Il Krak dei cavalieri

Costruito dai cavalieri crociati nell’odierna Siria meridionale, questo imponente castello del XII secolo è considerato l’opera difensiva più poderosa dell’ingegneria cristiana medievale

Chiunque varchi la soglia del Krak dei Cavalieri, la grande fortezza crociata situata sulle montagne che separano la Siria dal Libano settentrionale, non potrà fare a meno di notare le iscrizioni in arabo che commemorano una data particolare, l’8 aprile 1271. Fino ad allora nessuno era stato in grado di conquistare il Krak con la forza, e nessuno ci sarebbe mai riuscito in seguito. Quel giorno, però, gli ultimi cavalieri ospitalieri lasciarono il castello con le armi in pugno, chi a piedi e chi a cavallo, sotto lo sguardo silenzioso dell’esercito del sultano d’Egitto Baybars. Lo stavano abbandonando volontariamente, ingannati con un espediente ingegnoso. Cos’era accaduto? Il sultano d’Egitto sapeva che per consolidare il suo potere e il suo prestigio doveva mettere fine al dominio crociato in Oriente. Questo richiedeva necessariamente di conquistare la celebre fortezza nemica ed esibirla come un trofeo ai suoi alleati musulmani. Così il 3 marzo 1271 il sultano iniziò l’assedio.

Il Krak dei Cavalieri si trova su una collina a 650 m di altezza. Era collegato a un acquedotto posto sul lato meridionale

Il Krak dei Cavalieri si trova su una collina a 650 m di altezza. Era collegato a un acquedotto posto sul lato meridionale

Foto: Michele Falzone / Awl Images

   

Tuttavia le operazioni militari non diedero i risultati sperati. Sebbene i difensori non potessero ricevere rinforzi, dopo varie settimane di combattimenti feroci gli eserciti messi insieme da Baybars erano riusciti a superare solo la prima cinta muraria. Il ridotto numero di cavalieri asserragliati all’interno della fortezza, al quale si era unito un gruppo di contadini e di abitanti delle vicine montagne, aveva risorse a sufficienza per resistere a lungo. Allora il sultano mamelucco decise di ricorrere a uno stratagemma. Inviò ai difensori un piccione viaggiatore con una falsa lettera, in cui apparentemente il maestro dell’ordine ospitaliere di Tripoli esortava i cavalieri ad abbandonare il castello, con la garanzia che gli sarebbero stati risparmiati la vita e l’onore.

L’avamposto dei crociati

Quello dei cavalieri ospitalieri era uno dei tanti ordini militari fioriti in Terra Santa all’epoca delle crociate (1099-1291). Riconosciuto dal papa come ordine nel 1113, vantava numerosi possedimenti a Gerusalemme e nelle zone circostanti. Tuttavia la schiacciante vittoria del sultano egizio Saladino sugli eserciti crociati a Hattin nel 1187 obbligò l’ordine ad abbandonare precipitosamente molte delle sue proprietà in Palestina. Per recuperare un po’ del prestigio perduto, gli ospitalieri si dedicarono al rafforzamento e alla protezione delle loro roccaforti nella contea di Tripoli (oggi tra il Libano settentrionale e la Siria occidentale), un territorio che il conte Raimondo II di Tripoli gli aveva concesso nel 1142 perché lo difendessero dalle incursioni musulmane provenienti da Homs.

Il bastione strategicamente più importante di questo principato ospitaliere, che comprendeva villaggi e fortificazioni della fertile pianura siriana e della valle della Beqa, era un castello conosciuto come Hisn al-Akrad (la fortezza dei curdi). Questo era stato costruito nel 1031 dall’emiro di Aleppo per ospitare una guarnigione curda. Dalla sua posizione elevata dominava le verdi montagne circostanti e i campi della valle dell’Oronte, cosa che le permetteva di controllare le importanti e antiche rotte che collegavano Antiochia a Beirut e Aleppo a Damasco. Conquistata e poi abbandonata nel 1099, durante la prima crociata, la fortificazione tornò in mani cristiane nel 1110, grazie a un’operazione di Tancredi d’Altavilla e altri ottanta cavalieri normanni. Nel 1142 il conte di Tripoli Raimondo II la donò agli ospitalieri, che decisero di farne la loro base principale, consapevoli della sua capacità difensiva.

​La cappella in stile romanico (dagli archi in stile gotico) fu uno dei primi edifici del Krak a essere costruito. Dopo aver conquistato il castello, Baybars la trasformò in una moschea

​La cappella in stile romanico (dagli archi in stile gotico) fu uno dei primi edifici del Krak a essere costruito. Dopo aver conquistato il castello, Baybars la trasformò in una moschea

Foto: Manuel Cohen / Aurimages

Come sarebbe emerso in seguito, fu una decisione felice. Più volte ricostruito e ampliato, nel corso di 130 anni il Krak resistette a una dozzina di assedi e svolse un ruolo chiave contro le ripetute incursioni musulmane nei territori cristiani della contea di Tripoli. Divenne anche la base principale in cui si riunivano e si rifornivano le truppe crociate prima delle offensive contro le città di Homs e Hama.

Un bastione inespugnabile

La fortezza si rivelò inespugnabile anche per lo stesso Saladino, che nel 1183 fallì un primo tentativo di conquistarla e poi si arrestò di nuovo sotto le sua mura nel 1188. La leggenda vuole che nel corso di questo secondo assedio Saladino riuscì a catturare il gran maestro dell’ordine dell’Ospedale e gli intimò di obbligare i suoi cavalieri ad aprire le porte della fortezza in virtù del voto di obbedienza. Il gran maestro diede l’ordine richiesto in arabo, ma poi esortò in francese gli ospitalieri a resistere fino alla morte.

All’epoca delle crociate il Krak dei Cavalieri non si chiamava ancora così. Nei primi testi conservati il nome della fortezza è Cratum o Crat, che deriva dalla designazione araba originale, Hisn al-Akrad. In seguito fu denominata Krak de l’Ospital, per analogia con il grande castello crociato a est del mar Morto, il Krak di Moab. In Siria oggi è conosciuta anche con il nome di Qalaat al-Hisn (castello della fortezza).

Nel 1099, nel corso della prima crociata, Raimondo IV di Tolosa occupò il castello su cui più tardi fu eretto il Krak

Nel 1099, nel corso della prima crociata, Raimondo IV di Tolosa occupò il castello su cui più tardi fu eretto il Krak

Foto: Franck Raux / RMN-Grand Palais

   

Nel suo periodo di massimo splendore, e in tempo di pace, il Krak albergava una guarnigione permanente di una sessantina di cavalieri ospitalieri professi, oltre a un numero indeterminato di turcopoli (guerrieri locali al servizio dei crociati). Nelle zone circostanti sorgevano tre villaggi, la cui funzione principale era quella di rifornire gli ospitalieri. I cronisti e i viaggiatori dell’epoca dichiarano che il castello poteva accogliere e nutrire un esercito di oltre duemila uomini per cinque anni, ed era in grado di ospitare nelle sue scuderie mille cavalli da guerra, oltre al bestiame e ad altri animali da soma: tutte affermazioni molto verosimili alla luce delle caratteristiche dell’edificio. Ancora oggi al suo interno si possono ammirare numerosi depositi di viveri – il maggiore dei quali è lungo 120 metri – e varie cisterne d’acqua, insieme a tutto il necessario per l’approvvigionamento di una vera e propria cittadina guerriera: laboratori di scalpellini, fabbri e ceramisti, falegnamerie e forni.

Mura e bastioni

Diversi autori concordano sul fatto che il Krak è probabilmente il castello più imponente mai creato dall’architettura cristiana medievale. Ancor oggi quest’eccezionale opera difensiva, che nel corso dei secoli è stata d’ispirazione per molti architetti europei, non smette di suscitare ammirazione. La fortezza, mirabilmente conservata grazie alle circostanze della sua capitolazione e ai successivi lavori di ricostruzione, era stata eretta sul sito della fortificazione originaria, un colle tondeggiante di 650 metri di altezza. L’opera nel suo complesso fu terminata nel 1170, ma proprio quell’anno una serie di terremoti costrinse a profondi lavori di restauro, che si succedettero durante tutto il XIII secolo e le conferirono l’aspetto attuale.

Questa vista aerea consente di apprezzare le due possenti cinte murarie che nessun assediante è mai riuscito a oltrepassare

Questa vista aerea consente di apprezzare le due possenti cinte murarie che nessun assediante è mai riuscito a oltrepassare

Foto: Georg Gerster / Age Fotostock

   

La costruzione, di forma vagamente trapezoidale, si estende da nord a sud su una superficie di due ettari e mezzo, ed è caratterizzata dalla disposizione delle fortificazioni su due anelli concentrici. All’esterno c’è una prima poderosa cinta muraria, protetta da torrioni cilindrici che si affacciano sulle scarpate settentrionali e orientali. Il lato meridionale, che è il più vulnerabile, è protetto da altri tre poderosi bastioni. L’ingresso esterno conduce a un angusto passaggio a zig-zag, appositamente lastricato con pietre scivolose per ostacolare l’accesso a cavallo.

La seconda cinta è alta più del doppio della prima ed è maggiormente fortificata. Tra le due muraglie si apre un fossato, completamente esposto all’attacco dei difensori, e che in caso di necessità poteva essere parzialmente allagato. Il centro del castello è disposto su più livelli: al piano inferiore c’erano i magazzini e gli alloggi, mentre al piano superiore si trovavano le residenze più nobili: le stanze dei cavalieri professi, la torre nord-occidentale dove viveva il gran maestro, l’ampio salone delle riunioni, la cappella, le cucine e la piazza d’armi. È in questa parte che l’architettura militare convive con lo stile gotico, del quale sono ancora visibili alcune tracce di delicate decorazioni in pietra e affreschi.

Un patrimonio in pericolo

Dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità nel 2006, il Krak dei Cavalieri è stato gravemente danneggiato dalla guerra civile siriana. Nel 2012 è stato bombardato dal fuoco dell’artiglieria e nel 2013 è stato colpito da vari attacchi aerei. Attualmente si trova sotto il controllo del governo siriano ed è situato al di fuori della zona dei combattimenti. Ciononostante non è stato ancora possibile stimare l’effettiva entità dei danni subiti.

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