Zeus, il capriccioso padre degli dei e degli uomini

Padre degli dèi e degli uomini, per gli antichi greci l'arcaico Zeus è la divinità dei lampi e delle tempeste. Trasformista e volubile, dall'Olimpo veglia che gli umani non pecchino d'empietà. Eppure anche lui sembrerebbe avere qualche peccato da farsi perdonare

A Tiro, nell’antico Libano, Europa scherza con le ancelle, raccoglie dei fiori, lascia che le onde del mare le colpiscano giocose il volto. Di colpo le si fa vicino un mansueto toro bianco e, incuriosita, la giovane vi monta sopra. Il toro la porta lontano, lontano, sino all’isola di Creta. Qui si trasforma, si mostra quale divino Zeus e prova a giacere con lei. Europa si dimena, sfugge al dio delle folgori, ma lui si trasforma di nuovo, stavolta in aquila, e riesce e farla sua. Oppure Europa cede al fascino di Zeus e a lui si concede. Questi le darà poi alcuni doni e la consegnerà come sposa al re di Creta, Asterio.

'Ratto di Europa'. Tiziano. 1560 - 1562 circa. Isabella Stewart-Gardner Museum, Boston

'Ratto di Europa'. Tiziano. 1560 - 1562 circa. Isabella Stewart-Gardner Museum, Boston

Foto: Pubblico dominio

Anche Leda è una fanciulla, figlia del re dell’Etolia. Cammina spensierata sulle sponde del fiume Eurota quando un cigno dal candido piumaggio le viene incontro. Si tratta ancora una volta di Zeus, invaghito della sua bellezza mortale e camuffato da volatile per sfuggire alla gelosia della moglie e sorella Hera. Zeus prende Leda e da lei, secondo una versione del mito, avrà Polluce ed Elena.

Europa, Danae, Leda, Semele, Io: la lista di giovani conquiste di Zeus è numerosa, e ciascuna di loro subisce l’incanto, o la forza, del «padre degli dèi e degli uomini» omerico, sceso sulla terra dall’Olimpo in cerca di avventure galanti. Così almeno narra la tradizione, e così i pittori del Rinascimento e del Barocco cristallizzano tali amori bizzarri. Come rifiutarsi, del resto, al piacere di un dio, del dio più importante tra tutti, e quali armi opporre alla sua infatuazione?

Nessuna, ovvio. Così Zeus impera tra il cielo e gli uomini, tra gli animali e gli dèi. Nella religione greca più potente di lui è soltanto il fato, che domina gli eventi. Accanto a lui invece siedono i fratelli e sorelle – le altre divinità – anch’essi capricciosi, violenti, a volte rancorosi, soggetti agli stessi sentimenti più o meno nobili che affliggono gli esseri viventi. In primis, la moglie Hera (in realtà, l’ultima di una lunga serie di consorti) che, secondo Omero, lo seduce ungendo il corpo, legando i capelli in trecce lucenti, indossando orecchini vistosi e una bella cintura. Dopo l’amplesso, l’astuta sorella lo fa cadere in un sonno profondo, così da poter intervenire a favore degli achei nella guerra di Troia.

Padri contro figli

Le numerose vicende che vedono protagonisti gli dèi dell’Olimpo, e Zeus in particolare, potrebbero sembrare episodi da feuilleton, scappatelle leggere su cui sorridere, eppure svelano l’intero sistema di pensiero di un popolo, il greco, a cui le nostre civiltà e storia sono indissolubilmente legate. Sia perché il mito ha da sempre ispirato le arti, sia perché in esso trova fondamento il tentativo di dare risposte a interrogativi universali ed esorcizzare le paure dei nostri antenati.

La stessa nascita di Zeus è connessa alla teogonia, così come alla cosmogonia, ovvero alla necessità d’individuare un’origine al mondo, e di ancorarvi delle leggi che possano fornire una qualche motivazione della vita. A differenza della moderna scienza, o della tradizione giudeo-cristiana, per gli antichi greci l’universo nasce dal caos primordiale e da continue lotte tra genitori e prole. Stando alla narrazione della Teogonia di Esiodo e di altri autori, tra cui Apollodoro, il primo dio a regnare sulla terra è infatti Urano, che si unisce a Gea, la Terra. Timoroso di perdere il proprio potere, Urano nasconde i figli, ma Gea ne arma uno, il titano Crono, perché eviri il padre e lo detronizzi. A sua volta, però, Crono teme di vedersi sopraffatto dai discendenti e, ogni volta che la moglie Rea partorisce un nuovo dio, Crono lo divora. Tuttavia, appena dà alla luce l’ultimo, Zeus, Rea porge al marito una pietra avvolta nelle fasce e nasconde il piccolo a Creta. Secondo Callimaco, e in seguito Ovidio, in realtà Zeus è prima condotto in Arcadia, e solo dopo a Creta, culla della civiltà minoica, dove è allattato dalla capra Amaltea e dove i cureti eseguono danze rumorose per evitare che Crono ascolti i vagiti del neonato. Una volta cresciuto, con l’aiuto dei Ciclopi Zeus costringe il padre a vomitare i propri fratelli e lo sconfigge, per poi ingaggiare una feroce battaglia contro i vari nemici. Dopo più scontri, si prepara finalmente a regnare sugli altri dèi e sugli uomini dall’alto dell’Olimpo.

'Saturno divora uno dei figli'. Peter Paul Rubens. 1636. Museo del Prado, Madrid

'Saturno divora uno dei figli'. Peter Paul Rubens. 1636. Museo del Prado, Madrid

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Malgrado la prima testimonianza su Zeus provenga da Esiodo, e quindi dagli inizi del VII secolo a.C., il nome è già attestato in età micenea, al principio del II millennio, ed è legato a quel popolo di origine indoeuropea che, sceso da settentrione, s’impose nella Grecia continentale e spodestò l’antichissima cultura minoica. Non è perciò casuale che Zeus sia infante proprio sull’isola di Creta, destinata poi a cedere il controllo del mare, e non solo, agli achei. Zeus, il romano Giove, è una divinità primitiva, ben più arcaica di quanto si voglia ritenere, e pure lui risponde al bisogno di giustificare i fenomeni naturali che tanto intimorivano gli umani: oltre a essere padre degli dèi e degli uomini, Zeus è infatti il signore di lampi e tempeste, e tramite tali mezzi punisce chi si macchia d’empietà.

Perché man mano, da semplice dio del Cielo, Zeus evolve i propri poteri: una delle sue funzioni principali consiste nel tenere a bada gli esseri umani,nell’evitare che pecchino di hybris, di tracotanza, e si credano pari ai numi. Se nel sistema religioso greco Zeus non è difatti creatore del mondo né padrone del destino, è però garante dell’equilibrio naturale. Non può tollerare che figure come il titano Prometeo sfidino il potere degli dèi e s’interpongano tra loro e gli uomini. Prometeo, colui che, secondo Esiodo, «aveva gareggiato in astuzia» con Giove donando il fuoco ai mortali, verrà severamente punito, e questi ultimi riceveranno come castigo Pandora, la donna che scatena ogni male aprendo un semplice scrigno.

'Minerva e il trionfo di Giove'. René-Antoine Houasse. 1706

'Minerva e il trionfo di Giove'. René-Antoine Houasse. 1706

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Ambiguo e insondabile

Il rapporto con gli uomini è, del resto, controverso: Zeus è da loro venerato, a loro si confonde, ma ai loro occhi rimane pur sempre ambiguo e insondabile – «Il volere di Zeus / non fu mai facile preda. / Ma ovunque balena anche nell’ombra», dichiara il coro delle Supplici di Eschilo, andata in scena nel 463 a.C. Per tale motivo continua a essere fonte di terrore e venerazione, viene fregiato di numerosi epiteti, omaggiato con più rituali e onorato con la costruzione di molti templi, come quelli di Olimpia, Atene o Agrigento.

In epoca ellenistica si fa strada una lettura diversa degli dèi: proprio a partire dall’analisi di riti e genealogie del sommo Zeus, Evemero di Messene scardina l’origine ultraterrena dei numi ipotizzando che siano piuttosto esseri umani ascesi a divinità grazie a gesta esemplari. E il processo di ridimensionamento di Giove prosegue parallelo alle cerimonie ufficiali tanto che nelle Metamorfosi di Ovidio, ad esempio, è soprattutto il protagonista delle tresche extraconiugali che fanno infuriare la casta e devota Giunone, ovvero Hera.

'Giove e Giunone sul monte Ida'. James Barry. 1773. City Art Galleries, Sheffield

'Giove e Giunone sul monte Ida'. James Barry. 1773. City Art Galleries, Sheffield

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Con l’imporsi poi del monoteismo cristiano, il credo in Zeus si affievolisce sempre di più. Da un lato si cerca di moralizzarne le imprese, dall’altro il pater familias della tribù divina diviene unicamente sinonimo di potere e regalità. Solo per queste ragioni, e perché il mito continua ad affascinare poeti e pittori, le sue vicende e i suoi amori sono ancora narrati.

Ormai privo di qualsiasi sacralità, l’attenzione nei suoi confronti si sposta quindi sugli amori adulterini, ora colti nella drammaticità del momento – nel suggestivo sonetto Leda e il cigno (1923) di William Butler Yeats, una Leda esitante e timorosa subisce il sensuale corteggiamento di Zeus –, ora descritti in una versione “borghese” e caricaturale, come in Amphitryon 38 (1929) del francese Jean Giraudoux.

Leda e il cigno. Antonio da Correggio. 1532 circa

Leda e il cigno. Antonio da Correggio. 1532 circa

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Tornerà a essere il dio temibile e onnipotente nell’attualità, in romanzi fantasy o in videogiochi quali Titan Quest, Master of Olympus, Apotheon, God of War II che, tra fraintendimenti, duelli e suggestioni, fanno leva sull’antico fascino di eroi, mostri e divinità e portano nuovamente alla ribalta la sfida tra uomini e dèi. E su Zeus pesa anche oggi una colpa, quella di aver sedotto troppe fanciulle approfittando del proprio “carisma”. L’ultima polemica chiama in causa l’emerita professoressa di Studi classici dell’università di Cambridge, Mary Beard. All’uscita della moneta greca da due euro, raffigurante Europa sul dorso di Zeus, Beard ha espresso le sue critiche su una simile scelta: anche se fondativa del nostro continente, l’azione di Zeus non è altro che un abuso patriarcale.

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