Licurgo, il legislatore di Sparta

Personaggio in bilico tra leggenda e realtà, intorno all’VIII secolo a.C. elaborò il primo codice di leggi, semplici e rigidissime, che avrebbe trasformato Sparta nella principale potenza militare della Grecia

Nel corso del VII e del VI secolo a.C., l’età arcaica della storia ellenica, quasi tutte le città della Grecia vissero un periodo convulso, segnato da sanguinose lotte di classe fra i piccoli proprietari da una parte e i grandi latifondisti dall’altra, sfociate infine nella tirannide. Vi fu però un’eccezione: Sparta, la città  che sfuggì a tale destino grazie a una costituzione che ne garantì la stabilità per lungo tempo. Ne era stato artefice Licurgo, che secondo la leggenda ricevette da Apollo la Grande Rhetra o “Grande Pronunciamento”, la legge fondamentale su cui Sparta fondò la propria società e il proprio potere militare.

Lo storico Plutarco riferisce che Licurgo apparteneva alla famiglia degli Euripontidi, una delle due antiche case regnanti di Sparta, discendenti dal mitico Eracle, benché sulla sua biografia «non possa dirsi nulla affatto che non sia controverso».

Eracle uccide il leone di Nemea. Anfora attica, VI secolo a.C. Museo archeologico regionale, Palermo

Eracle uccide il leone di Nemea. Anfora attica, VI secolo a.C. Museo archeologico regionale, Palermo

Foto: Dea / Album

Secondo il racconto di Plutarco, in una Sparta dominata dall’anarchia e dai disordini sociali, il legislatore assunse le redini del regno in seguito alla morte del padre, pugnalato mentre cercava di reprimere una rivolta, e del fratello maggiore. Tuttavia, non appena si scoprì che la regina, sua cognata, aspettava un figlio, Licurgo dichiarò immediatamente che, nel caso in cui fosse stato maschio, la dignità regale sarebbe spettata al nipote ed egli stesso avrebbe esercitato la reggenza come suo tutore.

Di lì a poco la donna gli propose un accordo: si sarebbe sbarazzata del neonato, a condizione che egli la sposasse una volta salito al trono. Licurgo astutamente finse di aderire al patto e promise che, una volta nato, avrebbe assassinato il bambino. Invece, quando fu giunto il momento del parto, si fece portare il neonato, Carilao, e, tenendolo tra le braccia, lo mostrò ai suoi concittadini proclamando: «Ecco, o Spartani, il vostro re».

Nuovi modelli legislativi

Tutti furono conquistati dallo spirito nobile e giusto di Licurgo, eppure, con il suo gesto magnanimo egli attirò su di sé il rancore della famiglia materna del nuovo re, che iniziò a seminare calunnie contro di lui, lasciando intendere che il suo vero scopo fosse usurpare il potere. Per liberarsi da ogni sospetto, Licurgo decise di allontanarsi dalla polis. Intraprese allora un lungo viaggio nel Mediterraneo orientale e ne approfittò per studiare le legislazioni vigenti nelle regioni più prospere del mondo antico; da queste avrebbe poi tratto spunto per rinnovare il sistema spartano.

Licurgo mostra al Consiglio degli anziani suo nipote appena nato, Carilao, loro futuro re. Jacques-Louis David, 1791. Musée des Beaux-Arts, Blois

Licurgo mostra al Consiglio degli anziani suo nipote appena nato, Carilao, loro futuro re. Jacques-Louis David, 1791. Musée des Beaux-Arts, Blois

Foto: Bridgeman / Index

Si diresse innanzitutto a Creta, leggendaria patria di Minosse, che aveva fama di savio legislatore. In seguito, approdato nei regni dell’Asia Minore, sulla costa occidentale dell’odierna Turchia, avrebbe messo a confronto il modello di moderazione e austerità incarnato dalla grande isola greca con la sontuosità e il lusso della Ionia, da lui fortemente deplorati. Più istruttiva fu la sua visita in Egitto, dove, secondo quanto ricorda lo storico Erodoto nelle Storie, Licurgo rimase positivamente colpito dalla separazione esistente fra gli uomini di guerra e le altre professioni dello stato, distinzione che egli avrebbe introdotto nella società spartana e che si sarebbe rivelata determinante per l’avvenire della polis.

Altre tradizioni narrano che Licurgo giunse fino all’Iberia e persino in India, dove avrebbe incontrato i gimnosofisti, i “saggi nudi”, con cui secoli dopo lo stesso Alessandro Magno avrebbe intrattenuto discussioni filosofiche. La tappa cruciale del suo viaggio fu il santuario di Delfi. Lì Apollo, per bocca della Pizia, sacerdotessa del dio, gli trasmise la Grande Rhetra, l’insieme di leggi con cui Licurgo avrebbe riformato la società spartana.

Nel frattempo Sparta, in preda alle turbolenze civili, era sul punto di cadere nella più profonda anarchia ed erano sempre più numerose le voci che invocavano il ritorno di Licurgo. Il saggio legislatore tornò allora in patria e,  dopo aver ottenuto l’approvazione dei principali uomini della città, si recò nell’agorà scortato da alcuni uomini armati; ma, lungi dall’impadronirsi del potere con la forza e trasformarsi così in un tiranno, illustrò al popolo le modifiche che intendeva apporre al governo e le nuove istituzioni che desiderava instaurare. Avrebbe impiegato il resto della vita per perfezionare le sue leggi.

Le rovine del tempio di Apollo a Delfi (IV secolo a.C.)

Le rovine del tempio di Apollo a Delfi (IV secolo a.C.)

Foto: Friedel Gierth

Vivere con austera sobrietà

La Rhetra, il cui testo è in gran parte oscuro a causa del suo tono profetico, recitava così: «Istituita una gherusia di trenta anziani inclusi gli archagetai, raduna l’apella di tanto in tanto tra Babica e Cnacione, ove presentare e respingere proposte di legge; al popolo spetti il potere di approvarle». La gherusia era il Consiglio degli anziani; gli archagetai le “guide”, i due re, e l’apella l’Assemblea degli spartiati, i cittadini aventi pieni diritti politici e civili.

Licurgo mirava a garantire un equilibrio tra i poteri (monarchia, aristocrazia e popolo), benché a esercitare di fatto il governo fosse la gherusia. L’apella, infatti, che si riuniva una volta al mese, in occasione del plenilunio, poteva solo ratificarne o meno i decreti. Con il tempo, inoltre, sarebbe stata introdotta la magistratura degli efori, con funzioni di controllo e vigilanza sui distinti poteri.

A base della nuova legislazione Licurgo pose la piena parità politica, civile ed economica degli spartiati, i discendenti degli antichi conquistatori dorici. Perciò suddivise la terra della Laconia, la regione di Sparta nel sudest del Peloponneso, in parti uguali e annullò il valore delle monete d’ oro e d’ argento, sostituendole con pesanti monete di ferro; così sperava di ostacolare ogni desiderio di lusso e ricchezza. Vietò poi la vendita dei beni stabili e per salvaguardare i patrii costumi proibì i viaggi e il commercio con l’estero. A riprova di ciò, l’archeologia rivela che nel VI secolo a.C. l’importazione di beni stranieri a Sparta diminuì drasticamente.

Elmo di tipo corinzio. «Una città non è priva di mura, se si cinge di uomini valorosi e non di mattoni»: fu una delle celebri affermazioni di Licurgo

Elmo di tipo corinzio. «Una città non è priva di mura, se si cinge di uomini valorosi e non di mattoni»: fu una delle celebri affermazioni di Licurgo

Foto: Album / Prisma

Licurgo dichiarò fuori corso le monete d’oro e d’argento, sostituendole con pesanti e ingombranti monete di ferro

Tra le istituzioni più efficaci di Licurgo vi fu infine quella delle mense pubbliche, dove tutti i cittadini, ricchi o poveri che fossero, erano obbligati a consumare lo stesso pasto frugale. Veniva in tal modo cancellata l’atavica tendenza aristocratica a fare sfoggio del proprio prestigio.

Tuttavia, tale provvedimento incontrò l’opposizione dei nobili e suscitò una violenta sedizione nella quale Licurgo perse un occhio. Ancora una volta, egli dimostrò grande magnanimità nei confronti del suo feritore, un giovane aristocratico di nome Alcandro. Plutarco narra che, per sottrarre il colpevole alla furia degli astanti, Licurgo se lo fece consegnare e lo condusse a casa con sé. Qui gli spiegò perché voleva stabilire a Sparta delle leggi così severe e riuscì a persuaderlo; d’allora in poi Alcandro, ammirato dalla generosità del legislatore, sarebbe diventato uno dei più zelanti propugnatori delle sue idee.

In definitiva, il fine ultimo di Licurgo era quello di formare dei cittadini devoti alla comunità e non gli sfuggì il ruolo essenziale che l’educazione dei giovani avrebbe potuto rivestire in tal senso. Dunque, a fondamento di tutto il suo sistema di governo egli mise l’agoghé (letteralmente “guida”, “condotta”), il sistema di addestramento dei fanciulli spartiati.

Giovani spartani compiono esercizi ginnici in palestra. Incisione su legno di Philip Grotjohann, 1880

Giovani spartani compiono esercizi ginnici in palestra. Incisione su legno di Philip Grotjohann, 1880

Foto: Akg / Album
La scena di questo vaso attico mostra il cantore Lino intento a leggere un papiro al giovane Museo, che è in piedi davanti a lui con una tavoletta di cera in mano. 440-435 a.C. Louvre, Parigi.

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A sette anni i bambini venivano sottratti alla famiglia e alloggiati in un collegio militare, a spese dello stato, dove rimanevano fino ai trent’anni. Qui avrebbero preso coscienza della propria appartenenza a una comunità egualitaria e solidale che, se necessario, avrebbero dovuto difendere a costo della vita.

Sono note le dure prove a cui erano sottoposti i futuri combattenti. Senza scarpe e con una sola tunica per tutto l’anno, gli allievi ricevevano cibo insufficiente, così da essere spinti a rubare per sopravvivere. Come afferma lo storico Senofonte: «Si considerava il furto una cosa positiva […] al fine di rendere i giovani più abili a procurarsi il necessario e più abili nella lotta», ma, se scoperti, i ladri venivano puniti con una buona dose di frustate per essersi dimostrati «maldestri e incapaci».

Una società guerriera

Gli spartiati erano per definizione soldati, per questo i giovani erano tenuti a sposarsi entro i trent’anni, al fine di procreare per lo stato dei figli il più possibile sani e forti. Ogni neonato doveva essere presentato agli anziani della tribù prima di essere accettato nella comunità: se era deforme e gracile veniva gettato da un precipizio sul monte Taigeto.

Scultura di cinghiale proveniente da Sparta. I giovani spartiati dovevano sopravvivere nelle campagne sostentandosi per un mese con la caccia

Scultura di cinghiale proveniente da Sparta. I giovani spartiati dovevano sopravvivere nelle campagne sostentandosi per un mese con la caccia

Foto: Akg / Album
'Forbante salva la vita a Edipo'. Scultura di Antoine-Denis Chauvet. 1801 circa

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Il matrimonio e la procreazione erano al centro della riforma sociale di Licurgo e senza dubbio le spartane giunsero a beneficiare di una libertà sconosciuta alle altre donne greche. Le fanciulle venivano istruite nel canto e nella danza ma, al pari dei giovani, si esercitavano a correre, lottare, lanciare il disco e il giavellotto; si riteneva infatti che madri forti e vigorose avrebbero generato figli altrettanto robusti. Inoltre, in una società in cui il problema principale era costituito dall’endemica scarsità dei liberi cittadini, le donne potevano concepire dei figli con uomini diversi dal marito, che si fossero distinti per particolari doti fisiche. Come riferisce Plutarco: «A Sparta vi era una multa per chi non si sposava, una per chi si sposava tardi e una per chi si sposava male».

Infine, costringendoli a esercitare il silenzio fin dalla più tenera età, Licurgo abituò i suoi concittadini a parlare in modo breve, acuto e conciso. E il rigore espressivo dei Lacedemoni divenne a tal punto proverbiale che diede origine al termine “laconico”. A questo proposito, si narra che quando fu chiesto al nipote del legislatore, Carilao, perché le leggi dello zio fossero così poche – la Grande Rhetra contava poche decine di lemmi –, egli rispose che «chi usa poche parole ha bisogno di poche leggi».

Gli spartani seppero inoltre trasformare la loro abilità di sintesi in una virtù militare, sviluppando un sistema di comunicazione segreta: lo scitale, un bastoncino usato per inviare messaggi ai capi militari; su di esso era avvolta una striscia sottile di cuoio o di altro materiale con il testo scritto verticalmente, che per essere letto andava riavvolto su un bastoncino analogo da parte del destinatario.

Statua di Licurgo. Assemblée nationale, Parigi

Statua di Licurgo. Assemblée nationale, Parigi

Foto: Akg / Album

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L’estremo sacrificio

Non appena il nuovo sistema di governo si fu consolidato nella polis, che si avviava ormai a diventare una grande potenza, Licurgo iniziò a pensare a come perpetuare la sua costituzione. Così, dichiarò ai compatrioti la propria volontà d'interrogare ancora l’oracolo di Apollo, per scoprire come migliorare ulteriormente le leggi della città. Prima di partire, però, strappò loro la solenne promessa di rispettare quelle già in atto finché non fosse tornato dal suo viaggio. Giunto a Delfi, la Pizia gli rispose che se avesse mantenuto le sue leggi Sparta sarebbe diventata la più illustre e felice città del mondo. Allora, reputando compiuta la sua opera, il legislatore si lasciò morire d’inedia. Il suo sacrificio non fu vano: «Mentre la città osservò le leggi di Licurgo e mantenne i giuramenti, tenne il principato della Grecia in gloria e bontà di governo per lo spazio di cinquecento anni», scrisse Plutarco.

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Per saperne di più

Vite parallele. Vol. 1. Plutarco, UTET, Torino, 2013
Storia dei greci. Indro Montanelli, Biblioteca Universale Rizzoli (BUR), Milano, 1989
Sparta. Ernst Baltrusch, Il Mulino, Bologna, 2002

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