Localizzati a Pompei i resti di due uomini che fuggivano dalla furia del Vesuvio

Durante gli scavi in una villa suburbana a Civita Giuliana gli archeologi hanno localizzato i resti di due uomini morti nel 79 d.C. a causa della catastrofica eruzione del Vesuvio, che seppellì Pompei. I calchi dei corpi hanno rivelato numerosi dati su questi due individui, come l'età, il sesso e la possibile relazione che li univa

A Civita Giuliana, a circa 700 metri a nord-ovest di Pompei, durante gli scavi archeologici realizzati nell'area della grande villa suburbana, sono stati rinvenuti due scheletri di individui colti dalla furia dell’eruzione che devastò la città romana nel 79 d.C.

Grazie alla tecnica dei calchi messa a punto nel XIX secolo da Giuseppe Fiorelli è stato possibile recuperare il calco delle due vittime al momento della morte. I calchi hanno restituito la forma dei corpi di due vittime in posizione supina, a poca distanza l'uno dall'altro.

Calchi delle due vittime rinvenute a Pompei nel novembre 2020

Calchi delle due vittime rinvenute a Pompei nel novembre 2020

Foto: Luigi Spina

Bloccati mentre fuggivano

I resti delle vittime sono state individuati in un vano laterale del criptoportico, corridoio di passaggio sottostante della villa, che consentiva l’accesso al piano superiore. Questo spazio, largo 2,20 metri ma di cui al momento non conosciamo la lunghezza, era dotato di un solaio in legno, come dimostrano i sei fori per l'alloggio delle travi che sostenevano il ballatoio ancora visibili sui muri. L'ambiente è stato sepolto dai crolli delle murature, sotto cui è stato rinvenuto uno spesso strato di cenere, pomici e lapilli causato dall'eruzione del 79 d.C.

Le vittime furono sorprese dalla morte durante la cosiddetta seconda corrente piroclastica, che nelle prime ore del mattino del 25 ottobre (presumibilmente il giorno dopo la prima eruzione, avvenuta il 24 ottobre del 79 d.C.) investì Pompei e il territorio circostante, portando alla morte dei superstiti ancora presenti in città e nelle campagne. Questa seconda corrente era stata preceduta da una fase di breve quiete, forse di una mezz’ora, durante la quale i sopravvissuti sia a Pompei che probabilmente a Civita, uscirono dalle abitazioni nel vano tentativo di salvarsi. La corrente che lì investì fu però molto veloce e turbolenta, abbatté i primi piani delle abitazioni e sorprese le vittime mentre fuggivano su pochi centimetri di cenere, portandoli alla morte. Nel nostro caso è probabile che la corrente piroclastica abbia invaso l’ambiente da più punti inglobando e seppellendo le due vittime nella cenere.

Calchi delle due vittime rinvenute a Pompei nel novembre 2020

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Chi erano le vittime?

La prima vittima, con il capo reclinato, denti e ossa del cranio visibili, dai primi studi risulta essere un giovane di età compresa fra i 18 e i 25 anni, alto circa 156 cm. La presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età dell’individuo, fa ipotizzare anche lo svolgimento di lavori pesanti. Poteva dunque trattarsi di uno schiavo. Indossava una tunica corta, di cui è ben visibile l’impronta del panneggio sulla parte bassa del ventre, con ricche e spesse pieghe la cui consistenza assieme alle tracce di tessuto pesante fa ipotizzare che si trattasse di fibre di lana. Il braccio sinistro è leggermente piegato, con la mano ben delineata appoggiata sull’addome, mentre il destro è appoggiato sul petto. Le gambe sono nude. Accanto al volto sono presenti alcuni frammenti di intonaco bianco, trascinato dalla nube di cenere, e lungo le gambe frammenti della preparazione parietale del vano.

Calchi dei resti di due uomini rinvenuti nella villa di Civita Giuliana, nei pressi di Pompei

Calchi dei resti di due uomini rinvenuti nella villa di Civita Giuliana, nei pressi di Pompei

Foto: Luigi Spina

Calchi dei resti di due uomini rinvenuti nella villa di Civita Giuliana, nei pressi di Pompei

 

 

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La seconda vittima ha una posizione completamente differente rispetto alla prima ma attestata in altri calchi a Pompei: il volto è riverso nella cinerite, a un livello più basso del corpo, e il gesso ha delineato con precisione il mento, le labbra e il naso, mentre si conservano le ossa del cranio. Le braccia sono ripiegate con le mani sul petto, secondo una posizione attestata in altri calchi, mentre le gambe sono divaricate e con le ginocchia piegate. La robustezza della vittima, soprattutto a livello del torace, suggerisce che anche in questo caso sia un uomo, più anziano però rispetto all’altra vittima, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni e alto circa 162 cm. Questa vittima presenta un abbigliamento più articolato rispetto all’altra, in quanto indossa una tunica e un mantello.

Sotto il collo della vittima e in prossimità dello sterno, dove la stoffa crea evidenti e pesanti pieghe, si conservano infatti impronte di tessuto ben visibili relative ad un mantello in lana che era fermato sulla spalla sinistra. In corrispondenza della parte superiore del braccio sinistro si rinviene anche l’impronta di un tessuto diverso appartenente ad una tunica, che sembrerebbe essere lunga fino alla zona pelvica. Vicino al volto della vittima vi sono frammenti di intonaco bianco, probabilmente crollati dal piano superiore. Poco distante dalle due vittime, nel corso dei lavori di scavo si sono rinvenuti altri fori; anche in questo caso si è colato il gesso rivelando la presenza non di vittime bensì di oggetti, forse persi durante la fuga. L’esplorazione manuale di questi “vuoti”, poi la forma rivelata dal gesso hanno mostrato che si tratta di cumuli di stoffa con grosse e pesanti pieghe; in particolare il cumulo vicino alla vittima 1 sembra essere interpretabile come un mantello in lana, evidentemente portato con se nella fuga dal giovane “schiavo”.

Colata di gesso per creare i calchi dei corpi delle due vittime rinvenuti a Pompei nel novembre 2020

Colata di gesso per creare i calchi dei corpi delle due vittime rinvenuti a Pompei nel novembre 2020

Foto: Luigi Spina

Tecnologie vanguardiste

Durante le indagini in corso nell’area sono stati eseguiti rilievi laser scanner con scanner terrestre Leica RTC 360, utili alla documentazione della partizione architettonica e della stratigrafia archeologica che di volta in volta si ritrovava. Questo ha reso possibile la costruzione di un modello tridimensionale a nuvola di punti (Point Cloud) incrementale che contiene varie fasi dell'avanzamento lavori fino a terminare con lo stato di fatto.

Inoltre, al rinvenimento dei vuoti lasciati dai corpi, si è proceduto con una analisi endoscopica, estrazione di campioni ossei, e laddove possibile esecuzione di una scansione laser dell'interno del vuoto lasciato dal corpo, e in ultima fase con la colatura del gesso.

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