Età contemporanea

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I primi passi, 1786-1788 ca. Hermitage, San Pietroburgo

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I primi passi, 1786-1788 ca. Hermitage, San Pietroburgo

Si tratta di un’opera non di Fragonard, ma di Marguerite Gérard, sua cognata e allieva. Specializzatasi in tematiche intimistiche, spesso la pittrice rappresentò immagini madri con bambini, fanciulli intenti a giocare, tate e anche animali domestici. In quest’opera, rappresenta un gruppo di donne (presumibilmente mamme oppure tate) intente a seguire dei bambini nei loro primi passi. Uno di essi, dentro una sorta di girello per non cadere, avanza verso la mamma che lo attende con le braccia spalancate e un tenero sorriso. A differenza di Fragonard, la pittura di Gérard fu influenzata anche dal neoclassicismo.

 

Foto: Pubblico dominio

Giovane ragazza che legge, 1770 ca., National Gallery, Washington

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Giovane ragazza che legge, 1770 ca., National Gallery, Washington

Il dipinto rappresenta una giovane donna abbigliata con uno splendente abito color limone, intenta a leggere un libro che tiene con una mano. L’altro braccio è posato sul bracciolo di una sedia su cui si trova un enorme e morbido cuscino su cui lei è poggiata. Meno sensuale di altre opere del pittore, è considerato uno dei suoi più interessanti dipinti di genere. La ragazza è colta di profilo, ma da alcune analisi diagnostiche è emerso che inizialmente volgeva lo sguardo verso lo spettatore.

 

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Il bacio rubato, 1788, Ermitage, San Pietroburgo

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Il bacio rubato, 1788, Ermitage, San Pietroburgo

Il dipinto, appartenuto a Stanislao Augusto Poniatowski, ultimo re di Polonia, risente molto della pittura olandese, molto studiata da Fragonard, insieme a quella fiamminga e a quella barocca romana. Rappresenta una giovane donna che, lasciate le sue compagne in una stanza, s’incontra segretamente con un ragazzo che le ruba un bacio. La composizione si svolge su un asse diagonale che parte della linea del corpo della donna, prosegue sullo scialle posato su una poltrona e termina nella porta aperta in cui s’intravedono le amiche della protagonista.

 

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L’altalena, 1767, Wallace Collection, Londra

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L’altalena, 1767, Wallace Collection, Londra

L’opera, conosciuta anche con il titolo I fortunati casi dell’altalena, è una delle più famose del pittore rococò. In un lussureggiante giardino, un uomo (in ombra) spinge una donna sull’altalena mentre lei sorride e vezzosamente lancia una scarpetta verso un giovane disteso in un cespuglio pieno di boccioli. L’uomo in ombra è l’ormai ex marito o spasimante della donna, palesemente sostituito nel suo interesse dal nuovo cicisbeo. Intorno al terzetto, tre statue di putti: uno di essi indica con il dito il gesto del silenzio, come a dire che il “tradimento” è ancora un segreto. 

 

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La camicia levata, 1770 ca. Louvre, Parigi

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La camicia levata, 1770 ca. Louvre, Parigi

Il dipinto, conosciuto anche con il titolo Cupido che sfila la camicia a una donna sdraiata, è un’opera di piccolo formato dal taglio ovale, pensato per essere utilizzato come decoro di qualche mobile pregiato. Raffigura una giovane sdraiata sul letto mentre si sta sfilando la camicia da notte, aiutata da un putto o, secondo alcuni, proprio dal dio Cupido. Fragonard realizzò diversi dipinti si soggetto simile, come Fuoco alle polveri in cui una ragazza (probabilmente la medesima) è distesa sul letto completamente nuda, circondata da amorini che la stuzzicano e La Gimblette o Donna giovane sta giocando con un cane. Si tratta di opere cariche di sensualità e raffinato erotismo.

 

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La lettera d’amore, 1770 ca., Metropolitan Museum, New York

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La lettera d’amore, 1770 ca., Metropolitan Museum, New York

La tela rappresenta l’interno di una stanza in cui una fanciulla, seduta davanti ad un elegante scrittoio posto davanti a una finestra, tiene in mano un mazzo di fiori e una lettera. Molto probabilmente si tratta di due omaggi di un suo ammiratore. La ragazza volge uno sguardo malizioso verso lo spettatore, facendo intendere di essere compiaciuta e lusingata dei doni ricevuti dallo spasimante. Una luce calda e soffusa che proviene dalla finestra inonda la stanza mettendo in evidenza il ricco abito della giovane e il pelo bianco del cagnolino seduto vicino a lei.

 

Foto: Pubblico dominio

Le avventure di Oliver Twist

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Le avventure di Oliver Twist

Pubblicato in fascicoli nel 1837 è forse il romanzo più noto ed influente di Charles Dickens. In quest'opera si riflette tutto l'impegno di Dickens nel denunciare i mali della società a lui contemporanea: il lavoro minorile e lo sfruttamento dei minori per atti di criminalità. 

Foto: The Granger Collection, New York / Cordon Press

Canto di Natale

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Canto di Natale

È senza ombra di dubbio il racconto corto più famoso di Dickens: Canto di Natale, scritto nel 1843. Forma parte della serie dei Libri di Natale. È forse l'opera dello scrittore inglese che più volte ha ispirato o è stata adattata per il grande schermo, il teatro o per formati televisivi. 

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Grandi speranze

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Grandi speranze

Tredicesimo romanzo di Dickens, fu scritto per catturare l'attenzione dei lettori dal primo fascicolo, pubblicato nel 1860. Come David Copperfield, anche questo è scritto in prima persona; le vicende del romanzo si svolgono tra il 1812 (anno di nascita di Dickens) e il 1840. È considerato uno dei grandi capolavori della letteratura vittoriana. 

Foto: Pubblico dominio

La piccola Dorrit

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La piccola Dorrit

Come gli altri, La piccola Dorrit venne pubblicato in fascicoli tra il 1855 e il 1857. Anche in questo caso troviamo tracce autobiografiche nella vicenda di Amy Dorrit, il cui padre viene rinchiuso nella prigione di Marshalsea, la stessa in cui il padre di Charles, John, venne condotto quando fu arrestato a causa dei debiti. 

Foto: Pubblico dominio

David Copperfield

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David Copperfield

Il titolo originale del romanzo David Copperfield, pubblicato mensilmente tra il 1849 e il 1850, era The Personal History, Adventures, Experience and Observation of David Copperfield the Younger of Blunderstone Rookery (Which He Never Meant to Be Published on Any Account).

C'è consenso nell'affermare che questa è senza dubbio l'opera più autobiografica di Dickens, apprezzato tra gli altri da Virginia Woolf, Lev Tolstoj o James Joyce. 

 

 

Foto: Pubblico dominio

Il circolo Pickwic

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Il circolo Pickwic

Il Circolo Pickwick fu il primo romanzo di Charles Dickens, ed è tuttora considerato uno dei capolavori della letteratura britannica. Fu pubblicato in fascicoli nel 1836 e narra le avventure di Samuel Pickwic e dei suoi amici, in viaggio per l'Inghilterra. 

Foto: Pubblico dominio

Un carico eccezionale

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Un carico eccezionale

 L’Uluburun è il relitto di una nave di 3.500 anni fa, una delle più antiche mai ritrovate. Il suo ricco carico è stato rinvenuto tra i 40 e i 60 metri di profondità. Per dieci anni la squadra di George e Ann Bass si è immersa nelle acque turche per studiare e recuperare i resti di un’imbarcazione che tra il suo carico annoverava dei lingotti di rame “a pelle di bue” (espressione che ne indica la forma rettangolare stirata agli angoli) e, in misura minore, di stagno. Erano i metalli necessari alla produzione di bronzo, una lega che avrebbe contraddistinto un’epoca dell’umanità. Oltre alle materie prime per la fabbricazione di oggetti di alta qualità, tra i resti della nave sono stati ritrovati manufatti di lusso: gioielli d’oro, armi, strumenti musicali, lingotti di vetro, avorio di ippopotamo e di elefante, e anche grandi contenitori di trementina e mirra. 

Questo carico fuori dal comune ha permesso agli archeologi di farsi un’idea migliore della complessità del commercio marittimo nell’Età del bronzo. Nelle merci e nei manufatti dell’Uluburun si mescolano tracce di diverse culture, dal Baltico all’Africa equatoriale. Il destinatario doveva senz’altro essere un ricco governatore, oppure un agiato mercante.

Nell'immagine, un ciondolo aureo in stile cananeo a forma di falco con le ali spiegate e intento ad afferrare due cobra con gli artigli. 

 

Foto: James L. Stanfield / NGS

Un modello di intervento

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Un modello di intervento

Agli albori dell’archeologia subacquea lo studio del Kyrenia mostrò alla comunità scientifica la quantità di informazioni che era possibile ricavare da un relitto se si utilizzava una corretta metodologia di recupero. A partire dai dati ottenuti su un carico che proveniva da località differenti, la squadra diretta dai Katzev è riuscita a ricostruire la rotta seguita dall’imbarcazione prima del naufragio. Dopo aver lasciato le coste dell’Anatolia, la nave fece scalo per caricare merci nei porti di Rodi, Samo, Kos e Cipro, dove affondò. L’analisi del legname, effettuata da Richard Steffy, rivelò la tecnica di costruzione navale caratteristica dell’epoca. Si trattava di una piccola imbarcazione di 14 metri di lunghezza, costruita a “fasciame portante”: la chiglia e il rivestimento esterno (il fasciame) erano cioè i primi elementi a essere realizzati, quindi si procedeva al rinforzo della struttura tramite l’inserimento dell’ossatura. L’osservazione diretta degli archeologi ha permesso inoltre di comprendere le cause dell’affondamento: alle numerose riparazioni cui fu sottoposto il Kyrenia nel corso del suo lungo servizio, durato quasi un secolo, si aggiunsero i danni provocati da un assalto di pirati, come testimoniano i segni trovati sullo scafo della nave. 

Nell'immagine, un archeologo esplora i resti del Kyrenia, situati a 30 metri di profondità.

 

Foto: Bates Littlehales / NGS

Lavorare sott'acqua

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Lavorare sott'acqua

 Il valore principale del sito non risiede tanto nel materiale in sé, quanto nel contesto archeologico. In una prima fase si rimuovono i sedimenti tramite dei tubi di aspirazione. Una volta ripuliti i resti, si suddivide l’area in una griglia numerata che permette di identificarli tramite coordinate. Quindi si eseguono i disegni in scala e si geolocalizza il sito. La torre mobile posta sopra la griglia permette di scattare foto e registrare video di ogni riquadro mantenendo sempre la stessa distanza e angolazione. In questo modo è possibile assemblare le diverse immagini per ottenere un mosaico fotografico del sito. La comunicazione durante le immersioni è limitata, ma esistono strumenti che consentono di parlare sott’acqua. La campana subacquea e le maschere facciali con microfono e video permettono l’interazione con la squadra sull’imbarcazione tramite un cavo ombelicale. Una volta inventariati, gli oggetti vengono portati in superficie con dei palloni di sollevamento.

In questo disegno è ricostruito l’intervento archeologico subacqueo nei pressi dell’isola di Yassı Ada, in Turchia. Si possono vedere le varie fasi di scavo e documentazione nonché i diversi strumenti di comunicazione e di immersione in profondità.

 

Foto: Davis Meltzer / NGS

Contenitori del passato

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Contenitori del passato

 Le ànfore sono dei recipienti specificamente progettati per essere stivati sulle navi. Per fenici, greci e romani costituirono il principale mezzo per il trasporto di liquidi e avevano una forma pensata per sfruttare al massimo lo spazio disponibile sulle imbarcazioni. I puntali allungati ne facilitavano la distribuzione in tutta la parte concava della stiva, permettevano di riempire gli spazi tra le file inferiori e di creare un blocco compatto. Le ànfore erano insomma pensate per ottimizzare la relazione tra peso del recipiente e contenuto, e per offrire un’elevata resistenza meccanica alla pressione del resto delle merci e agli urti prodotti durante la fase di carico o la navigazione. La loro forma variava a seconda del contenuto (vino, olio, salse…) e il loro ritrovamento permette di stabilire una cronologia approssimativa dell’uso di questi prodotti. Lo studio delle argille e dei minerali con effetti sgrassanti in esse contenuti consente di risalire al luogo di produzione. A volte sul collo, sui manici o sul puntale appaiono alcuni segni incisi prima della cottura dell’argilla che indicano il fabbricante. In altri casi sulla superficie delle ànfore era impresso un titulus pictus, ovvero delle parole che potevano riferirsi al contenuto, all’origine o al destinatario.

Nella foto, un gruppo di archeologi subacquei ispeziona un insieme di ànfore millenarie depositate sul fondale marino nei pressi dell’isola turca di Balıkesir, nel mar Egeo.

 

 

Foto: Anadolu Agency / Getty Images

Il Mediterraneo, cimitero di navi

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Il Mediterraneo, cimitero di navi

In fondo al Mediterraneo si trovano centinaia di navi che solcarono le sue acque migliaia di anni fa. La mappa mostra i siti di alcuni dei più importanti ritrovamenti di relitti, dalle coste della Spagna fino ai litorali della Siria e dell’Asia Minore.

Mappa: Eosgis.com

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