Il compositore che divenne impopolare per la troppa fama

Turandot

Turandot

Foto: Cordon Press

Il 29 novembre 1924 moriva Giacomo Puccini, considerato l'ultimo - o uno degli ultimi, a seconda dei gusti - dei grandi operisti romantici e una delle figure più importanti nella storia del genere.

Come per un capriccio romantico, l'ultimo grande artista operistico proveniva dalla terra di nascita dell'opera, la Toscana. Puccini mise nuovamente le passioni umane al centro delle sue opere, come La bohème, Tosca, Madama Butterfly e Turandot. In queste ultime due è evidente il gusto per l'esotismo tipico dell'epoca coloniale.

In queste opere troviamo alcune delle arie più famose della storia dell'opera: "O mio babbino caro" in Gianni Schicchi, "Nessun dorma" in Turandot, o "E lucevan le stelle" in Tosca. Alcune sono così famose da essere riconoscibili anche da chi non ha mai assistito a una rappresentazione delle opere a cui appartengono.

In realtà, Puccini ai suoi tempi ricevette critiche contrastanti. Alcuni lo biasimarono per aver sfidato le convenzioni operistiche, per non essersi attenuto a uno stile particolare o per aver creato opere considerate "commerciali" per piacere al pubblico; in altre parole, era impopolare per aver voluto essere troppo popolare. Alla fine, però, il tempo gli ha dato ragione.

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