Podcast – Fiandre, un territorio unico nella storia dell’arte

In soli 13mila chilometri quadrati – una superficie simile a quella del Trentino Alto Adige – la piccola regione delle Fiandre, nel nord del Belgio, ospita moltissime opere d'arte. La zona può vantare una fama mondiale, soprattutto tra gli amanti dell'arte

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Si estende per poco più di 13mila chilometri quadrati – una superficie simile a quella del Trentino Alto Adige – eppure la piccola regione delle Fiandre, nella metà settentrionale del Belgio, può vantare una notorietà a livello mondiale, soprattutto tra gli amanti dell'arte.

Il ruolo delle Fiandre nella storia dell'arte è talmente importante da aver dato il nome a un intero movimento: la scuola fiamminga è nata e si è sviluppata qui. Senza di essa, la pittura rinascimentale e barocca non sarebbe stata la stessa, così come, naturalmente, l'arte che si sviluppò negli anni successivi.

Bruges nel XV secolo dalle 'Cronache di Froissart'

Bruges nel XV secolo dalle 'Cronache di Froissart'

Foto: Pubblico dominio

Il suo periodo d'oro durò duecento anni, tra il XV e il XVII secolo, quando le sue sei città principali – Bruges, Gent, Anversa, Bruxelles, Lovanio e Mechelen – divennero patria e laboratorio di alcuni dei maestri più influenti di tutti i tempi: artisti del calibro di Van Eyck, Bruegel il Vecchio e Rubens.

Pannello centrale del Polittico dell'Agnello Mistico. 1432. Cattedrale di San Bavone, Gent

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Ma com’è possibile che un tale livello di genialità si sia concentrato in coordinate spazio-temporali tanto ridotte? Innanzitutto bisogna considerare l’ineguagliabile posizione geografica delle Fiandre: si trovano infatti sulla rotta tra il Mediterraneo e i Paesi scandinavi e baltici, nonché tra l'Inghilterra e il continente europeo.

L’impero spagnolo

Dal punto di vista politico, in questo periodo le Fiandre passarono da un’epoca di dominazione di conti e duchi a far parte dell'immenso impero spagnolo, su cui al tempo – come si diceva – il sole non tramontava mai. Ma sebbene tra i suoi governanti vi fossero grandi amanti dell'arte, che permisero e incoraggiarono lo sviluppo di questa nuova scuola, il vero impulso venne dall'ascesa dell'industria e del commercio, che trasferirono il potere economico dalle campagne alle città e costrinsero gran parte della popolazione a emigrare verso i centri abitati. Le Fiandre divennero così la regione più urbanizzata di tutto il Nord Europa.

Il centro storico di Bruges, importante città delle Fiandre e snodo della Lega anseatica

Il centro storico di Bruges, importante città delle Fiandre e snodo della Lega anseatica

Foto: Pubblico dominio

A questi nuovi abitanti si aggiungevano ogni giorno centinaia di mercanti provenienti da ogni angolo del continente, desiderosi di vendere le loro merci esotiche e di acquistare il tessuto di Fiandra, celebre in tutto il mondo. Nei suoi porti si potevano ascoltare trattative in italiano, spagnolo o tedesco, una sorta di crocevia di culture e lingue che avevano in comune un elemento: il commercio.

E mentre le merci passavano di mano in mano, così ovviamente accadeva al denaro. Mercanti, artigiani e banchieri rappresentavano la classe sociale che meglio poteva trarre profitto da questo boom commerciale: la borghesia. Riuscirono così ad accumulare vere e proprie fortune di cui, naturalmente, volevano fare sfoggio.

Denaro investito nell’arte

Come? Come facevano i reali, la nobiltà e il clero: trasformando il loro denaro in arte. Fu così che i borghesi divennero non solo i principali clienti delle botteghe, ma anche mecenati degli artisti locali, che ricevettero così tante commissioni da non sentire il bisogno di andare all'estero per svilupparsi. Insomma, il talento rimase in patria. I migliori pennelli del mondo volevano vivere nelle principali città delle Fiandre e approfittare della situazione, il che alimentò la concorrenza tra i vari artisti e stimolò lo sviluppo delle loro opere.

'Ritratto dei coniugi Arnolfini' (1434), Jan Van Eyck, National Gallery di Londra

'Ritratto dei coniugi Arnolfini' (1434), Jan Van Eyck, National Gallery di Londra

Foto: Pubblico dominio

La borghesia cominciò a richiedere opere a tema religioso nelle quali, in quanto committente, voleva essere ritratta. Ma l’arte acquisì presto un significato pragmatico, che coincideva con il desiderio di questa nuova e ricca società borghese: diventare i protagonisti assoluti in tutto. Le scene bibliche lasciarono allora il posto a ritratti individuali, ritratti di famiglia e scene di genere. Un buon esempio ne è il Ritratto dei coniugi Arnolfini, di Jan Van Eyck, in cui un ricco mercante lucchese è raffigurato con la moglie nella sua residenza di Bruges.

Così come ogni artista è chiamato a essere cronista del suo tempo, anche i borghesi volevano lasciare una traccia dettagliata del mondo in cui vivevano e al cui sviluppo avevano contribuito. Il realismo divenne il nuovo dogma e portò gli artisti a esplorare nuovi temi, tecniche, approcci, prospettive e formati, con un obiettivo chiaro: far sì che ogni elemento dell'opera sembrasse, più che dipinto, riflesso in uno specchio.

Anche le dimensioni cambiarono. Le residenze della borghesia non avevano altari e navate da cui appendere opere di grandi dimensioni, come accadeva nelle chiese. Né avevano sale infinite come i palazzi dei re e dei nobili. Gli artisti furono quindi spesso costretti a condensare il loro messaggio su tele di piccole dimensioni, il che alimentò ulteriormente la necessità di un'estrema attenzione ai dettagli.

Il 'Polittico dell'Agnello mistico', o 'Polittico di Gent', opera monumentale di Jan van Eyck

Il 'Polittico dell'Agnello mistico', o 'Polittico di Gent', opera monumentale di Jan van Eyck

Foto: Pubblico dominio

Jan Van Eyck

Fu a questo punto che entrò in scena Jan Van Eyck, uno dei più importanti artisti fiamminghi della storia, che spinse il realismo a limiti mai raggiunti prima. Il suo perfezionamento della tecnica a olio arricchì la tavolozza di nuovi colori, che permisero di rappresentare squisitamente non solo le ricche stoffe sfoggiate dai protagonisti delle sue opere, ma anche i paesaggi realistici e gli interni in cui si svolge l'azione, come è possibile ammirare nel suo capolavoro, il Polittico dell’Agnello Mistico, conservato nella chiesa di San Bavone a Gent.

Ma l'arte di Van Eyck non si fermò qui. Per sviluppare in modo magistrale il volume e la prospettiva fece ricorso alle sue conoscenze di geometria e cartografia, tanto da passare alla storia come il primo pittore capace di raffigurare la luna in modo scientificamente corretto, quasi un secolo prima degli schizzi di Leonardo da Vinci. Senza dubbio Van Eyck fu un rivoluzionario nel pieno del XV secolo e per questo divenne uno degli artisti più contestati del suo tempo.

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Hans Memling

Sempre in ambito rinascimentale, un grande esponente del primitivismo fiammingo, che ricevette numerose committenze italiane, fu il pittore Hans Memling, di origini tedesche, ma profondamente legato alla città di Bruges, in cui si trasferì nel 1465. Bruges era all’epoca un importantissimo snodo della Lega anseatica tedesca, una rete commerciale medievale che collegava nord e sud Europa, e nell’antica piazza della Borsa ospitava le case nazionali di rappresentanza commerciale di Genova, Firenze e Venezia, tuttora in piedi, per quanto riconvertite ad altri scopi.

Trittico del Matrimonio mistico di santa Caterina o di san Giovanni (1479) di Hans Memling

Trittico del Matrimonio mistico di santa Caterina o di san Giovanni (1479) di Hans Memling

Foto: Musea Brugge, www.artinflanders.be, Hugo Maertens

La borghesia di Bruges, e gli italiani sopra tutti, ammirava enormemente lo stile pittorico raffinato dei ritratti di Memling, che costituiscono un terzo della sua produzione conservatasi fino ai giorni nostri. I fiorentini in particolare gli commissionarono alcune delle sue opere più importanti: il Giudizio universale, eseguito per il banchiere Angelo Tani, direttore del Banco Medici a Bruges, e destinato a una cappella della Badia di Fiesole, venne rubato dai corsari della Manica e portato a Danzica, dov’è tutt’ora conservato, mentre il Trittico di Benedetto Portinari, oggi custodito tra la Galleria degli Uffizi a Firenze e la Gemäldegalerie di Berlino, fu dipinto per un’importante famiglia di mercanti che viveva a Bruges dagli anni venti del XV secolo. Pare che anche lo squisito Ritratto d'uomo con una medaglia romana, conservato nel Museo reale di belle arti di Anversa, raffiguri Bernardo Bembo, padre del più celebre umanista Pietro, che soggiornò a Bruges nel 1473. La maggior parte delle opere dell’artista si trova nell’antico ospedale San Giovanni di Bruges, del XII secolo, oggi riconvertito in un museo.

Dieric Bouts

Un altro grande esponente del primitivismo fiammingo fu Dieric Bouts, pittore che operò soprattutto a Lovanio, sede di una prestigiosa università. A questo maestro nell’autunno 2023 la città ha deciso di dedicare una mostra retrospettiva grazie a cui per la prima volta sono riunite venti opere dell’artista: Dieric Bouts. Creator of images. Bouts fu uno dei primi artisti dei Paesi Bassi settentrionali ad applicare la prospettiva con punto di fuga elaborata in Italia, da lui appresa presumibilmente grazie ai trattati italiani conservati nella biblioteca umanista della città.

'L'ultima cena' di Dieric Bout, pannello centrale del polittico

'L'ultima cena' di Dieric Bout, pannello centrale del polittico

Foto: M Leuven, www.artinflanders.be, Dominique Provost

I suoi committenti erano le élite cittadine – nel 1472 fu nominato pittore ufficiale di Lovanio, un prestigioso titolo onorifico –, per le quali dipinse tavole religiose, paesaggi ultraterreni, ma anche figurine devozionali per la preghiera e la meditazione personale. La mostra a lui dedicata gli riconosce il ruolo di creatore d’immagini che rispondevano a una precisa committenza, una figura analoga ai fotografi sportivi, ai registi, agli sviluppatori di giochi, ai fumettisti e ai pubblicitari di oggi, a cui infatti viene accostato. Il suo capolavoro è L’ultima cena, conservato nel luogo per cui era stato concepito, ovvero la chiesa di San Pietro a Lovanio.

Le Fiandre sono un luogo ricco di storia e di arte. Gent, Bruges Lovanio, così come Anversa e naturalmente Bruxelles, hanno visto sfilare artisti di grande calibro e oggi ospitano alcune delle loro opere migliori. Un vero e proprio viaggio nel passato, verso uno dei momenti più affascinanti della storia dell'arte e d’Europa.

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