Le sette meraviglie del Mondo Antico

Catalogate già da Erodoto nel V secolo a.C., e poi citate in molte altre fonti nei secoli successivi, queste costruzioni hanno oltrepassato la loro connotazione storica per entrare nella sfera del mito

Gli antichi Greci amavano redigere cataloghi e classificazioni di ogni sorta, soprattutto se rappresentavano un modello o un’idea di perfezione. Simili raccolte, volte alla conoscenza di determinati settori, si svilupparono in età alessandrina, quando si diffusero la passione per il collezionismo antiquario e la scienza filologica e la tendenza al compendio e alla divulgazione dei saperi. 

Quando in epoca ellenistica sorsero il Museo e la Biblioteca di Alessandria, tra le prime istituzioni culturali della storia, crebbe il desiderio di raccogliere tutte le opere del mondo antico ritenute degne di essere conservate. L’obiettivo era creare un immenso catalogo culturale e un canone di autori, testi e saperi destinati a rientrare in una sorta di repertorio universale delle conoscenze da tramandare ai posteri. 

Fu stilato così anche un elenco delle più notevoli realizzazioni architettoniche dell’antichità. Già nel V secolo a.C. lo storico greco Erodoto fa riferimento alle sette meraviglie del mondo. Tuttavia, la più antica lista conosciuta di questi straordinari monumenti si trova in un frammento di papiro noto come Laterculi Alexandrini, datato al II secolo a.C., benché siano leggibili soltanto i nomi delle piramidi, dell’Artemision di Efeso e del Mausoleo di Alicarnasso. Il primo elenco completo delle sette meraviglie compare in un epigramma di Antipatro di Sidone, conservato nell’Antologia Palatina – una raccolta di epigrammi greci di età classica, ellenistica e bizantina compilata alla fine del X secolo – e risalente alla metà del II secolo a.C.

Questa mappa inserita in La Terra secondo Erodoto di Wilhelm Wägner (1867), è rappresentato il mondo conosciuto all’epoca dello storico greco e vi appaiono le sette meraviglie del mondo antico

Questa mappa inserita in La Terra secondo Erodoto di Wilhelm Wägner (1867), è rappresentato il mondo conosciuto all’epoca dello storico greco e vi appaiono le sette meraviglie del mondo antico

Foto: Akg / Album

A tali fonti si aggiungono le menzioni di storici greci quali Diodoro Siculo e Strabone e di autori latini come Varrone, fino ad arrivare a Marziale o Igino, entrambi del I secolo d.C. 

Il tema delle meraviglie del mondo antico non avrebbe mai cessato di affascinare eruditi e viaggiatori durante tutto il Medioevo e l’Età Moderna, fino a giungere ai giorni nostri. L’elenco divenuto canonico include le piramidi di Giza, i giardini pensili di Babilonia, la grande statua di Zeus a Olimpia, l’Artemision di Efeso, il Mausoleo di Alicarnasso, il Colosso di Rodi e il Faro di Alessandria d’Egitto. 

Il catalogo ha subito oscillazioni e modifiche nel corso dei secoli, in ogni caso le sette antiche meraviglie permangono nell’immaginario collettivo grazie alle testimonianze letterarie e alle ricostruzioni più o meno fantastiche di artisti che vollero riprodurle nelle loro opere quando ormai erano entrate nella leggenda.

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Il Faro di Alessandria d'Egitto

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Il Faro di Alessandria d'Egitto

Nel 331 a.C. Alessandro Magno fondò la nuova capitale d’Egitto, Alessandria, su un lembo di terreno sabbioso nei pressi del Delta del Nilo. Sull’isola di Faro, posta di fronte alla città, Tolomeo I Sotere, uno dei successori di Alessandro, nonché primo sovrano lagide, diede avvio alla costruzione di un faro per l’orientamento dei naviganti. Progettata da Sostrato di Cnido, secondo alcune fonti la torre raggiungeva un’altezza di quasi 160 metri. Il faro, tra i pochi punti di riferimento lungo il litorale egizio, era dotato di speciali specchi di bronzo che di giorno riflettevano la luce del sole, mentre di notte venivano accesi dei fuochi. Con una pianta quadrata di 30 metri di lato, l’edificio era decorato con statue di bronzo fin sulla cima.

Fu distrutto nel 1303 da un violento terremoto e fu una delle meraviglie del mondo antico che resistettero più a lungo; compare sulla Tabula peutingeriana, copia di una carta romana del IV secolo d.C. Nel 1480, il sultano Qaitbey ne utilizzò le macerie per erigere la fortezza che domina la baia.

Nell'immagine, ricostruzione ideale del Faro di Alessandria, ultimato intorno al 280 a.C.

 

Foto: Dea / Scala, Firenze

Il Mausoleo di Alicarnasso, in Asia Minore

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Il Mausoleo di Alicarnasso, in Asia Minore

Mausolo II, satrapo di Caria nel IV secolo a.C., aspirava a ottenere l’immortalità edificando un monumento funerario di enormi dimensioni per il suo eterno riposo. Secondo l’autore latino Valerio Massimo (I secolo a.C.-I secolo d.C.), fu la moglie di Mausolo, Artemisia, a erigere il grandioso sepolcro, la cui realizzazione, a opera degli architetti Pitea e Satiro, richiese vent’anni. L’edificio raggiungeva un’altezza di 45 metri e i suoi quattro lati erano decorati con rilievi dei più importanti scultori dell’epoca, come il greco Skopas.

Il Mausoleo fu distrutto da un terremoto nel XIV secolo. Nel XV secolo fu usato come cava di materiale dagli Ospitalieri di San Giovanni, che se ne servirono per innalzare il loro castello a Bodrum. Tuttavia la sua eredità architettonica si sarebbe conservata. Sopra, ricostruzione del Mausoleo di Alicarnasso, costituito da un basamento, un blocco con peristasi di colonne e una struttura piramidale sormontata da una quadriga.

 

Foto: Look and Learn / Bridgeman / Index

Il tempio della dea Artemide, a Efeso

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Il tempio della dea Artemide, a Efeso

A Efeso, sulla costa egea dell’Asia Minore, sorse il celebre santuario dedicato alla dea Artemide. Il primo edificio sacro, risalente al VI secolo a.C., fu realizzato con il contributo del re lidio Creso, ed era un magnifico tempio in stile ionico, costruito interamente in marmo. Aveva più di cento colonne che superavano i 18 metri di altezza e al suo interno ospitava una statua della dea alta oltre due metri. Tale tempio fu distrutto nel 356 a.C. da Erostrato, un pastore che lo incendiò credendo di rendere così il suo nome immortale. Tuttavia, se ne iniziò subito la ricostruzione, che ricalcava il precedente tempio. Di dimensioni eccezionali, il secondo santuario fu edificato con la collaborazione dei celebri scultori greci Prassitele e Skopas.

L’Artemision di Efeso venne incendiato dai Goti nel III secolo e definitivamente distrutto dai cristiani guidati da Giovanni Crisostomo agli inizi del V secolo. Dell’imponente edificio oggi restano ben poche tracce: una sola colonna è rimasta in piedi. 

Nella ricostruzione ammiriamo l'Artemision in tutto il suo splendore. Oltre a un importante luogo di culto, il santuario era sede di una grande banca e godeva del diritto di asilo.

Foto: Look and Learn / Bridgeman / Index

La grande statua di Zeus a Olimpia

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La grande statua di Zeus a Olimpia

La colossale statua di Zeus, tra le più rinomate sculture dell’antica Grecia, era posta nella cella del Tempio di Zeus a Olimpia, santuario progettato dall’architetto Libone di Elide nel V secolo a.C. L’imponente effigie crisoelefantina – in oro e avorio – della suprema divinità dell’Olimpo fu realizzata dal celebre artista ateniese Fidia (432-431 a.C.) con un supporto interno di legno. La straordinaria opera superava i 12 metri di altezza e rappresentava il dio seduto in trono, con una Nike nella mano destra e uno scettro con l’aquila nella sinistra. L’autore latino Cicerone e lo scrittore greco Pausania ci hanno lasciato descrizioni accurate della statua, che secondo una fonte bizantina sarebbe stata trasferita a Costantinopoli alla fine del IV secolo d.C. 

 

 

Foto: Look and Learn / Bridgeman / Index

La grande piramide di Giza

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La grande piramide di Giza

Filone di Bisanzio, autore greco del III secolo a.C., scrisse delle grandi piramidi che si ergono nella piana di Giza: «Con opere come queste gli uomini si avvicinano agli dei, o gli dei discendono tra gli uomini». Delle tre piramidi che i faraoni della IV dinastia innalzarono a Giza nel III millennio a.C., la più grande, dedicata a Cheope, è la più antica delle sette meraviglie del mondo e l’unica ancora in piedi, in ottimo stato di conservazione. Con un’altezza di 140 metri, la sua costruzione richiese vent’anni e oltre due milioni di blocchi di pietra. Originariamente la piramide era rivestita da uno strato di finissimo calcare bianco che, illuminato dai raggi del sole, risplendeva come se fosse oro. 

La fama della Piramide era tale che venne perfino raffigurata in un mosaico della cupola della basilica di San Marco, a Venezia. Secondo una leggenda, Giuseppe, visir del faraone, avrebbe utilizzato le piramidi come granai per immagazzinare il frumento in previsione dei sette anni di carestia.

Nell'immagine, veduta immaginaria di Tebe in un dipinto di Antonio Basoli, XVIII secolo.

 

Foto: Massimo Listri / Corbis / Cordon Press

Il Colosso di Rodi

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Il Colosso di Rodi

La colossale statua, che rappresentava il dio sole Helios, fu eretta dai Rodensi per celebrare la vittoria riportata nel 305 a.C. su Demetrio I Poliorcete, re di Macedonia, che aveva messo a dura prova la città di Rodi con un lungo assedio. La gigantesca scultura in bronzo, realizzata da Carete di Lindo e terminata intorno al 280 a.C., con i suoi 32 metri di altezza era la statua più alta del mondo Mediterraneo; a finanziare la costruzione del monumento contribuì il denaro ricavato dalla vendita delle macchine belliche abbandonate da Demetrio. Tuttavia, il Colosso di Rodi ebbe vita breve: un terremoto lo distrusse solo sessant’anni dopo la sua edificazione e, malgrado la fama letteraria e iconografica, il suo aspetto e la sua ubicazione esatta rimangono avvolti nel mistero.

Nel 653 d.C., dopo la conquista saracena di Rodi, i pezzi del Colosso, che giaceva al suolo dopo gli eventi sismici del 225 a.C., furono venduti a un mercante ebreo di Edessa (sopra, nel dipinto di Louis de Caullery; XVII secolo). Secondo una leggenda, furono necessari 900 cammelli per trasportare tutti i blocchi.

 

Foto: Heritage Images / Scala, Firenze

I giardini pensili di Babilonia

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I giardini pensili di Babilonia

È senza dubbio la più enigmatica delle sette meraviglie. Gli storici antichi, come il greco Ctesia di Cnido (V secolo a.C.), tramandano notizie incerte sui giardini pensili, la cui costruzione è attribuita a Nabucodonosor II intorno al 600 a.C. Secondo la tradizione il re li edificò per la propria moglie, la regina Amitis, originaria della Media, che sentiva nostalgia per le montagne e i boschi della sua patria. Altri autori, come Diodoro Siculo (I secolo a.C.), narrano di giardini su più livelli, sorretti da imponenti sostruzioni e dotati di piante e alberi di ogni genere, irrigati dalle acque dell’Eufrate.

Secondo Beroso, un sacerdote babilonese vissuto nel III secolo a.C., i giardini pensili sorgevano su terrazze sostenute da pilastri e volte. Oggi, gli studiosi ritengono che in realtà tali giardini fossero collocati nel palazzo del re assiro Sennacherib (704-681 a.C.), a Ninive.

 

 

Foto: Look and Learn / Bridgeman / Index

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