I simboli della Repubblica italiana

Sono passati 74 anni da quando gli italiani, per la prima volta, si recarono alle urne per il più importante dei referendum, quello che determinò l'istituzione della Repubblica Italiana, con il 54,3% dei voti. La nuova forma di stato andava così a sostituirsi alla monarchia del Regno d'Italia in un clima tutt’altro che allegro. L’Italia era appena uscita dalla Seconda guerra mondiale e il voto si svolse tra le macerie dei bombardamenti e centinaia di migliaia di italiani ancora sparsi per i campi di prigionia in tutto il mondo.

Oggi come allora, il clima non sarà particolarmente festoso e i festeggiamenti per la Festa della Repubblica quest’anno saranno sicuramente diversi dal solito. I divieti di assembramento e le norme sul distanziamento permetteranno solo il sorvolo delle Frecce tricolori nel cielo di Roma e nessuna parata lungo i Fori imperiali delle forze armate. Ma è in momenti particolarmente difficili  per il nostro Paese come questo che forse abbiamo l’occasione di riscoprire i valori fondanti della nostra Repubblica. 

Percorriamo attraverso le immagini quali sono i simboli ufficiali del nostro sistema istituzionale.

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flag-28543. Il Tricolore, la nostra bandiera

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Il Tricolore, la nostra bandiera

“Il verde la speme tant’anni pasciuta, il rosso la gioia d’averla compiuta, il bianco la fede fraterna d’amor”. Così scriveva Giovanni Berchet nella sua “Poesia dei tre colori”. Il tricolore italiano, simbolo indiscusso della nostra identità nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso”. Ma perché proprio questi tre colori? Le versioni che riguardano la scelta dei colori sono varie, da quella “romanzata” secondo la quale il colore verde rappresenta quello dei prati del nostro Paese, il bianco il colore della neve delle nostre montagne ed il rosso il sangue che i soldati hanno versato nelle battaglie per ottenere la libertà. A una versione più aderente alla storia che parla invece dell’ispirazione alla bandiera francese. I reparti militari "italiani", in particolare quelli della Legione Lombarda costituiti all'epoca per affiancare l'esercito di Bonaparte, ebbero stendardi molto simili a quelli francesi, ma con i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione. Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell'Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana a confermarli nella propria bandiera. Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale che ne regolamenta l'utilizzo e l'esposizione, ne tutela la difesa prevedendo il reato di vilipendio della stessa e ne prescrive l'insegnamento nelle scuole insieme agli altri simboli patri italiani.

Foto: Pixabay

Fratelli d'Italia. L’inno di Mameli, il nostro inno nazionale

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L’inno di Mameli, il nostro inno nazionale

Dobbiamo alla città di Genova il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. È infatti a Genova che per la prima volta fu cantato durante una festa popolare. Subito proibito dalla polizia, dopo i moti del 1848 fu suonato e cantato dalle bande musicali e dai soldati che partivano per la guerra di Lombardia. Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, in breve, divenne il canto più amato del Risorgimento italiano e degli anni successivi all’unificazione. È infatti cantato in occasione delle Cinque giornate di Milano, per la promulgazione dello Statuto Albertino e per celebrare la nascita della Repubblica Romana di Giuseppe Mazzini. Ciononostante dopo l'unità d'Italia come inno del Regno d'Italia fu scelta la Marcia Reale che era il brano ufficiale di Casa Savoia poiché il Canto degli Italiani, di chiara connotazione repubblicana, era considerato poco conservatore rispetto alla situazione politica dell'epoca ancora fortemente di stampo monarchico. Bisognerà aspettare la fine della seconda guerra mondiale per vedere ufficializzato l’inno di Mameli come inno d’Italia. Il Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946, presieduto da Alcide De Gasperi, acconsentì infatti all'uso dell'inno di Mameli come inno nazionale della Repubblica Italiana. Questo il testo del comunicato stampa che annunciava il provvedimento: “[…] Su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli”.

Foto: Wikicommons

L'emblema della nostra Repubblica

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L'emblema della nostra Repubblica

Appena uscita dal referendum, l’Italia aveva necessità di un simbolo che sostituisse lo stemma del Regno d’Italia, Nell’ottobre del 1946, il governo De Gasperi decide di istituire una Commissione, presieduta da Ivanoe Bonomi e di bandire un concorso nazionale aperto a tutti che prevedeva: l’inserimento della Stella d’Italia (una stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana) e “ispirazione dal senso della terra e dei comuni”. Ai primi cinque classificati sarebbe andato un premio di 10.000 lire. Ad aggiudicarsi il concorso fu il professore e artista Paolo Paschetto. La sua proposta approdò all'Assemblea Costituente dove fu approvata e finalmente il 5 maggio del 1948 il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firmò il decreto legislativo n. 535, che consegnò all'Italia il suo simbolo. Come si legge sul sito del Quirinale: “L'emblema è caratterizzato da tre elementi: la stella, la ruota dentata, i rami di ulivo e di quercia. Il ramo di ulivo simboleggia la volontà di pace della nazione e della fratellanza internazionale. Il ramo di quercia incarna la forza e la dignità del popolo italiano. Entrambi, poi, sono espressione delle specie più tipiche del nostro patrimonio arboreo. La ruota dentata d'acciaio, simbolo dell'attività lavorativa, traduce il primo articolo della Carta Costituzionale: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro". La stella è uno degli oggetti più antichi del nostro patrimonio iconografico ed è sempre stata associata alla personificazione dell'Italia, sul cui capo essa splende raggiante. Così fu rappresentata nell'iconografia del Risorgimento e così comparve, fino al 1890, nel grande stemma del Regno unitario (il famoso stellone); la stella caratterizzò, poi, la prima onorificenza repubblicana della ricostruzione, la Stella della Solidarietà Italiana e ancora oggi indica l'appartenenza alle Forze Armate del nostro Paese.

Foto: Quirinale

Lo stendardo della nostra Repubblica

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Lo stendardo della nostra Repubblica

Lo stendardo presidenziale costituisce, nel nostro ordinamento militare e cerimoniale, il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue perciò il Presidente della Repubblica ogni qual volta si allontani dal Palazzo del Quirinale. Lo stendardo pertanto è esposto su tutti i mezzi di trasporto a bordo dei quali sale il presidente, all'esterno delle prefetture quando il presidente è in visita presso una città e all'interno delle sale dove interviene in veste ufficiale. Dopo la proclamazione della Repubblica venne provvisoriamente adottata, quale insegna del Capo dello Stato, la bandiera nazionale. Soltanto nel 1965 fu predisposto un progetto per l'adozione di uno specifico vessillo destinato al Capo dello Stato. Diverse sono le versioni che si sono avvicendate negli scorsi anni. L’attuale stendardo presidenziale, si ispira alla bandiera della Repubblica Italiana del 1802-1805. La sua forma quadrata e la bordatura d'azzurro simboleggiano le Forze Armate, di cui il Presidente della Repubblica è Capo.

Foto: Quirinale

the-altar-of-the-fatherland-760337 1920. Il Vittoriano o Altare della Patria

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Il Vittoriano o Altare della Patria

Il Vittoriano deve il suo nome al primo re d’Italia Vittorio Emanuele II, il "Padre della Patria”, protagonista del Risorgimento e fautore del processo di unificazione italiana. Il monumento fu inaugurato in Piazza Venezia a Roma il 4 giugno 1911 da Vittorio Emanuele III in occasione della celebrazione dei 50 anni dell’unità d’Italia.

Centro architettonico del Vittoriano è la statua equestre di Vittorio Emanuele II, l'unica rappresentazione non simbolica presente nel monumento, poiché raffigura re Vittorio Emanuele II di Savoia, personaggio storico realmente esistito. Sei gruppi scultorei invece rappresentano le allegorie dei valori civili del popolo italiano: forza, diritto, concordia, azione, pensiero, sacrificio. Mentre sono sedici le statue delle Regioni italiane di fine Ottocento e quattordici le statue delle città che furono capitali o Repubbliche marinare: Ferrara, Torino, Urbino, Amalfi, Napoli, Bologna, Firenze, Venezia, Genova, Palermo, Pisa, Ravenna, Mantova e Milano. All’interno del complesso monumentale, opera dell’architetto Giuseppe Sacconi, il 4 novembre 1921, data in cui si celebravano i 3 anni dalla fine della prima guerra mondiale, fu collocata la salma del Milite Ignoto in memoria dei tanti militari caduti in guerra e di cui non si conosce il nome o il luogo di sepoltura. Il Vittoriano è sede di numerose celebrazioni che ne hanno evidenziato il suo ruolo di simbolo dell'identità nazionale: l’Anniversario della liberazione d'Italia, la Festa della Repubblica Italiana e la Giornata dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate, durante le quali il Presidente della Repubblica Italiana e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al sacello del Milite Ignoto con la deposizione di una corona d'alloro in ricordo ai caduti e ai dispersi italiani nelle guerre. Il tema centrale di tutto il monumento è rappresentato dalle due iscrizioni sui propilei: Patriae Unitati (all’unità della patria), Civium Libertati (alla libertà dei cittadini).

Foto: Pixabay

I simboli della Repubblica italiana

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