James Cook, alla ricerca dell'ultimo continente

Nel 1769 il capitano inglese, a bordo dell’Endeavour, iniziò un epico viaggio per osservare il transito di Venere in Polinesia e scoprire il mitico continente meridionale, la Terra Australis

L’esplorazione del Pacifico fu una delle più grandi avventure dell’era dell’Illuminismo. Nel XVI secolo, da quando Ferdinando Magellano l’aveva attraversato nel 1521, l’immenso oceano era diventato un “lago spagnolo”, un mare clausum chiuso ad altre potenze, e molti navigatori iberici iniziarono a stabilire la geografia dei mari del Sud e delle loro miriadi di isole e arcipelaghi. All’inizio del XVII secolo agli spagnoli si aggiunsero gli olandesi e, saltuariamente, gli inglesi, come il corsaro William Dampier. Fu però a metà del XVIII secolo che le potenze europee, specie Francia e Gran Bretagna, iniziarono una vera e propria gara per insediarsi nelle zone inesplorate di quel vasto spazio. Nell’ultimo terzo del settecento furono organizzate varie spedizioni che segnarono un’epoca nella storia delle esplorazioni, guidate da figure come i francesi Louis-Antoine de Bougainville e Jean-François de La Pérouse, gli spagnoli Alessandro Malaspina e José de Bustamante e gli inglesi Samuel Wallis e James Cook.

James Cook. Ritratto di Nathaniel Dance-Holland, 1775

James Cook. Ritratto di Nathaniel Dance-Holland, 1775

Foto: Bridgeman / Aci

Quest’ultimo, con i suoi tre grandi viaggi attorno al mondo – l’ultimo dei quali interrotto dalla sua tragica morte alle Hawaii –, incarna forse meglio di tutti lo spirito di quella generazione di esploratori, grazie a una miscela di coraggio, tenacia, impegno scientifico e grande apertura alla diversità del mondo umano e naturale.

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Sebbene di solito gli storici non lo dicano, l’origine della spedizione di Cook risiede in un episodio avvenuto lontano dall’Inghilterra. Nel 1762 Manila, capitale delle Filippine spagnole, fu conquistata dai britannici e Alexander Dalrymple, un geografo, spia e diplomatico scozzese, ne divenne il governatore. Questo mise a sua disposizione lo straordinario archivio di documenti conservato nella città, con una messe di informazioni sugli oltre duecento anni di navigazione condotti dagli spagnoli nel Pacifico. Dalrymple probabilmente prestò un’attenzione particolare ai rapporti di navigatori come Fernández de Quirós, che nella sua traversata del Pacifico occidentale credette di giungere alla Terra Australis (è effettivamente possibile che abbia scorto la costa nord dell’Australia). Nel XVIII secolo molti credevano ancora nell’esistenza di un grande continente molto popolato nell’emisfero sud del pianeta che aspettava soltanto che una potenza europea lo conquistasse. Lo stesso Dalrymple supponeva che la Terra Australis fosse ampia almeno 7500 chilometri e avesse 50 milioni di abitanti e assicurava che «i resti della sua economia basterebbero per mantenere il potere, il dominio e la sovranità della Gran Bretagna perché darebbero lavoro a tutte le sue manifatture e le sue imbarcazioni».

Di ritorno a Londra dopo la restituzione di Manila alla Spagna, Dalrymple, con l’aiuto dell’economista Adam Smith e dello scienziato Benjamin Franklin, si affrettò a proporre all’Ammiragliato britannico una spedizione per esplorare il Pacifico del Sud. Il progetto ricevette l’appoggio dell’Ammiragliato e della Royal Society, la principale istituzione scientifica del Paese, che vide in esso l’opportunità di portare a compimento una missione scientifica di cui tutti parlavano all’epoca: l’osservazione del transito del pianeta Venere nei luoghi del Pacifico meridionale.

Planisfero con la rotta del viaggio verso Tahiti e la Terra Australis. Le spedizioni del capitano Cook gettarono le basi dell’impero britannico

Planisfero con la rotta del viaggio verso Tahiti e la Terra Australis. Le spedizioni del capitano Cook gettarono le basi dell’impero britannico

Foto: Royal Geograohical Society, London, UK / Bridgeman / Aci

Anche se l’Ammiragliato accolse il progetto di Dalrymple con entusiasmo, ben presto ci si rese conto che l’ex governatore della saccheggiata Manila non poteva comandare una presunta spedizione scientifica attraverso i domini spagnoli. A Dalrymple venne offerto un posto sulla nave, con il pretesto che la Marina non poteva accettare un civile al comando di una delle sue imbarcazioni, ma lo scozzese, deluso, lo rifiutò. Al suo posto, le autorità misero gli occhi su un marinaio che sino ad allora aveva svolto un ruolo tanto discreto quanto efficiente. A quarant'anni James Cook non era ancora tenente, né aveva conosciuto i mari del Sud e neppure aveva comandato una nave, ma in compenso aveva grandi conoscenze di cartografia, non aveva combattuto con gli spagnoli e, prima di arruolarsi in Marina, aveva navigato con il tipo di imbarcazione che Dalrymple aveva proposto per la spedizione: una semplice nave carboniera. La celebre Endeavour non era altro che una nave di dimensioni modeste – con le sue 370 tonnellate di dislocamento rispetto alle 1500-5000 dei vascelli –, però aveva una grande portata ed era eccezionalmente stabile e resistente.

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Verso l’avventura

James Cook fu messo al comando di un equipaggio di settantatré uomini, più dodici fanti di marina e dieci civili. In gran parte erano marinai esperti, come il luogotenente John Gore, che aveva già fatto due giri attorno al mondo, e i due capitani di vascello, Robert Molyneux e Richard Pickersgill. Quanto alla parte scientifica della spedizione, la Royal Society propose Charles Green, aiutante dell’astronomo reale, il dottor Bradley, per dirigere le osservazioni astronomiche, mentre la Marina cercò un giovane erudito con il quale Cook aveva già collaborato: Joseph Banks, che a sua volta portò con sé l’amico Daniel Solander, un eccellente botanico svedese. Il ritorno in Inghilterra della spedizione del capitano Wallis servì per stabilire la prima destinazione segreta di Cook: l’isola di Tahiti, scoperta da Wallis proprio in quel viaggio, dove si sarebbero svolte le osservazioni astronomiche in programma.

Per osservare il transito di Venere, Cook fece costruire un piccolo osservatorio, noto come Point Venus

La nave, carica di provviste per i diciotto mesi della durata prevista del viaggio, partì da Deptford il 30 luglio 1768. Fu lì che a James Cook furono consegnate le istruzioni segrete e sigillate che fissavano gli obiettivi politici e più riservati del viaggio, nello specifico la ricerca della Terra Australis a 40º di latitudine sud, come stabilivano i rapporti spagnoli, e la presa di possesso delle terre scoperte. Quest’ultimo punto era così formulato: «Con il consenso dei nativi, prendere possesso nel nome del re della Gran Bretagna delle posizioni più convenienti di questo continente o, se il luogo è disabitato, prenderne possesso per conto di Sua Maestà con le insegne e le iscrizioni adeguate, come primi scopritori e possessori».

Raffigurazione del capitano Cook realizzata dagli indigeni maori delle isole Cook. Museo d’Arte, Glasgow

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Foto: Bridgeman / Aci

Dopo una sosta a Plymouth, l’Endeavour lasciò infine l’Inghilterra il 26 agosto. A Madeira fecero una fermata movimentata, nella quale un marinaio morì affogato. Oltrepassando l’Equatore, il 5 ottobre 1768 si celebrò il tradizionale “battesimo” dei marinai – e altri esseri viventi come cani e gatti – che non avevano mai passato prima la linea dell’Equatore, una cerimonia che consisteva nel legare il battezzato a una puleggia e farlo cadere e ritirarlo su per tre volte dall’albero maestro. Ventuno membri della spedizione erano in questa condizione, compresi Cook e Banks, anche se i viaggiatori più importanti evitarono il brutto momento in cambio di una certa quantità di brandy.

Gli ordini sigillati del viaggio dicevano: «Se il luogo è disabitato, prenderne possesso per conto di Sua Maestà»

Dopo aver fatto scalo a Rio de Janeiro – dove affogò un altro marinaio – e alle Malvine, l’Endeavour doppiò Capo Horn con facilità grazie a una eccezionale fase di tempo buono e venti moderati. Tuttavia, i sei giorni di sosta forzata nella Terra del Fuoco misero a dura prova la loro resistenza. Sebbene l’Ammiragliato avesse fornito un equipaggiamento specifico per il freddo – compresi indumenti confezionati con un tessuto di lana molto pesante chiamato fearnought –, Banks rischiò di perdere la vita e due dei suoi servitori neri morirono per ipotermia durante una notte trascorsa a terra.

Tahiti, la terra di Venere

Raggiunto il Pacifico, Cook fece rotta su Tahiti. L’arcipelago della Polinesia era stato visitato poco tempo prima da Wallis e Bougainville, come gli uomini di Cook ebbero modo di provare subito vedendo che gli indigeni ostentavano oggetti di fattura europea, come le asce. A differenza di Wallis, Cook si attenne alle istruzioni che lo esortavano ad «adoperarsi con ogni mezzo equo per coltivare l’amicizia con i nativi». I marinai, dal canto loro, interpretarono l’ordine alla lettera e appena messo piede a terra si lasciarono affascinare dalla disinvoltura e dalla bellezza delle indigene, con le quali ben presto entrarono in rapporti intimi. Temendo la diffusione di malattie veneree, Cook cercò d'imporre loro la continenza, ma dalle sue stesse descrizioni degli usi dei tahitiani si evince che non rimase indifferente alle tentazioni che gli si offrivano. Quanto a Banks, avrebbe poi descritto nei suoi racconti la suggestione che avvertì sbarcando su un’isola in cui «l’amore è la principale occupazione».

Barche da guerra dipinte da William Hodges, che dipinse numerosi paesaggi e scene di vita delle genti dell’Oceania. National Maritime Museum, Londra

Barche da guerra dipinte da William Hodges, che dipinse numerosi paesaggi e scene di vita delle genti dell’Oceania. National Maritime Museum, Londra

Foto: National Maritime Museum / Album

Gli studiosi che partecipavano alla spedizione fecero disegni della fauna e della flora dell’isola e raccolsero esemplari di insetti, piante e minerali per le accademie londinesi. Osservarono anche gli usi degli indigeni e presto si resero conto che non avevano nulla dei selvaggi. Furono colpiti in particolare dalle conoscenze marittime dei tahitiani, al punto che li interrogarono sul continente australe e convinsero uno di loro, Tupaia, a unirsi alla spedizione e far loro da interprete.

Il 14 luglio 1769 Cook lasciò Tahiti e si accinse a seguire il passo successivo delle istruzioni ricevute: scendere sino ai 40º di latitudine sud per localizzare il continente australe. Una violenta tempesta fece temere all’equipaggio che avrebbero perso il velame necessario per tornare in Inghilterra; una notte il disegnatore di bordo scrisse che la nave girava con tanta forza che i mobili volavano e gli uomini stessi temevano di essere strappati dalle amache in cui riposavano. Nonostante tutto, non appena il tempo lo permise Cook riprese la rotta verso il sud e il 7 ottobre, quando avevano appena superato i 40º di latitudine sud, avvistarono terra. Era la Nuova Zelanda, una terra scoperta, nella parte occidentale, dagli olandesi nel 1642 e che si pensava potesse far parte della leggendaria Terra Australis.

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In cerca di un continente mitico

Cook e i suoi uomini tentarono un approdo in quella che avrebbero poi battezzato Poverty Bay, nome scelto per la delusione rispetto alle aspettative iniziali. A differenza di Tahiti, infatti, quella era una terra inospitale e abitata da nativi ostili. Se Tahiti era l’isola di Venere, la Nuova Zelanda era la regione di Marte, il dio della guerra.

James Cook prende possesso dell’Australia in nome della Corona britannica nel 1770. Illustrated Sydney News Supplement, dicembre 1865

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Foto: Bridgeman / Aci

Gli scontri con gli abitanti del luogo finirono con alcuni morti tra gli indigeni, anche se alcuni gruppi, blanditi con diversi regali, finirono per mostrarsi più accoglienti. Dopo aver preso possesso del territorio – incidendo su un albero il nome della nave e la data, e issando subito dopo la bandiera britannica –, Cook passò i successivi quattro mesi esplorando la zona, il che gli permise di accertare che la Nuova Zelanda non faceva parte della Terra Australis, ma era invece un sistema insulare. La ricerca, dunque, doveva continuare.

Il primo aprile l’Endeavour salpò dalla Nuova Zelanda e si diresse a ovest, mantenendosi sui 40º di latitudine sud. Nonostante i terribili temporali che si abbatterono sulla nave, il 19 aprile 1770 Cook avvistò nuovamente terra: si trattava del sud-est dell’Australia, l’immensa costa che olandesi e portoghesi avevano già percorso a ovest e a sud. Cook maturò la convinzione che la sua ricerca della Terra Australis fosse vana e che quel mitico continente non esisteva, «intendo a nord di 40 gradi sud – scrisse nel suo diario di bordo –, per quello che riguarda a sud di tale latitudine non saprei dire. Di certo non abbiamo visto nulla che si potesse prendere per un segno di terra in vista, né nelle rotte verso nord né in quelle che si dirigevano verso sud». Il 29 aprile Cook approdò in quello che dapprima si chiamò Stingrays Harbour, ma che poi fu registrato sulle mappe come Botany Bay, per la grande abbondanza di campioni animali e vegetali raccolti dagli scienziati dell’Endeavour. Gli aborigeni, tuttavia, sfuggirono ogni contatto.

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Cook proseguì lungo la costa australiana fino quando, il 10 giugno, la nave si avvicinò a un banco di corallo e s'incagliò, subendo gravi danni allo scafo. Fu il momento più critico della spedizione. Tutti temettero di rimanere imprigionati per sempre in un luogo esposto alle tempeste e dove mai nessuno sarebbe giunto in loro soccorso. Un ufficiale, però, ebbe l’idea di cucire una grande quantità di lana, pelo e stoppa a un pezzo di vela, e si spinse dalla prua fin sotto la nave per tappare la falla, dopo di che si procedette con le riparazioni, che durarono sette settimane. Nel frattempo si era reso necessario gettare in mare buona parte dell’artiglieria, dei barili d’acqua e della legna.

Marlborough Sounds, regione della Nuova Zelanda in cui Cook scoprì un tipo di pianta molto ricca di vitamina C, che usò contro lo scorbuto

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Foto: David Wall / Alamy / Aci

Cook apprese la lezione e non guidò mai più una spedizione di una sola nave. L’Endeavour avanzò fino a giungere all’imbocco dello stretto di Torres, dove il 22 agosto del 1770, su un isolotto roccioso chiamato Possession Island, Cook prese possesso di tutta la costa orientale del continente australiano in nome del re britannico Giorgio III, nonostante le istruzioni dell’Ammiragliato proibissero un atto simile, trattandosi di una terra abitata, e la rivendicazione fosse fatta senza aver cercato il consenso della popolazione. Battezzò il territorio con il nome di Nuovo Galles del Sud.

A Botany Bay, gli scienziati raccolsero una grande quantità di campioni

Il rientro in Inghilterra

Il viaggio di ritorno in Europa fu lento e ricco di ostacoli. Fino a quel momento Cook era riuscito a mantenere sana e salva la maggior parte dell’equipaggio, grazie soprattutto a un’alimentazione ricca di vegetali che prevenne il più grande pericolo nei lunghi viaggi oceanici: lo scorbuto. Nella sosta a Batavia (l’attuale Giacarta, capitale dell’Indonesia), una città insalubre che aveva già colpito duramente la spedizione di Wallis, molti marinai e membri della spedizione furono uccisi dalla malaria e dalla dissenteria. Ripreso il mare, l’Endeavour arrivò a fatica a Città del Capo il 14 marzo 1771, con appena sei uomini abili. Cook fu costretto ad arruolare dieci nuovi marinai per poter proseguire e raggiungere l’Inghilterra il 13 luglio del 1771, dopo un viaggio durato quasi tre anni.

In Inghilterra l’impresa di Cook fu celebrata come un trionfo nazionale. Lord Sandwich investì seimila sterline (più di quanto era costata l’Endeavour) perché uno scrittore molto in voga, John Hawkesworth, basandosi sui diari dello stesso Cook, narrasse il suo viaggio in toni epici, facendo del navigatore un eroe modello che incarnava il destino imperiale della Gran Bretagna.

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Per saperne di più

La riva fatale. L’epopea della fondazione dell’Australia. Roberti Hughes. Adelphi, Milano, 1995
Giornali di bordo. Vol. 1: Il viaggio dell’“Endeavour” 1768-1771. James Cook. TEA, Milano, 2021

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