Basilio II di Bisanzio conquista i Balcani

Dopo decenni di cruenti scontri, nel 1014 l’imperatore bizantino Basilio II sconfisse l’esercito dello zar bulgaro Samuele (977-1014) ed estese i suoi domini fino all’odierna Sofia

Dagli inizi del VII secolo l’impero bizantino fu minacciato alla frontiera del Danubio dalle armate dei bulgari. Conosciuti per la loro destrezza come cavalieri, derivata dal loro passato di guerrieri nomadi, i bulgari si erano insediati nei territori del basso Danubio e avevano imposto il loro dominio sulla popolazione slava, che qualche tempo prima aveva devastato la regione, sconvolta dalle invasioni barbariche all’indomani del crollo definitivo dell’impero di Occidente. Si ebbero incessanti incursioni slave nel territorio bizantino, compresa la città di Costantinopoli, che i ribelli cercarono di conquistare in diverse occasioni. Agli inizi del X secolo il regno bulgaro si era convertito al cristianesimo e aveva formato un esteso impero che comprendeva la Serbia, la Bosnia, la Macedonia e la Tracia.

Questa miniatura della 'Cronaca' di Scilitze raffigura l’assedio di Salonicco nel 1040 da parte dei ribelli bulgari e serbi

Questa miniatura della 'Cronaca' di Scilitze raffigura l’assedio di Salonicco nel 1040 da parte dei ribelli bulgari e serbi

Foto: Werner Forman / Gtres

L’antico khan, il sovrano bulgaro, portava ora il titolo di zar, sfidando apertamente l’autorità dell’imperatore di Bisanzio. Nel 969 l’imperatore Giovanni I Zimisce riuscì a sconfiggere lo zar bulgaro Boris II e a farlo prigioniero a Costantinopoli, annettendo così la Bulgaria orientale all’impero. In seguito a questa vittoria, i bizantini credettero che la minaccia rappresentata dai barbari fosse finalmente svanita. I bulgari, invece, si ribellarono presto al dominio bizantino. Nel 976, infatti, si unirono al neoeletto zar Samuele, fondatore della dinastia dei Sismanidi, e dichiararono guerra all’impero di Bisanzio. Iniziarono presto le incursioni nel territorio imperiale; nel 983 i bulgari conquistarono Larissa, la capitale della Tessaglia bizantina.

In quegli anni era asceso al trono di Costantinopoli Basilio II, un giovane che, a differenza del fratello più piccolo Costantino VIII, con il quale divideva la reggenza dell’impero, era conosciuto per le sue doti strategiche e militari. Basilio si apprestò ad attaccare i bulgari nel loro territorio e mise sotto assedio Triaditza, presso l’odierna Sofia, ma la mancanza di viveri lo obbligò alla ritirata. La sconfitta, nel 986, fu oltremodo umiliante: Basilio fu vinto definitivamente al passo chiamato porta di Traiano (Kapulu Derbent). In seguito alla disfatta si scatenò una guerra civile nell’impero bizantino che quasi costò la corona a Basilio. Adirato per la sconfitta, l’imperatore giurò che, se fosse sopravvissuto, si sarebbe vendicato dei bulgari. Intanto Samuele ampliò il suo regno fino all’Adriatico, e a Salonicco e sottomise i serbi.

Basilio II il guerriero

Fu a partire del 991 che Basilio poté tornare a occuparsi dei suoi nemici sul Danubio. Per diversi anni l’esercito imperiale era stato impegnato a sedare le insurrezioni del generale Bardas Sclero e del principe Vladimiro di Kiev, tuttavia Basilio fu in grado di riorganizzare il suo esercito per affrontare i bulgari; il cronista bizantino Michele Psello, in Imperatori di Bisanzio, raccontava che questi mangiava gli stessi pasti dei soldati, dormiva all’addiaccio e si spostava a piedi e non a cavallo. Nel resoconto di Psello si legge ancora che Basilio «non conduceva le campagne contro i barbari alla maniera dei più tra i sovrani, che escono a metà primavera e rientrano sul morir dell’estate: per lui a segnare l’ora del rientro era l’estinguersi stesso del fine per cui s’era mosso».

BasilioII, miniatura di un salterio. Secolo XI. Libreria marciana, Venezia

BasilioII, miniatura di un salterio. Secolo XI. Libreria marciana, Venezia

Foto: E. Lessing / Album

Basilio dovette tener testa a diversi conflitti alle frontiere orientali e per frenare l’espansione bulgara si vide obbligato a chiedere aiuto ai veneziani, ai quali dovette consegnare la costa dalmata. Ciononostante, nel 996 Basilio II ottenne un’importante vittoria sui bulgari nella battaglia di Spercheios, nell’attuale Grecia centrale.

Negli anni successivi, l’imperatore iniziò una grande offensiva contro i suoi nemici: prima riconquistò le terre della Mesia e dopo aver sconfitto Samuele nella battaglia di Skopje, nel 1004, riconquistò i territori della Macedonia e della Tessaglia. Secondo il cronista Giovanni Scilitze, da quel momento Basilio invase ripetutamente il territorio bulgaro, sebbene gli storici attuali considerino queste “invasioni” annuali solo delle incursioni di saccheggio. L’impatto, a ogni modo, fu forte, poiché mentre le terre bulgare venivano distrutte dal passaggio degli eserciti imperiali, la posizione dello zar Samuele si indeboliva sempre più.

Per tale ragione, nell’estate del 1014 il monarca bulgaro decise d'impedire l’ennesima razzia, fortificando la valle di Kleidion, tra la Bulgaria e la Macedonia, con l’obiettivo di bloccare il passaggio attraverso il fiume Strimone nei territori bulgari. Dopo una serie di attacchi contro le fortificazioni, il 29 luglio 1014 i bizantini lanciarono un attacco frontale, accompagnato da una manovra avvolgente della retroguardia bulgara, e inflissero la sconfitta definitiva al nemico. Basilio II, che aveva partecipato personalmente al conflitto, così come lo zar Samuele, poté ritenersi soddisfatto dell’esito della battaglia: era finalmente riuscito a vendicarsi dell’umiliante sconfitta nella battaglia della porta di Traiano.

Moneta con l'effigie di Basilio II. 1025. Jean Vinchon Numismatique, Parigi

Moneta con l'effigie di Basilio II. 1025. Jean Vinchon Numismatique, Parigi

Foto: Art Archive

Tempo di vendetta

Basilio non si accontentò, comunque, della sola vittoria sul campo di battaglia. La fuga repentina di Samuele e di una parte dell’esercito aveva lasciato nelle mani dei vincitori un gran numero di prigionieri bulgari: ottomila, secondo la Cronaca di Costantino Manasse; 15mila, invece, secondo il racconto di Giovanni Scilitze. L’imperatore bizantino, come ritorsione per la morte in battaglia del suo generale Niceforo III Botaniate, ordinò di infliggere a tutti i prigionieri la punizione riservata ai ribelli: i bulgari catturati vennero accecati a entrambi gli occhi con un ferro incandescente; uno ogni cento veniva, invece, privato di un solo occhio per poter fare da guida ai suoi compagni sulla via di ritorno per la Bulgaria.

Secondo alcuni resoconti, l’arrivo del corteo dei bulgari ciechi a Sardica, l’attuale Sofia, colpì a tal punto lo zar Samuele da portarlo alla morte in due giorni. Da quel momento Basilio II fu conosciuto come il Bulgaroctono, ovvero «uccisore di Bulgari».

Nonostante questa grande vittoria, le truppe bizantine impiegarono ancora quattro anni per soffocare definitivamente gli ultimi focolai di rivolta. I generali bizantini continuarono ad attaccare i principali punti di resistenza bulgara, mentre i diplomatici inviati da Basilio ottennero la resa di diversi nobili. L’ultimo a consegnarsi al nemico fu Giovanni Vladislav, sconfitto in battaglia nel 1018. Nello stesso anno, dopo aver nuovamente accecato i suoi prigionieri, Basilio II entrò vittorioso a Sardica ottenendo successivamente il controllo di tutta la penisola balcanica. Tornato a Costantinopoli, fece la sua entrata trionfale indossando con orgoglio una toupha, la corona piumata della vittoria.

Il monastero di Rila, in Bulgaria, fu un importante centro di pellegrinaggio. Qui si veneravano le reliquie del suo fondatore, San Giovanni di Rila (Ivan Rilski)

Il monastero di Rila, in Bulgaria, fu un importante centro di pellegrinaggio. Qui si veneravano le reliquie del suo fondatore, San Giovanni di Rila (Ivan Rilski)

Foto: W. Buss / Age Fotostock

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Magnanimo nella pace

Se Basilio si mostrò spietato con i suoi nemici in guerra, non si può dire altrettanto al momento della pace. I suoi nuovi sudditi furono trattati allo stesso modo degli altri cittadini dell’impero: furono imposti dei tributi non troppo gravosi, fu concesso loro un arcivescovado indipendente e vennero attribuite signorie locali ad aristocratici bulgari, serbi e croati. Secondo Michele Psello, Basilio II «da allora, avendo sottratto l’impero alla sorte superba e invidiosa, non solo si rese piana la via del potere, ma chiuse anche le uscite delle somme di danaro versate e costituì un tesoro imperiale di molti talenti sia non dando via nulla, sia continuando a incrementarlo. Riempì la cassa imperiale di una somma che andava fino a 200mila talenti».

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