Robin Hood, storia e leggenda di un proscritto

Anche se non si sa con certezza se sia esistito un bandito con questo nome, a partire dal XIII secolo la tradizione ha fatto di Robin Hood un personaggio popolare, che incarnava le richieste di giustizia delle classi oppresse d’Inghilterra

Gli allegri compagni della foresta di Sherwood

La letteratura, e a partire dal XX secolo anche il cinema, hanno trasformato Robin Hood in uno dei personaggi di fantasia più popolari al mondo. Le peripezie nella foresta di Sherwood di questo ribelle, circondato dai membri della sua banda e sempre pronto a farsi beffe dell’odioso sceriffo di Nottingham – e a corteggiare l’amata Lady Marian – sono ormai scene ricorrenti nell’immaginario collettivo. Robin Hood è diventato così il modello del bandito giustiziere che ridistribuisce le risorse rubando ai ricchi per dare ai poveri. Ma questa è decisamente una versione sentimentale del fuorilegge, molto lontana dalla realtà storica dei banditi e dei proscritti medievali che ha dato origine alla leggenda nell’Inghilterra del XIII secolo.

In quest’olio del 1859 il pittore inglese Edmund George Warren rappresenta il fuorilegge medievale con la sua banda di merry men attorno a una vecchia quercia della foresta di Sherwood

In quest’olio del 1859 il pittore inglese Edmund George Warren rappresenta il fuorilegge medievale con la sua banda di merry men attorno a una vecchia quercia della foresta di Sherwood

Foto: Christie’s Images / Scala, Firenze

   

Nel tentativo di separare realtà e finzione molti storici hanno provato a identificare il misterioso bandito con un personaggio storico concreto. A metà del XIX secolo l’archivista Joseph Hunter segnalò un Robyn Hode che nel 1324 era valletto del re Edoardo II e in seguito aveva abbandonato il suo incarico, come si racconta nella ballata Le gesta di Robin Hood, in cui l’eroe si stanca della corte e fa ritorno alla foresta. Ma non ci sono indicazioni che questo Hode fosse un fuorilegge. Più di recente, Graham Phillips e Martin Keatman hanno incrociato una grande quantità di dati storici con le leggende fino a concludere che Robin Hood fosse una fusione di tre personaggi distinti: un contadino proscritto della foresta di Barnsdale intorno al 1225; Robert Hood di Wakefield, soldato dell’esercito ribelle del conte di Lancaster, che entrò poi al servizio di Edoardo II nel 1324 – il che coincide in parte con il candidato a Robin Hood difeso da Hunter – e Fulk Fitz Warine, uno dei baroni che si ribellarono al re Giovanni d’Inghilterra tra il 1200 e il 1215. Lo stesso Fulk Fitz Warine divenne un personaggio leggendario e fu protagonista di un romanzo composto attorno al 1325.

Di fronte a queste ipotesi l’unica certezza è che nei documenti del XIII e del XIV secolo si possono trovare vari riferimenti a fuorilegge, bracconieri, banditi o fuggitivi chiamati Robin Hood o con nomi simili. Uno dei più antichi proviene da un registro giudiziario dello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, che nel 1226 cita l’esproprio dei beni di un certo Robert Hod, descritto come fugitivus. Nel 1262 c’è un riferimento simile a un tal William Robehod, questa volta nel Berkshire, nel sud-est del Paese. Sicuramente si tratta della stessa persona alla quale un documento dell’anno prima si riferisce come «William, figlio di Robert le Fevere», definendolo membro di una banda di proscritti. Nel 1354, un po’ più a nord, nel Northamptonshire, si parla di un certo Robin Hood, in prigione in attesa di processo per dei crimini commessi nella foresta di Rockingham.

Incisione a colori del 1600 circa che mostra il principe dei ladri armato di un grande arco

Incisione a colori del 1600 circa che mostra il principe dei ladri armato di un grande arco

Foto: Akg / Album

   

Questa varietà di testimonianze fa pensare che non ci sia stato un unico Robin Hood, ma che si tratti di un soprannome tipico dei proscritti, usato in epoche e luoghi distinti dell’Inghilterra medievale. È significativo in questo senso un episodio avvenuto nel 1441, quando un gruppo di proprietari rurali di South Acre (Norfolk) bloccò la strada gridando: «Siamo uomini di Robin Hood, guerra, guerra, guerra!» e minacciando di uccidere un magistrato. Nel 1296 compare per la prima volta il cognome “Robynhod”: apparteneva a un uomo di nome Gilbert, della contea meridionale del Sussex. In varie località, soprattutto nei dintorni di Barnsdale, la foresta dov’erano inizialmente ambientate le avventure di Robin Hood, compaiono toponimi come Robin Hood’s Cave (Grotta di Robin Hood), Robin Hood’s Field (Campo di Robin Hood) o Robin Hood’s Cross (Croce di Robin Hood).

Che sia esistito un Robin Hood reale o meno, all’inizio del XIII secolo iniziarono a sorgere leggende e canzoni sul fuorilegge, anche se i primi testi conservati risalgono a metà del XIV secolo. Se si considera che la maggior parte della cultura medievale era orale, il materiale scritto giunto fino a noi potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Prima del XV secolo i testi su Robin Hood sono frammentari, semplici allusioni isolate, ma il loro numero e la grande varietà non lasciano dubbi in merito alla crescente popolarità del fuorilegge.

Il trionfo della leggenda

Nel XV secolo le avventure del bandito si riversano in una composizione letteraria specifica: le ballate. Come le chansons de geste francesi o le romanze castigliane, le ballate inglesi erano un tipo di letteratura fondamentalmente orale. In alcuni casi provenivano dai canti composti da trovatori o menestrelli vicini ai fatti narrati. Dopo essere stata ideata, una ballata passava di bocca in bocca e i particolari venivano trasformati nel corso di generazioni, fino a che qualcuno non decideva di fissarla in forma scritta.

Caccia al cervo in una miniatura del Livre de Chasse di Gaston Fébus

Caccia al cervo in una miniatura del Livre de Chasse di Gaston Fébus

Foto: Akg / Album

   

Le ballate di Robin Hood più antiche conosciute, Robyn and Gandeleyn e Robin Hood and the Monk, risalgono a metà del XV secolo. Nella prima Robin non è ancora ben riconoscibile: è ritratto nel suo ambiente abituale mentre caccia cervi nella foresta. Il cognome Hood non compare, il protagonista muore colpito dalla freccia di un certo Wrennok e sarà vendicato da un altro personaggio, Gandeleyn. Dove invece la familiare figura del fuorilegge si ritrova già pienamente sviluppata è in Robin Hood and the Monk. In questa ballata compaiono finalmente Little John e altri allegri compagni (merry men) di Robin Hood, come Much e Scathlock (diventato in seguito Scarlet). Durante le peripezie descritte l’eroe deve affrontare un monaco corrotto e lo sceriffo; rischia la vita per andare a pregare la Madonna in una chiesa di Nottingham e si dimostra sempre fedele alla Corona. Nel XVI secolo le ballate si moltiplicarono grazie alla stampa. Fu allora che comparve Le gesta di Robin Hood, la narrazione più lunga e completa sul proscritto medievale; una ballata che sembra un compendio di vari episodi che potrebbero essere stati originati separatamente e diffusi oralmente fino al momento in cui furono raccolti e stampati.

Successo teatrale

Robin Hood raggiunse la fama anche grazie al teatro popolare. Le sue avventure iniziarono a essere messe in scena nelle feste primaverili conosciute come May Games, i “giochi di maggio”, dove l’eroe era impegnato in combattimenti con bastoni – all’interno di una danza rituale di guerra chiamata “ballo del Morris”, forse di origine iberica –, duelli di spade o concorsi di tiro con l’arco. In veste di “re di maggio” Robin Hood si univa poi a una regina, Lady Marian. Le rappresentazioni teatrali servivano per raccogliere fondi destinati ai poveri della comunità. Approfittando della fama del personaggio, veri e propri fuorilegge sceglievano di travestirsi da Robin Hood per terrorizzare i viandanti nella foresta. In suo nome si verificarono persino rivolte, come nel caso del sollevamento degli artigiani a Edimburgo nel 1561. Per questo, nel 1578 l’Assemblea generale scozzese chiese al re di proibire le rappresentazioni di «Robin Hood, re di maggio»

Alcuni dei personaggi più conosciuti della storia di Robin Hood

Alcuni dei personaggi più conosciuti della storia di Robin Hood

Illustrazioni: Alamy / ACI. Colore: Santi Pérez

Nel XVI secolo la fama di Robin Hood raggiunse i palazzi dei nobili e dei re. Si racconta che nel 1509, l’anno dopo il matrimonio con Caterina d’Aragona, Enrico VIII – allora appena diciottenne –sia entrato nella camera da letto della moglie travestito da Robin Hood insieme a undici nobili, allettando la regina con danze e giochi. Sei anni più tardi, mentre i reali coniugi attraversavano una località chiamata Shooters Hill (la collina dei tiratori), comparvero duecento uomini vestiti di verde che li invitarono a entrare nella boscaglia, dove li intrattennero con una cena a base di selvaggina e vino, un’esibizione di tiro con l’arco e l’opportunità di conoscere la vita dei proscritti. Naturalmente si trattava di una messinscena organizzata dal re.

Bandito per una buona causa

Il successo della leggenda di Robin Hood è legato al modo in cui la gente si identificava con il personaggio. Questo porta a chiedersi quale fosse la tipologia di fuorilegge rappresentata nelle ballate. Nel suo libro I banditi (1970) Eric Hobsbawm afferma che Robin incarnava l’ideale del bandito giustiziere proprio del mondo dei contadini liberi, analogamente ai cosacchi in Russia o agli aiduchi in Ungheria e nei Balcani. James Holt sostiene invece che le storie dei proscritti si svilupparono in ambito aristocratico e riflettevano più il malcontento della piccola nobiltà che quello dei contadini; da qui l’amicizia di Robin con il cavaliere Richard at the Lee, che aiutò a recuperare l’eredità di cui Richard era stato ingiustamente espropriato. Altri ricercatori mettono in relazione lo spirito di Robin Hood con le fratellanze e le corporazioni artigiane dei villaggi o, più in generale, con una classe media rurale intrappolata tra il declino del feudalesimo e l’emergere del capitalismo. Storici contemporanei come Stephen Knight concludono invece che, anche se non si può attribuire al fuorilegge un unico contesto sociale, questi ha sempre incarnato un sogno di resistenza all’autorità.

In ogni caso è da sottolineare che le ballate inglesi d’epoca medievale utilizzano un termine specifico per riferirsi a Robin Hood e ai suoi compagni: yeoman. Si tratta di un termine ambivalente. Il senso originale era quello di “giovane (young-man) servitore” e si utilizzava per i camerieri di un certo livello che prestavano servizio nelle case dei nobili. In una delle Gesta di Robin Hood il proscritto è nominato yeoman del re, ma la ballata racconta che il fuorilegge abbandona l’incarico perché sente nostalgia della foresta. Quando invece Robin viene definito “yeoman della foresta” il termine può fare riferimento a un semplice assistente di caccia o battitore, oppure a una guardia forestale ribelle.

L’olio di Daniel Maclise rappresenta il momento in cui Robin Hood e i suoi uomini accolgono Riccardo Cuor di Leone al ritorno dalla crociata

L’olio di Daniel Maclise rappresenta il momento in cui Robin Hood e i suoi uomini accolgono Riccardo Cuor di Leone al ritorno dalla crociata

Foto: Bridgeman / Aci

     

Ciononostante, nel XIV secolo il termine yeomen poteva fare riferimento anche a proprietari terrieri autonomi, socialmente al di sopra dei contadini affittuari (husbandmen) e al di sotto dei cavalieri (gentlemen). Proprio per questa ragione alcuni studiosi hanno spesso associato l’ideologia di Robin Hood con la grande rivolta contadina scoppiata in Inghilterra nel 1381. Iniziata come una protesta contro le imposte di guerra e gli abusi feudali, la sommossa si estese successivamente a varie contee meridionali e orientali del Paese e ad alcune zone isolate del nord. I ribelli non erano solo contadini, ma anche artigiani e apprendisti – e senza dubbio in molti casi pure yeomen. I rivoltosi arrivarono a occupare Londra, obbligando il re a negoziare personalmente con i loro leader. In realtà non ce l’avevano con il sovrano Riccardo II, ancora quattordicenne, ma con i suoi cattivi consiglieri, con il clero oppressore, con i parvenus stranieri e con gli ufficiali corrotti, un buon numero dei quali fu linciato.

Alla fine la rivolta fu repressa nel sangue, ma le tasse furono ridotte e quegli eventi drammatici divennero il simbolo della dignità della gente comune e della sua capacità di unirsi per rispondere ai soprusi.

Eroe spietato

Le ballate sull’eroe sembrano riflettere proprio questo spirito di unità e ribellione. All’inizio delle Gesta Robin ricorda a Little John di non far mai male a «un contadino al lavoro con l’aratro» né ai buoni yeomen della foresta come loro, «né ad alcun cavaliere o scudiero». Invece, «vescovi e arcivescovi, legateli e bastonateli». La rabbia era diretta in particolare contro lo sceriffo di Nottingham che, secondo il fuorilegge, incarnava l’arbitrarietà e la crudeltà dell’aristocrazia. E infatti così facevano. Nelle ballate emerge in tutta la sua crudezza lo spirito della società medievale. La violenza e la crudeltà, lungi dall’essere represse, erano socialmente accettate: i cadaveri venivano esposti sui patiboli a ogni angolo di strada, le teste e le membra dei traditori venivano appese alle porte e alle mura e le dispute tra nobili e contadini finivano solitamente con spargimenti di sangue.

Gli allegri compagni della foresta di Sherwood

Gli allegri compagni della foresta di Sherwood

Foto: Bridgeman / Aci

Nelle Gesta si narra con dovizia di particolari di quando Robin colpisce lo sceriffo con una freccia e poi lo decapita con la spada. In Robin Hood and the Monk Little John non solo decapita il monaco che aveva denunciato Robin allo sceriffo, ma riserva lo stesso trattamento anche al ragazzino che lo accompagnava, diventato a quel punto uno scomodo testimone. La morte dello stesso Robin nelle Gesta e in altre ballate è sanguinaria. Nel testo del XV secolo la priora di Kirklees, con la scusa di praticargli un salasso, lascia che l’eroe bandito si dissangui. Solo quando Robin è troppo debole per muoversi l’amante della religiosa lo finisce a pugnalate.

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