I cavalieri teutonici

Fondato come ordine assistenziale verso la fine del XII secolo durante la terza crociata, si trasformò in un ordine impegnato nella conquista, occupazione militare e cristianizzazione dell’area baltica, ricorrendo anche a guerre lunghe e cruente

È il 15 luglio 1410. Nei pressi del villaggio di Tannenberg, nell’odierna Polonia, si profila una battaglia in grado di ridisegnare la geopolitica dell’Europa nordorientale. Da un lato sono schierate le milizie del re di Polonia Ladislao II e quelle del granduca di Lituania Vitoldo che, congiuntesi sulla Vistola due settimane prima, hanno marciato verso nord fino a penetrare in Prussia e colpire
Lautenburg e Gilgenburg. Dall’altro lato, a sbarrare la strada verso ulteriori incursioni contro le roccaforti prussiane, l’esercito di uno fra i più noti ordini monastico-militari: i cavalieri teutonici.

Battaglia di Tannenberg, 14 luglio 1410. Dipinto di Jan Matejko, 1875 circa. Museo Nazionale, Varsavia

Battaglia di Tannenberg, 14 luglio 1410. Dipinto di Jan Matejko, 1875 circa. Museo Nazionale, Varsavia

Foto: Uig / Album

Dalla Terrasanta al Baltico

Nato a San Giovanni d’Acri sullo scorcio del XII secolo, l’Ordine dei fratelli della Casa ospedaliera di Santa Maria dei teutonici in Gerusalemme era stato approvato da papa Celestino III quale ordine assistenziale nel 1191; si era andato trasformando in ordine militare solo qualche anno più tardi, incassando nel 1199 la conferma di papa Innocenzo III.

Equiparati a templari e ospedalieri da papa Onorio III nel 1221, i cavalieri teutonici si distinguevano da essi per un’esplicita – ma a ben vedere non vincolante – connotazione nazionalistica, che faceva sì che la maggior parte di essi fosse di origine tedesca. Da qui il supporto, in termini di uomini e mezzi, accordato loro per lo più nell’alveo del Sacro romano impero; da qui, inoltre, il particolare favore loro concesso da alcuni imperatori, come per esempio da quel Federico II che proprio nel quarto gran maestro teutonico, Hermann von Salza – che all’ordine avrebbe conferito statura internazionale – ebbe uno dei suoi più fidati consiglieri.

Pure impegnati nella difesa dell’Oriente latino, i teutonici avevano trovato impiego anche in Europa già nel 1211, quando il re di Ungheria Andrea II aveva ottenuto il loro intervento in Transilvania contro i nomadi pagani cumani: nel 1225 i loro brillanti risultati in termini di ripopolamento e presidio del territorio erano stati tuttavia frustrati dalla loro espulsione dal regno. Le cose andarono decisamente meglio in Prussia – a partire dall’area di Chelmno – dove fin dal 1226 il duca di Masovia aveva auspicato l’intervento dei teutonici per rintuzzare la minaccia delle tribù pagane: ottenute ampie concessioni sui territori di conquista – e opportune garanzie ducali, papali e imperiali su come tali concessioni non sarebbero state ritrattate – a partire dagli anni trenta l’ordine si prestò a fungere da forza di occupazione nell’economia di un più ampio fronte crociato che, campagna dopo campagna, avanzò rapidamente verso est e verso nord a colpi di occupazioni e conversioni forzate. Dalla fine degli anni cinquanta, tuttavia, complici l’assottigliamento delle milizie crociate e la resistenza di alcune popolazioni – come i sudoviani, sovente spalleggiati dai più distanti lituani – la guerra condotta dai teutonici iniziò ad assomigliare a una guerriglia fatta di razzie e sortite – le reisen – quando inflitte, quando subite: l’ordine ne uscì vincitore solamente nel 1283.

Cavaliere teutonico. Statua del castello di Marienburg

Cavaliere teutonico. Statua del castello di Marienburg

Foto: JTB Photo / Age Fotostock

Nel corso degli stessi decenni, peraltro, i teutonici si erano adoperati anche in un secondo fronte baltico: quello della Livonia. Nel 1237 avevano assorbito quanto restava dei cavalieri portaspada, un ordine militare nato qualche anno prima nell’orbita dell’arcivescovato di Riga che, fra contrasti politici e scarsi mezzi a disposizione, non era riuscito a consolidarsi. L’ordine teutonico prese parte al fronte crociato intento a misurarsi via via con samogizi e lituani, nonché con le milizie della ortodossa Novgorod: fu nell’economia degli scontri con queste ultime che, nel 1242, si consumò la battaglia del lago Peipus (nota anche come “battaglia del lago ghiacciato”) che vide i teutonici e gli altri crociati – pure meglio equipaggiati – cedere alla superiorità numerica dell’esercito del principe Aleksandr Nevskij. Tale sconfitta, se pure interruppe al momento lo slancio cattolico verso est, ebbe una portata modesta, e non impedì ai crociati del nord – beninteso al netto dei contrasti fra loro – di conseguire nei decenni successivi risultati quando più effimeri, quando più duraturi, nei confronti dei pagani.

Il trecento

Fu nel trecento che, nel complesso, l’ordine teutonico raggiunse l’apogeo della sua potenza: titolare di quello che era via via diventato un ampio stato sovrano, continuò a propugnare con i propri metodi l’assoggettamento e la cristianizzazione dei pagani prossimi alla propria orbita, come in primo luogo i samogizi. Peraltro, i teutonici poterono contare sul supporto di un numero di crociati da Occidente superiore rispetto a qualche decennio prima, numero che si sarebbe contratto solo sullo scorcio del secolo con la percezione del pericolo turco nei Balcani.

Fu al contempo nello stesso trecento che si delinearono le due principali potenze avverse all’ordine teutonico: il Granducato di Lituania e il Regno di Polonia. Il primo, convintamente pagano almeno fino agli anni ottanta del secolo, già nel duecento aveva ripetutamente fatto da sponda alle popolazioni baltiche in affanno contro i teutonici. Nel corso del trecento aveva dato luogo a numerose azioni di disturbo in Prussia e in Livonia, muovendo peraltro da una posizione di forza accresciuta grazie al sostegno fornito ai russi di Kiev contro i tartari. Negli anni ottanta aveva visto imporsi quale granduca Jogaila, che nel 1386 aveva accettato il battesimo in funzione del matrimonio con l’erede polacca Edvige d’Angiò: assunto il nome di Ladislao II, in forza di queste nozze egli era dunque divenuto anche sovrano di Polonia.

La battaglia del lago dei Ciudi o Peipus fu combattuta il 5 aprile 1242. Olio di Vladimir Alexandrovich, 1942. Karakalpak Museum, Nukus (Uzbekistan)

La battaglia del lago dei Ciudi o Peipus fu combattuta il 5 aprile 1242. Olio di Vladimir Alexandrovich, 1942. Karakalpak Museum, Nukus (Uzbekistan)

Foto: Fine Art Images / Age Fotostock

E appunto con la Polonia gli attriti dell’ordine teutonico risalivano quanto meno al 1308, quando i confratelli erano intervenuti a favore del principe Ladislao a Danzica e in Pomerelia, dove avevano sconfitto le truppe di occupazione del Brandeburgo: stante il mancato raggiungimento di un accordo su un’indennità a proprio favore, l’ordine aveva tenuto per sé la regione e la città. Negli anni, a questa andarono a sommarsi altre contese territoriali, alimentando un clima di ostilità – costellato di inconcludenti inchieste pontificie e di più concrete battaglie, come quella di Plowce del 1331 dalla quale l’ordine uscì sconfitto – che di fatto sottrasse a sudovest risorse che sarebbero state spendibili a nordest.

Già occasionalmente in collaborazione fra loro nel corso del trecento, nei primi anni del quattrocento polacchi e lituani unirono le proprie forze per colpire congiuntamente l’ordine teutonico nel cuore dei suoi domini. Non si trattò di un’alleanza scontata: la Polonia, esposta nei confronti dell’Ungheria, non poteva che mobilitarsi con cautela; la Lituania, a sua volta, riemergeva dopo anni di conflitti intestini – conflitti nei quali avevano tentato di incunearsi gli stessi teutonici – e si era potuta dire pacificata solo una volta che Ladislao, dalla Polonia, aveva di fatto ceduto il potere al suo riottoso cugino Vitoldo.

Il casus belli fu rappresentato nel 1409 da una rivolta anti-teutonica scoppiata in Samogizia, che l’ordine si era illuso di avere definitivamente piegato appena pochi anni prima: dietro tale recrudescenza del conflitto venne intravisto un attacco indiretto della Polonia e della Lituania. La contingenza internazionale impedì di disinnescare il clima prima che esso degenerasse, e fu così che, nella prima estate del 1410, Ladislao e Vitoldo passarono all’azione con i rispettivi eserciti, dispiegandoli in marcia contro Marienburg.

Con Laodislao II prese avvio l’età dell’oro della Polonia. Olio di Marcello Bacciarelli, XVIII secolo. Castello Reale, Varsavia

Con Laodislao II prese avvio l’età dell’oro della Polonia. Olio di Marcello Bacciarelli, XVIII secolo. Castello Reale, Varsavia

Foto: Oronoz / Album

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Da Tannenberg alla secolarizzazione

La battaglia di Tannenberg si direbbe aver preso le mosse all’insegna della sicurezza di sé dei cavalieri teutonici. L’esercito polacco-lituano in marcia – corroborato fra gli altri da contingenti boemi, russi e tartari fino a sfiorare, a detta dei contemporanei, le 40mila unità – si era acquartierato nella notte fra il 14 e il 15 luglio senza rendersi conto della prossimità dell’esercito nemico: il mattino seguente, ripresa la marcia, si era dunque trovato impreparato all’imminente battaglia. Il gran maestro dell’ordine teutonico Ulrico von Jungingen, al comando di un’armata che fra confratelli, milizie cittadine e mercenari contava oltre 20mila uomini già schierati sul campo, decise tuttavia di non mettere a frutto tale vantaggio, dando esplicitamente modo a polacchi e lituani di schierarsi a loro volta per la battaglia.

Stabilire quanto la dinamica dello scontro abbia risposto a una lucida tattica delle parti è arduo: è plausibile che il fallimento dell’assalto della cavalleria leggera lituana, e la sua conseguente rotta, abbia indotto l’ordine a contrattaccare fino a spingersi in profondità fra le linee nemiche. La manovra, che sulle prime dovette sembrare vincente, provocò però l’allentamento dei ranghi dei teutonici, che non furono più in grado di compattarsi efficacemente allorquando alla resistenza dei polacchi si andò a combinare, come in una morsa, la pressione dei lituani che nel frattempo erano rientrati nel campo di battaglia. Sotto i colpi dei nemici – su tutti, quelli della cavalleria pesante polacca – l’esercito dell’ordine non poté che ripiegare alla meglio, per poi vedersi costretto a fronteggiare anche l’insubordinazione dei propri ausiliari assegnati alle salmerie. Impossibilitati ad allestire un cerchio di carri dietro il quale trincerarsi, i teutonici rimasero esposti all’attacco del nemico: la battaglia si risolse così in una strage, nel cui bilancio si dovettero annoverare anche la morte del gran maestro e l’azzeramento del comando prussiano dell’ordine.

A un passo dall’annientamento, i teutonici riuscirono a scongiurare la caduta del loro quartier generale a Marienburg grazie all’intervento del futuro gran maestro Heinrich von Plauen che – rientrato tempestivamente dalla Samogizia alla testa di 2 o 3000 unità – ne rafforzò le difese quel tanto che bastò a polacchi e lituani per giudicare opportuno, dopo meno di due mesi di assedio, tornare a marciare verso sud. Pure scampato al peggio, con il trattato di Torun del 1411 l’ordine teutonico dovette rinunciare alla Samogizia e farsi carico di un’ingente indennità di guerra; nei decenni successivi non riuscì ad avere ragione delle ripetute pressioni militari e politiche esercitate dalla Polonia e anzi finì per incontrare non poche difficoltà anche all’interno dei propri domini prussiani. Sconfitti nella Guerra dei tredici anni (1454-1466) da una confederazione di città prussiane (fra cui Danzica, Chelmno, Torun) supportate dal regno di Polonia, con il secondo trattato di Torun i teutonici videro ridursi di molto i propri domini; la loro indipendenza venne inoltre subordinata al giuramento di fedeltà del gran maestro al re polacco.

Dopo la battaglia di Tannenberg. Dipinto del ciclo sull'epopea slava di Alfons Maria Mucha (XX secolo). Galleria nazionale, Praga

Dopo la battaglia di Tannenberg. Dipinto del ciclo sull'epopea slava di Alfons Maria Mucha (XX secolo). Galleria nazionale, Praga

Foto: Fine Art images / Age Fotostock

Nel 1525 il trentasettesimo gran maestro Alberto di Brandeburgo si convertì al luteranesimo e secolarizzò i domini prussiani dei teutonici in un ducato personale. In Livonia, dove peraltro già sullo scorcio del XV secolo era apparsa evidente l’insostenibilità della pressione esercitata dai russi, la secolarizzazione ebbe luogo nel 1562 a opera di Gottardo Kettler, che creò il ducato di Curlandia e Semgallia e lo legò quale vassallo al granducato di Lituania. L’ordine teutonico sopravvisse nella sola Germania, finendo per legarsi agli Asburgo.

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