Enrico di Guisa e le guerre di religione

Uomo ricco d'ambizione, carismatico, vendicativo ma anche magnanimo, fu fra i protagonisti delle guerre di religione in Francia, ma venne tradito e ucciso

Con i suoi 10mila morti fra i seguaci della fede calvinista, quella della notte di San Bartolomeo resta una della più terribili stragi che la storia moderna ricordi. Se come responsabile dello sterminio di venne additata in prima istanza la regina madre di Francia, Caterina de’ Medici, al suo fianco c’era anche il duca Enrico di Guisa, che oltre alle ragioni politiche nutriva una feroce motivazione personale.

Ritratto di Enrico di Guisa del 1585 circa, Museo Carnavalet

Ritratto di Enrico di Guisa del 1585 circa, Museo Carnavalet

Foto: Pubblico dominio

Un'infanzia segnata dal lutto

Enrico di Guisa nacque l'ultimo giorno dell'anno 1550 a Joinville, nell'Alta Marna, a est di Parigi. La madre era Anna d'Este, nipote di Luigi XII, e il padre il duca Francesco di Guisa, uomo d'arme e luogotenente generale del regno di Francia. Con la morte accidentale del re Enrico II, avvenuta nel 1559 nel corso di un torneo, il Paese sprofondò in una drammatica crisi politica: il quindicenne erede al trono, il delfino Francesco II, morì dopo aver regnato un solo anno. Gli succedette quindi il fratellino Carlo IX, di soli dieci anni. La madre, Caterina de' Medici, diventò reggente di un governo instabile, circuito e conteso da fazioni che si radunavano rispettivamente attorno al partito degli ugonotti (i protestanti calvinisti francesi guidati da Antonio di Borbone-Vendôme e dall'ammiraglio Gaspard de Coligny) e a quello cattolico, che aveva trovato il proprio leader in Francesco di Guisa.

Nel 1551, in seguito alla decisione di Caterina de' Medici di concedere la libertà di culto agli ugonotti fuori dalle grandi città, Francesco di Guisa decise di passare alle maniere forti massacrando un gruppo di fedeli durante una funzione. Questo episodio, detto “strage di Vassy”, aprì la strada a una vera e propria guerra di religione. Nel 1563, nel corso dell'assedio alla roccaforte ugonotta di Orléans, il duca venne ferito a morte da un aristocratico calvinista, Jean de Poltrot de Méré, forse in combutta con il rivale ammiraglio de Coligny. La sua morte portò a una temporanea cessazione delle ostilità. L'assassino fu arrestato e condannato allo squartamento. All'epoca dei fatti Enrico di Guisa aveva tredici anni e si trincerò in un mondo di rancore nei confronti di Coligny, che pure negò in seguito ogni responsabilità.

Amore e politica

Nel 1566 vi fu un tentativo di riconciliazione promosso dalla corte fra il casato dei Guisa e Coligny: Enrico rifiutò di prendervi parte. Intanto seguiva le orme paterne nell'arte della guerra. A diciassette anni partì per l'Ungheria per prendere parte alla lotta contro i turchi. Rientrato in patria, partecipò attivamente alle guerre di religione sotto lo stendardo cattolico. L'8 agosto 1570, a Saint-Germain-En-Laye, il re Carlo IX firmò assieme a Coligny una pace favorevole ai protestanti. Enrico, fervente cattolico segnato dal lutto familiare, la prese male.

L'uccisione dell'ammiraglio Coligny: Enrico di Guisa è l'uomo col cappello piumato sotto la finestra

L'uccisione dell'ammiraglio Coligny: Enrico di Guisa è l'uomo col cappello piumato sotto la finestra

Foto: Pubblico dominio

In questo scenario di guerra s'inserì anche l'amore, unito, beninteso, al calcolo politico. Sfruttando il debole che Margherita di Valois, sorella del sovrano, nutriva nei suoi confronti, Enrico ebbe l'ardire di aspirare alla sua mano, mandando il re su tutte le furie. Per blandirlo Enrico sposò dunque Caterina di Clèves, una giovane vedova di alto lignaggio, e per qualche tempo lasciò Parigi. Margherita invece venne promessa a Enrico di Navarra, capo degli ugonotti e uomo a lei inviso, col quale mantenne sempre un rapporto difficile.

La notte di San Bartolomeo

Le nozze di Margherita ed Enrico di Navarra ebbero luogo il 18 agosto 1572. Per celebrare l'unione, giunse nella capitale un gran numero di ugonotti. La loro presenza creò uno stato di nervosismo nella popolazione locale, a maggioranza cattolica. Era l'occasione che Enrico di Guisa aspettava. Quattro giorni dopo, il 22 agosto, Coligny sopravvisse a un attentato: come in un film, quando l'attentatore sparò dalla finestra, lui casualmente si abbassò per allacciarsi una scarpa, evitando così il colpo mortale. Ferito al braccio, venne portato a casa, dove ricevette una visita del re Carlo IX, mentre fra le schiere protestanti prendeva forma l'idea di un coinvolgimento di Caterina de' Medici e dei Guisa nell'attentato. La regina madre, infatti, aveva sempre cercato di barcamenarsi in una politica equa fra i due schieramenti, ma era restata cattolica.

La notte del 24 agosto 1572, nel corso di un consiglio straordinario, vennero fatte pressioni sul re affinché accettasse una reprimenda definitiva della fazione ugonotta. Era necessario eliminarli prima che questi muovessero un attacco alla Corona. Messo il sovrano con le spalle al muro, venne dato l'ordine di chiudere le porte della città, e al rintocco delle campane iniziò l'operazione di sterminio. Enrico di Guisa si presentò in prima persona a casa di Coligny, con l'intenzione di vendicare la morte del padre. Gli uomini del duca non ebbero pietà e dopo averlo massacrato e decapitato gettarono il cadavere dell'ammiraglio dalla finestra e ne trascinarono il corpo lungo le strade di Parigi.

Il duca di Guisa nella Giornata delle barricate. Paul Lehugeur, XIX secolo

Il duca di Guisa nella Giornata delle barricate. Paul Lehugeur, XIX secolo

Foto: Pubblico dominio

Nella città, all'azione delle guardie reali si unì la popolazione civile cattolica, che massacrò gli ugonotti. Le violenze continuarono per tutto il giorno, e a nulla valsero i tentativi di re Carlo di frenare lo scempio. Anzi, la carneficina si estese ad altre città della Francia, con un bilancio finale di circa 10mila morti, di cui oltre duemila nella capitale. L'opinione pubblica protestante, sconvolta, additò la “regina italiana” e la fazione dei Guisa come responsabili dell'eccidio.

La Guerra dei tre Enrichi

Nel 1574 il re Carlo IX morì e gli succedette il fratello, cattolico, col nome di Enrico III. Ma la posizione di questo nuovo sovrano non era solida, e le guerre religiose che continuavano a imperversare non aiutavano la stabilità del Paese. In prima linea c'era sempre Enrico di Guisa, che nel 1575 a Château-Thierry sconfisse le truppe tedesche alleate dei calvinisti. In quell'occasione riportò una ferita al volto che gli valse il soprannome di Balafré, lo Sfregiato. Sempre più agguerrito, nel 1576 diede vita alla Lega santa, che riuniva attorno a sé i militanti cattolici.

Questa presa di posizione preoccupò però Enrico III, che temeva le sue mire al trono. Quando nel 1584 Guisa si avvicinò al re Filippo II di Spagna attuando una politica sempre più aggressiva, re Enrico lo proscrisse. Da tempo non si lottava più solo per questioni dottrinali, ma per il governo di Francia: i sostenitori di re Enrico da una parte, il resto del mondo cattolico attorno a Enrico di Guisa e i protestanti con Enrico di Borbone, che in quanto marito di Margherita di Valois aspirava alla successione. Questa fase venne chiamata Guerra dei tre Enrichi, dal nome dei leader in corsa. 

L'uccisione di Enrico di Guisa nel 1588. Il quadro di Charles Durupt si trova al castello di Blois, dove avvenne l'omicidio

L'uccisione di Enrico di Guisa nel 1588. Il quadro di Charles Durupt si trova al castello di Blois, dove avvenne l'omicidio

Foto: Pubblico dominio
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La fine di Balafré

Nonostante la cicatrice che ne deturpava i lineamenti, il duca di Guisa era considerato dalle masse popolari un uomo di grande fascino, un eroe popolare carismatico e coraggioso in grado d'infiammare gli animi. E ciò non faceva che accrescere le preoccupazioni del re, che gli impedì di entrare vittorioso a Parigi dopo aver sconfitto i tedeschi protestanti a Vimory e ad Alneau nel 1587. Il popolo della capitale insorse il 12 maggio 1588 nella cosiddetta Giornata delle barricate, e prese possesso della città, lasciando però al sovrano una possibilità di fuga. Questi, una volta in salvo, ordì un piano per mettere il rivale definitivamente fuori gioco e convocò gli Stati generali a Blois. I sostenitori del duca fiutarono il tranello, ma egli decise di presentarsi lo stesso alla convocazione.

Il 23 dicembre 1588 una dozzina di guasconi fedeli al re lo uccise e subito dopo fu la volta del fratello, il cardinale Luigi II di Guisa, fervente sostenitore della Lega santa. La sera della vigilia i loro corpi furono bruciati e le ceneri sparse. Il Paese era in subbuglio, i sostenitori dei Guisa dichiaravano sciolti i cittadini dai legami di fedeltà alla Corona e chiedevano la deposizione del sovrano. Caterina de' Medici morì tredici giorni dopo, addolorata da questo efferato delitto, prima di vederne l'ultima conseguenza: il primo agosto del 1589 il monaco Jacques Clément vendicò la morte del suo paladino pugnalando re Enrico III. Si concludeva così la dinastia dei Valois ed Enrico di Borbone saliva al trono col nome di Enrico IV di Francia, dopo aver rinunciato alla fede protestante. 

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