Agrippina Maggiore, nata per il potere

La sospetta morte di suo marito Germanico la portò a scontrarsi con l’imperatore Tiberio. Bandita da Roma e maltrattata dagli uomini di Tiberio, si lasciò morire di fame in esilio

Nel 15 d.C. il panico s'impossessò rapidamente delle guarnigioni romane sulla frontiera del Reno. Si era diffusa la voce che una spedizione in territorio barbaro fosse stata sconfitta dai Germani e che questi si stavano preparando a invadere la Gallia. Soltanto sei anni prima la disfatta di Teutoburgo aveva trasformato per i Romani la frontiera del Reno in un baluardo invalicabile.

Tiberio sul fondo e Agrippina in primo piano in un olio di Pieter Paul Rubens. National Gallery, Washington​

Tiberio sul fondo e Agrippina in primo piano in un olio di Pieter Paul Rubens. National Gallery, Washington​

Foto: Age Fotostock

La notizia della sconfitta era falsa, ma i legionari erano pronti a tagliare il ponte che univa le sponde del fiume per mettersi in salvo. Fu allora che intervenne una donna, Giulia Vipsania Agrippina, moglie del comandante romano Germanico, che in quel momento era assente. Dimostrando grande coraggio, secondo Tacito, la donna impedì che venisse tagliato il ponte e, «assumendo le funzioni di comandante», ricevette i soldati di ritorno «ponendosi a capo del ponte e dispensando lodi e ringraziamenti alle legioni che ritornavano».

Ma non tutti mostrarono la stessa ammirazione. Come scrive Tacito, l’imperatore Tiberio «rimase profondamente colpito, in quanto pensava che quelle premure avessero un secondo fine e che non fosse diretto contro nemici esterni il favore che Agrippina cercava di guadagnarsi presso i soldati. A suo parere – diceva – non rimaneva più alcuna autorità ai comandanti se una donna passava in rassegna i manipoli, si poneva accanto alle insegne, ricorreva al sistema dei donativi». Per una volta l’opinione dell’imperatore Tiberio coincideva con quella dello storico Tacito: che una donna assumesse il comando delle legioni non solo era innaturale, ma andava anche contro il carattere della politica romana.

Dispute di famiglia

Vipsania Agrippina era una delle figlie di Giulia, unica figlia di Augusto, e di Marco Vipsanio Agrippa, il miglior generale dell’imperatore. Il suo fu un matrimonio di convenienza dal quale nacquero cinque figli. Agrippina fu educata alla convinzione di essere nata per il potere. Durante l’infanzia e l’adolescenza visse in una corte divisa fra le fazioni che si contendevano la successione di Augusto, che scarseggiava di discendenza maschile diretta. Da un lato vi era Giulia, che favoriva i suoi stessi figli, e fra loro Agrippina; dall’altro Livia, moglie di Augusto, che sosteneva Tiberio, il figlio avuto da un matrimonio precedente.

Decisa a evitare una sconfitta in Germania, Agrippina «si assunse funzioni di comandante»

Alla fine fu Livia a vincere la partita: Augusto infatti adottò suo figlio Tiberio facendo sì che questi, a sua volta, adottasse suo nipote Germanico come figlio ed erede. Ma un anno dopo questa doppia adozione, Augusto cercò la riconciliazione fra entrambe le fazioni attraverso le nozze di Germanico con sua nipote Agrippina. Si trattò nuovamente di un matrimonio di convenienza che si rivelò felice ed eccezionalmente fecondo: Agrippina mise al mondo nove figli, di cui sei sopravvissero, fra cui il futuro imperatore Caligola.

La morte di Germanico

Mentre Germanico era in missione in nome di Augusto, Agrippina non si limitò a restare a casa. Con il permesso dell’imperatore, accompagnò suo marito nelle campagne da lui comandate in Germania, e fu così che appena dopo la morte di Augusto mise in atto il provvidenziale intervento che salvò le legioni da un’umiliante ritirata di fronte ai Germani. Dopo l’ascesa di Tiberio al trono, Germanico e Agrippina divennero gli idoli del popolo romano, che avversava il nuovo imperatore. Nonostante questo, entrambi dimostrarono la loro piena lealtà a Tiberio ed evitarono di compromettersi in qualsiasi insurrezione, a condizione che Germanico rimanesse erede dell’Impero.

Porta Nigra di Treviri. Dopo la morte di Augusto, Germanico mandò sua moglie Agrippina e suo figlio Caligola nella città renana

Porta Nigra di Treviri. Dopo la morte di Augusto, Germanico mandò sua moglie Agrippina e suo figlio Caligola nella città renana

Foto: Age Fotostock

Le aspettative della coppia erano, infatti, le più rosee. Ma tutto cambiò rapidamente. Nel 18 d.C. Tiberio inviò Germanico in una missione in Siria, dove egli si recò accompagnato da Agrippina e dai figli. Con il proposito di contenere i propositi bellicosi di suo nipote, l’imperatore inviò con lui l’amico Gneo Calpurnio Pisone. Livia, da parte sua, diede istruzioni segrete alla moglie di Pisone, Plancina.

Quando Pisone criticò pubblicamente Germanico per la presenza di Agrippina alle parate militari, il comandante lo espulse dalla Siria con sua moglie. L’anno successivo, Germanico intraprese un viaggio in Egitto: sulla via di ritorno morì improvvisamente ad Antiochia. È possibile che sia morto di dissenteria, ma lo stesso Germanico, in punto di morte, indicò Pisone e sua moglie come colpevoli del suo avvelenamento. Agrippina e i figli tornarono a Roma portando con sé le ceneri di Germanico. Al loro arrivo a Roma, il popolo prese immediatamente le parti di Agrippina, chiedendo vendetta contro Pisone. Il fatto che né Tiberio né Livia assistessero ai funerali dell’erede al trono fece confermare i sospetti sull’avvelenamento. Vi fu anche un tentativo di insurrezione che fu soffocato dall’atteggiamento risoluto di Livia e dall’intervento della guardia pretoriana.

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Caduta in disgrazia

Decisa a vendicarsi, siccome non poteva dimostrare che suo marito era stato assassinato, Agrippina accusò Pisone e Plancina di tradimento per essersi recati in Siria e aver provocato una piccola guerra civile fra i loro sostenitori e quelli di Germanico. Tiberio non trovò altra soluzione che presiedere al giudizio e accettare la condanna del suo amico, che si uccise per evitare la confisca dei beni. Plancina, invece, fu giudicata a parte e Livia intervenne presso Tiberio affinché venisse risparmiata. Questa fu la conferma, per Agrippina e il popolo romano, che era stata la stessa Livia a ordinare l’avvelenamento di Germanico.

Da quel momento il rapporto fra Agrippina e Tiberio fu irrimediabilmente compromesso. Quando Agrippina si lamentò per le circostanze della morte del marito, Tiberio le rispose: «Se non regni, figliola, credi ti si faccia un torto?». Poi smise di rivolgerle la parola. La ragione della disputa era ancora una volta riconducibile alla successione dell’Impero. Agrippina desiderava che suo figlio Nerone Cesare fosse nominato erede di Tiberio, ma Seiano, il favorito dell’imperatore, si opponeva, e l’ottuagenaria Livia sosteneva il nipote diretto di Tiberio, l’allora bambino Tiberio Gemello. Fu soprattutto Seiano a ordire ogni sorta d'intrighi contro il rivale. La convinse che l'imperatore avrebbe cercato di avvelenarla, e quando ella rifiutò di mangiare alla sua tavola, Tiberio si lamentò del fatto che lei lo considerava un avvelenatore. Secondo Tacito, tutto questo era parte di un piano organizzato dall’imperatore e dal suo ministro affinché Agrippina commettesse un errore e si potesse quindi giustificare il suo allontanamento.

Arrivo di Agrippina e dei suoi figli al porto di Brindisi con le ceneri di Germanico. Olio di Benjamin West. 1768. Yale University

Arrivo di Agrippina e dei suoi figli al porto di Brindisi con le ceneri di Germanico. Olio di Benjamin West. 1768. Yale University

Foto: Yale University / Scala, Firenze

Arrivo di Agrippina e dei suoi figli al porto di Brindisi con le ceneri di Germanico. Olio di Benjamin West. 1768. Yale University

 

 

Esilio e morte

Alla fine, nel 29, in Senato, Tiberio accusò Agrippina di arroganza e suo figlio Nerone di omosessualità. Il Senato, dominato dai sostenitori di Agrippina, rifiutò le accuse come invenzioni di Seiano, ma Tiberio reagì reclamando per sé il giudizio e condannò entrambi all’esilio nell’isola di Pandataria (Ventotene), la stessa in cui era stata esiliata Giulia, la madre di Agrippina. Ma l’ira imperiale non si placò, almeno secondo il racconto di Tacito. Quando Agrippina gli scrisse una lettera di rimostranze e offese, Tiberio la fece fustigare da un centurione, che le causò la perdita di un occhio. La donna decise allora di lasciarsi morire di fame, ma l’imperatore la fece nutrire forzatamente. Lei persistette nel suo proposito. I suoi due figli, Nerone e Druso, morirono nello stesso modo, di fame; il primo in esilio; il secondo, rinchiuso in una grotta sul Palatino, «venne privato del cibo con tanta crudeltà –racconta Tacito – che per nove giorni si nutrì dell’imbottitura del suo giaciglio».

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