Il giorno in cui Napoleone sequestrò il papa

Dopo un rapporto molto contrastato con Bonaparte, quando nel 1809 le truppe francesi invasero Roma, il pontefice fu arrestato e incarcerato in Francia fino al 1814

Nel gennaio del 1808 praticamente tutta l’Italia si trovava sotto il dominio, diretto o indiretto, di Napoleone. Solamente il papa, come sovrano dello stato pontificio, manteneva una sorta d'indipendenza di fronte all’onnipotente padrone d’Europa. Perciò, quando il generale François de Miollis, al comando di un esercito di seimila uomini, nel suo viaggio verso il regno di Napoli chiese il permesso di attraversare pacificamente Roma, Pio VII si trovò in una posizione assai delicata. Poteva forse il papa fidarsi della parola del generale? E, pur non fidandosi, poteva rifiutarsi, circondato com’era da territori sotto il dominio francese?

Napoleone Bonaparte. Incisione in un libro pubblicato nel 1909

Napoleone Bonaparte. Incisione in un libro pubblicato nel 1909

Foto: Age Fotostock

Tensioni con il papato

Pio VII ricordava bene che cosa era accaduto al suo predecessore, Pio VI, quando nel 1797 l’esercito rivoluzionario francese aveva invaso l’Italia, arrestando il pontefice e trasferendolo forzatamente in Francia. Alla sua morte, tre anni più tardi, il conclave, che era stato riunito a Venezia, visto che Roma era occupata dalle truppe francesi, aveva eletto il cardinale Barnaba Chiaramonti, vescovo di Imola. Il 21 marzo 1800 salì al soglio pontificio, con il nome di Pio VII.

Egli mostrò subito un carattere indipendente, rifiutando all’imperatore austriaco la cessione delle legazioni di Bologna, Ferrara, Imola e Ravenna, e riportando la santa sede a Roma. Subito dopo s'impegnò per ripristinare le relazioni con la Francia attraverso la firma di un concordato che garantisse la libertà di culto e la giurisdizione del papa sulla Chiesa francese, soppresse dalla rivoluzione.

Dal canto suo, Napoleone era consapevole che un accordo con la Chiesa avrebbe avuto effetti politici di rilievo: da un lato conosceva l’importanza di avere al proprio fianco la santa sede, dall’altro sapeva quanto la religione cattolica fosse radicata nella Francia rurale. I risultati raggiunti da Pio VII con il concordato non furono apprezzati da tutti, e sul Pasquino, la “statua parlante” di Roma su cui si appendevano satire che davano voce agli umori dei popolani contro i potenti, comparve il seguente scritto: «Un Pio perdé la sede per conservar la fede; un Pio perdé la fede, per conservar la sede».

Quest'incisione del XIX secolo mostra la firma del concordato del 15 luglio 1801 tra Napoleone e il papa

Quest'incisione del XIX secolo mostra la firma del concordato del 15 luglio 1801 tra Napoleone e il papa

Foto: Iberfoto / Photoaisa

La tregua ebbe breve durata: nel 1802 l’imperatore promulgò una legge che collocava la Chiesa francese sotto il controllo totale dello stato, e due anni più tardi obbligò il papa a recarsi a Parigi per la sua incoronazione. Egli lo umiliò incoronandosi da sé, ma dovette anche riscontrare con quanto calore la popolazione accoglieva il pontefice al suo passaggio. Napoleone cercò di trattenerlo in Francia, ma Pio VII lo avvertì che, per un accordo preso alla vigilia della sua partenza, un suo mancato ritorno sarebbe stato considerato dai cardinali come un atto di rinuncia e avrebbe portato all’elezione di un nuovo pontefice.

Napoleone obbligò il papa a recarsi a Parigi per la sua incoronazione, e lo umiliò

Nel 1806, quando Pio VII cercò di rimanere fuori dal blocco continentale contro la Gran Bretagna sostenendo nella sua posizione il dovere di mantenersi neutrale, Napoleone gli scrisse: «Sua Santità è il sovrano di Roma, ma io sono l’imperatore; i miei nemici deggiono essere i suoi».

Il papa in arresto

Così si arrivò agli eventi del gennaio del 1808. L’avanzare dell’esercito di Miollis verso Roma avvenne secondo le istruzioni che Napoleone aveva dato a suo fratello Giuseppe, allora re di Napoli. Il 2 di febbraio le truppe imperiali entrarono nella città Eterna, prendendola di sorpresa e senza sparare un colpo. Pio VII si ritirò nel palazzo del Quirinale, difeso dalle poche truppe che continuavano a essergli fedeli, la Guardia nobile e la Guardia svizzera. Alcune parti del territorio pontificio furono annesse al regno d’Italia.

Sedile usato da Pio VII all'incoronazione di Napoleone

Sedile usato da Pio VII all'incoronazione di Napoleone

Foto: Album

Un anno più tardi, dopo la sua inaspettata sconfitta nella battaglia di Aspern-Essling, Napoleone volle ribadire la propria forza e il 27 maggio del 1809 decretò l’annessione alla Francia del territorio della santa sede. Il papa poteva continuare a risiedere a Roma e avrebbe ricevuto uno stipendio annuale di due milioni di franchi. Questa volta Pio VII decise di abbandonare la linea politica di cautela seguita fino a quel momento. Il 10 giugno promulgò la bolla Quam memorandum, in cui, senza nominare espressamente Napoleone, scomunicava i ladri del patrimonio di San Pietro. Poi a Roma scoppiarono tumulti contro l’occupazione straniera, che i francesi si affrettarono a soffocare. Fu allora che Napoleone, indignato per essere stato scomunicato, ordinò l’arresto del pontefice. Nella notte fra il 5 e il 6 luglio del 1809 il generale della gendarmeria Étienne Radet capeggiò una variopinta forza di un migliaio di soldati, poliziotti e reclute della Guardia civica di Roma.

La basilica di San Pietro vista al crepuscolo della facciata progettata da Maderno e costruita, come dice l’iscrizione sotto il frontone,  durante il pontificato di Paolo V Borghese, Pontefice Massimo Romano, nell’anno 1612

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Prigioniero dell’imperatore

Verso le due del mattino assaltarono le mura e penetrarono nel palazzo del Quirinale, forzando porte e finestre. Il papa ordinò di non opporre resistenza e ricevette Radet. Quando questi gli impose di rinunciare al potere temporale e di annullare la bolla di scomunica, Pio VII rispose: «Non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo». Radet organizzò allora la sua deportazione. Pio VII ordinò che venisse distrutto il suo anello, temendo che potesse essere usato da un usurpatore, e intraprese un viaggio faticoso per un uomo di sessantasette anni dalla salute fragile. Vicino Siena, la carrozza si rovesciò e Pio VII fu sbalzato dall’abitacolo. Arrivò alla sua destinazione, Savona, verso la fine dell’anno, dove fu ben accolto e stabilì una relazione d’amicizia con il suo carceriere, Antonio Brignole Sale, prefetto di Cairo Montenotte.

Nel settembre del 1809 Miollis fu ricompensato con il titolo di conte dell’impero e Radet venne nominato barone. Anni dopo, quando gli chiesero che cosa avesse provato ad arrestare il papa, rispose ricordando il momento in cui lui e il papa si erano guardati negli occhi. «La mia prima comunione mi apparve davanti agli occhi».

L'arresto di Pio VII nei suoi appartamenti del palazzo del Quirinale per ordine di Napoleone, 6 luglio 1809. Palazzo di Fontainebleau

L'arresto di Pio VII nei suoi appartamenti del palazzo del Quirinale per ordine di Napoleone, 6 luglio 1809. Palazzo di Fontainebleau

Foto: A. Didierjean / Rmn-Grand Palais

Una volta in suo potere, Napoleone cercò di attrarre il papa alla sua causa, ma egli si mostrò irriducibile. Respinse l’emolumento di due milioni che gli era stato offerto, per due anni si rifiutò di riconoscere i vescovi designati dall’imperatore e non volle sancire il suo divorzio da Giuseppina e il suo nuovo matrimonio con Maria Luisa d’Austria. Napoleone convocò un concilio a Parigi, ma i prelati appoggiarono il pontefice e l’imperatore dovette rassegnarsi a scioglierlo.

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Il ritorno a Roma

Nel maggio del 1812, appena prima della campagna di Russia, Napoleone decise di trasferire il suo prigioniero nel palazzo di Fontainebleau, temendo che gli inglesi potessero liberarlo con un colpo di mano. Attraversando le Alpi, Pio VII cadde malato, a tal punto che gli venne impartita l’estrema unzione, ma si riprese. Arrivò a Fontainebleau il 20 luglio, dove tornò ad ammalarsi. Nel gennaio del 1813 Napoleone, appena rientrato da Mosca, gli fece visita con il proposito di costringerlo a firmare un nuovo accordo con il quale egli avrebbe soltanto formalmente mantenuto il potere. Il pontefice al momento cedette, ma ritrattò nel giro di tre giorni, e dopo breve tempo sfidò l’imperatore dichiarando la nullità degli atti compiuti dai vescovi francesi.

Dopo la sconfitta di Lipsia, di fronte all’avanzare delle truppe della coalizione sul suolo francese, l’imperatore ordinò che il papa fosse riportato a Savona. Nel frattempo Roma venne liberata. Il 17 marzo del 1814 Napoleone rilasciò Pio VII. Il 24 maggio, dopo cinque anni di prigionia, il papa entrava trionfalmente a Roma, dove sarebbe morto nel 1823.

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