Seneca Falls, o l'atto di nascita del femminismo

Nel 1848 cinque amiche si riunirono a Waterloo, nei pressi di New York, ormai stanche di essere considerate legalmente inferiori, o addirittura una mera proprietà, a beneficio degli uomini. Dal loro incontro nacque la Declaration of Sentiments, da molti considerata lo stato embrionario del femminismo odierno

Negli Stati Uniti d'America di metà del XIX secolo, sulla scia della militanza non violenta contro lo sfruttamento degli africani esercitato dai ricchi latifondisti locali, sorsero pure i primi comitati femminili. Come gli schiavi, le donne si ritrovavano infatti prive di diritti, condannate all’invisibilità sociale e politica: i valori di uguaglianza e libertà evocati dalla Costituzione erano chiaramente stati traditi.

Nel 1848 un gruppo di signore bianche di ceto medio si riunì a Waterloo, nei pressi di New York, nella residenza di Jane Clothier Hunt, amica comune. Lucretia Mott, sua sorella Martha Coffin Wright, Mary Ann McClintock (fondatrice, insieme al marito Thomas, dell’organizzazione antischiavista Western New York Anti-Slavery Society) ed Elizabeth Cady Stanton (moglie del riformatore repubblicano Brewster Stanton) cominciarono quindi a delineare una strategia di lotta all’egemonia maschile, di cui tutte loro erano state allo stesso tempo testimoni e vittime. Cady Stanton e Mott, per esempio, ricordavano ancora l’umiliazione subita a Londra nel 1840, quando gli organizzatori della World Anti-Slavery Conventionavevano vietato loro di partecipare ai lavori, dirottandole verso una sezione nascosta della sala. Per tutta risposta, le due si erano precipitate sul palco esortando la platea a riflettere anche sulla questione femminile.

Una statua a Seneca Falls ricorda l'incontro tra Susan B. Anthony e Elizabeth Cady Stanton, grazie all'amica comune Amelia Jenks Bloomer

Una statua a Seneca Falls ricorda l'incontro tra Susan B. Anthony e Elizabeth Cady Stanton, grazie all'amica comune Amelia Jenks Bloomer

Foto: The Post-Standard /Landov / Cordon Press

Dal padre al marito

Essere donne negli Stati Uniti dell'epoca implicava rassegnarsi a non poter studiare e a non poter dedicarsi ad attività strettamente domestiche. Le ragazze dovevano attendere il momento in cui il matrimonio (talvolta indotto) le avrebbe sottratte all’autorità paterna e affidate al controllo esclusivo di un marito: sul piano legale, infatti, la donna adulta continuava a essere equiparata a una minorenne da tutelare.

Le severe norme giuridiche alla base dell’istituzione matrimoniale non ammettevano compromessi: l’obbligo della coverture implicava di fatto la perdita di qualsiasi identità giuridica e di conseguenza una serie impressionante di restrizioni, tra cui il divieto di possedere beni personali, stipulare contratti, redigere un testamento, firmare documenti, intraprendere iniziative autonome anche irrilevanti o citare in giudizio qualcuno.

Mentre da perfetta padrona di casa Jane Clothier Hunt si limitava a servire il tè senza interferire nella conversazione, Elizabeth Cady Stanton elaborò mentalmente una piattaforma programmatica. A differenza delle altre, lei non era quacchera – non seguiva cioè il movimento cristiano sorto nel XVII secolo che tra le altre cose asseriva che tutti i credenti fossero sacerdoti – ma aveva comunque sviluppato una grande sensibilità alle miserie degli oppressi. Fu lei, armata di carta, penna e calamaio, a redigere quella che i posteri avrebbero definito la pietra angolare del femminismo internazionale: la Declaration of Sentiments, ispirata alla Dichiarazione di Indipendenza con cui, il 4 luglio 1776, la Commissione dei Cinque composta da Thomas Jefferson, John Quincy Adams, Benjamin Franklin, Roger Sherman e Robert R. Livingston, sancì la nascita degli Stati Unirti d’America.

Se con incontri periodici, risoluzioni e petizioni i membri dei movimenti abolizionisti, favorevoli all’abrogazione della schiavitù, si sforzavano di dimostrare quanto un cambiamento radicale di mentalità fosse indispensabile affinché una riforma potesse funzionare, Elizabeth Cady Stanton preferì concentrarsi sulla dimensione politica delle lotte emancipatorie, insistendo piuttosto sull’importanza del voto femminile. Abigail Adams, moglie del secondo e madre del sesto presidente degli USA, lo aveva saggiamente intuito con quasi un secolo di anticipo, affermando: «Se le signore non riceveranno particolare cura e attenzione, fomenteremo una ribellione e non ci riterremo vincolate da alcuna legge nella quale non abbiamo avuto voce o rappresentanza».

Cento anni di progresso femminile - 1848-1948. Francobollo da tre centesimi. Da sinistra a destra vi compaiono Elizabeth Cady Stanton, Carrie C. Catt e Lucretia Mott

Cento anni di progresso femminile - 1848-1948. Francobollo da tre centesimi. Da sinistra a destra vi compaiono Elizabeth Cady Stanton, Carrie C. Catt e Lucretia Mott

Foto: Pubblico dominio

Cento anni di progresso femminile - 1848-1948. Francobollo da tre centesimi. Da sinistra a destra vi compaiono Elizabeth Cady Stanton, Carrie C. Catt e Lucretia Mott

 

 

Il testo della Dichiarazione

La Declaration of Sentiments che sarebbe scaturita da quell'incontro era composta da un prologo lapidario e inconfutabile: «Riteniamo che queste verità siano evidenti: che tutti gli uomini e le donne sono creati uguali; che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili; che tra questi ci sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità; che per garantire questi diritti sono stati istituiti dei governi, che traggono i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Ogni volta che una forma di governo diventa distruttiva di questi fini, è diritto di coloro che ne soffrono rifiutare la fedeltà ad essa e insistere sull'istituzione di un nuovo governo, che ponga le sue basi su tali principi e organizzi i suoi poteri in una forma che sembri loro più adatta a garantire la loro sicurezza e felicità».

Il testo elenca in quindici punti la sistematica violazione dei diritti delle donne da parte dell'altra metà della popolazione, quella maschile, che nega il diritto di voto, di rappresentanza, di proprietà, identificando la donna come un essere che diventa proprietà di un uomo quando sottoscrive un contratto di matrimonio, che non ha potere sui suoi figli e che può essere privata della libertà dal marito; una persona che non ha diritto a un'istruzione completa né può ambire alle più alte cariche della Chiesa e dello Stato.

Pertanto, continua il documento, chi firma la Dichiarazione delibera (nell'originale inglese resolved), tra le altre cose, «che tutte le leggi che impediscono alla donna di occupare nella società il posto che la sua coscienza le impone, o che la pongono in una posizione inferiore a quella dell'uomo, sono contrarie al grande precetto della natura e quindi non hanno forza né autorità»; «che la donna è uguale all'uomo, è stata intesa come tale dal Creatore, e il bene supremo della razza richiede che sia riconosciuta come tale»; «che la stessa quantità di virtù, delicatezza e raffinatezza di comportamento richiesta alla donna nello stato sociale, sia richiesta anche all'uomo, e che le stesse trasgressioni siano punite con la stessa severità sia per l'uomo che per la donna»; «che, essendo stata investita dal creatore delle stesse capacità e della stessa coscienza di responsabilità per il loro esercizio, è dimostrabile che la donna ha il diritto e il dovere, in egual misura con l'uomo, di promuovere ogni giusta causa con ogni giusto mezzo; e specialmente per quanto riguarda i grandi temi della morale e della religione, è evidente che ha il diritto di partecipare con suo fratello all'insegnamento, sia in privato che in pubblico, scrivendo e parlando con tutti gli strumenti appropriati e in tutte le assemblee appropriate».

Lista di persone che sottoscrissero la Declaration of Sentiments di Seneca Falls nel 1848

Lista di persone che sottoscrissero la Declaration of Sentiments di Seneca Falls nel 1848

Foto: https://rb.gy/6m40z / CC BY-SA 4.0, https://rb.gy/wnq5y

Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica!

Un episodio senza precedenti

Sottoscritto da 68 donne e 32 uomini, strutturalmente simile alla Déclaration des droits de la femme et de la citoyenne di Olympe de Gouges apparsa a Parigi nel 1791, il documento venne varato in occasione della Women Rights Convention indetta il 19-20 luglio 1848 nella Wesleyan Chapel di Seneca Falls, non lontano da New York. Particolarmente apprezzato l’intervento dell’ex schiavo Frederick Douglass, che dalle pagine di North Star, il giornale abolizionista da lui fondato, non aveva mai smesso di sollecitare sia la concessione dei diritti politici e civili agli afroamericani, sia il suffragio universale.

Si trattò di un evento di enorme impatto e ampia risonanza, ma anche fonte di perplessità e polemiche. Se alcuni insistevano nel minimizzarne la portata, altri individuavano nelle rivendicazioni femminili una minaccia potenziale alla causa antischiavista. Ma a suscitare davvero scandalo furono invece Elizabeth Cady Stanton e la cugina Elizabeth Smith Miller, che sfidarono la folla indossando pantaloni di foggia maschile (i cosiddetti bloomers, così chiamati in onore dall’editrice Amelia Bloomer che li aveva pubblicizzati nel suo periodico per donne The Lily) e si ritrovarono sommerse da fischi e insulti. Le due non se ne curarono affatto, occupate com'erano a festeggiare l'affluenza dei simpatizzanti alla loro causa, decisamente superiore alle previsioni: circa trecento persone di età, genere, provenienza, estrazione sociale ed etnie differenti, unite da un medesimo desiderio di giustizia. Molti di loro si sarebbero ritrovati due settimane dopo alla Convenzione di Rochester (New York) sullo stesso tema. Altri avrebbero presenziato qualcuno degli appuntamenti di rilevanza locale e statale previsti in Ohio, Pennsylvania e New York, in vista della prima assemblea nazionale di Worcester, in Massachusetts, che si sarebbe tenuta nel 1850.

Elizabeth Cady Stanton pronuncia il suo discorso in occasione della prima Women's Right Convention, tenutasi a Seneca Falls il 19 e 20 giugno 1848

Elizabeth Cady Stanton pronuncia il suo discorso in occasione della prima Women's Right Convention, tenutasi a Seneca Falls il 19 e 20 giugno 1848

Foto: The Granger Collection, New York / Cordon Press

I primi provvedimenti

Bisognò attendere vent'anni, ma alla fine, superando gli intoppi burocratici, nel 1869 lo stato del Wyoming concesse alle donne il voto amministrativo; a dodici mesi di distanza, quello dello Utah lo imitò. In seguito Susan B. Anthony, una veterana dell'attivismo che insieme a Elizabeth Cady Stanton aveva fondato l'American Rights Association nel 1866, fu arrestata e multata aver tentato di votare alle elezioni presidenziali del 1872, ma rifiutò ostinatamente di pagare i cento dollari che le venivano richiesti dal giudice, oltre alle spese processuali. Il clima rimase rovente fino al 1920, anno in cui il Congresso ratificò il XIX emendamento costituzionale: «Il diritto di voto dei cittadini degli Stati Uniti non potrà essere negato o disconosciuto dagli Stati Uniti o da uno degli Stati a motivo del sesso». Settant'anni dopo quell'appuntamento tra amiche a Waterloo, le donne potevano finalmente esercitare il diritto di voto, il primo dei diritti rivendicato a Seneca Falls.

Una donna esercita il suo diritto di voto

Leggi anche

La lunga marcia per il voto alle donne italiane

Per rimanere aggiornato e ricevere gli articoli di Storica direttamente sulla tua email, iscriviti QUI alla nostra newsletter settimanale!

Condividi

¿Deseas dejar de recibir las noticias más destacadas de Storica National Geographic?