Cristianesimo

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La Resurrezione

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La Resurrezione

Non potevamo chiudere questo piccolo viaggio nella storia dell'arte senza citare Raffaello, di cui la settimana scorsa si è celebrato il cinquecentenario della morte

La Resurrezione di Cristo è un dipinto a olio su tavola risalente al 1501-1502 circa. Si trova attualmente nel Museo d'Arte di San Paolo, in Brasile.

Foto: Wikimedia Foundation

La Deposizione

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La Deposizione

La Deposizione è un dipinto a olio su tela realizzato, tra il 1602 ed il 1604, da Caravaggio. È conservato nella Pinacoteca vaticana. 

Commissionato da Girolamo Vittrice per la cappella dedicata alla Pietà della chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma, il dipinto rimase nella sua sede originale fino al 1797 quando fu trasferito a Parigi assieme a molte altre opere ed infine esposto al Musée Napoleon. Venne restituita solo nel 1816. 

Foto: Wikimedia Foundation

Il Cristo morto

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Il Cristo morto

Nota anche come Lamento sul Cristo morto, quest'opera fu dipinta da Andrea Mantegna tra il 1475-1478 circa. È attualmente conservata nella Pinacoteca di Brera a Milano.

La luce e lo scorcio prospettico conferiscono all'opera una straordinaria potenza espressiva che la rende uno dei simboli del Rinascimento italiano. 

Foto: Wikimedia Foundation

La flagellazione di Cristo

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La flagellazione di Cristo

Olio su tela opera di Caravaggio, realizzato tra il 1607 ed il 1608. Attualmente è conservato nel Museo nazionale di Capodimonte di Napoli.

 

L'intensità di questo Cristo è diversa da quella di Bramante: nell'opera di Caravaggio Gesù è accompagnato da tre torturatori, messi in risalto dal gioco di luci e ombre.

Foto: Wikimedia Foundation

La Trinità

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La Trinità

La Trinità è un affresco dipinto da Masaccio tra il 1426 e il 1427. Si trova nella basilica di Santa Maria Novella, a Firenze, ed è considerato uno dei pilastri fondamentali del Rinascimento nella storia dell'arte. 

Le particolarità di quest'opera sono due: la prospettiva della volta a botte cassettona dietro il Cristo in croce, e la presenza di Dio padre raffigurato alle spalle del figlio. 

Foto: Wikimedia Foundation

L'ultima cena

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L'ultima cena

Il Cenacolo è un dipinto parietale di Leonardo da Vinci: è databile intorno al 1494-1498 e conservato nell'ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.

 

Foto: Wikimedia Foundation

Cristo alla colonna

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Cristo alla colonna

Quest'olio su tavola è considerato la più bella opera di Donato Bramante. Si trova alla Pinacoteca di Brera, a Milano. 

 

Dipinto tra il 1490 e il 1499 l'olio mostra il Cristo legato alla colonna, attimi prima della flagellazione. La vicinanza del soggetto ritratto e l'assenza dei flagellanti donano a questa tavola un'intensità unica. 

Foto: Wikimedia Foundation

L'ingresso a Gerusalemme

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L'ingresso a Gerusalemme

L'Ingresso a Gerusalemme è un affresco di Giotto che si trova nella Cappella degli Scrovegni, a Padova. Fu dipinto tra il 1303 e il 1305.

Raffigura Gesù seguito dagli apostoli che avanza verso le porte della città di Gerusalemme cavalcando un asino. 

Foto: Wikimedia Foundation

L'aspetto del diavolo

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L'aspetto del diavolo

Con rare eccezioni, gli autori ecclesiastici ritenevano che i demoni – originariamente degli angeli caduti – fossero esseri spirituali, non corporei. A volte, per tentare le sue vittime, il diavolo assumeva un aspetto ingannevole, come le fattezze di un’avvenente fanciulla o dell’apostolo Giacomo. In campo artistico, invece, veniva normalmente ritratto con sembianze terrificanti, allo scopo di spaventare e dissuadere i peccatori. L’immagine del demonio era in genere priva di bellezza, armonia e struttura, a indicare la distorsione della natura ideale degli angeli e degli uomini. A partire dall’XI secolo divennero abituali gli elementi bestiali, come la coda, le orecchie di animale, la barba da capro, gli artigli, le corna e spesso le ali. Se all’inizio del Medioevo queste ultime erano in genere piumate come quelle degli uccelli o degli angeli, a partire dal XII secolo diventarono comuni le ali da pipistrello.


Un esempio di come veniva ritratto il diavolo nel Medioevo è dato dal quadro di Michael Pacher del 1483, Sant'Agostino e il diavolo, oggi conservato nell'Alte Pinakothek, a Monaco di Baviera. 

 

Foto: BPK / RMN-Grand Palais

Il patto con il maligno

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Il patto con il maligno

Il patto tra gli esseri umani e il diavolo ha sempre affascinato gli europei, forse perché la volontà di potere e di conoscenza portata alle sue estreme conseguenze è stata un pilastro fondamentale della civiltà occidentale. Il tema si diffuse per la prima volta in Europa durante il Medioevo, esattamente nel X secolo, quando la monaca e poeta Roswitha di Gandersheim scrisse (attingendo a una tradizione di origine greca) la storia del diacono Teofilo. Caduto in disgrazia presso il suo vescovo, grazie all’ausilio di un ebreo esperto di arti magiche, Teofilo firmò un patto di sangue con il diavolo: gli vendette la sua anima in cambio del potere, come avrebbe fatto secoli dopo il dottor Faust. Ma Teofilo poi si pentì, invocò la Vergine e riuscì a sciogliere il patto. Nel XIII secolo il dramma liturgico Il miracolo di Teofilo di Rutebeuf diede ulteriore diffusione a questo motivo. In Europa il patto tra Teofilo e il demonio veniva spesso rappresentato come un omaggio feudale, l’atto che univa un signore al suo vassallo in un reciproco giuramento di fedeltà. Trattandosi di un gesto rituale molto importante, il suo uso in tale contesto doveva provocare indignazione e inquietudine.

In queste pagine illustrate di The Maastricht Hours, un libro d'ore edito nella zona di Liegi all'inizio del XIV secolo e oggi custodito nella British Library di Londra, è rappresentata la storia di Teofilo.

 

Foto: Akg / Album

Gli esorcismi

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Gli esorcismi

Un documento medievale della metà del XV secolo fornisce una testimonianza del timore che ecclesiastici e laici nutrivano nei confronti di Satana e dei suoi servitori in un’epoca di carestie, guerre ed epidemie. Si tratta del Libro di Egidio, decano di Tournai, un manuale per esorcisti le cui domande mirano a penetrare i misteri dell’aldilà, a conoscere il comportamento degli abitanti dell’inferno e i limiti dei loro poteri. Prima di rivolgersi al demonio, l’esorcista deve pregare con devozione, «con il cuore contrito» e proteggersi «con il segno della croce». Per prima cosa chiederà al diavolo il suo nome e quindi gli porrà domande come queste: «Perché prendi sembianze differenti?»; «Perché affliggi più gli ecclesiastici che i laici? A causa di quali peccati?»; «Qual è il peccato di cui tu e i tuoi compagni più vi rallegrate?»; «Quali opere pie più vi rattristano?». L’esorcista fa anche domande sulle streghe: «Le mistificazioni causate a volte dall’azione di quelle donne […] che abusano dell’ignoranza della gente sono prodotte da uno spirito maligno? O altrimenti, come avvengono? Ed esistono donne, uomini o animali [diabolici] simili?».

In questa vetrata della Cattedrale di Chartres si illustra la leggenda di San Giacomo. Un Fileto posseduto tocca le vesti del santo e in quell'istante, il demonio abbandona il suo corpo

 

Foto: Scala, Firenze

Demoni e castighi

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Demoni e castighi

La rappresentazione medievale dell’inferno, il regno del diavolo, è legata alla credenza secondo cui, durante il giudizio universale, Dio premierà chi ha compiuto buone azioni e castigherà i peccatori. I giusti potranno contemplare Dio per l’eternità, mentre i malvagi saranno tormentati perpetuamente e in sintonia con i peccati commessi. Dopo aver varcato la soglia dell’inferno (che a volte assume la forma di una porta divoratrice), ciascuno riceve la sua pena indipendentemente dalla posizione sociale. Proprio come avviene nel Giudizio Universale opera di Beato Angelico: serpenti immobilizzano gli oziosi; rospi e serpi mordono i genitali di chi si è macchiato di lussuria; i colpevoli di peccati di gola sono obbligati a mangiare l’immondizia che hanno nei piatti; gli avari devono inghiottire oro fuso; i rei d’ira si fanno violenza gli uni con gli altri. Ovunque ardono le fiamme e i demoni tormentano i peccatori con i loro tridenti. Nella parte inferiore compare Satana, il capo dei diavoli: la sua triplice testa divora tre dannati.

 

Foto: Erich Lessing / Album

Al servizio dei demoni

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Al servizio dei demoni

Nel 1409 una lettera di papa Alessandro V diretta all’inquisitore francescano Ponce Fougeyron denunciava una «nuova setta» ereticale composta da stregoni. Nel corso del XV secolo vari pontefici scrissero bolle e lettere simili, che nel 1484 culminarono con la Summis desiderantes affectibus di Innocenzo VIII. Il testo non faceva riferimento esplicito alla stregoneria, ma per i suoi toni radicali l’accusa del pontefice era diversa dalle comuni denunce di pratiche magico-superstiziose. Venne infatti usata come prefazione al Malleus maleficarum (ossia Il martello delle malefiche, generalmente tradotto come “streghe”) del domenicano Heinrich Krämer, testo in cui si denunciano le azioni delle fattucchiere «che scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procurano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li offrono ai diavoli […] o li uccidono in altro modo». Questa posizione metteva in crisi le antiche idee di Agostino, che attribuiva ai demoni poteri ben più limitati

Difatti non tutte le posizioni laiche ed ecclesiastiche si conformarono all’estremismo del Malleus. Per esempio, nel 1526 un concilio svoltosi a Granada dichiarò impossibile il volo magico e affermò che, secondo la maggior parte dei giuristi, le streghe non esistevano. Tuttavia, la caccia alle streghe aveva ormai preso piede in molti paesi europei, sostenuta dalla credenza in ritrovi notturni di donne malefiche che andavano in volo su bastoni o cavalcature, e stringevano un patto mortifero con il demonio. Tali riunioni avevano diversi nomi a seconda delle realtà regionali, come ludus, tregenda, akelarre, anche se il più celebre e comune sarebbe diventato il sabba.

In quest'incisione su legno appartenente alla Bibbia stampata a Strasburgo nel 1485 da Johann Grüninger, è raffigurata proprio una riunione di streghe

Foto: Akg / Album

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