Maschere mortuarie e sarcofagi di gesso

In alcune località dell’Egitto greco-romano, come l’oasi di al-Fayyum, le mummie erano decorate con bellissimi ritratti delle persone defunte

Dall’epoca del Medio regno, nel mondo faraonico esisteva la consuetudine di avvolgere la testa del defunto con maschere funerarie fatte di cartonnage (strati di tela o papiro ricoperti di gesso e poi dipinti), nelle quali egli era ritratto in modo idealizzato, come una persona divinizzata, di età indefinita e senza tratti individuali. A partire dal I secolo a.C., invece, ad al-Fayyum e in altre zone dell’Egitto greco-romano, sulle maschere s'iniziarono a plasmare ritratti propriamente detti, che riproducevano i lineamenti della persona scomparsa, immagini che riflettevano l’età reale al momento della morte. Questo tipo di rappresentazione può essere messo in relazione con l’arte del ritratto così come si sviluppò nel mondo ellenistico, a cui forse non è estraneo il desiderio di Alessandro Magno di diffondere la propria immagine. Il suo precedente più diretto, però, si trova nella tradizione romana dei busti o maschere funerarie, che impressionavano per il loro naturalismo con cenni di verismo e l’enfatizzazione dei tratti e dell’espressione. Queste maschere funerarie servivano alla famiglia del defunto per ricordare la persona cara ed esaltarne virtù e successi, oltre che la stirpe aristocratica alla quale apparteneva.

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Le maschere funerarie che coprivano il volto delle mummie in epoca greco-romana erano di forme e dimensioni molto varie. Da una parte, c’erano quelle in gesso o tela stuccata che rappresentavano in modo abbastanza realistico il torso e la testa del defunto, con i suoi abiti e gioielli. Dall’altra, venivano ancora utilizzate le tradizionali maschere in stile egizio, con la parrucca e il tipico collare usekh. La maschera era realizzata in gesso, sul quale venivano dipinte scene di carattere funerario per proteggere il defunto durante il suo viaggio nell’aldilà; nel caso delle famiglie più abbienti, il volto veniva ricoperto con sottili lamine d’oro. Spesso sulla testa si trovava una corona di foglie o fiori, attributo tipicamente romano. A differenza dei ritratti dipinti, non tutte le maschere erano rappresentazioni fedeli del viso del defunto; alcune presentano tratti e ornamenti generici, in particolare per quanto riguarda l’acconciatura o il copricapo, mentre altre mostrano l’intento di riprodurre i lineamenti della persona.

Volto e copricapo con dee alate e Anubi

Volto e copricapo con dee alate e Anubi

Foto: Dea / Album

La maschera rappresentata qui sopra, ad esempio, indossa una ghirlanda di fiori e un copricapo sopra una parrucca tipicamente egizia. Il volto dorato allude allo status divino del defunto. Ai due lati del volto, che presenta sopracciglia e occhi dipinti, due divinità alate si apprestano a proteggere il defunto. All’altezza del collo, adorno di un collare usekh, è raffigurato Anubi, il dio della mummificazione e protettore del defunto, sotto forma di canide accovacciato.

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Un paradiso egizio per tutti

L’involucro della mummia era solito riflettere le credenze sull’aldilà. Le scene che si dipingevano sui cartonnage che ricoprivano le mummie mostravano immagini caratteristiche della religione faraonica, ma adattate alla moda greco-romana imperante. Si dipingevano divinità egizie dell’oltretomba come Osiride in forma di mummia, accompagnato dalle sorelle Iside (che era anche la sua sposa) e Nefti, entrambe considerate protettrici del defunto, e Anubi, il dio con testa di canide patrono del processo di mummificazione e colui che conduceva l’anima del defunto al regno di Osiride. Talvolta veniva raffigurato anche il dio falco Horus. La tradizione classica greco-romana si unì in modo naturale con la tradizione religiosa egizia, e fu così che, oltre alle rappresentazioni delle divinità egizie legate al rito funerario, le pitture dei cartonnagge inclusero anche elementi come il frutto del melograno (simbolo di vita eterna), colombe, rami di mirto o di rosa e crateri o vasi con il vino, un elemento che faceva allusione alla vita eterna.

Il sudario raffigura il defunto, vestito secondo la moda romana e con un rotolo di papiro in mano, tra le divinità Anubi e Osiride. Museo Pushkin, Mosca

Il sudario raffigura il defunto, vestito secondo la moda romana e con un rotolo di papiro in mano, tra le divinità Anubi e Osiride. Museo Pushkin, Mosca

Foto: Scala, Firenze

Alcuni involucri di mummie risalenti all’epoca greco-romana presentano complesse trame di bende che formano vistosi e spessi strati di tessuto a losanga, costituiti cioè da rombi sovrapposti ricoperti con stucco al fine di dare rigidità al sarcofago. In questo modo si otteneva una superficie che si poteva dipingere e decorare con geroglifici e immagini di carattere religioso. L’incrocio in diagonale delle bende dava un’impressione di profondità. Al centro dei rombi che ne risultavano venivano posti talvolta piccoli pezzi dorati che davano l’illusione che tutto il corpo fosse ricoperto d’oro. In altri casi, le placchette dorate erano sostituite da pezzetti di stucco dipinti di giallo. Sul volto del defunto poteva essere posta una maschera in cartonnage o un ritratto realistico e fedele dipinto su una tavola di legno. I piedi della mummia venivano modellati a parte e collocati in modo da spuntare dall’involucro che avvolgeva il corpo, come se fossero le vere estremità.

Mummia avvolta in vari strati di teli di lino che formano le tipiche losanghe con piccoli grani dorati. II secolo d.C. British Museum, Londra

Mummia avvolta in vari strati di teli di lino che formano le tipiche losanghe con piccoli grani dorati. II secolo d.C. British Museum, Londra

Foto: British Museum / Scala, Firenze

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