La tomba di Gengis Khan

Dove riposa Gengis Khan? Fin dalla sua morte, avvenuta 790 anni fa nel corso di una campagna militare, il luogo in cui sono sepolte le spoglie del più grande conquistatore della storia resta un mistero avvolto nelle nebbie della leggenda

Secondo le leggende fu il funerale più spettacolare che si fosse mai visto nelle ventose steppe mongole. Dopo la morte nel 1227 del grande leader e condottiero mongolo Gengis Khan, migliaia di guerrieri e di schiavi marciarono per centinaia di chilometri fino a raggiungere il luogo segreto della sua sepoltura.

Questa lastra di bronzo raffigura Gengis a Tsenkher-Mandal, vicino al lago Azzurro, dove fu eletto khan dei mongoli

Questa lastra di bronzo raffigura Gengis a Tsenkher-Mandal, vicino al lago Azzurro, dove fu eletto khan dei mongoli

Foto: James L. Stanfield

     

Cavalli e cammelli trasportarono tesori saccheggiati nelle città di tutta l’Asia centrale: icone della Chiesa ortodossa russa; monete d’oro provenienti da Samarcanda – il più importante nodo commerciale della Via della seta –; armi e gioielli rastrellati dopo aver sconfitto i poderosi eserciti cinesi…

Sconosciuto e proibito

Purtroppo, nessuno di quelli che assistettero allo spettacolare corteo funebre visse abbastanza a lungo da raccontarlo. Gli eredi del condottiero mongolo non risparmiarono precauzioni per mantenere segreto il luogo dove fu sepolto, presumibilmente in qualche zona delle vaste steppe della Mongolia. Secondo la leggenda, la guardia d’onore che aveva scortato il corpo fino al luogo di inumazione aveva ordine di uccidere qualunque testimone della processione funeraria. In seguito, anche le stesse guardie furono uccise perché non parlassero.

Altre fonti suggeriscono che gli sforzi messi in atto per nascondere i resti di Gengis Khan (che si pronuncia Cinghis Haan, con l’acca aspirata) andarono ben oltre: i cronisti raccontano che migliaia di cavalli calpestarono la terra attorno alla tomba per occultarne ogni traccia, o che furono piantati migliaia di alberi sopra di essa e in tutta la zona circostante. Secondo un’altra leggenda, il luogo di sepoltura fu mantenuto segreto grazie alle acque del fiume Onon, il cui corso fu appositamente deviato. E così rimasero le cose per circa 800 anni.

Questa miniatura raffigura le truppe di Gengis in lotta contro gli uomini dell’impero Jin. Manoscritto persiano del XIV secolo

Questa miniatura raffigura le truppe di Gengis in lotta contro gli uomini dell’impero Jin. Manoscritto persiano del XIV secolo

Foto: Bridgeman / Aci

Nel secolo successivo alla morte in battaglia, a quasi 70 anni di età, di Gengis Khan, i suoi discendenti proseguirono l’opera di espansione dell’impero da lui creato, che si estendeva ormai dalle sponde del Pacifico fino al centro dell’Europa. Ben presto quell’impero sarebbe crollato, senza lasciare, nei territori d’origine, nessuna città capace di sopravvivere a lungo. La tomba perduta del condottiero sarebbe divenuta leggenda, sia in Mongolia che altrove. Secondo una le credenze locali, disturbare il riposo del grande sovrano avrebbe provocato la fine del mondo.

Il mistero si perpetuò fino al XX secolo. Durante la Guerra fredda, per ragioni militari, era proibito effettuare ricerche nel nord-est della Mongolia, nei pressi della delicata zona di frontiera tra Cina e Russia. Nei vent’anni successivi al collasso dell’Unione Sovietica il crescente orgoglio mongolo ha praticamente proibito la ricerca del grande eroe nazionale, equiparandola a una profanazione del suo sacro riposo.

Il fascino esercitato dalla tomba su esploratori e archeologi va oltre le ricchezze che potrebbe custodire. L’imperatore mongolo fu uno dei maggiori conquistatori della storia e la sua tomba permetterebbe di gettare nuova luce non solo sulla sua vita e sulle sue imprese, ma anche sull’eredità lasciata dalla sua traiettoria politica.

Il grande impero nomade

Gengis Khan nacque attorno al 1160 nei pressi dell’attuale capitale mongola, Ulan Bator, da genitori appartenenti all’aristocrazia nomade. Istruito come un principe guerriero, si immerse fin da subito nella caotica lotta politica che vedeva le tribù mongole schierate le une contro le altre. Nel 1206, grazie a una serie di guerre e di alleanze, riuscì a unire il mondo mongolo sotto il suo governo.

Gengis Khan è ferito a morte in quest'illustrazione di Il Milione di Marco Polo. 1412 circa

Gengis Khan è ferito a morte in quest'illustrazione di Il Milione di Marco Polo. 1412 circa

Foto: Granger / Album

Successivamente Gengis lanciò una serie di fulminanti campagne militari in Cina e in Asia centrale, dando inizio a un centinaio di anni di dominio mongolo sul continente euroasiatico. Alla fine del XIII secolo gli eserciti guidati dai nipoti di Gengis Khan controllavano tutto il territorio compreso tra l’oceano Pacifico e l’attuale Ungheria: il più grande impero che il mondo avesse mai conosciuto.

Il condottiero all’origine di tutto questo era noto per la sua brutalità e per la sua crudeltà. Tra il 1206 e l’anno della sua morte, il 1227, i mongoli ai suoi ordini imperversarono nelle steppe di Cina ed Eurasia, abbattendosi sull’Europa e sul Medio Oriente, con conseguenze travolgenti.

In sella ai robusti e rapidi cavalli delle steppe, i mongoli avevano una maggior agilità di manovra rispetto ai loro avversari. Gli abitanti di città dell’Asia centrale come Samarcanda e Bukhara, importanti enclavi commerciali nonché sedi di vari caravanserragli (alberghi per viaggiatori) lungo la Via della seta, furono vittime di brutali stragi di massa. I mongoli sottoponevano a volte i nemici a una pratica conosciuta con il nome di “misurarsi sull’asse”: qualunque maschio più alto del centro della ruota di un carro veniva decapitato.

Da qualche anno vari storici hanno adottato una posizione revisionista nei confronti di Gengis Khan e del suo impero, elogiandone la tolleranza religiosa: cristiani, ebrei, buddisti e musulmani erano liberi di praticare la propria fede, sempre che rispettassero i signori mongoli, e i loro leader religiosi erano esentati dal pagamento di tributi.

Gengis Khan è ferito a morte in quest'illustrazione di Il Milione di Marco Polo. 1412 circa

Gengis Khan è ferito a morte in quest'illustrazione di Il Milione di Marco Polo. 1412 circa

Foto: Granger / Album

Gengis promosse anche l’uso della diplomazia come alternativa alla conquista militare, oltre a introdurre due innovazioni prima sconosciute nei territori da lui controllati: un alfabeto, che facilitava le comunicazioni a lunga distanza, e una moneta. Nonostante la sua importanza storica, esistono buone ragioni per cui la tomba di Gengis Khan non è mai stata trovata, oltre alle misure estreme adottate per garantire il silenzio di chi lo seppellì. La società mongola dell’epoca era nomade, le città e gli insediamenti stabili erano pochi, e l’idea stessa di sepoltura non era comune.

Quando un guerriero mongolo moriva, il cadavere veniva legato al suo cavallo e mandato nelle steppe, dove gli animali necrofagi se ne sarebbero occupati.

La ricerca di Kravitz

La febbre contemporanea per trovare il luogo di sepoltura di Gengis Khan è iniziata al principio degli anni novanta del XX secolo, con una spedizione giapponese in Mongolia che è stata sospesa di fronte alla forte ostilità dei locali. Ciononostante, un pittoresco personaggio di nome Maury Kravitz ha rilanciato la ricerca della tomba dell’imperatore mongolo facendone una sorta di sfida globale.

Un uomo prega in un monumento eretto nella steppa e dedicato a Gengis Khan, l’eroe nazionale della Mongolia

Un uomo prega in un monumento eretto nella steppa e dedicato a Gengis Khan, l’eroe nazionale della Mongolia

Foto: James L. Stanfield / NGS

Soprannominato “l’Indiana dell’Illinois” – in riferimento a Indiana Jones, l’archeologo protagonista della famosa saga cinematografica – Kravitz era un commerciante di materie prime di Chicago appassionato di vodka con ghiaccio, filetti e pubblicità. Dopo aver letto varie biografie di Gengis Khan, questo storico dilettante si è detto sicuro di sapere dove si trovava la tomba con i suoi tesori. Così, nel 1996 ha cominciato a raccogliere la cifra necessaria (1 milione e 200mila dollari) per finanziare una serie di spedizioni in Mongolia, sui monti Hentij (Hentij nuruu in mongolo). Il Chicago Tribune ha annunciato la sua avventura con questo titolo: «Indiana Kravitz alla ricerca del khan perduto».

La spedizione di Kravitz, che ha cercato in tutti i modi di nascondere le fonti della sua ispirazione, si è concentrata su una zona vicino al monte Burhan Haldun chiamata Ikh Korig o “Grande Tabù”. Secondo la tradizione mongola, la montagna e l’area circostante erano infatti considerate proibite. Per secoli i nobili mongoli si fecero seppellire in una valle isolata in questa zona, e molti pensano che anche Gengis possa esservi stato inumato. Per scoraggiare il nazionalismo mongolo, le autorità sovietiche hanno dichiarato l’area ad accesso limitato. Kravitz era convinto che alcuni fiumi vicini al Burhan Haldun lo avrebbero condotto al sito della tomba. Secondo un racconto del XV secolo, il giovane Gengis Khan, dopo aver vinto un’importante battaglia, aveva detto ai suoi compagni che quello era il luogo doveva voleva essere sepolto.

La ricerca dell’eccentrico milionario si è conclusa nel 2002, dopo una serie di disavventure che qualcuno ha definito “la vendetta del khan” (morsi di serpenti, incidenti che hanno coinvolto i suoi veicoli, eccetera). La spedizione è stata poi ostacolata dal crescente sciovinismo della Mongolia, dove Gengis Khan è venerato come un eroe nazionale. La spedizione ha attirato una forte ostilità, basata sulla tradizionale credenza religiosa secondo cui il luogo di riposo dei morti dev’essere lasciato in pace. A metà campagna il primo ministro mongolo ha revocato a Kravitz il permesso per effettuare scavi.

Tecnologia di punta

La ricerca della tomba di Gengis Khan non si è conclusa con Kravitz. Nei 15 anni trascorsi dalla sua rinuncia, le indagini si sono basate soprattutto sulla tecnologia di avanguardia. Il tentativo più noto è stato condotto dalla National Geographic Society in collaborazione con Albert Yu-Min Lin, ingegnere dell’Università della California a San Diego. Come Kravitz e molti altri, Lin era affascinato dall’idea di trovare la tomba del Gran Khan. Ma, avendo viaggiato per il Paese, era consapevole di quanto i mongoli si opponessero alla presenza di archeologi e avventurieri stranieri nei luoghi sacri.

Burhan Haldun, la montagna alla cui ombra potrebbe essere stato sepolto Gengis Khan, raggiunge un'altitudine di 2.362 metri

Burhan Haldun, la montagna alla cui ombra potrebbe essere stato sepolto Gengis Khan, raggiunge un'altitudine di 2.362 metri

Foto: Antonia Tozer

In collaborazione con i ricercatori locali, Lin ha utilizzato unicamente strumenti digitali per cercare la tomba, rinunciando a qualsiasi scavo. Il suo progetto di tre anni ha messo insieme l’analisi di foto satellitari e i sistemi GPS con i dati forniti da georadar e sensori che misurano piccoli cambiamenti nelle proprietà magnetiche del suolo.

Albert Yu-Min Lin ha sfruttato anche la forza della leggenda di Gengis Khan (e di internet) per riunire oltre 10mila collaboratori. Una parte del suo progetto, che è stato ribattezzato “Valle dei Khan”, prevedeva di mettere online le immagini satellitari del paesaggio mongolo. I volontari hanno studiato le fotografie di un’area di seimila chilometri quadrati e hanno segnalato alla squadra di Lin 2,3 milioni di tratti peculiari o strutture da analizzare più in dettaglio. Il risultato, pubblicato sulla rivista PLOS One nel 2015, è consistito nella scoperta di 55 siti archeologici non scavati. Questo lascia aperta l’affascinante possibilità che uno di questi sia il luogo di sepoltura cercato.

Nel frattempo, gli archeologi hanno trovato altri siti importanti collegati al fondatore dell’impero mongolo. Nel 2012 alcuni ricercatori giapponesi hanno individuato le rovine di quelli che, a detta loro, sono i resti del palazzo di Gengis Khan, datati grazie alla presenza di ceramica dell’epoca del suo governo. E negli ultimi decenni gli studiosi di vari istituti di ricerca hanno localizzato Karakorum, nota come “la città di Gengis Khan”, e vi hanno condotto campagne di scavo. Secondo le iscrizioni del XIII secolo trovate nel sito, fu fondata nel 1220, quando l’imperatore piantò qui per la prima volta la sua tenda. La ricerca della tomba di Gengis Khan continuerà a esercitare il suo fascino. E, che dia buoni risultati o meno, permetterà di conoscere sempre meglio il più grande conquistatore della storia: un fatto forse di maggior importanza rispetto a qualsiasi oggetto possa contenere il sepolcro stesso.

A Ordos, nell’odierna Cina settentrionale, fu eretto nel XX secolo un mausoleo dedicato a Gengis Khan

A Ordos, nell’odierna Cina settentrionale, fu eretto nel XX secolo un mausoleo dedicato a Gengis Khan

Foto: Toño Labra / Age Fotostock

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