L’Australia scopre i suoi primi giacimenti subacquei

Gli archeologi hanno annunciato la scoperta di due giacimenti aborigeni di circa 8.000 anni fa, che furono coperti dalle acque a causa dell’innalzamento del livello del mare dopo l’ultima glaciazione

«Annunciamo la scoperta di due siti archeologici sottomarini che un tempo si trovavano sulla terraferma. Si tratta di un passo emozionante per l’archeologia australiana, un anello di congiunzione tra l’archeologia marittima e indigena, tra terra e mare». Con queste parole Jonathan Benjamin, coordinatore del Programma di Archeologia Marittima della facoltà di Scienze Umane, arte e Scienze sociali dell’Università di Flinders, ha annunciato la scoperta dei due primi giacimenti aborigeni subacquei del continente australiano, risalenti a circa 8.000 anni fa.

Jonathan Benjamin ha annunciato la scoperta dei due primi giacimenti aborigeni subacquei del continente australiano

Quest’importante ritrovamento è stato realizzato da un team internazionale di archeologi dell’Università di Flinders, della Western Australian Australia Occidental, dell'Airborne Research Australia (ARA) e dell’Università di York, nel Regno Unito, in collaborazione con la Murujuga Aboriginal Corporation. Lo studio è stato appena pubblicato sulla rivista Plos One.

I primi giacimenti subacquei

Secondo lo studio i giacimenti rinvenuti a Capo Bruguieres e Flying Foam Passage, nell’Australia nordorientale, forniscono nuove prove riguardo alle forme di vita aborigene di migliaia di anni fa, quando l’attuale fondo marino era terraferma. «L’Australia è un gran continente, ma poche persone si rendono conto del fatto che oltre il 30% della sua massa terrestre è stata sommersa dall’innalzamento del livello del mare dopo l’ultima glaciazione. Questo significa che una grande quantità di evidenze archeologiche che documentano la vita aborigena adesso si trovano sotto il livello del mare. Ora finamente abbiamo la prima prova del fatto che almeno una parte di questa evidenza archeologica è sopravvissuta al processo di elevazione del livello del mare».

Vista aerea dall'est del canale di capo Bruguieres con l'alta marea

Vista aerea dall'est del canale di capo Bruguieres con l'alta marea

Foto: © 2020 Benjamin et al.

     

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«L’antica archeologia costiera non è andata perduta per sempre; semplicemente, non è stata ancora rinvenuta», spiega Benjamin. «Ci fu un momento in cui la massa terrestre si estendeva a 160 chilometri dalla costa attuale. Questa zona sarebbe stata abitata da diverse generazioni di aborigeni. I territori che adesso sono sommersi albergavano condizioni favorevoli all’insediamento di tribù aborigene e includevano acqua dolce, diversità ecologica e opportunità per sfruttare risorse marine che avrebbero sopportato densità di popolazione relativamente alte», continua il ricercatore.

L’Australia è un grande continente, ma poche persone si rendono conto che più del 30% della sua superficie terrestre è stata sommersa dopo l’innalzamento del livello del mare dovuto all’ultima glaciazione

Gli archeologi subacquei hanno localizzato 269 oggetti nel Capo Brugieres, a una profondità di 2,4 metri sotto l’attuale livello del mare. L’antichità di questo giacimento si stima in almeno 7000 anni. D’altra parte, nel Flying Foam Passage, il cui accesso è molto complicato, sono stati ritrovati segni di attività umana attorno a una sorgente sottomarina d'acqua dolce a 14 metri sotto il livello del mare. Questo giacimento risalirebbe a circa 8500 anni fa.

Il Flying Foam Passage. Le immagini del sonar mostrano la localizzazione di artefatti in pietra a 14 metri di profondità

Il Flying Foam Passage. Le immagini del sonar mostrano la localizzazione di artefatti in pietra a 14 metri di profondità

Foto: © Commonwealth of Australia (Geoscience Australia), satellite image by Sentinel

   

Entrambi i giacimenti sono stati individuati usando tecniche aeree e subacquee, e con l’aiuto di sommozzatori che hanno scandagliato il passaggio sommerso da 0 a 20 metri di profondità. Gli studiosi sono convinti che esistano molti altri giacimenti che aspettano di essere localizzati nelle zone di maggior profondità. «È necessaria una legislazione per proteggere e gestire meglio il patrimonio culturale subacqueo nei due milioni di chilometri quadrati di paesaggi sommersi che un tempo furono abitati in Australia, e dove si trova una gran parte della storia umana in attesa di essere studiata», reclamano i ricercatori.

Reperti rinvenuti nei fondali di Capo Bruguieres

Reperti rinvenuti nei fondali di Capo Bruguieres

Foto: © 2020 Benjamin et al.

     

Gli oggetti sommersi rinvenuti sono reperti aborigeni. L'attuale popolazione indigena conosce queste zone sommerse, come per esempio il Sea Country, e nutrono per loro un'intensa connessione spirituale e storica. Dal canto loro gli archeologi considerano essenziale proteggere questi territori costieri per le generazioni future.

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