Stati Uniti d'America

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'Ich bin ein Berliner'

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'Ich bin ein Berliner'

Ich bin ein Berliner, "Io sono un berlinese", è la frase più celebre del discorso pronunciato dal presidente Kennedy il 26 giugno 1963 durante la sua visita di quasi otto ore a Berlino ovest. Parlò davanti a circa 500mila persone da una tribuna eretta davanti al municipio di Schöneberg, che allora ospitava il governo del settore occidentale della città.

Kennedy aveva attraversato la città su un'auto scoperta insieme al cancelliere tedesco Konrad Adenauer e al sindaco Willy Brandt, e aveva visitato il muro. Colpito da quanto aveva visto e dall'accoglienza entusiasta dei berlinesi, improvvisò un discorso dagli accenti molto più anticomunisti di quello preparato dagli esperti della Casa Bianca e dal dipartimento di stato, con frasi come: «Ci sono alcuni che dicono, in Europa come altrove, che possiamo lavorare con i comunisti. Che vengano a Berlino». Il suo tono soprese Willy Brandt, che stava lavorando per ridurre la tensione tra le due Germanie e che parlò dopo di lui, costantemente interrotto dalle acclamazioni della folla per Kennedy e Adenauer.

Più tardi Kennedy ripeté il discorso, attenendosi al copione originale, nell'aula Henry Ford della Freie Universität di Berlino, dove descrisse la questione della riunificazione tedesca come un progetto a lungo termine e parlò a lungo di pace e intesa.

Foto: Cordon Press

Il padre della bomba atomica

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Il padre della bomba atomica

Da destra a sinistra, il generale Leslie R. Groves e il fisico J. Robert Oppenheimer, noto come "il padre della bomba atomica" e direttore scientifico del progetto Manhattan, portato avanti in segreto ad Alamogordo, in New Mexico.

Foto: AP

Chi premette il pulsante?

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Chi premette il pulsante?

Il maggiore Thomas Ferebee a sinistra e il capitano Kermit Beahan a destra. Ferebee lanciò la bomba atomica su Hiroshima, Beahan su Nagasaki.

Foto: AP

La resa incondizionata del Giappone

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La resa incondizionata del Giappone

Il ministro della guerra, Henry Stimson, a sinistra, osserva il presidente Harry Truman che regge i documenti firmati della resa incondizionata giapponese nella Casa Bianca il 7 settembre 1945. Prima dell'attacco su Hiroshima Stimson aveva presieduto una commissione per riflettere sulla necessità del lancio, in cui si era mostrato costernato dai metodi della guerra moderna, nella quale il bombardamento di civili era diventato qualcosa di accettabile.

Foto: AP

Resoconti di guerra

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Resoconti di guerra

Di ritorno dalla conferenza di Potsdam, a bordo dell'incrociatore di guerra Augusta, il presidente degli Stati Uniti Harry S. Truman, radio in mano, legge alla popolazione i primi resoconti della missione in cui fu lanciata la bomba su Hiroshima.

Foto: AP

La fine della guerra

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La fine della guerra

Nell'immagine si vede l'ammiraglio Chester Nimitz, comandante in capo della flotta del Pacifico, a bordo della corazzata Missouri durante la firma della resa giapponese, che pose fine alla Seconda guerra mondiale il 2 settembre 1945. In piedi dietro di lui, da sinistra a destra, il generale Douglas MacArthur, l'ammiraglio William F. Halsey Jr., e il contrammiraglio Forrest Sherman.

Foto: AP

Territorio americano nel Pacifico

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Territorio americano nel Pacifico

La guerra nel Pacifico terminò il 2 settembre 1945, quando la resa giapponese fu infine firmata a bordo della corazzata Missouri degli Stati Uniti. Qui si vede l'imbarcazione mentre spara in un luogo sconosciuto del Pacifico durante la Seconda guerra mondiale.

Foto: AP

L'aereo che pose fine alla Seconda guerra mondiale

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L'aereo che pose fine alla Seconda guerra mondiale

Fat Man fu lanciata da un bombardiere B-29 soprannominato Bockscar. Charles Donald Albury, che nella foto mostra una foto dell'aereo, fu copilota dell'aereo che avrebbe gettato la seconda bomba su Nagasaki il 9 agosto 1945 e testimone del lancio della prima bomba atomica su Hiroshima tre giorni prima in qualità di pilota di riserva.

Foto: AP

Messaggero di morte

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Messaggero di morte

L'atterraggio di Enola Gay a Tinian, al nord delle isole Marianne, dopo il bombardamento di Hiroshima.

Foto: AP

Un soldato improvvisatosi fotografo

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Un soldato improvvisatosi fotografo

Una colonna alta sei chilometri s'innalza da ground zero ‒ il punto d'impatto della bomba ‒ sulle rovine della città di Hiroshima. La fotografia fu scattata attraverso il finestrino di plexiglass dal suo posto di combattimento da George Caron, mitragliere di coda di Enola Gay, al quale all'ultimo momento era stata data una macchina fotografica.

Foto: AP / US Air Force

Little Boy

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Little Boy

Little Boy è il nome con cui fu battezzata dagli statunitensi la bomba lanciata su Hiroshima. La bomba di urano-235, di 4.400 chili di peso, tre metri di lunghezza, settantacinque centimetri di diametro e una potenza esplosiva di sedici chilotoni ‒ 1600 tonnellate di dinamite ‒, esplose alle 8.15 del 6 agosto 1945 a un'altezza di seicento metri sopra la città giapponese, provocando la morte di circa 140mila persone.

Foto: AP/RIA Novosti/Sputnik

L'equipaggio di Enola Gay

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L'equipaggio di Enola Gay

In prima fila da sinistra a destra: Jacob Beser, primo tenente; Norris R. Jeppson, secondo tenente; Theodore J. Van Kirk, capitano; il maggiore Thomas W. Ferebee; William S. Parsons, capitano; il colonnello Paul W. Tibbets Jr. e il capitano Robert A. Lewis. In seconda fila il sergente Robert R. Shumard, il soldato Richard H. Nelson e i sergenti Joe A. Stiborn, Wyatt E. Duzenbury e George R. Caron.

Foto: AP/Max Desfor

George R. Caron

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George R. Caron

Il sergente George R. "Bob" Caron (31 ottobre 1919 - 3 giugno 1995), mitragliere di coda di Enola Gay, il bombardiere B-29 che bombardò Hiroshima il 6 agosto 1945.

Foto: AP / US Air Force

Paul W. Tibbets Jr.

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Paul W. Tibbets Jr.

Il colonnello Paul W. Tibbets Jr., di trentun anni, posa per una fotografia davanti a Enola Gay in una località sconosciuta. Fu il pilota incaricato di guidare il bombardiere B-29, che portava il nome di sua madre, per lanciare la bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima il 6 agosto 1945.

Foto: AP

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