Astrologia in Grecia: la lettura delle stelle

I greci credevano che gli astri esercitassero un'influenza decisiva sugli individui, e trasmisero questa superstizione ai romani

Se un uomo conosce con precisione tutti i movimenti di tutte le stelle, del Sole e della Luna, così che non gli sfuggano né il momento né il luogo del loro evento [...] e se conosce la natura degli astri in conseguenza di continue osservazioni […] come non potrà prevedere in ogni occasione le caratteristiche che l’aria presenterà in base alla reciproca relazione degli astri in quel momento, se sarà più calda o più umida? E perché dunque non potrebbe stabilire le qualità del temperamento di un uomo in base alla posizione degli astri al momento della sua nascita, per esempio se è fatto nella stessa misura di materia e di spirito, e prevedere gli eventi che potranno accadergli osservando una certa configurazione degli astri, che predispongono alla prosperità, in armonia con questo temperamento, o al contrario osservandone una che causa sventure?».

Sorprendentemente, chi riflette in questo modo sulle virtù dell’arte della predizione attraverso l’osservazione degli astri non è un astrologo, ma un illustre astronomo dell’antichità, Claudio Tolomeo. Ancora alla sua epoca, a metà del II secolo d.C., a Roma, nel cuore del potere politico ed economico, e ad Alessandria, fulcro della ricerca matematica, astronomica e medica, l’astrologia e l’astronomia erano tutt’uno.

Claudio Tolomeo. Ritratto di Justus Van Gent. XV secolo. Museo del Louvre, Parigi

Claudio Tolomeo. Ritratto di Justus Van Gent. XV secolo. Museo del Louvre, Parigi

Foto: White images / Scala, Firenze

Questa scienza comprendeva la predizione sia dei movimenti degli astri, sia dei cambiamenti «nel mondo in cui gli astri girano», cioè corrispondeva a ciò che noi chiamiamo astrologia. Per questo i termini astronomia (“studio delle leggi che governano gli astri”) e astrologia (“studio degli astri”) sono stati indistintamente usati per riferirsi allo studio dei corpi celesti. Questa scienza ha origini antichissime: era praticata almeno duemila anni prima di Cristo in Mesopotamia, poi in Egitto, e giunse in Europa attraverso i greci.

Le radici mesopotamiche

I caldei, gli antichi abitanti di Babilonia, credevano che gli astri, così come influenzavano il tempo atmosferico e la crescita della vegetazione, esercitassero un’azione anche sugli esseri umani, e nei fenomeni celesti ricercavano indizi sull’esito delle azioni intraprese. Mancando loro conoscenze precise sull’evoluzione dei pianeti, per i loro pronostici i caldei osservavano le eclissi di Luna, il suo colore al tramonto e quello dei pianeti che l’accompagnavano. I pronostici dei sacerdoti riguardavano in genere l’intera popolazione o i sovrani. Così, per esempio, all’osservazione «la Luna si muove e Mercurio resta fisso nella sua posizione» si dava la seguente interpretazione: «il re della Fenicia cade e il suo nemico saccheggia la sua terra».

Si credeva che le posizioni degli astri determinassero il corso dell’esistenza

Tolomeo spiega come a ogni Paese corrispondessero determinate influenze in base al quadrante celeste che le governava: «Britannia, Germania, Galazia [in Anatolia] e Bastarnia [attuali Moldavia e Ucraina] si apparentano a Marte, e per questo sono selvagge, arroganti e fiere… mentre l’Italia e l’Apulia, la Gallia e la Sicilia si collegano con il Leone e il Sole, e per questo sono cordiali, benefiche e cooperative… di fronte a loro, l’Etruria, il paese dei celti e la Spagna si apparentano al Sagittario e a Giove: per questo sono indipendenti e semplici e amano la chiarezza».

I progressi nelle osservazioni astronomiche permisero ai greci predizioni assai più ampie e diversificate. Esse attribuivano grande importanza ai pianeti e alle loro posizioni reciproche e rispetto al Sole, alla Luna e alle costellazioni dello zodiaco. La più importante differenza era però che nel mondo greco le predizioni non erano riservate ai regnanti, ma venivano anche realizzate per persone comuni con la pratica della genetlialogia, che si sarebbe diffusa anche nel mondo romano.

Il dio tardoantico Fanes, associato al tempo cosmico, con i segni dello zodiaco.  III secolo d.C. Galleria Estense, Modena

Il dio tardoantico Fanes, associato al tempo cosmico, con i segni dello zodiaco. III secolo d.C. Galleria Estense, Modena

Foto: AKG / ALBUM

I pianeti e lo zodiaco

Per i greci, la Terra e il genere umano erano soggetti all’influenza degli astri: il Sole e la Luna (che erano chiamati luminarie), i cinque pianeti fino a quel momento noti (Saturno, Giove, Marte, Venere e Mercurio) e i segni zodiacali. Questa influenza era proporzionale al loro potere, derivava dalla loro natura ed era esercitata mediante effluvi che dipendevano dalle loro posizioni rispetto allo zodiaco e agli altri astri. I pianeti, quindi, avevano carattere e personalità peculiari, provavano simpatie e antipatie reciproche e –in base alla posizione all’interno dello zodiaco– potevano trovarsi nella propria casa o in un territorio ostile, ciò che rafforzava o indeboliva i loro benefici o nefasti effetti e il loro potere.

In particolari momenti le influenze astrali erano molto importanti, per esempio quando si stava per avviare un progetto o alla nascita. Gli astrologi, chiamati “caldei” dai greci e “matematici” dai romani, determinavano la posizione degli astri nel momento della consultazione e interpretavano i segni che essi offrivano. Il ricorso all’astrologia divenne una pratica comune fra le classi che se lo potevano permettere, e rafforzò antiche credenze popolari quali, per esempio, quelle che interpretavano le eclissi come segni funesti.

L'imperatore Augusto e il suo ascendente, il Capricorno. Cammeo

L'imperatore Augusto e il suo ascendente, il Capricorno. Cammeo

Foto: Metropolitan Museum / Scala, Firenze

I più antichi oroscopi a noi noti sono scritti su papiro ed enumerano la posizione degli astri nel momento corrispondente alla consultazione o alla nascita, corrispondono insomma alla cosiddetta “carta astrale”. Alle volte danno notizie sul postulante, come in questo caso: «Anno 27 di Cesare, 5 [del mese egizio di] Faofi nel calendario di Augusto [2 ottobre dell’anno 3 a.C.], alla terza ora del giorno: Sole in Bilancia, Luna in Pesci, Saturno in Toro, Giove in Cancro, Marte in Vergine, Venere in Scorpione, Mercurio in Vergine, Scorpione all’ascendente, Leone allo zenit, poi Toro al discendente; Acquario al nadir. Pericolo. A causa di Marte, sii cauto per quaranta giorni». Oltre a consigli di questo tipo, è raro che gli oroscopi contengano predizioni: così infatti si riducevano le possibilità di equivoci, una saggia precauzione che permetteva all’astrologo di conservare la clientela.

Il pronostico più lungo presente negli «oroscopi dei papiri» è quello realizzato su un bambino nato il 27 giugno 345 d.C. a Ossirinco, località dell’Alto Egitto. In questo testo, l’astrologo scrive: «Marte causerà un’anomalia, ma se non sono presenti altri pianeti, poiché non ha grossi effetti, non provocherà grande danno e, anzi, se trova Venere in opposizione porterà vantaggi e successi al padre».

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Negli astri il segreto dell’esistenza

Altri oroscopi giunti sino a noi sono quelli di Vettio Valente, che nel II secolo d.C. ad Alessandria scrisse un testo di astrologia. Essi corrispondono a persone già defunte, e servono a esemplificare le influenze teoriche dei pianeti e i loro aspetti, vale a dire gli angoli che i pianeti formano tra loro (opposizione, congiunzione, sestile, trigono, quadratura…) all’interno del cerchio zodiacale.

Così, in un oroscopo corrispondente all’1 aprile dell’anno 78, Vettio Valente spiega: «Il Sole, la Luna, Giove e l’ascendente in Ariete; Saturno e Venere in Acquario; Marte nei Gemelli, Mercurio nei Pesci. Questa persona fu autoritaria e dispotica, perché i vertici del trigono erano centrali e ascendenti, e nello stesso luogo stavano la Parte di fortuna e il demone, la calma e l’esaltazione. Ma Marte, che governa questi luoghi, era situato sfavorevolmente e in dissonanza con questa casa e ha avuto opposti effetti, l’esilio e la morte violenta».

Calendario romano inciso su una tavoletta di marmo con i mesi rappresentati dai segni dello Zodiaco e i giorni dalle divinità corrispondenti ai pianeti. I secolo d.C.

Calendario romano inciso su una tavoletta di marmo con i mesi rappresentati dai segni dello Zodiaco e i giorni dalle divinità corrispondenti ai pianeti. I secolo d.C.

Foto: AKG / ALBUM

Valente illustra anche gli oroscopi di persone che soffrirono di gravi malattie: «Il Sole e Mercurio in Toro, la Luna in Acquario, Saturno e Venere in Ariete, Giove nella Vergine, Marte nei Pesci e l’ascendente nel Leone; la Parte di fortuna nel Toro; la sua reggente, Venere, in Ariete con Saturno. Questo individuo era calvo e soffrì di herpes e di lebbra, perché il reggente del buon genio era nei Pesci». Offre anche oroscopi di persone che perirono di morte violenta: «Sole, Marte e Venere nel Cancro, Saturno e Mercurio nel Leone, Giove in Acquario, la Luna nei Pesci; Scorpione all’ascendente; la Parte di fortuna nel Leone, la casa della morte nei Pesci. La Luna e Saturno erano presenti nella Parte; il reggente, il Sole, nel Cancro, segno d’acqua. Morì in bagno, affogando nell’acqua. Marte stava in opposizione con la Luna piena, e Saturno che governava era assente. Così morì di morte violenta».

Sebbene per praticare l’astrologia fossero necessarie solide conoscenze di astronomia, non mancarono i truffatori che abusavano della buonafede dei più ingenui, tanto che Giovenale, che visse ai tempi dell’imperatore Antonino Pio, affermò che «nessun astrologo che non vanti condanne avrà fortuna, ma solo chi ha rischiato la forca». Nonostante ciò, il ricorso alla divinazione era così radicato che non fu abbandonato neppure con l’avvento del cristianesimo che di fatto, riconoscendolo attività del demonio, ne ammette in modo implicito l’efficacia.

Questa mappa del 1482 è la dimostrazione di come la rappresentazione del globo terrestre proposta da Tolomeo nel II secolo d.C. continuasse a essere il punto di riferimento della cartografia rinascimentale.

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Il declino degli astrologi

L’astrologia ebbe molto seguito nel Rinascimento, quando gli astrologi vivevano presso le corti di signori e principi e i palazzi furono decorati con i soggetti dello zodiaco. A sancirne il declino non fu la religione, la filosofia o la teologia, bensì la scienza. Se la Terra era soggetta alle influenze astrali, si doveva alla sua posizione centrale nell’universo; quando la Terra smise di essere al centro del mondo, svanirono i fondamenti che davano all’astrologia il suo carattere scientifico.

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