Chi erano i primi veri abitanti d'America?

Quando arrivò in America il primo essere umano? Quale cammino seguì per raggiungere l’interno del continente? L’archeologia e il DNA offrono diversi indizi per rispondere a queste domande

Quando i colonizzatori spagnoli, arrivati in America nel XVI secolo, si resero conto che non erano in Asia (dove pure credeva di esser finito Colombo), ma piuttosto in un nuovo mondo, si posero molte domande sui suoi abitanti. Chi erano? Da dove venivano? Trovarono la risposta nella Bibbia, cui riconoscevano un valore storico. Per alcuni, come Benito Arias Montano, erano i successori di Noè, il patriarca che secondo il testo sacro aveva salvato l’umanità dal Diluvio. Per altri, come fra Bartolomé de las Casas, erano invece i discendenti delle tribù smarrite di Israele, di cui si erano perse le tracce dopo l’invasione assira (della stessa opinione fu, due secoli dopo, il grande naturalista Humboldt). Si credette pure che fossero i sopravvissuti a un immane cataclisma: lo sprofondamento di Atlantide. Oggi sorridiamo per l’ingenuità di quell’epoca. Sappiamo con certezza che gli antenati degli attuali nativi giunsero dall’Asia attraverso un territorio che, dopo il loro passaggio, sarebbe stato ricoperto dalle acque: lo stretto di Bering.

Pitture sulle pareti della grotta delle mani, situata nella Patagonia argentina

Pitture sulle pareti della grotta delle mani, situata nella Patagonia argentina

Foto: Kenneth Garrett

Un mondo di ghiaccio

I primi popoli americani giunsero nel continente durante la glaciazione di Würm, l’ultima che colpì il nostro pianeta, iniziata all’incirca 110mila anni fa e conclusasi 10mila anni fa. In quel periodo, infatti, calarono le temperature ed enormi masse di acqua si ghiacciarono, abbassando così il livello del mare. In ben due occasioni America e Asia rimasero unite da una lingua di terra emersa: il ponte di Beringia. Oggi lo stretto di Bering è profondo 50 metri, ma allora il livello degli oceani scese di ben 120 metri e lasciò allo scoperto una vasta regione di migliaia di chilometri quadrati.

Il pittore messicano José María Velasco immaginò così una delle notti nel periodo in cui gli esseri umani giunsero in America

Il pittore messicano José María Velasco immaginò così una delle notti nel periodo in cui gli esseri umani giunsero in America

Foto: Age fotostock

Percorsi tra il ghiaccio

Tuttavia non tutta la regione era coperta da un manto di ghiaccio. Tra 25mila e 12mila anni fa alcune zone del ponte di Beringia avevano un aspetto simile all’attuale tundra asiatica: un paesaggio secco e freddo, in cui, però, potevano vivere gli esseri umani e brucavano grandi mammiferi adattatisi all’ambiente, tra cui il mammut e il bisonte antico. Le stesse temperature che provocarono l’abbassamento del livello del mare e aprirono il transito tra Asia e America complicarono non poco la vita degli uomini nell’America del nord.

I primi abitanti giunsero in America quando il livello del mare scese a causa della glaciazione

Infatti queste causarono la formazione di due calotte di ghiaccio, il Laurentide e il ghiacciaio della Cordigliera, che coprirono gran parte del territorio impedendo così il passaggio verso l’interno. Ma all’incirca 14mila anni fa tra le due calotte emerse un lembo di terra: il corridoio dell’Alberta, che consentì agli esseri umani di circolare. Questa lingua di terra priva di ghiacci è un elemento chiave per chi crede che il popolamento dell’America avvenne allora, e non prima. Il corridoio permetteva infatti di raggiungere il centro e il sud degli attuali Stati Uniti, dove si trovano i siti archeologici che avvalorerebbero tale teoria, e dove sono state ritrovate delle caratteristiche punte litiche conosciute come “punte di Clovis”. Da lì il nome di tale teoria del popolamento tardivo in America: Clovis-first, “teoria dei primi Clovis”.

Punta di Clovis trovata nel sito di Blackwater Draw

Punta di Clovis trovata nel sito di Blackwater Draw

Foto: Kenneth Garrett

Tuttavia recenti indagini, hanno sollevato molti dubbi su tale interpretazione: il corridoio dell’Alberta sarebbe stato abitabile solo 12.600 anni fa, quando vi comparvero le prime piante di cui si sarebbero cibati gli animali cacciati dagli uomini. Poiché tale data è posteriore alle numerose tracce umane presenti in nord America, i primi abitanti del continente non potevano venire dall’interno, ma lungo un altro percorso.

L’autostrada delle alghe

Anche la costa nordamericana del Pacifico subì l’effetto dei ghiacciai, ma in due periodi – tra 24mila e 18mila anni fa e, successivamente, 14mila anni fa – l’abbassamento del livello del mare e il ritirarsi dei ghiacci lasciarono allo scoperto una lunga frangia costiera dal ponte di Beringia lungo la quale potevano muoversi i cacciatori-raccoglitori provenienti dall’Asia. I gruppi che si avventuravano in quel passaggio costiero potevano disporre di abbondanti risorse marine. Tra gli altri, gli archeologi Jon M. Erlandson e Torben C. Rick hanno avanzato la kelp highway hypothesis,“ipotesi dell’autostrada di laminarie”: i primi americani avrebbero raggiunto il continente lungo la costa del Pacifico, lontano dai ghiacciai, dove foreste di alghe laminarie (kelp), con la loro grande biodiversità, offrivano cibo abbondante ai gruppi dotati dei mezzi necessari per navigare o pescare.

Le Channel Islands, in California, si trovano lungo la rotta costiera del popolamento americano

Le Channel Islands, in California, si trovano lungo la rotta costiera del popolamento americano

Foto: Kenneth Garrett

L’esistenza di questa rotta costiera conferma l’ipotesi di un popolamento precoce dell’America: il cosiddetto pre-Clovis, “prima di Clovis”, che spiegherebbe l’esistenza, in America del sud, di siti antichi come quello di Clovis o perfino anteriori. L’arrivo dei primi abitanti sarebbe allora avvenuto molto prima di quanto lascino credere i siti di Clovis; forse persino 40mila anni prima. Tuttavia l’innalzamento del livello del mare dopo la fine della glaciazione ha sommerso la maggior parte delle “autostrade”, cosicché i siti più antichi che potrebbero corroborare tale ipotesi sono oggi inaccessibili, e buona parte di questi è scomparsa. Le datazioni ricavate nei siti dell’attuale costa della California si situano attorno a 12.200 anni fa.

Date successive

Per molto tempo la maggior parte dei ricercatori ha concordato su un popolamento tardivo dell’America, situato perfino attorno a 12mila-11.500 anni fa (lo dimostrerebbero i siti come Blackwater Draw, nel Nuovo Messico, risalente a circa 12mila anni fa). Invece, oggi sono molti i siti archeologici che, in tutto il continente americano, confermano la possibilità di un popolamento anteriore, precedente a Clovis. Tra questi risultano, per esempio, Meadowcroft Rockshelter, negli Stati Uniti (16mila anni fa); Arroyo Seco (14mila anni fa) e Piedra Museo (12.890 anni fa) in Argentina, o Monte Verde (14.800 anni) e Tres Arroyos (11.880 anni fa) in Cile. Sono state proposte anche datazioni prossime a 50mila anni fa a Pedra Furada (Brasile), anche se tali dati non sono stati accettati da tutta la comunità scientifica.

L’antropologo James Adovasio diresse gli scavi di Meadowcroft Rockshelter, i cui reperti risalgono a 16mila anni fa

L’antropologo James Adovasio diresse gli scavi di Meadowcroft Rockshelter, i cui reperti risalgono a 16mila anni fa

Foto: Kenneth Garreth

Sono forse venuti dall’Oceania?

Le più antiche datazioni dei siti sudamericani, come quelli appena menzionati, sono alla base dell’ipotesi su un popolamento dell’America del sud a partire dalle isole della Polinesia. Ciononostante, i dati forniti dai genetisti si dirigono verso altre ipotesi. I lavori più solidi, accettati dalla comunità scientifica e basati sull’analisi del DNA mitocondriale, confermano un’origine asiatica dei primi americani. Alcuni popoli americani condividono gli aplotipi (particolari combinazioni lineari di alleli in una determinata regione cromosomica) con gli asiatici, e in particolare con quelli della zona meridionale dell’odierna Cina e del nord del Vietnam; aplotipi simili non si riscontrano, però, nella parte meridionale di questa regione, dove si trovano le isole della Polinesia.

Probabilmente i primi americani giunsero nel continente molto prima di quanto si creda, forse 40mila anni fa

Inoltre gli studi sui polimorfismi proteici hanno permesso all’antropologo Sergio Iván Pérez di tracciare un albero che mostra indubbie relazioni genetiche tra le popolazioni americane e quelle del nord-ovest e della zona artica dell’Asia. Sappiamo, perciò, da dove sono venuti i primi americani, ma dobbiamo ancora rispondere all’altra domanda: quando sono arrivati? Se le genti di Tres Arroyos vissero all’incirca 12mila anni fa nella Terra del Fuoco cilena, all’estremità meridionale del continente, a più di 15mila chilometri dallo stretto di Bering, quando giunsero in America i loro antenati?

Segni dei tempi. Pittogrammi sulla principale parete di arte rupestre di Sunburst Shelter. Comprende pitture nello stile del fiume Pecos che vanno dal 2700 a.C. al 600 d.C.

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