tale processo di inglobamento di più villaggi all’interno di una sola città, spesso dotata di porto, è oggi definito sinecismo, dal greco synoikismós, “unione di oikoi cioè di case”.

Questo nuovo tipo di insediamento fu accompagnato da una profonda trasformazione politica, incoraggiata anche in questo caso dall’aristocrazia possidente: l’incarico di re o basileus fu abolito e le sue funzioni furono suddivise tra diverse istituzioni, di tipo giudiziario e amministrativo. L’antico consiglio degli “anziani”, in cui si riunivano i capi dei clan aristocratici, aumentò il suo potere, a scapito dell’assemblea popolare. Un caso a parte è costituito da Sparta, che pur derivando dall’accorpamento di più villaggi (il suo nome significa “dispersa”) mantenne anche in epoca classica l’istituto della diarchia, ovvero della coesistenza di due re.

Egina, colonizzata dai dori di Epidauro, divenne una potenza marittima a partire dal VI secolo a.C. Nell’immagine, il tempio di Atena Afaia

Egina, colonizzata dai dori di Epidauro, divenne una potenza marittima a partire dal VI secolo a.C. Nell’immagine, il tempio di Atena Afaia

Foto: Age Fotostock

La maggior parte di queste unificazioni avvenne in un territorio ristretto, a partire da un centinaio di famiglie quasi tutte imparentate tra loro. Per esempio, Sicione, nel Peloponneso, nel VII secolo a.C. aveva un territorio di pochi chilometri quadrati. Altre, invece, diedero luogo a città-stato caratterizzate da dimensioni maggiori dal punto di vista territoriale e demografico.

Il processo di unificazione a volte fu volontario e pacifico, in altri casi si ricorse all’intimidazione e addirittura alla violenza. Un esempio di sinecismo in un territorio ampio, ma realizzato apparentemente in modo pacifico, è quello che ebbe luogo nell’Attica, la regione di Atene. Questo almeno suggerisce il racconto sulla formazione della polis di Atene da parte del mitico Teseo. Lo scrittore greco Plutarco narra che Teseo riunì sotto un’unica autorità le diverse comunità presenti nell’Attica, «facendo di quelli che fino ad allora vivevano sparsi qua e là e che difficilmente potevano essere convocati per trattare i problemi di comune e generale interesse, un popolo solo compreso in un unico stato, mentre prima si dava anche il caso che fossero in discordia e in guerra tra loro. Sciogliendo, quindi, i diversi consigli e comandi, costituì un consiglio e un comando comune a tutti, e chiamò Atene la città». Teseo era considerato, quindi, il fondatore delle istituzioni fondamentali della capitale dell’Attica, come per esempio la boulé, il consiglio aristocratico.

In altri casi, l’unione dei villaggi di una regione in una sola polis fu causa di spargimento di sangue. È il caso di Sparta, che assorbì i territori della Messenia contro la volontà dei suoi abitanti.

Teseo, mitico fondatore di Atene, e Arianna su una nave in un mosaico pavimentale da una villa romana del IV secolo d.C. Kunsthistorisches Museum, Vienna

Teseo, mitico fondatore di Atene, e Arianna su una nave in un mosaico pavimentale da una villa romana del IV secolo d.C. Kunsthistorisches Museum, Vienna

Foto: E. Lessing / Album

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Una comunità coesa

Nell’VIII secolo a.C. la polis era diventata il contesto nel quale si svolgeva la vita della maggior parte della popolazione greca. Nel VI canto dell’Odissea Omero offre, per bocca di Nausicaa, la figlia del re dei feaci Alcinoo che parla della città in cui regna suo padre, la descrizione dell’aspetto tipico di una polis greca dell’VIII secolo a.C., compresa la khora, il territorio rurale. «Finché andiamo tra i campi e i coltivati degli uomini, tu con le ancelle», narra Nausicaa, «vieni rapidamente: io mostrerò la via. Ma come arriveremo in vista della città (fermati). Un muro la cinge, alto, e bello ai lati della città s’apre un porto, ma stretta è l’entrata», prosegue la principessa. «Lì c’è anche l’agorà, intorno a un bel tempio di Poseidone, pavimentata», conclude, «con pietre ben fissate nel suolo».

Come descritto da Omero, gli elementi costitutivi della polis erano l’acropoli o “cittadella alta”, che, secondo la definizione del grecista Raffaele Cantarella, «rappresentava l’immagine sensibile e simbolica della maestà della polis»;e l’agorà (da agheiro, “raduno”), la piazza principale che era il centro nevralgico della città, sede del mercato e delle assemblee dei cittadini. Inoltre, nel caso delle città costiere, il porto rappresentò un elemento fondamentale per la prosperità della polis in un’epoca in cui i greci disseminarono di colonie il Mediterraneo. Infine, il tempio della divinità protettrice: il sorgere dei templi cittadini a partire dall’VIII secolo a.C. è considerata la prova che la comunità era in grado di prendersi in carico l’impresa comune della costruzione di una casa per i suoi dei e i suoi eroi. Dei ed eroi le cui storie, evocate dalle cerimonie religiose che vi si celebravano, contribuirono a far sentire i cittadini della polis parte di una stessa unità politica e sociale.

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Storia greca. Domenico Musti, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006.
La città greca antica. Istituzioni, società e forme urbane. Emanuele Greco, Donzelli, Roma, 1999.

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