Il corsetto: la tirannia della moda

Diffusosi a partire dal Rinascimento, nel XVIII secolo questo indumento divenne un’arma di seduzione femminile

Il corsetto apparve relativamente tardi nella storia dell’abbigliamento occidentale, sebbene qualche tipo di busto fosse probabilmente già in uso nell’antichità, come testimoniano alcune immagini lasciate dalla civiltà minoica risalenti circa al 1500 a.C. A partire dal periodo classico, nel guardaroba femminile dominavano gli abiti di taglio ampio e comodo, come le tuniche. Fu nel XIII e nel XIV secolo che tra la borghesia urbana si diffuse la cosiddetta moda anatomica, che metteva in evidenza il corpo attraverso le vesti e prevedeva una netta separazione tra abbigliamento maschile e femminile. Mentre gli uomini adottarono l’abito corto che lasciava le gambe coperte solo dalle calze, le donne passarono a indumenti più aderenti, cercando di ridurre la vita e sollevare il seno verso l’alto per sottolineare la figura.

'La festa musicale'. Dipinto a olio di Jean-Honoré Fragonard in cui la giovane protagonista indossa un corsetto attillato. 1754-1755. Wallace Collection, Londra

'La festa musicale'. Dipinto a olio di Jean-Honoré Fragonard in cui la giovane protagonista indossa un corsetto attillato. 1754-1755. Wallace Collection, Londra

Foto: RMN-Grand Palais

'La festa musicale'. Dipinto a olio di Jean-Honoré Fragonard in cui la giovane protagonista indossa un corsetto attillato. 1754-1755. Wallace Collection, Londra

 

 

Ebbe così inizio l’epoca del corsetto moderno, che si diffuse in Europa durante il Rinascimento. Inizialmente lo indossavano solamente le dame dell’alta società. Il disegno di questo capo cambiò varie volte nel corso del tempo, ma la sua struttura di base restò praticamente sempre la stessa: un corpetto in tessuto con armatura in stecche di balena, che poteva coprire tutto il torace o solo la vita, e si stringeva tramite dei lacci. Anche il modo d’indossarlo rimase immutato: non andava portato a diretto contatto con la pelle ma messo sopra la camicetta, in quanto non era facile da lavare.

Corsetti per tutte

I corsetti imponevano una rigidità di movimento incompatibile con il lavoro fisico ed erano pertanto riservati alle occasioni importanti, soprattutto nel caso di modelli più elaborati. Ben presto però si diffusero quelli dalle linee più facilmente conciliabili con la vita quotidiana delle donne delle classi lavoratrici e contadine, dotati di lacci esterni ma privi di stecche. Complessivamente erano meno rigidi e sostenevano il petto e la schiena, evidenziando il profilo femminile senza ostacolare il movimento.

L’indumento assunse nomi diversi a seconda dei Paesi e dei periodi. Il termine "corsetto" deriva dal francese corset, che indicava inizialmente un abito di epoca medievale, aderente, chiuso sul davanti con dei lacci e a manica stretta. Alla corte degli Asburgo di Spagna del XVI e XVII secolo si diffuse una versione dal carattere molto austero, chiamata cotilla, una parola che rimandava alla cotta di maglia usata dagli uomini per combattere. Di fatto, se ne sono conservati alcuni esemplari in ferro o acciaio, chiamati anche “corazze”. La cotilla aveva una struttura in stecche di balena, poteva essere regolata tramite dei lacci e aveva lo scopo di nascondere le curve naturali femminili, conferendo al busto la forma di un cono liscio e allungato.

In questo quadro del 1679 opera di José García Hidalgo, la regina Maria Luisa di Orléans sotto il vestito indossa corsetto in ferro

In questo quadro del 1679 opera di José García Hidalgo, la regina Maria Luisa di Orléans sotto il vestito indossa corsetto in ferro

Foto: Album

In questo quadro del 1679 opera di José García Hidalgo, la regina Maria Luisa di Orléans sotto il vestito indossa corsetto in ferro

 

 

Strumento di seduzione

Con la successiva ascesa della monarchia francese all’epoca di Luigi XIV, si diffusero nuove tendenze che esaltavano la sensualità delle donne mettendo in risalto il seno, la vita e i fianchi. Il corsetto divenne così un elemento essenziale dell’abbigliamento femminile, e s’iniziò a indossarlo anche nella vita di tutti i giorni, e non solo in occasioni sociali, come feste, balli e teatro.

Al momento della toilette mattutina le dame, con l’indispensabile aiuto delle cameriere, si preparavano a farsi corteggiare dagli ammiratori che si sarebbero presentati a casa con l’acquiescenza dei mariti. Indossare il bustino rappresentava la base del meccanismo di seduzione, perché permetteva di mettere in evidenza il seno. Sopra s'indossava una lunga veste, che poteva essere allacciata sotto il mento o lasciata aperta come un cappotto, a seconda di quanto si volesse mostrare.

Ritratto di Maria Antonietta eseguito dalla sua ritrattista e amica Louise-Elisabeth Vigée Le Brun verso il 1785, che mostra la regina nello splendore dei suoi giorni di gloria alla corte di Versailles

Leggi anche

La passione per la moda ai tempi di Maria Antonietta

Il corsetto era regolabile tramite un laccio, posto sulla parte anteriore o posteriore (o a volte su entrambe), che permetteva di stringere al massimo la struttura in stecche di balena, comprimendo la vita e spingendo il petto verso l’alto. Proprio questo schiacciamento del tronco fu la causa della sua cattiva reputazione: l’uso continuato di questo capo aveva infatti conseguenze estremamente negative per la salute di chi lo indossava, visto che comportava la riduzione della capacità polmonare e la costrizione degli organi interni.

Durante il regno di Luigi XV la moda francese raggiunse il suo massimo splendore, soprattutto per quanto riguarda l’abbigliamento femminile. Il corsetto divenne un capo indispensabile nel guardaroba di tutte le dame non appena si diffuse la moda della cosiddetta robe à la française, che riprendeva la veste ampia d’inizio secolo evidenziando però maggiormente la vita e il seno. Questo tipo di vestito era caratterizzato da un bustino decorato con una pièce de estomac, ovvero un inserto di stoffa triangolare che nascondeva i lacci frontali.

Venditrice di corsetti. Charles Philipon. Incisione. 1830

Venditrice di corsetti. Charles Philipon. Incisione. 1830

Foto: Roger Viollet / Aurimages

Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica!

Forme prorompenti

Lo scopo principale del corsetto era quello di accentuare le forme, riducendo la circonferenza della cintura e allo stesso tempo comprimendo il seno, che traboccava in modo seducente. Anche se questi abiti potevano essere allacciati fino al collo, di solito venivano lasciati aperti proprio per esibire il décolleté. Le dame più pudiche indossavano un foulard, che a seconda dei casi poteva scendere fino al petto o alla vita. La raffinatezza e la sensualità di questo modo di abbigliarsi ne favorirono la diffusione in tutta Europa, grazie anche alle nascenti riviste di moda. Molte donne iniziarono a indossarlo per imitare lo stile della favorita di Luigi XV, Madame de Pompadour, il cui seno era così famoso che si dice fosse stato utilizzato come modello per disegnare la coppa di champagne.

Anche se la popolarità dell’indumento era in crescita, nel corso del XVIII secolo si moltiplicarono anche le critiche contro il corsetto, accusato di sottoporre il corpo femminile a una scomodità prossima al supplizio. Il religioso spagnolo Benito Jerónimo Feijoo rimproverava al bustino di «imprigionare le braccia delle donne, rendere le mani incapaci di comunicare con la testa, dislocare le spalle e schiacciare la vita come un autentico strumento di tortura».

'La moda viene prima della comodità'. Incisione pubblicata nel 1777.  British Museum, Londra

'La moda viene prima della comodità'. Incisione pubblicata nel 1777. British Museum, Londra

Foto: RMN-Grand Palais

Altri sottolineavano i rischi che il corsetto comportava per la salute, in particolare quella riproduttiva. Ignacio Mariano Martínez de Galinsoga, medico di Maria Luisa di Parma, moglie di Carlo IV di Spagna, scrisse un trattato intitolato Dimostrazione meccanica dei disturbi provocati dall’uso dei bustini (1784), in cui attribuiva a questo indumento i problemi di salute delle donne di classe elevata. Qualche decennio più tardi il sociologo statunitense Thorstein Veblen si spinse ancora più in là, e affermò che si trattava di «uno strumento di deformazione» che mirava a «ridurre la vitalità della persona e a renderla inadatta al lavoro».

Mode mutevoli

La cultura illuminista e razionalista criticò duramente gli sprechi della vita aristocratica, dedicando particolare attenzione agli eccessi nel campo della moda. Alla fine del XVIII secolo questo provocò un ritorno a un abbigliamento semplice e una concomitante ascesa della moda inglese. Il corsetto cedette dunque il passo a vesti più comode e ampie che si rifacevano alle tuniche del periodo classico. In quegli anni divenne popolare la chemise à la reine, una delle mise preferite dalla regina Maria Antonietta, da cui prende il nome. Si rifaceva all’abbigliamento infantile e andava indossato con una fascia in vita, ma senza corsetto.

Questa tendenza però non durò a lungo e il XIX secolo rappresentò una nuova epoca d’oro dei bustini, che ancor più di prima dovevano disegnare una figura femminile curvilinea, dominata dal “vitino da vespa”. Come Rossella O’Hara in Via col vento, le donne cercavano di modellare il proprio corpo tramite corsetti che impedivano praticamente di respirare. Per mandare definitivamente in pensione questo scomodo indumento si sarebbe dovuto attendere il XX secolo.

'Il gioco della racchetta' di Gabriele Bella raffigura una partita nella Venezia del XVIII secolo

Leggi anche

Il tennis, lo sport di moda nel Rinascimento

Per rimanere aggiornato e ricevere gli articoli di Storica direttamente sulla tua email, iscriviti QUI alla nostra newsletter settimanale!

Condividi

¿Deseas dejar de recibir las noticias más destacadas de Storica National Geographic?