Le leggendarie regine dell'Assiria

Dalla gestione dell’amministrazione e delle proprietà agricole al controllo dell’esercito, le regine assire godevano di un’autonomia e di un potere impensabili per le altre donne della Mesopotamia

Fin dal 1857, quando la scrittura cuneiforme venne finalmente decifrata, i re della Mesopotamia entrarono nei libri di storia con i loro nomi, i grandi avvenimenti che avevano segnato i loro regni e il contesto in cui si erano trovati a esercitare il proprio potere. E insieme ai nomi e alle vicende dei sovrani riemersero dall’oblio quelli delle loro spose e di molte donne delle famiglie reali.

Naturalmente si tratta pur sempre di informazioni limitate e parziali; continuiamo a ignorare, per esempio, come si chiamava la moglie del leggendario Hammurabi di Babilonia, vissuto nel XVII secolo a.C. e divenuto celebre per il suo codice di leggi, mentre la tradizione ci ha tramandato il nome della moglie di Nabucodonosor II (VI secolo a.C.), la principessa meda Amytis, per la quale il re costruì gli splendidi giardini pensili di Babilonia.

Semiramide, la mitica regina assira, osserva con preoccupazione lo scoppiare di una rivolta a Babilonia. Opera di Christian Köhler, 1852. Nationalgalerie, Berlino

Semiramide, la mitica regina assira, osserva con preoccupazione lo scoppiare di una rivolta a Babilonia. Opera di Christian Köhler, 1852. Nationalgalerie, Berlino

Foto: Akg / Album

Semiramide, la mitica regina assira, osserva con preoccupazione lo scoppiare di una rivolta a Babilonia. Opera di Christian Köhler, 1852. Nationalgalerie, Berlino

 

 

Le fonti dell’antichità classica rivelavano spesso una scarsa conoscenza del Vicino Oriente antico e a informazioni reali si univano in genere aneddoti più o meno fantasiosi, rispecchianti la visione stereotipata che il mondo greco aveva delle monarchie orientali. Tra i più celebri esempi di tale attitudine vi è la rappresentazione di una figura femminile semi-leggendaria: la regina Semiramide, descritta come una donna lussuriosa e di costumi dissoluti, tanto da divenire proverbiale.

La mitica Semiramide

Lo storico greco Diodoro Siculo narra che in giovane età Semiramide si unì in matrimonio con Onnes, consigliere di Nino, re di Assiria, e con la sua saggezza aiutò il marito a consolidare la propria posizione a corte. Donna forte e combattiva, seguì il marito nella campagna di conquista della Bactriana, regione nel nord dell’attuale Afghanistan, e in quell’occasione il sovrano rimase talmente colpito dalla sua brillante personalità e dalla sua bellezza da desiderare di sposarla malgrado fosse già moglie di un altro. L’infelice Onnes non resistette all’oltraggio e s'impiccò.

L’avvenente Semiramide divenne così regina e alla morte di Nino regnò da sola sull’Assiria per ben 42 anni, durante i quali ricostruì Babilonia, cingendola di mura possenti; arricchì la città di lussureggianti giardini pensili e deviò il corso dell’Eufrate per realizzare dei passaggi sotterranei che collegassero il palazzo reale al fiume. La donna intraprese poi numerose spedizioni belliche vittoriose dall’Egitto all’Etiopia fino all’Asia, dove assoggettò parecchi Stati, ma rinunciò infine al potere quando scoprì che il suo stesso figlio Ninyas cospirava contro di lei e, ormai stanca di lottare, gli cedette lo scettro.

Celebre rilievo assiro raffigurante il re Assurbanipal a banchetto con la moglie: i due celebrano la vittoria sul sovrano elamita Teumman. VII secolo a.C. British Museum, Londra

Celebre rilievo assiro raffigurante il re Assurbanipal a banchetto con la moglie: i due celebrano la vittoria sul sovrano elamita Teumman. VII secolo a.C. British Museum, Londra

Foto: Oronoz / Album

Celebre rilievo assiro raffigurante il re Assurbanipal a banchetto con la moglie: i due celebrano la vittoria sul sovrano elamita Teumman. VII secolo a.C. British Museum, Londra

 

 

 

Si tratta naturalmente di una biografia leggendaria, che sembrerebbe però riecheggiare eventi storici. Sull’Assiria e sulla Babilonia non ha mai regnato una regina con il nome di Semiramide, ma su alcune iscrizioni assire in caratteri cuneiformi risalenti al IX secolo a.C. viene citata una certa Shammu-Ramat, ossia “Shammu è sublime”, che potrebbe essere identificata con Semiramide. Quest’ultima era la moglie del re assiro Shamshi-Adad V e dopo la morte del marito, tra l’809 e l’806 a.C., governò l’Assiria come reggente in attesa che il figlio e legittimo successore Adad-Nirari III raggiungesse la maggiore età. Nello svolgere il suo incarico, Shammu-Ramat poté avvalersi dell’appoggio dell’aristocrazia, in particolare del potente Nergal-Eresh, governatore della provincia occidentale dell’Impero neoassiro, e mantenne un peso politico rilevante anche durante i primi anni del regno di suo figlio Adad-Nirari. L’indubbio prestigio della regina, del resto, è attestato dalla menzione del suo nome su una stele commemorativa eretta intorno al 797 a.C. ad Assur, la più antica capitale dell’Assiria, e oggi conservata a Berlino. Si tratta di un privilegio che spettò solo a poche spose reali, tra cui Libbali-Sharrat, moglie di Assurbanipal (VII secolo a.C.).

La situazione eccezionale in cui si trovò a operare Shammu-Ramat, in realtà, non fu unica nel periodo neoassiro (900-612 a.C. circa). Tale fase storica, infatti, ci ha trasmesso i nomi di varie spose di sovrani, alcune delle quali esercitarono un ruolo politico non trascurabile. Si nota peraltro una notevole differenza tra la posizione goduta dalle spose dei sovrani assiri e quella delle regine di altri stati della Mesopotamia meridionale. Per esempio, i re di Babilonia menzionavano talvolta negli atti ufficiali le proprie figlie, destinate in genere a diventare grandi sacerdotesse oppure a sposarsi con i faraoni d’Egitto o con altri monarchi di volta in volta alleati; nell’Elam (regione nell’odierno Iran sudoccidentale), invece, i nomi delle donne della famiglia reale appaiono citati solo in rari casi.

Leone che attacca un nubiano. Placca in avorio, lapislazzuli e oro proveniente da Nimrud. VIII secolo a.C. Iraq museum, Baghdad

Leone che attacca un nubiano. Placca in avorio, lapislazzuli e oro proveniente da Nimrud. VIII secolo a.C. Iraq museum, Baghdad

Foto: Album

Sicuramente ciò è in parte dovuto alla diversa quantità di informazioni disponibili su ogni periodo e regno. A documentare i tre secoli di storia dell’Impero neoassiro vi sono infatti migliaia di tavolette d’argilla iscritte; tali preziosi reperti rimasero sepolti sotto le macerie dei palazzi assiri quando questi vennero distrutti intorno al 612 a.C., anno in cui l’Assiria cadde sotto i colpi di medi e babilonesi. In ogni caso, è indubbio che le regine assire beneficiassero di una maggiore libertà di azione rispetto alle altre spose reali mesopotamiche, come rivelano le scoperte archeologiche portate a termine nel corso del XIX secolo.

Naqi’a, la donna pura

Un altro personaggio femminile che spicca particolarmente tra le regine assire è la moglie aramea di Sennacherib, Naqi’a, ossia “la pura” in aramaico, conosciuta anche con il nome assiro di Zakutu, dal significato simile. Benché Naqi’a non fosse la sposa principale di Sennacherib, ottenne tuttavia che suo figlio Esarhaddon venisse designato come erede al trono a discapito degli altri discendenti del sovrano. Tale nomina avrebbe provocato una grave crisi politica, tanto che in un primo momento Esarhaddon fu costretto ad allontanarsi dall’Assiria. Tornò però nella capitale Ninive (l’odierna Mosul in Iraq), non appena seppe della morte del padre Sennacherib, assassinato nel 681 a.C. in seguito a una congiura ordita dal suo primogenito Arad-Mullissu. Esarhaddon dovette dunque affrontare una guerra civile contro i fratelli che volevano impadronirsi del potere, ma dopo poco più di un mese ne uscì vincitore. Una volta occupato il trono d’Assiria, egli assicurò alla madre un ruolo preminente nella gestione degli affari di stato e quando sua moglie Esharra-Hamat morì, nel 672 a.C., Zakutu assunse il titolo di issi-ekalli, letteralmente “la donna del palazzo” – in altre parole regina – con tutte le sue prerogative ufficiali.

In questo frammento parietale in bronzo proveniente dal grande Tempio di Marduk a Babilonia, la regina Naqi’a reca sul capo una corona e regge nella mano uno specchio. Al suo fianco compare il figlio Esarhaddon

In questo frammento parietale in bronzo proveniente dal grande Tempio di Marduk a Babilonia, la regina Naqi’a reca sul capo una corona e regge nella mano uno specchio. Al suo fianco compare il figlio Esarhaddon

Foto: Bridgeman / Index

Per evitare il ripetersi di una crisi come quella avvenuta nel 681 a.C., Esarhaddon si premurò per tempo di predisporre la sua successione. Zakutu intervenne ancora una volta nella scelta dell’erede, che sarebbe caduta su Assurbanipal, nonostante fosse il figlio minore del re; al primogenito Shamash-Shum-Ukin spettò invece il vicereame di Babilonia. La nomina dei due principi ereditari, nel nono anno di regno di Esarhaddon, fu sancita da una solenne cerimonia accompagnata da un giuramento di fedeltà imposto a tutti gli alti dignitari dell’Impero e ai principi vassalli, il cui testo ci è giunto intero in più copie. Tuttavia, quando il sovrano morì inaspettatamente durante una spedizione in Egitto nel 669 a.C., in Assiria le sue decisioni sarebbero state messe in discussione se l’ormai anziana Zukutu non fosse intervenuta a favore del nipote prediletto. Grazie all’enorme prestigio di cui godeva a corte, la regina madre impose di rispettare i trattati fatti sottoscrivere dal figlio Esarhaddon. Assurbanipal poté dunque salire al trono indisturbato.

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La Casa della regina

Il ruolo della regina, in quanto unica moglie ufficiale del sovrano, andò rafforzandosi in particolare negli ultimi due secoli dell’Impero neoassiro, fin dal regno di Sennacherib. Almeno a partire dalla fine dell’VIII secolo a.C., le regine prendevano parte alla suddivisione dei doni che i principi vassalli recavano alla corte assira come tributo, e ritrovamenti archeologici quali gli splendidi corredi delle tombe di Nimrud in Iraq testimoniano la straordinaria ricchezza acquisita dalle sovrane. Le mogli dei re disponevano inoltre di una serie di stanze loro riservate all’interno del complesso del palazzo reale, la cosiddetta Casa della regina, uno spazio istituzionale dotato di stabilità e autonomia nelle risorse materiali, al cui servizio operava personale prevalentemente femminile oltre a una nutrita schiera di guardie. Parallelamente, esistevano del resto una Casa del re e una Casa del principe ereditario.

Pannello di avorio rinvenuto a Nimrud. Forse parte dello schienale di un sedile o di un trono, fu probabilmente realizzato da artigiani fenici, i cui manufatti erano molto apprezzati dagli assiri

Pannello di avorio rinvenuto a Nimrud. Forse parte dello schienale di un sedile o di un trono, fu probabilmente realizzato da artigiani fenici, i cui manufatti erano molto apprezzati dagli assiri

Foto: Dea / Album

Dell’organizzazione e direzione della Casa della regina si occupava una shakintu, una sorta di equivalente femminile dei governatori imperiali, detti shaknu, che gestiva i possedimenti terrieri della regina e aveva ai suoi ordini numerosi schiavi ed eunuchi. L’amministrazione di tale ampio complesso si fondava su una contabilità precisa, minuziosamente registrata negli archivi della shakintu, che venivano custoditi in un luogo sicuro del palazzo. Uno di questi schedari, contenente diciannove documenti stilati tra il 694 e il 681 a.C., è stato rinvenuto nel Palazzo Sudovest di Sennacherib a Ninive; vi figurano svariati acquisti di schiavi. In quel periodo, due donne servirono come shakintu: Adda-Ti e Akhitalli. Comunque, vi sono prove dell’esistenza di shakintu anche nei palazzi reali delle altre principali città dell’Impero, come Assur e Nimrud. In particolare, l’amministratrice della Casa della regina a Nimrud aveva alle sue dipendenze uno scriba donna di nome Attar-Palti e un’assistente che talvolta svolgeva funzione di giudice, se era necessario dirimere questioni sorte all’interno degli appartamenti femminili del palazzo.

Grazie agli archivi ritrovati, peraltro, è stato possibile riconoscere nello scorpione il simbolo distintivo dell’amministrazione delle regine assire, presente in oltre il dieci per cento delle sigillature apposte ai documenti di Ninive.

Ricostruzione idealizzata del Palazzo di Kahlu (odierna Nimrud), sulle rive del Tigri, opera di Austen Henry Layard, che condusse scavi nell’antica città tra il 1845 e il 1846

Ricostruzione idealizzata del Palazzo di Kahlu (odierna Nimrud), sulle rive del Tigri, opera di Austen Henry Layard, che condusse scavi nell’antica città tra il 1845 e il 1846

Foto: Photoaisa

Ricostruzione idealizzata del Palazzo di Kahlu (odierna Nimrud), sulle rive del Tigri, opera di Austen Henry Layard, che condusse scavi nell’antica città tra il 1845 e il 1846

 

 

Potenti in vita e dopo la morte

Le spose reali assire uscivano dalle loro stanze per assistere a cerimonie religiose, prendere parte alla vita di corte o presenziare a incontri di carattere politico. Tuttavia, lo sfondo abituale della loro esistenza era il bitanu, termine che si può tradurre come “appartamenti privati”. Qui risiedeva con le altre donne della famiglia reale e i bambini piccoli, oltre a svariate dame e ancelle. L’accesso a tali alloggiamenti era strettamente sorvegliato e i contatti con l’esterno erano sottoposti a un’attenta vigilanza, come apprendiamo dagli Editti dell’Harem, risalenti all’epoca medio-assira (1400-1o00 a.C.), ma probabilmente ancora vigenti nel I millennio a.C. A essere tenute sotto controllo erano soprattutto le informazioni che trapelavano all’esterno del bitanu, per scongiurare l’eventuale insorgere di complotti.

Se si considera l’eminente prestigio raggiunto da molte regine assire, non sorprende che durante gli scavi archeologici intrapresi nel Palazzo reale di Kahlu (l’odierna Nimrud), nel 1989, siano stati scoperti i sepolcri intatti di alcune di loro, tra cui le mogli di Tiglat-Pileser III e dei suoi successori Salmanassar V e Sargon II. Si trattava di tombe subpavimentali poste in cripte palatine sotterranee, che ci hanno restituito non solo i nomi delle spose reali assire della fine dell’VIII secolo a.C. (Yaba, Banitu e Atalia) ma anche una grande profusione di gioielli e altri preziosi manufatti in oro, argento e pietre preziose, destinati ad accompagnarle nel loro viaggio nell’aldilà.

Scrigno d'oro che forma parte del tesoro scoperto nel 1988-1989 dall’archeologo M. Mahmud Hussein nella residenza di Assurnasirpal II a Nimrud. I preziosi manufatti risalgono al IX-VIII secolo a.C.

Scrigno d'oro che forma parte del tesoro scoperto nel 1988-1989 dall’archeologo M. Mahmud Hussein nella residenza di Assurnasirpal II a Nimrud. I preziosi manufatti risalgono al IX-VIII secolo a.C.

Foto: Marc Deville / Gamma-Rapho / Getty Images

Scrigno d'oro che forma parte del tesoro scoperto nel 1988-1989 dall’archeologo M. Mahmud Hussein nella residenza di Assurnasirpal II a Nimrud. I preziosi manufatti risalgono al IX-VIII secolo a.C.

 

 

Sargon II trasferì la corte da Nimrud a Dur-Sharrukin (l’attuale Khorsabad in Iraq), una nuova capitale edificata a nord di Ninive, ma il suo erede Sennacherib la spostò a sua volta in quest’ultima città, destinata a diventare lo splendido centro della sua potenza. È forse possibile che in una zona ancora inesplorata del Palazzo di Sennacherib a Ninive riposino le spoglie delle regine vissute durante l’ultima fase dell’Impero assiro, tra cui la potente Naqi’a, in attesa di essere un giorno scoperte. Com’è auspicabile, lo studio della storia assira può ancora riservarci grandi sorprese.

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