Podcast – Caccia alle streghe in Scozia

Tra il XVI e il XVII secolo si scatenarono diverse ondate persecutorie contro persone accusate di praticare la stregoneria. Quasi sempre le vittime erano donne a cui si facevano confessare delitti immaginari tramite la tortura

Non puoi ascoltare il podcast? Leggi l'articolo! 👇

Alla fine del cinquecento gli scozzesi credevano che il demonio si aggirasse nel loro Paese. A quel tempo era comune sentir parlare del suo potere di causare tempeste, uccidere il bestiame e diffondere malattie mortali. Satana voleva distruggere la società dal suo interno e reclutava quindi degli intermediari, degli agenti diabolici: le streghe. Ben presto le autorità si convinsero di doverle estirpare per il bene del regno.

La Scozia non fu l’unica vittima delle ondate d’isteria di massa contro la stregoneria che flagellarono la fine del sedicesimo e la prima metà del diciassettesimo secolo. Da quando nel quattrocento si era imposta l’idea secondo cui le streghe adoravano il diavolo, la caccia si era estesa a macchia d’olio: tra le altre l’Italia, la Svizzera, la Germania e la Scandinavia videro nascere processi e roghi. L’espansione del protestantesimo dagli inizi del XVI secolo non cambiò la situazione perché i protestanti perseguitarono le streghe con lo stesso fervore dei cattolici. I governanti volevano dimostrare la loro devozione a Dio e pensavano che sommosse e tumulti fossero ispirati dal diavolo. La Scozia è un chiaro esempio di tale fenomeno.

L’incisione proviene dalle Cronache di Norimberga, del  1493, e mostra il diavolo e una strega  a dorso di un cavallo.

L’incisione proviene dalle Cronache di Norimberga, del 1493, e mostra il diavolo e una strega a dorso di un cavallo.

Foto: Akg / Album

Le fasi della repressione

A quei tempi la Scozia era un regno indipendente. Anche se dal 1603 condivideva il monarca con l’Inghilterra, solo nel 1707 si unì a quest’ultima per costituire il Regno Unito della Gran Bretagna. Nel 1560 il parlamento scozzese adottò il protestantesimo e tre anni più tardi approvò una legge in base alla quale la stregoneria sarebbe stata punita con la pena di morte. Le persecuzioni massicce sarebbero iniziate soltanto alla fine del secolo, ma già da allora si scatenò la repressione. Tra il 1590 e il 1662 in tutta la Scozia si registrarono cinque efferati momenti di caccia alle streghe: 1590-1591, 1597, 1628-1631, 1649-1650 e 1661-1662. Circa duemilacinquecento streghe vennero uccise e, se confrontiamo questa cifra con quella di circa un milione di persone che costituiva il totale della popolazione, ne risulta un numero cinque volte più alto rispetto alla media europea.

La prima di queste ondate cominciò nel 1590, quando Geillis Duncan, una donna di un villaggio a est di Edimburgo, attirò dei sospetti per i suoi presunti poteri curativi. Sottoposta a tortura, rivelò i nomi delle sue “complici”. Successivamente ritrattò, ma ormai la notizia si era diffusa. L’anno seguente una delle accusate, Agnes Sampson, dichiarò che la notte di Ognissanti del 1590, nella chiesa di North Berwick, una cittadina costiera vicina a Edimburgo, si erano riunite duecento streghe. Erano giunte volando su setacci e lì avevano incontrato il diavolo, di cui avevano ascoltato i discorsi. Egli le aveva spinte a pianificare la morte del re di Scozia, Giacomo VI. In occasione del matrimonio con la principessa danese Anna, il sovrano avrebbe dovuto compiere un viaggio in mare tra la Scozia e la Danimarca – viaggio che, in effetti, avrebbe poi incontrato parecchi ostacoli metereologici. Sampson disse che alcune streghe erano accorse perfino dalla Danimarca. Dopo aver appreso tali dichiarazioni, il re e i suoi consiglieri si convinsero che il regno era minacciato da una cospirazione di streghe. Per Giacomo la questione aveva un lato lusinghiero perché, a quanto sembrava, il diavolo lo aveva indicato quale suo peggior nemico al mondo. Geillis Duncan e Agnes Sampson furono due tra le donne giustiziate durante il “panico di North Berwick”. Anche se il numero totale di persone condannate a morte non è certo, ne furono sicuramente coinvolte più di un centinaio.

Giacomo VI di Scozia, seduto sulla destra, sovrintende alla tortura di streghe a Edimburgo. Particolare di un'incisione in legno del pamphlet Newes Scotland. 1591​

Giacomo VI di Scozia, seduto sulla destra, sovrintende alla tortura di streghe a Edimburgo. Particolare di un'incisione in legno del pamphlet Newes Scotland. 1591​

Foto: Bridgeman / ACI. Colore: José Luis Rodríguez

Nel 1597 si scatenò un’altra ondata repressiva. Si disse nuovamente che le streghe cospirassero contro Giacomo. Margaret Aitken, la cosiddetta grande strega di Balwearie, affermava di possedere un potere speciale per riconoscere altre fattucchiere. Molte di loro furono condannate a morte dopo una segnalazione di Aitken, ma all’improvviso si scoprì che questa era un’impostora, circostanza che mise in cattiva luce i cacciatori di streghe. In parte come risposta a un simile fiasco, lo stesso anno Giacomo VI pubblicò Daemonologie (Demonologia), un trattato sulla stregoneria. Al suo interno il monarca spiegava che il diavolo era a capo degli angeli caduti i quali, divenuti demoni, stringevano patti con la gente e le concedevano dei poteri per praticare magie maligne. Secondo il libro di Giacomo la stregoneria era una cospirazione segreta tra uomini e diavoli, disposti a tutto il male possibile. L’unica speranza dei fedeli davanti a tale complotto era quella di rivolgersi a Dio e ai poteri divini di sovrani come Giacomo.

Più della metà delle cacce alle streghe in Scozia si sviluppò in brevi ondate su scala nazionale. Dopo le due appena descritte, la successiva avvenne nel 1629 e giunse probabilmente in Scozia dalla Germania, Paese che raggiunse l’apice della persecuzione alla fine degli anni venti del seicento, in piena Guerra dei trent’anni. Nel 1629 un inglese diretto a Edimburgo, Christopher Lowther, salì sulle falesie di Salisbury, vicino alla città, e da lì contemplò Dalkeith, «il villaggio dove bruciano tutte le streghe», a quanto disse. In effetti nella cittadina si contarono quattordici casi di stregoneria nel 1628 e diciannove nel 1629. Al di là di questi momenti particolari d’insorgenza del fenomeno, casi individuali si succedevano di continuo. In genere la persecuzione aveva inizio nei concistori della Chiesa di Scozia, cioè le assemblee parrocchiali della comunità protestante. I loro membri, gli “anziani”, erano perlopiù proprietari terrieri locali, al gradino più basso dell’élite del potere.

Giacomo VI. Ritratto attribuito a John de Critz il Vecchio. Dulwich Picture Gallery, Londra​

Giacomo VI. Ritratto attribuito a John de Critz il Vecchio. Dulwich Picture Gallery, Londra​

Foto: Bridgeman / ACI

Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica!

Sesso e superstizione

I concistori volevano rafforzare la disciplina religiosa dei loro fedeli, soprattutto nelle questioni a sfondo sessuale, e punivano severamente i molti adulteri e fornicatori. Quest’ossessione per i delitti sessuali si estendeva alle streghe, che erano spesso accusate di essersi congiunte carnalmente con il diavolo, crimine conosciuto come fornicazione satanica. I concistori non erano tribunali penali, per cui non potevano processare per stregoneria, mentre potevano arrestare e interrogare i sospettati, ottenere da loro delle confessioni e redigere i rapporti per i tribunali.

In tali processi s’interpretavano come pratiche diaboliche anche certe forme di superstizione popolare che erano comuni nella vita delle piccole comunità locali dell’epoca. Per esempio una certa Katherine Craigie, residente nelle isole Orcadi, nel nord del Paese, fu condannata nel 1640 per aver detto al vicino Robert Robson, che era malato: «Ho pregato perché ti ammalassi e vedo che la mia richiesta è stata esaudita». Nonostante tali parole, aveva poi acconsentito ad aiutarlo compiendo un rituale per scoprire «se quello che ti danneggia è uno spirito della montagna, della chiesa o delle acque»; aveva da lì capito che si trattava di uno spirito della chiesa. Gli inquisitori di Craigie interpretarono le sue parole come indizi di un patto con il diavolo, anche se lei le aveva pronunciate con intenzioni completamente diverse.

​Il quadro di T.H. Matteson, del 1853, ricostruisce un esame medico durante la caccia alle streghe di Salem, nel Massachussetts, episodio che ebbe eco in Scozia.

​Il quadro di T.H. Matteson, del 1853, ricostruisce un esame medico durante la caccia alle streghe di Salem, nel Massachussetts, episodio che ebbe eco in Scozia.

Foto: Bridgeman / ACI

Nel diciasettesimo secolo erano frequenti gli scongiuri a fini benevoli. A Prestonpans, vicino Edimburgo, in un momento non specificato d’inizio secolo Isobel Grierson aveva detto a Margaret Donaldson : «Che il fuoco dell’inferno si riversi su di te e che tu possa ardere tra le fiamme». Nelle successive nove settimane la destinataria della maledizione si ammalò. Più o meno nello stesso periodo, nella contea di Ayrshire, a sud di Glasgow, Patrick Lawrie aveva curato una bambina malata con rituali quali coprirle la faccia e farle sopra il segno della croce. Altri, invece, preferivano rivolgere maledizioni ai conoscenti con cui erano in contrasto. Sia Lawrie sia Grierson furono arsi vivi sul rogo con l’accusa di stregoneria. Anche se in genere le liti si risolvevano con la riconciliazione o il perdono, nessuno poi obiettava se le autorità si mostravano intolleranti nei confronti di tali scongiuri superstiziosi.

Mother Louse, un' alewife. XVII secolo

Leggi anche

Quando le streghe facevano la birra

Le accusate

Nella stragrande maggioranza dei casi erano le donne le più perseguitate. Le maledizioni femminili erano particolarmente temute e, se erano seguite da disgrazie, finivano per confermare la credenza popolare nella stregoneria. Oltre a ciò si registra inoltre la tendenza a enfatizzare i delitti commessi dalle donne e a combattere la loro presunta empietà. È significativo il fatto che, mentre esse erano spesso accusate di fornicare con il diavolo, le accuse contro gli uomini non contemplavano in genere l’aspetto sessuale. La stregoneria maschile sembrava quindi una variante più leggera e meno grave rispetto a quella femminile. Facevano eccezione gli stregoni, che venivano considerati capi spirituali delle sette e che erano sempre maschi. Perché anche la stregoneria aveva un’organizzazione patriarcale. Ed erano le dichiarazioni delle stesse accusate ad avvalorare quasi l’esistenza delle streghe e di cospirazioni in grado di far tremare i monarchi. Eppure tali dichiarazioni erano, a conti fatti, il risultato della tortura. Durante le ondate di caccia alle streghe le sospettate venivano interrogate e obbligate a svelare i nomi dei complici, ovvero delle persone che partecipavano con loro alle riunioni collettive con il diavolo, i sabba. Il più frequente metodo di tortura era la privazione del sonno. Dopo tre giorni senza dormire, non solamente si perde la capacità di controbattere agli interrogatori, ma s’inizia pure a soffrire di allucinazioni.

Non è strano quindi che molte confessioni includessero dettagli bizzarri come metamorfosi animali, voli in sella a fascine di paglia e setacci. Per esempio il tribunale che nel 1644 a Lanark giudicò Margaret Watson dichiarò: «Avete confessato la vostra partecipazione a diverse riunioni con il diavolo assieme ad altre streghe; che voi e le altre streghe diseppelliste corpi di persone defunte a cui amputaste membri al fine di realizzare i vostri diabolici piani; che Mallie Paterson cavalcò un gatto, Janet Lockie un gallo, vostra zia Margaret Watson uno spino, che voi stessa cavalcaste un mucchio di paglia e che Jean Lachlan cavalcò un vecchio albero». Non sono queste le confessioni sobrie di un gruppo vero e organizzato, bensì fantasie concepite da persone confuse, angustiate e in preda al panico, che disperatamente cercavano di fornire risposte in grado di soddisfare gli inquirenti.

Bruciare vive le streghe era una pratica comune in Germania e in altre regioni europee, mentre in Scozia le condannate venivano strangolate prima che ne venissero arsi i corpi.

Bruciare vive le streghe era una pratica comune in Germania e in altre regioni europee, mentre in Scozia le condannate venivano strangolate prima che ne venissero arsi i corpi.

Foto: Akg/ Album

L’era dello scetticismo

Sfortunatamente per le accusate, le confessioni alla fine confermavano che il diavolo e i suoi agenti compivano razzie in giro per il mondo. Quanto più le streghe ammettevano di giungere ai sabba volando, tanto più i loro cacciatori si mostravano decisi a liberare la patria da simili abomini. Ciononostante, nell’ultimo terzo del diciasettesimo secolo in Scozia lo spettro della stregoneria iniziò a svanire. Le denunce e i processi proseguirono, però i giudici e gli avvocati mettevano sempre più in dubbio la veridicità dei presunti patti con il diavolo. Da un lato a fine seicento il pluralismo religioso era diventato più accettato. Dall’altro, si erano affermate nuove idee scientifiche che facevano sembrare per lo meno discutibile qualunque certezza dogmatica rispetto alla stregoneria.

Dopo il 1662 non vi furono più azioni repressive di ampia portata. L’ultima condanna a morte ebbe luogo nel 1727, e nove anni più tardi il parlamento britannico abolì la legge sulla stregoneria del 1563, che aveva giustificato la persecuzione di migliaia di persone, torturate e giustiziate in nome della lotta contro il demonio.

Per rimanere aggiornato e ricevere gli articoli di Storica direttamente sulla tua email, iscriviti QUI alla nostra newsletter settimanale!

Condividi

¿Deseas dejar de recibir las noticias más destacadas de Storica National Geographic?