Michelangelo, il genio del Rinascimento

Erede della grande arte della Firenze dei Medici, Michelangelo raggiunse l’apice della sua carriera artistica grazie alle magnifiche creazioni per i papi di Roma, come gli affreschi della Cappella Sistina. Figura di spicco del Rinascimento, rifletteva nelle sue opere la crisi di un'era che stava scivolando verso le guerre di religione e la repressione della Controriforma

Genio artistico per eccellenza, Michelangelo Buonarroti fu anche un testimone privilegiato del suo tempo. La sua lunga vita – 89 anni, dal 1475 al 1564 – coincise con un periodo cruciale nella storia dell'Europa. A quel tempo la fede cattolica si sgretolava sotto l'impeto della Riforma protestante (iniziata da Martin Lutero nel 1517); l’astronomo Copernico meravigliava il mondo rivelando ai suoi contemporanei la vera posizione della Terra in un sistema eliocentrico; le storie di viaggio e la scoperta del Nuovo Mondo nel 1492 generavano un'altra visione dell'universo, con nuovi luoghi, razze e specie che non apparivano nella Bibbia e che avrebbero messo in discussione molte verità prestabilite. D'altro canto, lo sviluppo commerciale e borghese e il pensiero laico e scientifico favorirono una nuova considerazione dell'individuo e della figura dell'artista. Tutto ciò si riflette nell'arte di Michelangelo, che andò evolvendosi insieme al mondo che lo circondava e rispecchiandone le aspettative, le incertezze e le crisi.

Ritratto di Michelangelo Buonarroti attribuito a Daniele da Volterra. 1544 circa

Ritratto di Michelangelo Buonarroti attribuito a Daniele da Volterra. 1544 circa

Foto: Pubblico Dominio

Figlio di Firenze

Michelangelo Buonarroti proveniva da un’antica famiglia di commercianti e banchieri di Firenze. Suo padre era un funzionario con una buona posizione in città. Tuttavia, sin dalla più tenera età, Michelangelo si decantò per una carriera artistica, nonostante l'opposizione dei suoi genitori. All'età di 13 anni un amico di famiglia lo portò nella bottega di Domenico Ghirlandaio, così da poter iniziarsi alle diverse tecniche pittoriche, tra cui quella dell'affresco, che avrebbe poi applicato con eccezionale maestria nella cappella Sistina. L'artista si riferirà in seguito con un certo disprezzo a questi anni formativi, poiché credeva che la sua arte fosse un dono divino e non il risultato di un’istruzione.

Nel 1489, un anno dopo essere l'accesso di Michelangelo nella bottega del Ghirlandaio, Lorenzo de’Medici, grande mecenate delle arti, iniziò a sostenerne l’istruzione. La corte di Lorenzo il Magnifico era composta dai più famosi poeti, filosofi e artisti dell'epoca e divenne una grande fonte di apprendimento per il giovane artista. Presso il giardino di San Marco, una specie di accademia artistica finanziata dal Magnifico e ubicata proprio in una delle sue proprietà, si svolgevano degli incontri filosofici presieduti da Marsilio Ficino - artefice della risurrezione del platonismo in unione con il cristianesimo -, che segnarono profondamente il giovane apprendista.

Allo stesso tempo, frequentare il giardino di San Marco permise a Michelangelo di immergersi nell'arte dell'antichità classica, che da decenni era diventata la maggior fonte di ispirazione di degli artisti fiorentini.

Ritratto di Lorenzo de' Medici. Olio su tela di Agnolo Bronzino. 1555/1565. Galleria degli Uffizi, Firenze

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I giardini infatti ospitavano una preziosa collezione di sculture romane che il giovane Buonarroti potè studiare in profondità. Fu lì, per mano di Bertoldo di Giovanni, un vecchio discepolo di Donatello, a entrare in contatto con la scultura, che da allora avrebbe considerato un'arte "superiore".

In quel periodo scolpì l’altorilievo marmoreo Battaglia dei centauri, ispirato ai sarcofagi romani. Già in questi anni il suo virtuosismo artistico era tale che si dice che una sua statua fu spacciata per antica e venduta a un collezionista. L’inganno fu presto rivelato, ma l'acquirente, il cardinale Raffaele Riario, lungi dall'essere oltraggiato, divenne un mecenate del giovane artista fiorentino.

L'ossessione per la rappresentazione del corpo umano divenne una costante nella carriera di Michelangelo

Fin da questa fase giovanile, l'arte di Michelangelo presentava caratteristiche originali che andavano oltre la semplice imitazione del classico. Le sue figure brillavano di una forza intensa e sembravano possedute da una tensione interna. L'ossessione per la rappresentazione del corpo umano divenne una costante nella sua carriera, un elemento paradossale nel caso di un uomo che era un noto misantropo. Per tutta la vita fu in pessimi rapporti con la sua famiglia, come risulta dalle lettere ai suoi fratelli, e non accettò mai di essere affiancato da assistenti, nonostante l’enormità delle sue opere. Senza dubbio la sua personalità era ruvida quanto il suo pennello era duttile.

Il sogno della Repubblica

Questo interesse per la figura umana, e più specificamente per il maschio, è stato spiegato attraverso l'omosessualità dell'artista, documentata grazie alla sua relazione con il giovane patrizio Tommaso dei Cavalieri durante l’età adulta. Di certo è vero che l’anatomia maschile ha una grande rilevanza nelle opere di Michelangelo: finanche nelle figure femminili – meno numerose – si possono riconoscere alcune caratteristiche più propriamente maschili.

La creazione di Adamo. Dettaglio della Cappella Sistina

La creazione di Adamo. Dettaglio della Cappella Sistina

Foto: Pubblico Dominio

Allo stesso tempo, la tensione di molte delle creazioni di Michelangelo dovrebbe essere vista come una reazione agli eventi storici che visse direttamente e determinarono la sua carriera. Per esempio, la violenta predicazione che il monaco Savonarola iniziò nel 1492 contro il lusso e la corruzione che regnava a Firenze stimolò profondamente le preoccupazioni religiose di Michelangelo. Due anni dopo il re di Francia Carlo VIII invase l'Italia – come aveva predetto Savonarola – costringendo i Medici a lasciare Firenze. Buonarroti si spostò quindi a Venezia e successivamente Bologna.

Nel 1496 l'artista si recò a Roma per la prima volta e vi rimase per cinque anni. La città papale, nel mezzo del pontificato di Alessandro VI, il sontuoso Papa Borgia, era diventata un centro di attrazione per gli artisti, offrendo generose prospettive di mecenatismo e celebrità. Per dimostrare il suo talento, Michelangelo realizzò il suo primo capolavoro, la Pietà Vaticana. La perfezione classica delle figure stupì i suoi contemporanei.

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Nel 1501 l'artista tornò nella sua città natale. Tre anni prima, Savonarola era stato giustiziato, ma la Repubblica che aveva aiutato a fondare rimase in piedi, nonostante le manovre medicee per ripristinare il principato. Al tempo del ritorno di Michelangelo una serie di riforme costituzionali consolidò il nuovo regime. L'artista, nonostante i favori che aveva ricevuto dai Medici, s'identificò pienamente con l'ordine repubblicano e per un momento credette in un futuro di libertà.

Il David di Michelangelo fu concepito come la massima espressione dell'ideale repubblicano

Fu in quel momento che Buonarroti espresse nelle sue opere un maggiore impegno politico. Così, all'arrivo a Firenze, preceduto dalla fama acquisita a Roma, gli fu commissionata una scultura che rappresentava David, il vincitore di Golia. L'opera fu concepita come la massima espressione dell'ideale repubblicano che dominava Firenze in quel momento.

David e David-Apollo, scolpiti da Michelangelo rispettivamente nel 1504 e intorno al 1530

David e David-Apollo, scolpiti da Michelangelo rispettivamente nel 1504 e intorno al 1530

Foto: Pubblico Dominio

Nel 1505 Michelangelo tornò a Roma. Papa Giulio II (1503-1513) gli affidò l'ambizioso progetto di realizzazione della sua tomba. Questo incarico, che in un primo momento entusiasmò l'artista, sarebbe diventato il suo peggior tormento a causa dei ritardi nel suo completamento. In effetti, per ordine di Giulio II, Michelangelo dovette presto recarsi a Bologna, dove trascorse due anni. I suoi scritti di questo periodo rivelano la grande amarezza sofferta a causa di un lavoro che gli dava poche soddisfazioni. Non tornò a Roma prima del 1508, quando tra l'altro ricevette un incarico che lo obbligò a abbandonare i lavori del mausoleo per dedicarsi al nuovo progetto: l'esecuzione degli affreschi nella cappella Sistina.

Al servizio dei papi

Quest'opera monumentale doveva essere composta, inizialmente, da una semplice rappresentazione degli Apostoli. Tuttavia, sembra che Giulio II sia stato trascinato dalla furia creativa di Michelangelo, poiché il progetto sarebbe cambiato completamente. Il prodigioso affresco, ammirato nel corso dei secoli, rende difficile comprendere che il suo autore si dedicò alla sua realizzazione solo per obbligo e che, come egli stesso raccontò, quando ricevette l’incarico rispose che lui era prima di tutto uno scultore.

Il Giudizio Universale. Cappella Sistina

Il Giudizio Universale. Cappella Sistina

Foto: Pubblico Dominio

Fino all'ottobre 1512 Buonarroti fu impegnato nella realizzazione di questi affreschi, composti da più di 300 figure. L'apertura della cappella al pubblico fu un vero evento. La fama della sua creazione si diffuse immediatamente in tutta Europa, soprattutto grazie alle incisioni. Da allora la supremazia artistica di Michelangelo fu riconosciuta dagli uomini del suo tempo, che lo collocarono al di sopra del suo contemporaneo più famoso, Raffaello.

Nonostante la dipendenza dal patrocinio pontificio per la realizzazione delle sue grandi opere, Michelangelo era riluttante ad abbandonare l'ideale della libertà della Repubblica

Giulio II fu solo il primo di una serie di papi che incoraggiarono e sostennero la carriera di Michelangelo per oltre mezzo secolo. Nel 1513 Giovanni de’Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, ascese al trono papale. La famiglia de’ Medici aveva riacquistato il potere a Firenze un anno prima, grazie al sostegno delle truppe spagnole e papa Leone X volle commemorare quel successo attraverso una serie di grandi progetti architettonici che affidò a Michelangelo.

Così, dal 1519, questi lavorò a Firenze, alla facciata della chiesa di San Lorenzo, alle tombe medicee e nella Libreria Laurenziana (oggi Biblioteca Medicea Laurenziana), appartenenti allo stesso complesso. In questo modo il Papa riuscì anche a mantenere Michelangelo lontano dai lavori per la realizzazione della tomba di Giulio II, in virtù di vecchi e nuovi rancori tra i Medici e la famiglia Della Rovere.

Nonostante la sua dipendenza dal patrocinio papale per la realizzazione delle sue grandi opere, Michelangelo era riluttante ad abbandonare l'ideale di libertà della Repubblica. Ciò si fece palese durante il pontificato di Clemente VII (1523-1534). Il Sacco di Roma (1527), in cui le truppe dell'imperatore Carlo V attaccarono e saccheggiarono brutalmente la capitale del cristianesimo per diversi giorni, portò molti a credere che il glorioso periodo del Rinascimento fosse giunto al termine. Michelangelo allora si diresse a Firenze, dove i nemici dei Medici avevano approfittato dei fatti di Roma per espellere la stirpe del Magnifico dal potere e ripristinare la Repubblica, che tre anni dopo, nel 1530, collassò definitivamente.

La delusione di Michelangelo per questo fatto si rifletté in un nuovo David, il cosiddetto David-Apollo conservato al Museo del Bargello a Firenze e realizzato per Baccio Valori, l'odiato governatore imposto a Firenze per conto dei Medici restaurati. Nulla in questo David ricorda quello del 1504: dove prima c'erano forza e rabbia, ora vediamo malinconia e dolore; l'eroe vittorioso non celebra il suo trionfo, nonostante abbia già decapitato il gigante.

Clemente VII, prima di morire, incaricò a Michelangelo di rappresentare il Giudizio Universale per la parete d'ingresso della cappella Sistina. Il suo successore, Pablo III Farnesio (1534-1549), confermò la richiesta. Ne derivò il lavoro di un uomo immerso in una profonda crisi spirituale, che rifletteva la sua personalità e quella del Papa che aveva commissionato l'opera. Entrambi ammiratori di Dante e della sua Divina Commedia, artista e mecenate desideravano rappresentare il terrore dei dannati e il destino dei beati, sui quali cade inesorabilmente la giustizia divina. In un certo senso, questa era la visione del mondo che avrebbe invaso l'Europa cattolica con il Concilio di Trento (1545-1564) - inaugurato dallo stesso Paolo III - e con il movimento della Controriforma.

Il Giudizio Universale. Dettaglio dell'Inferno. Cappella Sistina

Il Giudizio Universale. Dettaglio dell'Inferno. Cappella Sistina

Foto: Pubblico Dominio

Una vecchiaia tormentata

A quel tempo Michelangelo si mise al servizio della politica di riaffermazione del potere papale, che portò a un ambizioso programma di rinnovamento urbano a Roma, la capitale del mondo cattolico. Così, nel suo ruolo di architetto, si dedicò a opere impressionanti come l'ampliamento della Basilica di San Pietro e la costruzione di Piazza del Campidoglio e di Porta Pia.

Nonostante agisse come un fedele servitore del Papato, nei suoi ultimi anni Michelangelo aveva subito una profonda crisi religiosa, influenzata anche dalla cerchia eterodossa di Juan de Valdés

Tuttavia, in quegli stessi anni Michelangelo conobbe una profonda crisi spirituale e religiosa. L'artista iniziò una relazione con Vittoria Colonna, una bella e pia aristocratica per la quale compose numerosi sonetti. Legata alla cerchia di Juan de Valdés, un umanista spagnolo che viveva a Napoli, che promuoveva la necessità di una profonda riforma della Chiesa cattolica, Vittoria Colonna fu in grado di influenzare la crisi religiosa di Michelangelo.

L’artista iniziò ad essere preda di una sorta di pentimento e smise di pensare che la bellezza del corpo umano nell'arte fosse un'espressione della Divinità. La paura della morte e l'eterna condanna che poteva portare lo portarono a negare l'edonismo nei modi perfetti che un tempo dominavano la sua creazione. Quando la sua grande amica Vittoria spirò, l'idea della morte divenne il tema predominante nella sua poesia.

La Pietà vaticana e la Pietà Rondanini, scolpite da Michelangelo Buonarroti rispettivamente tra il 1498 e il 1499 e nel 1564

La Pietà vaticana e la Pietà Rondanini, scolpite da Michelangelo Buonarroti rispettivamente tra il 1498 e il 1499 e nel 1564

Foto: Pubblico Dominio

Questa nuova sensibilità si riflettè soprattutto nella sua scultura, che subì un profondo cambiamento nella fase finale della sua vita. Lo testimoniano i suoi ultimi lavori, una serie di rappresentazioni della Pietà, un tema che aveva per Michelangelo il significato di un requiem. Così, nella drammatica Pietà Rondanini, i corpi di madre e figlio si fondono nella loro agonia. Si racconta che lo scultore abbia lavorato a quest'opera fino al giorno prima della sua morte. Vita e lavoro furono un tutt'uno per Buonarroti: la vita determinava le sue creazioni, il lavoro era la sua ragione di vita.

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