Benedetto Marcello, il musicista intellettuale

Compositore e letterato, si affermò a Venezia e in Europa grazie alla sua musica e agli scritti realizzati per educare a una corretta composizione strumentale

Non tutti i musicisti nascono con una naturale predisposizione. Alcuni devono i propri successi ad anni d'impegno e caparbia perseveranza. È questo il caso di Benedetto Marcello, che a quanto sembra fu spinto a eccellere dal rapporto conflittuale con Alessandro, il talentoso fratello maggiore all quale spesso si comparava.

Benedetto Marcello nacque il 24 luglio del 1686 a Venezia, in una famiglia del patriziato. Era il terzo e ultimogenito di Agostino, uomo di vastissima cultura e intellettuale amante della musica e della letteratura, e Paolina Capello S. Lunardo, dotata d’inclinazioni pittoriche e poetiche. I fratelli maggiori, Alessandro e Girolamo, volsero fin da giovani i propri interessi alla letteratura, ma se del secondo conosciamo poco, di Alessandro sappiamo che coltivò anche le proprie innate doti musicali diventando poi compositore affermato. Celebre è il suo Concerto in re minore per oboe, archi e basso continuo che nel 1970 diventerà colonna sonora dell’acclamato film di Enrico Maria Salerno Anonimo Veneziano, tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Berto. In realtà, tale concerto era stato inizialmente attribuito a Benedetto, e l’attuale paternità non è ancora del tutto certa.

Ritratto del compositore Benedetto Marcello (1686-1739). Collezione privata

Ritratto del compositore Benedetto Marcello (1686-1739). Collezione privata

Foto: Cordon Press

In ogni caso, il rapporto fra Alessandro e Benedetto pare sia stato complicato da una certa rivalità fra i due. Un aneddoto riporta che nel corso di una visita a palazzo Marcello, una principessa di Brunswick fosse rimasta affascinata dal giovane Benedetto e avendo chiesto ad Alessandro, che in quell’occasione si era esibito con le sue composizioni, se anche il minore suonasse, questi l’aveva umiliato dicendo che al massimo era in grado di portargli le carte da musica. Benedetto si era risentito, e da quel momento si era applicato con rinnovato vigore allo studio del violino. Non sappiamo dove si formò, ma un’ipotesi accreditata si riferisce al collegio dei padri somaschi a sant’Antonio di Castello. Quel che sappiamo invece è che allargò i suoi orizzonti dal violino al clavicembalo. Fra i diciassette e i vent’anni si diede completamente allo studio della musica con tale frenesia da ammalarsi per il troppo lavoro.

La carriera politica e le prime composizioni

In quanto figlio minore di famiglia nobile, Benedetto doveva guadagnarsi da vivere e per questo motivo venne avviato all’avvocatura. All’età di ventun anni entrò a far parte del Maggior Consiglio – il massimo organo politico della Repubblica di Venezia – grazie all’estrazione della “balla d’oro”. Per accedere alla più importante istituzione della Serenissima, bisognava essere aristocratici e avere un’età minima di venticinque anni. Le eccezioni ai minori avvenivano sorteggiando annualmente trenta giovani patrizi fra i venti e i ventiquattro anni iscritti all’Avogadoria de Comun, che entravano a far parte del Maggior Consiglio se estraevano delle palline dorate – la balla d'oro, appunto – da un sacchetto che conteneva delle sfere nere. Marcello fu uno dei selezionati e da quel momento la sua carriera politica fu fitta d’impegni e d’incarichi di prestigio. Nonostante Benedetto si sentisse in qualche modo ingabbiato e vedesse l’attività burocratica come un limite all’estro artistico, riuscì comunque a ricavarsi degli spazi.

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Nel 1707 fece un viaggio a Firenze, dove probabilmente incontrò il musicista tedesco Georg Friedrich Händel, uno dei maggiori compositori barocchi che in quel momento si trovava nella città toscana a servizio della famiglia Medici. Lo stesso anno, Marcello esordì come autore di un libretto anonimo per il dramma musicale La fede riconosciuta, che venne portato in scena al Teatro di Piazza di Vicenza. L’anno successivo pubblicò la sua prima raccolta a stampa: i dodici Concerti a cinque con violino solo e violoncello obligato. L'opera ebbe un certo rilievo tanto che Johann Sebastian Bach, il compositore e musicista tedesco, riprese il secondo concerto e lo trascrisse per strumento a tastiera.

Dall’Arcadia all’Accademia filarmonica

Nel primo decennio del XVIII secolo Marcello ebbe modo di frequentare assiduamente la potente famiglia romana dei Borghese, cui dedicherà l’oratorio La Giuditta e la serenata La morte dell’Adone. Questa frequentazione lo introdusse nel 1711 alla prestigiosa Accademia dell’Arcadia, fondata a Roma nel 1690. Al suo interno, le più brillanti penne della letteratura del tempo si proponevano di arginare l’ampollosa deriva barocca che la poesia stava prendendo in favore di uno stile più semplice e lineare, che si rifaceva idealmente alla sobrietà della poesia pastorale greca. Quello fu per Marcello un anno molto favorevole dal punto di vista del riconoscimento artistico, tanto che entrò a far parte anche dell’Accademia filarmonica di Bologna grazie ad una composizione dedicata a papa Clemente XI , la Messa a quattro voci.

'Il Teatro alla moda', satira anonima attribuita a Benedetto Marcello

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Foto: Pubblico dominio

Gli anni successivi furono segnati da un’attività molto intensa, dalla quale nacquero ben trecento cantate da camera, molte delle quali a tema arcadico-pastorale in linea con la sua adesione all’Arcadia. Non mancò inoltre la produzione a tema mitico-eroico o legato all’epica classica, con titoli quali Cleopatra, Medea o Erode. Anche la musica puramente strumentale trovò il suo spazio con numerose sonate per clavicembalo, violoncello e basso e sinfonie introduttive.

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Le opere educative

Benedetto Marcello prese molto sul serio il suo ruolo di adepto dell’Arcadia, tanto da dedicare parte della sua opera alla critica nei confronti delle sperimentazioni non allineate con i criteri accademici. Nel 1716 pubblicò la Lettera famigliare di un accademico filarmonico et arcade sopra un libro di duetti, terzetti e madrigali a più voci stampato in Venezia da Antonio Bortoli l’anno 1705. Il testo uscì anonimo, ma gli venne da subito attribuito da parte degli stessi colleghi bolognesi. Le arringhe contro uno stile a suo dire «triviale» e punteggiato da «improprie soluzioni» furono feroci e impietose, nonostante lui stesso amasse in qualche misura la sperimentazione.

Lo stile corrosivo verrà conservato nel successivo Il teatro alla moda (1720), satira uscita anonima a Venezia ma riconducibile ancora una volta al Marcello in cui polemizza con l’intera “classe teatrale”, dai compositori agli attori, dai ballerini agli impresari passando per cantanti, musicisti e «affittascagni». Qui ricorre in parte al vernacolo bolognese ed elargisce consigli assurdi e paradossali auspicando nel contempo un ritorno alla purezza dello stile classico. Nel suo mirino, i grandi nomi dell’epoca, fra i quali Antonio Vivaldi (che diventa Alma Viva), e Giuseppe Maria Orlandini (Orlando).

L'anticamera del Maggior Consiglio di Venezia. 1765-1768 circa

L'anticamera del Maggior Consiglio di Venezia. 1765-1768 circa

Foto: Heritage Art / Heritage Image

Se da un lato Marcello attacca, dall’altro fornisce esempi di come le cose andrebbero fatte, come nel caso delle Canzoni Madrigalesche del 1718. Sempre in linea con la «nobile semplicità degli antichi», fra il 1724 e il 1726 Marcello opera una trasposizione musicale dei primi cinquanta salmi biblici e li raccoglie nell’Estro poetico-armonico pubblicati dallo stampatore Lovisa a Venezia e usciti in otto volumi, ciascuno dei quali corredato da un’introduzione in cui vengono affrontati dall’autore temi relativi alla storia della musica ebraica e classica e alla trasposizione dello stile antico nelle opere coeve. L’Estro poetico-armonico gli garantì fama imperitura.

La musica a servizio della fede

Nel 1728 Marcello sposò Rossana Scalfi, giovane di umili origini conosciuta anni prima mentre si esibiva in spettacoli notturni sui battelli del Canal Grande. Colpito dalla sua voce, l’aveva presa sotto la sua tutela offrendole mantenimento ed educazione musicale. L'unione avvenne in segreto, e quando fu reso pubblico la famiglia la prese male tanto che dopo la morte di Benedetto suo fratello Alessandro fece causa alla famiglia Scalfi per alcune irregolarità burocratiche nel matrimonio. Alessandro vinse la causa e Rossana (che non aveva figli) rimase senza eredità.

Allo stesso anno del matrimonio viene pure fatto risalire un episodio che segnò l’esistenza di Marcello: da sempre uomo devoto, un giorno mentre camminava lungo la navata della chiesa dei Santi Apostoli di Venezia calpestò una lapide sepolcrale che cedette sotto il suo passo. Per questo si trovò a sprofondare nel terreno, come inghiottito dalla terra. Si dice che l'episodio lo turbò a tal punto da sentirsi in difetto nei confronti di Dio, e da quel momento in avanti si dedicò esclusivamente allo studio delle Scritture e alla composizione di poesie sacre tra cui ricordiamo la raccolta A Dio. Sonetti… con altre rime, di argomento sacro e morale (1731). Parallelamente la sua dedizione alla musica andò scemando e si restrinse alle sole composizioni di musica sacra.

Trasferitosi nel 1733 a Pola con l’incarico di provveditore della Repubblica, cominciò a patire i primi segni di una precoce decadenza fisica. Nel 1738 si trasferì nuovamente, questa volta a Brescia, in veste di Camerlengo. Qui partecipò in maniera attiva alle attività devozionali continuando a svolgere le sue funzioni amministrative. In questa fase avvenne un ultimo colpo di coda che fece riaffiorare la sua vena satirica nel componimento poetico Fantasia ditirambica eroicomica (1738) in cui prosa aulica, musica e dialetto bresciano si alternano prendendo in giro personaggi e situazioni della vita veneziana.

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Fu un ritorno fugace alle facezie di un tempo: la sua salute si aggravò ulteriormente a causa della tubercolosi che l’aveva colpito. Benedetto Marcello morì a Brescia il 24 luglio 1739, nel giorno del suo cinquantatreesimo compleanno. Nonostante le sue disposizioni testamentarie, come già detto, alla moglie non restò nulla.

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