Il surreale mondo di Salvador Dalí

Moriva nel 1989 uno dei più grandi artisti del Novecento. Con il suo stile inconfondibile – come i baffi che lo hanno immortalato nell’immaginario collettivo – ha portato l’inconscio sulla tela, dipingendo le paranoie e i sogni dell’uomo

Salvador Dalí amava stupire il prossimo. Edonista, trasgressivo, ostinatamente alla ricerca dell’anticonformismo, provocatorio, spesso sul crinale del buon gusto, Salvador Dalí può essere considerato l’antesignano dei moderni personaggi mediatici di social e televisione. Egli è stato il massimo esponente del Surrealismo e uno degli artisti più rivoluzionari che la storia dell’arte possa ricordare. Genio dalla personalità tanto complessa quanto eclettica, non è stato solo pittore e scultore, ma anche fotografo, sceneggiatore, cineasta e scrittore.

Salvador Dalí nel 1965. Il pittore è ritratto in una sua tipica posa, col bastone da passeggio e in compagnia del suo ocellotto domestico Babou

Salvador Dalí nel 1965. Il pittore è ritratto in una sua tipica posa, col bastone da passeggio e in compagnia del suo ocellotto domestico Babou

Foto: Pubblico dominio

I primi anni

Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí y Domènech, marchese di Pùbol, era nato l’11 maggio 1904 a Figueres, in Catalogna. I genitori erano Salvador Rafael Aniceto Dalí y Cusí, un avvocato schivo e anticlericale, e  Felipa Domènech y Ferrés, che morì nel 1921, lasciando nel figlio una profonda sofferenza che lo accompagnò per tutta la vita e che fu determinante nel suo rapporto con l’altro sesso. Qualche tempo dopo, il padre si risposò con Caterina,  sorella della defunta moglie.

Circa nove mesi prima della nascita del pittore era morto a soli ventidue mesi il fratellino maggiore, che si chiamava anch’egli Salvador. Dalí ha spesso affermato di essersi sentito una sorta di “sostituto”, se non addirittura la reincarnazione del fratello. Forse la sua condotta eccentrica e sregolata nacque in parte anche dal desiderio di mostrare la propria unicità. Secondo lui, l’ambiguità con il fratello era palese anche dal nome; sembra però che i genitori lo chiamarono Salvador non tanto per omaggiare il fratello, quanto il padre. 

In ogni caso, fu ossessionato dalla sua figura e ne percepì sempre la presenza. Nella sua autobiografia scrisse che «ci somigliavamo come due gocce d’acqua, ma rilasciavamo riflessi diversi. Probabilmente lui era una prima versione di me, ma concepito in termini assoluti». In un’altra occasione, affermò che lui e il fratello erano come Castore e Polluce, i gemelli della mitologia classica. Molti anni dopo, nel 1963, lo ricordò anche in un dipinto, Ritratto di mio fratello morto, in cui fu utilizzato il volto di un giovane sconosciuto, preso probabilmente da una rivista. Dalí aveva anche una sorella, Anna Maria, nata all’inizio del 1908. La donna fu inizialmente una sua musa, poi i rapporti si deteriorarono con il tempo

Appassionato di arte e letteratura fin dall’infanzia, a quattordici anni Dalí espose le sue prime tele presso il teatro comunale di Figueres, incoraggiato dal successo domestico di una sua prima esposizione di disegni a carboncino organizzata dal padre. Nel 1919, invece, pubblicò Quando i rumori si addormentano, la sua prima raccolta di versi

La chiesa di Sant Pere a Figueres, dove Dalí è stato battezzato, ha ricevuto la prima comunione, e dove si è svolto il suo funerale

La chiesa di Sant Pere a Figueres, dove Dalí è stato battezzato, ha ricevuto la prima comunione, e dove si è svolto il suo funerale

Foto: Luidger, CC BY-SA 3.0

Nel 1922 andò a studiare a Madrid, dove strinse un’intensa amicizia con il poeta Federico García Lorca. L’anno dopo fu cacciato dall’Accademia d’arte che frequentava perché aveva partecipato a una manifestazione contro di essa. Riammesso qualche tempo dopo, fu nuovamente espulso perché si era rifiutato di sostenere un esame. In questi anni iniziò ad adottare il look da dandy del XIX secolo e a curare i baffi, che diventeranno uno dei suoi tratti distintivi. A tal proposito raccontò che, dopo il commento di un ragazzo sul loro aspetto, decise di renderli “unici” attaccando sulla punta delle fibre vegetali che avevano la proprietà di arrotolarsi e srotolarsi in continuazione: «Avevo appena inventato i baffi radar» scrisse.

Federico García Lorca, Ritratto di Salvador Dalí, 1927

Federico García Lorca, Ritratto di Salvador Dalí, 1927

Foto: Pubblico dominio

L’adesione al Surrealismo

Da ragazzo Dalí fu affascinato dagli impressionisti, poi si avvicinò al cubismo ed entrò in contatto con Pablo Picasso. Nel 1929 si unì al Surrealismo, il movimento con cui è solitamente identificato. Si trattava di un movimento artistico fondato cinque anni prima dal poeta André Breton, che aveva come obiettivo l’espressione del mondo inconscio. Ricollegandosi alle teorie della psicanalisi, i surrealisti credevano che l’opera d’arte fosse la rappresentazione dei contenuti più intimi dell’io. Il processo creativo del subconscio, però, doveva essere liberato dalle sovrastrutture mentali e dai freni inibitori e per fare ciò gli artisti utilizzavano tecniche come il sogno o gli automatismi psichici. Salvador Dalí chiamò il proprio metodo “paranoico-critico”: attraverso di esso, l’artista entrava in uno stato di paranoia delirante per poi passare alla fase critica, con cui tali deliri erano razionalizzati prendendo forma nell’opera d’arte. Appartiene a questa fase una delle sue opere più famose, La persistenza della memoria, conosciuta anche come Gli orologi molli. Da questo momento, la sua produzione si basò sui temi onirici, le illusioni ottiche, le ambiguità della mente e i simboli dell’inconscio.

Il gruppo surrealista, Londra, 1936. Salvador Dalí è accanto al poeta Paul Éluard (il quarto dall'alto a sinistra)

Il gruppo surrealista, Londra, 1936. Salvador Dalí è accanto al poeta Paul Éluard (il quarto dall'alto a sinistra)

Foto: Cordon Press

La personalità di Dalí era troppo eccentrica, capricciosa e amante degli eccessi per trovarsi bene in un gruppo. Dopo pochi anni, infatti, ne fu espulso dopo aver subito una sorta di “processo” dai compagni. I surrealisti, infatti, in quegli anni si stavano indirizzando verso le correnti di sinistra, e contestavano a Dalí il fatto di non aver ben chiarito la sua contrarietà al nazismo, anzi di aver dipinto opere in cui comparivano elementi legati a questa ideologia. In realtà, l’intenzione di Dalí era parodiare i dettami del nazismo, oltre che raggiungere il suo scopo principale: suscitare reazioni nel pubblico con atteggiamenti contraddittori e volutamente provocatori. Una volta disse di essere affascinato dalla «schiena paffuta» del dittatore tedesco, e in un’altra occasione realizzò un’opera dal titolo Hitler Masturbating, che certamente non rappresentava un’esaltazione del dittatore.

In ogni caso, la rottura con il gruppo fu netta, in particolare con Breton, che l’accusò anche di essere troppo interessato a monetizzare la sua arte. Dalí era sempre più capriccioso ed eccentrico; addirittura in un’occasione arrivò a dire: «Il surrealismo sono io!». Breton anagrammò il suo nome per affibbiargli il soprannome Avida Dollars, chiara allusione polemica alla passione di Dalí per il lusso e il denaro.

Gala

Il 1929 fu un anno fondamentale per Dalí perché conobbe Elena Ivanovna Diakonova, una donna di origine russa meglio conosciuta come Gala, che sarebbe diventata sua compagna e musa per tutta la vita. All’epoca la donna, di dieci anni più grande di lui, era sposata con il poeta Paul Éluard, ma nonostante questo i due s’innamorarono e intrapresero una relazione. Per Dalí Gala era una ragione di vita e la ritrasse in moltissime opere. La considerava una dea scesa in terra, l’unica capace di sostenerlo nei momenti di crisi creativa. Anche la donna era molto coinvolta (anche se nel corso della loro relazione ebbe alcuni amanti), tanto da abbandonare il marito e la loro figlioletta Cécile per seguire il nuovo compagno. Dopo un periodo di convivenza, i due si sposarono nel 1934 e rimasero insieme fino alla morte della donna, avvenuta nel 1982.

Gala e Salvador Dalí a Figueres

Gala e Salvador Dalí a Figueres

Foto: Cordon Press

«Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro» disse una volta. Gala aveva un carattere forte, carismatico e autoritario e certamente influenzò la produzione artistica del suo compagno, tanto più che verso la fine degli anni trenta divenne anche sua manager.

All’inizio degli anni quaranta la coppia si trasferì negli Stati Uniti, dove Dalí continuò a dipingere le sue visioni oniriche trasformate in immagini surreali, come la famosa tela Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio, del 1944, in cui Gala giace nuda e sospesa su una lastra di pietra, mentre da una melagrana spunta fuori un pesce dalla cui bocca appare una tigre dalle cui fauci ne esce fuori un’altra. 

Nel 1958 i due si sposarono anche con il rito religioso. La scelta del matrimonio in chiesa si può ricollegare alla fase di misticismo religioso vissuto dall’artista a partire dai primi anni cinquanta. In questo periodo Dalí dipinse numerose opere sacre, come l’Ultima cena del 1955, ambientata all’interno di un dodecaedro, un solido collegato alla sezione aurea. 

Ultima cena, 1955

Ultima cena, 1955

Foto: Cordon Press

Dalí e il cinema

Durante il suo soggiorno negli Stati Uniti Salvador Dalí entrò in contatto anche con Walt Disney. Il catalano aveva firmato alcune pellicole cinematografiche, come Un chien andalou, girato insieme al regista surrealista Luis Buñuel. Il film ideato con Disney tra il 1945 e il 1946, invece, s’intitolava Destino e narrava l’amore del dio Crono per una fanciulla. Il cortometraggio però non fu mai completato e tempo dopo fu abbandonato. Solo nel 1999 un nipote di Walt Disney riprese il progetto, che fu pubblicato nel 2003. 

Luis Buñuel in un ritratto di Salvador Dalí, 1924

Luis Buñuel in un ritratto di Salvador Dalí, 1924

Foto: Cordon Press

Oltre a Disney, Dalí collaborò con un altro genio del cinema americano: Alfred Hitchcock. Il “re del brivido” lo assunse per partecipare alla realizzazione di una scena onirica (inizialmente pensata per la durata di venti minuti, poi ridotti a tre) vissuta dal protagonista del film Io ti salverò, pellicola basata sulla psicoanalisi e le teorie freudiane. 

Negli anni settanta, invece, s’improvvisò attore partecipando alla trasposizione cinematografica di Dune, il famoso romanzo di fantascienza di Frank Herbert. Il film poi non si fece, ma si racconta che il regista Alejandro Jodorowsky si pentì della scelta di Dalí per alcune divergenze politiche e finì per allontanarlo dal set

Poster del film 'Io ti salverò' del 1945

Poster del film 'Io ti salverò' del 1945

Foto: Pubblico dominio

Già molto depresso per la morte di Gala, Salvador Dalí si spense il 23 gennaio 1989 all’età di ottantacinque anni a Figueres e fu sepolto all'interno del suo Teatro-Museo, non lontano dalla sua casa natale. Terminava così la stravagante vita dell’artista più poliedrico e complesso del Novecento, la cui eredità è fondamentale ancora oggi. Un uomo capace di vivere per l’arte in maniera totalizzante, senza ipocrisie e timore dei giudizi borghesi. 

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Salvador Dalí, Venere di Milo a cassetti, 1936, collezione privata

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Salvador Dalí, 'Venere di Milo a cassetti', 1936, collezione privata

Si tratta di una scultura di gesso raffigurante la Venere di Milo, l’antica statua ellenistica, sul cui corpo il pittore catalano aggiunse una serie di cassetti, decorati con pomelli d’ermellino. L’opera fa riferimento alle teorie di Freud sull’inconscio. I cassetti, infatti, sono quelli dell’inconscio, che possono essere aperti grazie alla psicanalisi.  Non fu l’unica opera di Dalí in cui la figura umana ha dei cassetti addosso. Nella Giraffa in fiamme del 1937, si trovano sulla figura femminile in primo piano.

Foto: Cordon Press

Salvador Dalí, Paesaggio vicino a Figueres, 1910, collezione privata

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Salvador Dalí, 'Paesaggio vicino a Figueres', 1910, collezione privata

Dalí dipinse questo paesaggio, raffigurante la sua città natale, quando aveva solo sei anni, dimostrando di possedere già eccellenti qualità artistiche. Da ragazzo, l’artista catalano era un grande estimatore della pittura impressionista, come dimostra quest’opera di piccolo formato. Dipinse opere vicine a questo stile fino alla fine degli anni dieci, quando si avvicinò al cubismo.

Foto: www.dali-gallery.com

Salvador Dalí, 'La persistenza della memoria', Museum of Modern Art, New York, 1931

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Salvador Dalí, 'La persistenza della memoria', Museum of Modern Art, New York, 1931

Il dipinto del 1931 è uno dei più conosciuti dell’artista catalano e un esempio di opera realizzata secondo il metodo paranoico-critico. Nella sua autobiografia, Dalí raccontò la genesi dell’opera. Una sera cenò con Gala e alcuni amici mangiando del camembert, un formaggio a pasta molle. Dopo la cena, il gruppo si organizzò per andare al cinema ma Dalí, afflitto da un forte mal di testa, decise di restare a casa. Rimasto solo, si mise a riflettere sulla consistenza del formaggio ed ebbe l’intuizione di inserire quattro orologi all’interno di un paesaggio che stava realizzando. Tre di essi sono sciolti, mentre uno è ricoperto da formiche, insetti verso cui Dalí provava avversione. Il dipinto originariamente si chiamava Gli orologi molli. Nel 1932 fu acquistato dal gallerista Julien Levy che lo ribattezzò La persistenza della memoria.

Foto: Cordon Press

Salvador Dalí, 'La scoperta dell'America di Cristoforo Colombo', 1959, Museo Dalì, San Pietroburgo, Florida

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Salvador Dalí, 'La scoperta dell'America di Cristoforo Colombo', 1959, Museo Dalì, San Pietroburgo, Florida

Il dipinto fu commissionato dal filantropo George Huntington Hartford II per l’inaugurazione di un museo da lui finanziato. Nel dipinto, che raffigura lo sbarco di Colombo in America, il navigatore (che è raffigurato con le fattezze di un giovane) simboleggia l’introduzione del cristianesimo nel nuovo mondo. Negli anni cinquanta il pittore catalano si era molto avvicinato al cattolicesimo e le opere di questo periodo ne sono fortemente influenzate.

Foto: Cordon Press

Salvador Dalí, 'Leda atomica', Teatro e Museo Dalì, Figueres, 1949

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Salvador Dalí, 'Leda atomica', Teatro-Museo Dalì, Figueres, 1949

Protagonista dell’opera è Gala, raffigurata come Leda, il personaggio mitologico che Zeus amò sotto forma di cigno. Dalla loro unione nacquero i gemelli Castore e Polluce. Nella seconda metà degli anni quaranta Dalí iniziò a dipingere immagini caratterizzate da figure che fluttuano nell’aria senza alcun contatto fisico tra di loro. Dopo lo scoppio della bomba atomica, Dalí iniziò a riflettere sulla materia e sulla scoperta che gli atomi sono caratterizzati da particelle che non si toccano mai. Secondo alcune interpretazioni, il dipinto è un’allegoria dell’annunciazione.

Foto: Cordon Press

Salvador Dalí. 'Galatea delle sfere', Teatro-Museo Dalì, Figueres, 1952

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Salvador Dalí. 'Galatea delle sfere', Teatro-Museo Dalì, Figueres, 1952

Il dipinto rappresenta il busto di Gala composto da una serie di sfere. Anche quest’opera è frutto della riflessione dell’artista sulla teoria atomica. Le sfere che compongono il busto, infatti, non si toccano ma loro, ma sono sospese nell’atmosfera. Dalí realizzò altre opere secondo questo principio, come la Madonna di Port Lligat, in cui è raffigurata una madonna con il bambino i cui corpi presentano dei tagli triangolari, per rilevare la loro trascendenza.

Foto: Cordon Press

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