La scoperta del primo vaccino della storia

Nel XVIII secolo un medico inglese di campagna trovò un metodo per prevenire il vaiolo, salvando milioni di vite

Nel XVIII secolo il vaiolo era un flagello che decimava la popolazione europea senza pietà. Nel 1716 a Istanbul, Mary Wortley Pierrepont, la moglie dell’ambasciatore britannico straordinario lord Montagu, intrattenendosi con le donne turche, scoprì che le sue nuove amiche iniettavano il vaiolo nei propri figli e in se stesse.

Lady Wortley Montagu si era ammalata due anni prima di questa malattia riuscendo però a guarire. La donna si accorse che tale pratica trasmetteva la malattia in maniera lieve, ma successivamente rendeva le persone immuni al vaiolo. La moglie dell’ambasciatore, una donna indipendente e di ottima istruzione, illuminista e femminista ante litteram, senza esitare a lungo inoculò nei suoi figli il vaiolo dichiarando in una lettera: «Sono così patriottica da prendermi la briga di lanciare in Inghilterra la moda di questa utile invenzione».

Lady Mary Wortley Montagu (1689-1762) in abiti turchi. Incisione, 1836

Lady Mary Wortley Montagu (1689-1762) in abiti turchi. Incisione, 1836

Foto: The Granger Collection, New York / Cordon Press

In realtà, lady Wortley Montagu, molto nota negli ambienti intellettuali londinesi, non fu la prima a pensare a questa soluzione per prevenire il vaiolo in Europa, ma fu lei a difenderla strenuamente contro la dura opposizione di medici ed ecclesiastici nel suo Paese. Nel corso del XVIII secolo furono vaccinati personaggi di alto rango, come i sovrani di Danimarca e di Svezia, i duchi di Parma e di Toscana e la zarina Caterina II.

Tuttavia, il metodo escogitato in Turchia, denominato variolizzazione o vaiolizzazione, aveva un serio inconveniente: tra l'uno e il tre percento dei casi, coloro che venivano vaccinati si ammalavano gravemente e poi morivano di vaiolo. Per questo, tale metodo non riuscì mai a imporsi del tutto. Quando lady Montagu morì, nel 1762, non aveva idea che un ragazzo all’epoca tredicenne, Edward Jenner, qualche anno dopo avrebbe finalmente trovato un rimedio definitivo contro il vaiolo.

Il medico filantropo

Edward Jenner, figlio di un pastore protestante del villaggio di Berkeley, nella contea di Glouchestershire, nacque nel 1749. In giovane età contrasse il vaiolo, ma riuscì a superare la malattia. E forse fu questa la molla che a tredici anni lo convinse a divenire l’apprendista di un chirurgo locale. Nei successivi otto anni studiò e acquisì la pratica medica e chirurgica. Dopo aver lavorato a Londra dal 1770 al 1773 con il chirurgo John Hunter, il giovane medico pubblicò alcuni studi occasionali su vari campi del sapere scientifico molto diversi tra loro, come l’ornitologia, e prese parte a due gruppi scientifici per la divulgazione delle conoscenze mediche.

Edward Jenner

Edward Jenner

A partire dal 1790 Jenner cercò sistematicamente un rimedio per il vaiolo. Conosceva la variolizzazione, ma cercò di trovare un metodo più efficace che eliminasse il rischio di mortalità e di contagio della malattia. Alcuni scienziati prima di Jenner avevano ipotizzato che il vaiolo che colpiva le vacche avrebbe potuto essere una soluzione per l’uomo, ma senza giungere mai a una prova definitiva; molti non compirono neanche esperimenti per convalidare le proprie supposizioni. Osservando i contadini, il medico inglese si accorse che questi ultimi contraevano la malattia dagli animali con il contatto, ma non in forma letale; inoltre, quando i contadini si ammalavano di vaiolo umano venivano colpiti da una forma lieve e nella maggior parte dei casi non morivano. Pertanto, Jenner giunse alla conclusione che il vaccino, che si chiamò così proprio perché proveniva dalle vacche, era una difesa sicura per combattere il vaiolo.

Il 14 maggio del 1796, dopo circa vent’anni di studi, Jenner fece il primo esperimento sull’uomo: estrasse del pus dalle pustole infette di vaiolo bovino da un contadina, Sarah Nelme, e inoculò la sostanza in un bambino di otto anni, James Phipps, che non aveva mai contratto alcuna forma di vaiolo. Questi si ammalò per un paio di giorni, ma si riprese al decimo giorno dall’inoculazione. Circa sei settimane dopo, Jenner iniettò nel ragazzo il vaiolo umano, senza che la malattia fosse contratta. Nel 1798, dopo aver realizzato diversi altri esperimenti simili, Jenner pubblicò un breve testo intitolato An Inquiry into the Causes and Effects of the Variolae Vaccinae.

Frontespizio dell'opera di Edward Jenner

Frontespizio dell'opera di Edward Jenner

Foto: Pubblico Dominio

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Accoglienza contrastante

La scoperta di Jenner non fu accolta subito con entusiasmo, tutt’altro. Vi fu una dura opposizione soprattutto in ambito scientifico e religioso: alcuni vescovi e addirittura filosofi, come Immanuel Kant, non erano d’accordo con il metodo della vaccinazione. In aggiunta, molti medici di quel periodo utilizzavano il vaccino pur non conoscendo i dettagli procedurali della cura e provocando pertanto la malattia anziché curarla.

La vaccinazione praticata da Jenner prevedeva, in particolare, che si dovessero attendere sette giorni dal momento della comparsa delle pustole di vaiolo bovino per poterne prelevare i campioni, poiché il virus è meno aggressivo in quella fase. Inoltre, i fattori biologici che producono l’immunità non erano ancora stati compresi fino in fondo. Infatti, molte informazioni sugli agenti patogeni erano sconosciute allo stesso Jenner. Di conseguenza furono commessi un gran numero di errori prima di giungere a una procedura medica pienamente efficace e definitiva.

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Tuttavia, grazie alla scoperta della vaccinazione antivaiolosa, Edward Jenner diede il via allo sviluppo di altri tipi di vaccini, utilizzando microrganismi non patogeni per l’essere umano in modo da indurre la produzione di anticorpi protettivi da parte dell’organismo. Poco a poco, la nuova pratica andò imponendosi in tutta Europa e nel 1803 fu solennemente inaugurato il Jenner Institute di Londra.

In Italia il medico Onofrio Sauli Scassi fu il primo a praticare a Genova la vaccinazione antivaiolosa. Nello stesso anno, un altro medico, Luigi Sacco, scoprì in Lombardia dei ceppi autoctoni di vaiolo nelle vacche e ne inoculò alcuni nei contadini. Da quel momento iniziò a percorrere la Penisola in lungo e in largo cercando di convincere la popolazione a vaccinarsi e le autorità, anche quelle ecclesiastiche, a sostenere la sua lotta.

Vignetta satirica del 1812. Opera di George Cruikshank, ridicolizza la pratica della vaccinazione

Vignetta satirica del 1812. Opera di George Cruikshank, ridicolizza la pratica della vaccinazione

Foto: The Granger Collection, New York / Cordon Press

L’eredità di Jenner

Edward Jenner, dopo una prima fase di rifiuto e perplessità, ricevette titoli e onorificenze. Il Parlamento britannico elargì al medico una somma di 10.000 sterline e nel 1806 un altro premio di 20.000. Jenner ritornò nel 1803 alla vita rurale e nel 1815 nel suo villaggio natale, Berkeley, combattendo sempre per la diffusione della vaccinazione. Sua moglie e uno dei suoi figli morirono di tubercolosi nello stesso anno, mentre Jenner morì nel 1823.

Nel 1810 il governo britannico proibì la vecchia tecnica della variolizzazione e promulgò alcune leggi per la diffusione presso tutta la popolazione inglese della vaccinazione gratuita. Tuttavia, ancora non si era compresa la causa della malattia. Soltanto con le scoperte e lo studio degli agenti patogeni a opera del medico tedesco Robert Koch, che ricevette il premio Nobel nel 1905 per le sue ricerche relative alla tubercolosi, e del chimico francese Louis Pasteur, padre della microbiologia, fu possibile creare vaccini contro diverse malattie.

Ritratto dell’anatomista Andrea Vesalio, realizzato quando aveva 28 anni. Il cadavere accanto a lui è di una donna. Incisione contenuta nel De humani corporis fabrica. 1543

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