Giappone

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Un luogo della memoria

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Un luogo della memoria

Diverse donne pregano durante una messa speciale celebrata nella chiesa Urakami a Nagasaki il 9 agosto 1983, per il trentottesimo anniversario della distruzione atomica della città.

Foto: AP/KKe

Criminale di guerra

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Criminale di guerra

Foto scattata nel dicembre 1947 al generale Hideki Tojo, primo ministro giapponese per gran parte della Seconda guerra mondiale. Tojo fu considerato un criminale di guerra di classe A e giustiziato per impiccagione il 23 dicembre 1948. Fu accusato di essere la mente e il braccio dell'attacco a Pearl Harbor e del prolungamento della guerra nel Pacifico, per porre termine alla quale gli Stati Uniti avrebbero bombardato Hiroshima e Nagasaki.

Foto: AP

Ferite inguaribili

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Ferite inguaribili

In questa foto del 24 marzo 1980, Sunji Yamagushi, sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki, mostra le sue profonde cicatrici durante una conferenza stampa a Los Angeles.

Foto: AP

Nel cuore della catastrofe

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Nel cuore della catastrofe

Una freccia segna il punto sopra il quale scoppiò la bomba gettata su Nagasaki. Gran parte dell'area bombardata è devastata, gli alberi delle colline limitrofe sono carbonizzati e rinsecchiti dall'esplosione. La ricostruzione del luogo ha puramente valore di testimonianza.

Foto: AP

Nagasaki, la seconda bomba

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Nagasaki, la seconda bomba

Una colonna di fumo ondeggiante a forma di fungo s'innalza a chilometri di altezza sulla città giapponese di Nagasaki. Fat Man fu lanciata tre giorni dopo l'attacco su Hiroshima, ponendo istantaneamente fine alla vita di 70mila persone. Altre migliaia sarebbero morte in seguito a causa delle radiazioni.

Foto: AP

Fat Man

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Fat Man

Fat Man fu il soprannome dato alla seconda bomba ‒ in questo caso di plutonio ‒ lanciata dall'esercito statunitense su Nagasaki il 9 agosto 1945. Detonato a un'altezza di 550 metri sopra la città, il dispositivo, di 3,25 metri di lunghezza per 1,52 di diametro, pesava 4.630 chili e aveva una potenza di venticinque chilotoni. Gli attacchi causarono la resa incondizionata del Giappone.

Foto: AP/RIA Novosti/Sputnik

Il peggio deve ancora arrivare

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Il peggio deve ancora arrivare

Hiroshima, 1° settembre 1945. Scienziati giapponesi verificano i livelli di radioattività a ground zero.

Foto: AP

Vivi per miracolo

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Vivi per miracolo

Un uomo e una donna giapponesi, vittime della bomba atomica di Hiroshima, seduti nell'edificio danneggiato di una banca, trasformato in un ospedale da campo. Il viso della donna è gravemente segnato dal tremendo calore generato dall'esplosione.

Foto: AP

Protetti dalle colline

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Protetti dalle colline

La foto, scattata il 2 febbraio 1951, mostra una zona residenziale di Nagasaki protetta dall'orografia, cioè dalla conformazione del terreno, che la salvò dalla distruzione che spazzò via vaste aree della città. L'area spoglia in primo piano è una barriera tagliafuoco.

Foto: AP

Le prime reazioni giapponesi

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Le prime reazioni giapponesi

Disastrati giapponesi in attesa di ricevere i primi aiuti nella zona sud di Hiroshima alcune ore dopo l'esplosione. La detonazione uccise all'istante 66mila persone, ferendone altre 69mila.

Foto: AP/ Zu unserem Korr, Japón / Weltkrieg / Jahrestag

Sopravvissuta a una bomba nucleare

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Sopravvissuta a una bomba nucleare

In questa foto, gentilmente offerta dall'esercito degli Stati Uniti, si possono vedere le ferite di una delle vittime della prima bomba atomica. La fotografia fu scattata nel reparto di Ujina, nel primo ospedale da campo dell'esercito giapponese a Hiroshima. Le radiazioni termiche emesse dall'esplosione bruciarono il motivo stampato sul kimono di questa donna, che le rimase impresso sulla schiena.

Foto: AP/ U.S. Army Corps

I resti della tragedia

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I resti della tragedia

Lo scheletro di questo condominio è tutto quel che è rimasto a ground zero dopo l'esplosione nucleare nella città giapponese di Hiroshima.

Foto: AP

Una città in macerie

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Una città in macerie

Rottami metallici e detriti: i resti di quella che un tempo era stata la città più industrializzata del Giappone. La fotografia sarebbe stata scattata pochi giorni dopo il bombardamento.

Foto: AP

Desolazione aerea

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Desolazione aerea

Vista aerea della città di Hiroshima alcune ore dopo il lancio della bomba nucleare.

Foto: AP

Le conseguenze di Little Boy

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Le conseguenze di Little Boy

Immagine della città di Hiroshima a circa un chilometro e mezzo dal punto di detonazione di Little Boy, la prima bomba atomica della storia lanciata su civili.

Foto: AP

L'opzione nucleare

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L'opzione nucleare

Foto diffusa dall'esercito statunitense e gentilmente offerta dal Museo della pace di Hiroshima, in cui si vede l'enorme nube di fumo prodotta dagli immensi incendi provocati da Little Boy. La fotografia fu scattata poche ore dopo la detonazione da un aereo di ricognizione dell'esercito statunitense.

Foto: AP/ US Army/ Hiroshima Peace Memorial Museum

Un soldato improvvisatosi fotografo

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Un soldato improvvisatosi fotografo

Una colonna alta sei chilometri s'innalza da ground zero ‒ il punto d'impatto della bomba ‒ sulle rovine della città di Hiroshima. La fotografia fu scattata attraverso il finestrino di plexiglass dal suo posto di combattimento da George Caron, mitragliere di coda di Enola Gay, al quale all'ultimo momento era stata data una macchina fotografica.

Foto: AP / US Air Force

Little Boy

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Little Boy

Little Boy è il nome con cui fu battezzata dagli statunitensi la bomba lanciata su Hiroshima. La bomba di urano-235, di 4.400 chili di peso, tre metri di lunghezza, settantacinque centimetri di diametro e una potenza esplosiva di sedici chilotoni ‒ 1600 tonnellate di dinamite ‒, esplose alle 8.15 del 6 agosto 1945 a un'altezza di seicento metri sopra la città giapponese, provocando la morte di circa 140mila persone.

Foto: AP/RIA Novosti/Sputnik

La bomba che fermò il tempo

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La bomba che fermò il tempo

L'esplosione della bomba atomica di Hiroshima fu registrata alle 8.15 della mattina del 6 agosto 1945. In questo orologio da polso ritrovato tra le rovine della città, la lancetta dei minuti fu bruciata dall'esplosione, lasciando un'ombra sul quadrante che la fa sembrare la lancetta delle ore.

Foto: AP/ ja / Yuichiro Sasaki / ONU

Festival o matsuri

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Festival o matsuri

Questo kosode femminile di seta blu è stampato con la tecnica di pittura yuzen, inventata nel XVII secolo, in cui si possono tracciare delle linee molto sottili e precise, quasi indistinguibili dai ricami. 

 

Foto: Bridgeman / Index

Fenice

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Fenice

Al centro della composizione ricamata e stampata di questo kosode femminile a maniche corte, su sfondo bordeaux, è visibile una fenice, ho-ho o karura, simbolo di sincerità, verità e onestà.

 

Foto: Bridgeman / Index

Pini

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Pini

I pini, matsu, ricamati su questo kosode femminile di seta erano associati alla stagione invernale e simboleggiano longevità, buona fortuna e lealtà. 

 

Foto: Bridgeman / Index

Gru

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Gru

Questo kosode maschile è decorato con delle gru, tsuru,  simbolo di buona fortuna
e longevità, poiché, secondo la tradizione, questi animali possono vivere fino a mille anni. 

 

Foto: Bridgeman / Index

Zattere di fiori

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Zattere di fiori

Questo kataginu per uomo, utilizzato dagli attori di teatro, è decorato con un motivo chiamato hana ikada o “zattere di fiori”, tipico del “mondo galleggiante” Edo. 

 

Foto: Corbis / Cordon Press

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