Luigi XV, il re libertino che favorì la rivoluzione

Si trasformò da beniamino dei francesi a oggetto di aspre critiche per aver messo in crisi economica la Francia e averla indebolita internazionalmente. La rivolta era già nell’aria

Alla vigilia della morte, avvenuta nel 1715, Luigi XIV affidò la reggenza a Filippo d’Orléans, figlio di un suo fratello. Poiché le malattie avevano causato la morte dei figli e dei nipoti del Re Sole, suo successore risultava infatti essere un pronipote, il piccolo Luigi, figlio di Luigi di Borgogna, di soli cinque anni.

Corona di Luigi XV creata da Laurent Ronde. Louvre, Parigi

Corona di Luigi XV creata da Laurent Ronde. Louvre, Parigi

Foto: E. Lessing / Album

Il futuro Luigi XV all’età di due anni aveva già perso il nonno, i genitori e il fratello maggiore; con la morte del Re Sole rimase solo, affidato alle cure di una governante, madame de Ventadour, che lo amava teneramente. Luigi era un bambino cagionevole di salute, quindi fu allevato con mille precauzioni e gli fu vietato qualsiasi sforzo.

A sette anni la sua educazione passò a due precettori, il duca di Villeroi e il cardinale de Fleury. Circondato da ipocriti adulatori in competizione per accaparrarsi i suoi favori, il giovane sviluppò un forte edonismo, esaltato da cortigiani in lutto divorati dall’ambizione. Privo dei genitori, di amore e di amicizia, si portò dietro per tutta la vita una sensazione d'incapacità di cui non seppe mai liberarsi. Nel 1722 il giovane fu proclamato re di Francia con il nome di Luigi XV. La squadra di governo che sostituì la reggenza, guidata dal duca di Borbone, affrettò il suo matrimonio. Il duca temeva che la fragilità della corona risvegliasse le ambizioni delle grandi famiglie aristocratiche, quindi, annullando la promessa con una nipote di Filippo V, che vide così frustrato il suo disegno di unire le corone di Spagna e di Francia, nel 1725 combinò il matrimonio del giovane re con Maria Leszczynska, figlia di Stanislao, che avrebbe regnato per periodi alterni sulla Polonia. Scegliendo una principessa di sette anni più grande del re, il duca di Borbone sperava inoltre che essa potesse presto mettere al mondo eredi per rafforzare la dinastia, la cui estinzione avrebbe favorito l’ascesa degli Orléans.

Le tentazioni di Versailles

Durante i primi mesi di matrimonio il re fu un marito attento e galante, affascinato dalla giovane moglie, che esercitò su di lui una benefica influenza sollevandolo dall’angoscia che tormentava la sua personalità. La sovrana era però debitrice del duca di Borbone, che attraverso di lei cercò di convincere il re ad allontanare de Fleury. Luigi XV, che era molto legato al cardinale, operò invece in modo da disfarsi del duca, divenuto impopolare anche per la sua politica aggressiva contro la Spagna e il Sacro romano impero. La vicenda incrinò però i rapporti della coppia regale: Maria non avrebbe più goduto della fiducia del sovrano.

Ritratto di Luigi XV di Gustav Lundberg. 1730 circa. Palazzo di Versailles

Ritratto di Luigi XV di Gustav Lundberg. 1730 circa. Palazzo di Versailles

Foto: Fine Arts / Corbis / Cordon Press

Fleury fu un efficiente amministratore: sul piano interno, riassestò le finanze pubbliche e promosse la crescita del Paese sviluppando le vie di comunicazione, l’edilizia urbana e le attività commerciali; sul piano internazionale, perseguì una politica di distensione, firmando accordi con la Spagna e l’Inghilterra e non celando il suo disaccordo rispetto alla decisione di Luigi XV di partecipare alla guerra di successione polacca, al fianco del suocero. Il conflitto si chiuse nel 1738 con un successo per la Francia, che pose le basi per l’acquisizione della Lorena.

Intanto l’indolente monarca si dedicava ai piaceri della vita di corte. Anche se avrebbe avuto sette figli dalla legittima consorte, non nascose mai le numerose amanti. Fra queste, le quattro sorelle Nesle: la relazione con la secondogenita di queste, madame de Vintimille, fu però profonda e la sua morte, sopraggiunta dopo che aveva dato alla luce un figlio suo, lo fece cadere nella depressione.

Nel 1743 il cardinale de Fleury morì a novant'anni, dopo aver esercitato dal 1726 la funzione di primo ministro, e il re si mise finalmente alla guida del governo: aveva trentatré anni. L’anno seguente le disfatte subite nel corso della guerra di successione al trono d’Austria reclamarono la presenza del re nelle Fiandre. La Francia era infatti coinvolta nel conflitto scoppiato nel 1740, alla morte di Carlo VI d’Asburgo, che, privo di eredi maschi, invece di restituire il trono alla discendenza del fratello, alla cui morte era succeduto, stabilì con la Prammatica sanzione il principio della primogenitura anche in assenza di eredi maschi, nominando la figlia Maria Teresa. Cedendo alle richieste dei suoi consiglieri, Luigi XV abbandonò, contrariato, Versailles, accompagnato da una delle sorelle Nesle, la duchessa di Châteauroux, ma a Metz si ammalò gravemente, tanto da essere dichiarato in pericolo di vita. Quando riprese la salute, il sovrano accolse il consiglio di liberarsi dell’amante: la decisione fu accolta assai favorevolmente dal popolo, che aveva pregato per la guarigione del re, e gli valse una notevole popolarità, tanto che per qualche tempo venne chiamato le Bienaimé (il “beneamato”). Il valore personale che dimostrò l’anno seguente nella battaglia di Fontenoy, una grande vittoria francese contro una coalizione anglo-tedesca, ne accrebbe enormemente il prestigio.

Il padiglione francese, fatto costruire da Luigi XV per madame de Pompadour, è una palazzina in pietra bianca di stile classico

Il padiglione francese, fatto costruire da Luigi XV per madame de Pompadour, è una palazzina in pietra bianca di stile classico

Foto: Bertrand Rieger / Gtres

Al tempo il re conobbe quella che sarebbe diventata la marchesa di Pompadour: Jeanne-Antoinette Poisson. Grazie alla sua bellezza, ma anche alla cultura e all’affabilità, la donna sarebbe stata l’amante ufficiale del re fino alla morte di lui. Il suo ascendente su Luigi XV le procurò un enorme potere: sollevò ministri, nominò ambasciatori e distribuì cariche.

La fine della guerra di successione austriaca segnò la svolta definitiva per l’immagine del monarca. Per rimpinguare le entrate dello stato, nel 1749 il ministro Machault d’Arnouville propose una nuova tassa del cinque per cento (vingtième) da applicarsi uniformemente a tutta la popolazione, inclusi i privilegiati esentati dal pagamento delle tasse, tra cui il clero. Questi settori lanciarono una violenta campagna fino a ottenere la rimozione del ministro, con il risultato che nella guerra dei sette anni (1756-1763) la monarchia francese si ritrovò senza mezzi per proteggere le colonie in America e in India, territori su cui perse il dominio nel 1763.

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Un’atmosfera rarefatta

La fallimentare politica fiscale e le umilianti sconfitte militari, con l’aggiunta degli scandali della sua vita privata, trasformarono Luigi XV nel primo bersaglio dello scontento popolare. In questo clima si verificò l’attentato subito nel 1757 da parte di uno dei suoi servitori, che lo pugnalò con un piccolo coltello di otto centimetri. Il re perse molto sangue e, pensandosi in punto di morte, chiese perdono a sua moglie e si pentì per i suoi peccati, ma sopravvisse a quella che era una ferita superficiale. Il fallito regicida, Robert-François Damiens, fu squartato e bruciato, con una ferocia che fece inorridire la parte illuminata della popolazione.

Caricatura di Luigi XV che si diverte con una delle sue amanti, realizzata all’epoca della rivoluzione

Caricatura di Luigi XV che si diverte con una delle sue amanti, realizzata all’epoca della rivoluzione

Foto: Mary Evans / Age Fotostock

Il duca de Choiseul, a capo della nuova squadra di governo, ottenne successi quali l’annessione della Lorena e l’acquisizione della Corsica, ma il monarca, considerandolo troppo vicino ai parlamentari, nel 1770 lo destituì.

Al tempo il sovrano aveva allacciato una relazione con la contessa du Barry, la cui ostentata presenza a Versailles fu motivo di grande scandalo. Perciò il giovedì santo del 1774 l’abate Jean-Baptiste de Beauvais pronunciò un polemico sermone di quaresima di fronte al re: «Maestà, il mio dovere come ministro di un Dio della verità mi porta a dire che il vostro popolo è infelice, e Voi ne siete la causa». Ne attaccò inoltre i costumi citando Salomone, «quel re, stanco della voluttà, logorato dalla spossatezza, per risvegliare i suoi sensi appassiti, tutti i piaceri», e chiuse il suo discorso con una profezia apocalittica tratta da Giovanni: «Ancora quaranta giorni e Ninive verrà distrutta». Il 10 maggio 1774 si spense il sovrano che aveva un giorno dichiarato «Dopo di me, il diluvio». All’orizzonte si profilava la rivoluzione.

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Per saperne di più

Amanti e regine. Il potere delle donne. Benedetta Craveri. Adelphi, Milano, 2008

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