James Brooke, il rajah bianco del Borneo

Nel 1841 un avventuriero britannico riuscì a ottenere dal sultano del Brunei il controllo del Sarawak, una regione in cui diede vita a un regno indipendente

Tra il XIX e il XX secolo, nel pieno apogeo dell’epoca vittoriana, l’impero britannico raggiunse la sua massima estensione arrivando a controllare territori che andavano dal Canada alla Nuova Zelanda, dalle Falkland a Hong Kong. Tale dominio planetario fu possibile grazie a soldati, esploratori o semplici avventurieri i cui nomi ancora evocano tempi eroici: James Wolfe, Robert Clive, Cecil Rhodes, Lawrence d’Arabia… Alla lista va aggiunto un semplice tenente che nel Borneo divenne re: James Brooke, il rajah bianco di Sarawak.

Ritratto di James Brooke. Olio di Francis Grant del 1847. Fu donato alla National Portrait Gallery di Londra nel 1910

Ritratto di James Brooke. Olio di Francis Grant del 1847. Fu donato alla National Portrait Gallery di Londra nel 1910

Foto: Dea / Album

Brooke, figlio di uno dei giudici britannici al servizio della Compagnia delle Indie orientali – che allora governava l’India – nacque a Bandel nel 1803. A dodici anni fu mandato in Inghilterra per studiare a Norwich, ma era un ragazzo poco diligente e piuttosto desideroso di azione. Scappò dall’istituto e i genitori, ormai ritiratisi a Bath, l’obbligarono a studiare a casa con insegnanti privati. Nel 1819 tornò in India e si arruolò come tenente nell’esercito privato della Compagnia delle Indie orientali. In quel periodo si dedicò alla caccia, a commettere follie di gioventù e a prendere parte a diverse battaglie che man mano trasformarono l’India in una colonia britannica.

Spirito avventuriero

Durante la Prima guerra anglo-birmana, nel 1825, Brooke fu gravemente ferito a un polmone e dovette tornare a curarsi in Inghilterra. Alcuni dei suoi primi biografi collocano la ferita sui genitali e identificano con questo episodio il suo scarso interesse per le donne – non si sposò mai e sembra che non ebbe discendenti, anche se gli è stato attribuito un figlio illegittimo. In effetti è logico pensare che in piena età vittoriana la sua presunta omosessualità stridesse con l’immagine di eroe romantico e di audace soldato.

James Brooke divenne il modello di avventuriero britannico che si era fatto da solo e le sue peripezie ispirarono alcuni personaggi romanzeschi. Joseph Conrad per esempio prese spunto da lui per il personaggio di Lord Jim ed Emilio Salgari lo presentò come l’antagonista di Sandokan nel terzo romanzo della serie I pirati della Malesia. Perfino Rudyard Kipling lo menzionò nel racconto The Man Who Would Be King (L’uomo che volle farsi re), il cui protagonista, Dravot, commenta che «il rajah Brooke sarà un poppante in confronto a noi».

La convalescenza durò fino al 1830 e poiché le regole della Compagnia delle Indie orientali stabilivano che i dipendenti non potessero allontanarsi dall’incarico per più di cinque anni, quando Brooke tornò in Asia si vide costretto a rinunciare all’esercito. Allora cercò fortuna nel commercio con la Cina, ma non riuscì ad arricchirsi e fece dunque ritorno a casa a mani vuote. Poco dopo, nel 1835, il padre morì lasciandogli una fortuna considerevole. Brooke la usò per comprare una goletta armata di sei cannoni, la Royalist, con cui sperava di «poter librare battaglia come pure volare lontano dal pericolo». E in effetti viaggiò per il Mediterraneo, attraversò l’oceano Indiano e giunse a Singapore. Qui ascoltò per caso il racconto di alcuni marinai britannici che erano naufragati nel Sarawak, una regione nell’isola del Borneo sotto il controllo del sultano del Brunei, e che erano stati aiutati dal rajah Muda Hashim, favorito e zio del sultano Omar Ali Saifuddin II. Il rajah gli aveva permesso di tornare a Singapore. La storia risvegliò la curiosità di Brooke, nonché la sua ambizione.

Brooke usò l’eredità paterna per comprare una goletta con cui esplorare il sud-est asiatico

Signore di Sarawak

L’inglese salpò allora alla volta del Sarawak con una lettera del governatore britannico di Singapore che ringraziava il sultano per l’aiuto offerto ai marinai. Giunto nel Borneo, l’avventuriero esplorò più di cento chilometri di costa non ancora rilevati. Risalì il fiume Sarawak fino a Kuching, dove venne a sapere che Muda Hashim stava provando a soffocare una ribellione locale. Il governatore aveva infatti obbligato il popolo a lavorare nelle miniere di antimonio appena scoperte e uno dei capi tribali del Sarawak si era sollevato contro di lui.

James Brooke si offrì di aiutare il rajah e mise al suo servizio la goletta armata. Con l’esperienza militare dell’inglese la ribellione venne rapidamente schiacciata e poco dopo Brooke si guadagnò la fiducia di Muda Hashim e del sultano combattendo i pirati che mettevano a ferro e fuoco la costa. Come ringraziamento fu nominato nuovo governatore di Sarawak una volta che il precedente venne deposto. Con il passare del tempo però il sultano si rese conto dell’errore commesso nel consegnare un territorio così grande a uno straniero e cercò di estromettere Brooke, che nel frattempo aveva rinsaldato la propria posizione e controllava la zona grazie al sostegno britannico. Nel 1841 il sultano si vide obbligato a riconoscere James Brooke quale rajah di Sarawak, ovvero sovrano della regione. Le pressioni imperialistiche della corona inglese spinsero Omar Ali Saifuddin II a dichiarare il Sarawak uno stato indipendente appena un anno più tardi. Nasceva così il regno di Sarawak con la sua dinastia di rajah bianchi. Come se non bastasse, Brooke divenne pure il primo governatore di Labuan dal 1848 al 1852, dopo che il sultano aveva ceduto alla corona britannica anche il controllo di quest’isola strategica situata davanti alla costa del Borneo.

James Brooke contratta con le autorità del sultanato del Brunei nel 1842

James Brooke contratta con le autorità del sultanato del Brunei nel 1842

Foto: UIG / Album

L’atteggiamento di superiorità adottato da Brooke lo portò ad imporre le sue norme: eliminò la pirateria – in modo forse troppo violento, stando a quanto affermano i suoi detrattori – e migliorò il commercio nella zona. Mise pure fine alle lotte tribali e cercò di proibire la tradizionale caccia delle teste – conservare il cranio di una persona dopo averla uccisa. L’inglese e i suoi successori si distinsero per il rispetto degli indigeni e proibirono perfino l��ingresso ai missionari cristiani pur di assicurare la salvaguardia delle usanze del posto. Si diceva che nel giardino dietro il palazzo di Astana, a Kuching, coltivasse la stimolante noce di betel per offrirla fresca ai capi daiacchi in visita. Il rajah bianco trasformò tutta l’organizzazione del governo del Sarawak fondando una sorta di corpo di funzionari ispirato al Civil Service britannico, con diversi europei collocati in posti chiave che modernizzarono rapidamente il Paese e le sue istituzioni.

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Cavaliere dell’impero

Le sue gesta lo fecero divenire una celebrità. Nel 1847, quando tornò per un breve periodo in Inghilterra, la regina Vittoria lo glorificò nominandolo cavaliere e console britannico nel Borneo. Ricevette anche un riconoscimento dal mondo scientifico: nel 1855 il naturalista Alfred Russel Wallace, che aveva fatto visita a Brooke nei suoi viaggi per la Malesia, battezzò una grande e bella farfalla con il nome di Trogonoptera brookiana e quattro anni più tardi Joseph Dalton Hooker, il botanico amico di Charles Darwin, diede il nome di Nepenthes rajahalla più grande delle piante carnivore trovate nel Borneo.

Statuette in legno del Sarawak. Fine del XIX secolo

Statuette in legno del Sarawak. Fine del XIX secolo

Foto: Luca Tettoni / Bridgeman / Aci

Malato di cuore, Brooke tornò in Inghilterra nel 1863. Quattro anni prima aveva comprato Burrator House, una piccola magione nei dintorni di Sheepstor ai margini delle lande desolate del Dartmoor, nel sud del Paese. Vi si ritirò a vita tranquilla finché si spense per un attacco di cuore nel 1868. Venne sepolto in una tomba di granito rosso vicino alla massiccia torre della chiesa gotica di St. Leonard, a Sheepstor, e accanto a lui riposano i successori.

Senza discendenza legittima, James Brooke aveva nominato suo erede il nipote Charles, che regnò sul Sarawak fino al 1917 modernizzando il Paese con edifici e infrastrutture visibili ancora oggi a Kuching, la capitale. Alla sua morte, il trono venne occupato dal figlio Charles Vyner Brooke, che promulgò una costituzione con cui pose fine all’assolutismo per concedere più potere al parlamento. L’ultimo dei rajah bianchi del Sarawak cedette i suoi diritti alla Gran Bretagna nel 1946. Alla fine la colonia sarebbe stata integrata nella Federazione della Malesia nel 1963.

Per cent’anni i Brooke governarono il Sarawak eliminando la pirateria, difendendo i diritti degli indigeni e trasformando la regione in una delle più avanzate del Borneo. Sarà forse difficile capirlo dalla semplicità delle tombe di Sheepstor, ma nell’isola ancora ricordano con nostalgia i grandi tempi dei rajah bianchi.

In edicola dal 9 settembre Il corsaro nero, la seconda uscita della collezione Emilio Salgari

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