I vichinghi, gli eroi delle saghe norrene

Assieme alle avventure dei grandi dei del pantheon nordico, le saghe scandinave raccontano tantissime storie di antichi re e guerrieri vichinghi. Personaggi come Sigurðr, o Sigfrido, Bósi e Ragnarr Loðbrók sono descritti per il loro coraggio, il senso dell’onore e il tragico destino

Chi non conosce le divinità nordiche? Forse non tutte, ma sicuramente le più famose del pantheon: Odino, Thor e Loki sono divenuti popolari grazie alle varie rappresentazioni che ne sono state fatte dall’opera, dai fumetti e dal cinema, mentre gli eroi vichinghi, ovvero i protagonisti delle saghe che ricostruiscono la storia degli antichi popoli scandinavi, sono sempre rimasti in secondo piano. Almeno fino a quando la recente serie Vikings, che ha portato sullo schermo le vicende della stirpe di Ragnarr Lobrók, ha risvegliato l’interesse per i personaggi in carne e ossa.

Ricostruzione di un guerriero vichingo del X secolo pronto a entrare in guerra. L’elmo s’ispira all’unico copricapo di questo tipo oggi conservato

Ricostruzione di un guerriero vichingo del X secolo pronto a entrare in guerra. L’elmo s’ispira all’unico copricapo di questo tipo oggi conservato

Foto: Fernando G. Baptista / Ngs

Gli eroi combattono nella bruma che unisce in modo misterioso e ancestrale il mondo degli dei e quello degli uomini, e proprio in virtù di tale unione dobbiamo chiederci se possiamo considerarli figure umane oppure divine. Questi eroi sono soltanto la versione umana delle divinità? Fino a che punto costituiscono, nel carattere, un esemplare perfetto di essere umano? Di sicuro nelle saghe nordiche gli eroi hanno un ruolo di prototipo, o modello, e per questo sono rappresentati in modo idealizzato. Non dobbiamo quindi commettere l’errore di considerare le storie scritte su di loro alla stregua di un semplice racconto biografico.

Basta prendere come esempio la saga dell’eroe Sigurr e della sua stirpe, in cui figura il già menzionato Ragnarr Lobrók. Narrata già nel X secolo, viene ripresa in La Saga dei Völsungr, o Saga dei Volsunghi, e nel suo seguito, La Saga di Ragnarr, redatta, al pari della precedente, nel XIII secolo. Secondo il racconto, Aslaug - che diventerà la terza moglie di Ragnarr - nasce dall’uccisore dei draghi Sigurr e dall’eroina Brynhildr, o Brunilde. Le avventure dell’eroe leggendario Ragnarr avvengono nella Svezia del IX secolo, e in una di queste l’eroe si fa confezionare uno strano vestito per il quale sarà chiamato “Brache pelose”, costituito appunto da brache pelose con cui, assieme a un manto di cotone, si protegge dagli attacchi di un serpente che poi trapasserà a fil di lancia. Per questa gloriosa impresa diverrà molto celebre in tutti Paesi scandinavi.

Tra mito e leggenda. Il regno di Odino

Leggi anche

Tra mito e leggenda. Il regno di Odino

Sigurðr il Volsungo

Tutti gli eroi condividono la caratteristica di avere una qualche relazione con gli dei: o ne sono discendenti o possono entrarvi in contatto. In molte occasioni le divinità li favoriscono, ma in altre li fanno cadere in disgrazia come nel caso di uno dei protagonisti di La Saga dei Volsunghi: Sigmund, il padre di Sigurr. Ormai vecchio ma ancora valoroso, va in battaglia contro le schiere dei suoi nemici e si lancia alla carica. Non viene ferito da nessuna delle molte lance e frecce che gli piovono addosso ma «quando la battaglia durava già da tempo,
si presentò un uomo che indossava un cappello dalla tesa larga e un mantello blu. Era guercio e in mano reggeva una lancia. Quest’uomo si diresse verso Sigmund e brandì la lancia contro di lui. Quando il re Sigmund gli assestò un colpo fermo con la spada, questa, nel colpire la lancia, si ruppe in due pezzi. Da quel momento cambiò l’esito dello scontro. La buona stella abbandonò Sigmund e molti dei suoi guerrieri gli morirono davanti». La saga non rivela l’identità del misterioso personaggio, ma il pubblico dell’epoca poteva facilmente riconoscervi il dio Odino.

La Saga dei Volsunghi e quella di Ragnarr Lobrók fanno parte di un sottogenere delle saghe conosciuto come “saghe dei tempi antichi”. Gli eventi di questi racconti leggendari o mitico-eroici si svolgono spesso in luoghi remoti e immaginari. Le gesta sono accompagnate da descrizioni di oggetti magici e creature fantastiche, così da suscitare nel lettore moderno l’impressione di trovarsi davanti a un racconto di finzione. Eppure sicuramente molte delle saghe combinano questi elementi fittizi e soprannaturali con dati storici. Oggi abbiamo a disposizione una trentina di saghe leggendarie che sviluppano la propria trama prima della colonizzazione dell’Islanda nel IX secolo.

Hervör morente. Olio di Peter N. Arbo, 1880

Hervör morente. Olio di Peter N. Arbo, 1880

Foto: O. Vaering / Bridgeman / Aci

La saga della fanciulla guerriera

È il caso di La Saga di Hervör, la cui trama può essere collocata durante le battaglie tra goti e unni nel IV secolo. L’eroina Hervör, come Brynhildr, è una skjaldmær, ovvero una fanciulla guerriera. La Saga di Hervör, l’unica a contenere nel titolo il nome di una donna, venne scritta nel XIII secolo e narra la vita dell’eroina e di tutta la sua stirpe.

La protagonista è descritta come una ragazza dalla grande bellezza e dalla forza pari a quella degli uomini. Ben presto si esercita più nel tiro con l’arco, nello scudo e nella spada che nelle mansioni femminili, quali tessere e cucire. Dopo aver indossato i panni di un uomo ed essersi fatta chiamare Hervard, assume il comando di un gruppo di vichinghi per recarsi presso la tomba del padre Angantyr, un berserkr, o guerriero devoto a Odino. Qui recita la Hervararkvia, il Canto di Hervör, esortando il padre ad alzarsi e a consegnarle Tyrfing, la spada che le spetta in eredità e che era stata forgiata e maledetta dai nani Dvalinn e Dulinn. La saga ha ispirato J.R.R. Tolkien per la creazione di personaggi e situazioni della Terra di Mezzo in Il Signore degli Anelli: ne è un esempio Éowyn, la principessa del regno di Rohan.

Quanto ne sai sulla cultura dei vichinghi?

Leggi anche

Quanto ne sai sulla cultura degli antichi vichinghi?

Tuttavia, nel Medioevo scandinavo vennero redatti altri tipi di saghe nelle quali gli eroi non provengono dai poemi antichi e in cui le gesta non hanno luogo in scenari mitici. All’interno di tali testi raramente appaiono esseri sovrannaturali, e gli dei non vengono quasi menzionati. Chi sono allora, e come sono, questi eroi che non affondano le proprie radici nel mondo mitologico?

Una risposta ce la possono dare le quaranta Íslendingasögur, o Saghe degli Islandesi, giunte sino a noi. I loro protagonisti vivono nell’intervallo di tempo compreso tra la colonizzazione dell’Islanda, nel IX secolo, e l’adozione del cristianesimo, due secoli più tardi. Non a caso questo periodo è conosciuto come l’“epoca delle saghe”. La maggior parte dei personaggi e molti degli eventi descritti sono fedeli alla realtà storica e, poiché le saghe vengono messe per iscritto nei secoli XIII e XIV ma si riferiscono a fatti risalenti perfino a tre secoli prima, sono state paragonate ai romanzi storici.

I capi vichinghi mantenevano gruppi di guerrieri che vivevano in case come questa, ricostruita a Tofta Strand, nell’isola svedese di Gotland

I capi vichinghi mantenevano gruppi di guerrieri che vivevano in case come questa, ricostruita a Tofta Strand, nell’isola svedese di Gotland

Foto: C. Boisvieux / Age Fotostock

Possiamo inoltre notare come gli autori abbiano cercato di ricostruire la storia in modo tale che il pubblico la percepisse come verosimile, e per questo nei testi abbondano genealogie e racconti biografici: molte saghe iniziano proprio con la descrizione dettagliata degli antenati del protagonista, con dati sui sovrani, riferimenti alle colonizzazioni di nuovi territori e alle battaglie che qui si combatterono.

Tali saghe, inoltre, possono strutturarsi attorno alla vita di un individuo, come nel caso di La Saga di Egill Skallagrímsson, La Saga di Gísli Súrsson o La Saga di Grettir Ásmundarson, ma possono anche includere diverse generazioni della stessa famiglia o degli abitanti di un luogo, come nel caso di La Saga degli abitanti della Valle dei Salmoni o di La Saga degli uomini di Eyr. Ciononostante, i protagonisti continuano ad apparire come modelli idealizzati di comportamento e per questo sono inevitabilmente condannati, come gli eroi mitici delle saghe leggendarie, a un tragico destino.

Fratelli di sangue

Gli autori di queste saghe hanno ben a cuore il fondo storico della vicenda. E, infatti, il prologo di La Saga di Bósi e Herraur ci avverte che la storia narrata non è un mero racconto volto a intrattenere, bensì l’esposizione di eventi realmente accaduti. La storia ripercorre le avventure di Bósi e del fratello di sangue Herraur, due giovani guerrieri in lotta contro il padre del secondo, il re Hringr. Nel testo sono particolarmente interessanti le scene erotiche, che non compaiono altrove. In una di queste, Bósi si rivolge a una donna con una curiosa metafora dell’ambito metallurgico: «Voglio indurire il mio guerriero al tuo fianco. È giovane e non è ancora stato forgiato, e un guerriero deve essere temprato al più presto». Lei gli chiede dove sia questo guerriero e lui glielo mostra, guidandola con la mano. La giovane si ritrae domandandogli perché porti con sé un oggetto duro quanto un albero. Lui risponde che si ammorbidirà nel buco oscuro, e così rimangono a intrattenersi tutta la notte. Assieme alla descrizione di questo tipo di divertimenti notturni, appaiono anche delle formule magiche.

Sigurðr uccide il drago. Scena del portale della chiesa in legno di Hylestad. XII secolo. Kulturhistorisk museum, Oslo

Sigurðr uccide il drago. Scena del portale della chiesa in legno di Hylestad. XII secolo. Kulturhistorisk museum, Oslo

Foto: Akg / Album

I protagonisti delle saghe incarnano l’onore, la forza fisica e il coraggio; sono alti, di robusta costituzione e forti. Non solo: tutti hanno partecipato a molte spedizioni e battaglie, e quindi sono uomini celebri e dall’enorme ricchezza. La Saga di Egill Skallagrímsson, scritta nel XIII secolo, ci offre questa precisa ed esauriente descrizione del protagonista: «I tratti di Egill richiamavano l’attenzione. Fronte estesa, ciglia folte, naso corto ma incredibilmente piatto, scucchia lunga, mento grande come la mandibola, collo massiccio e spalle più ampie di qualsiasi altro uomo, capelli grigi come quelli di un lupo, e spessi, anche se era rimasto ben presto calvo; mentre era seduto, come scritto prima, un sopracciglio scendeva fino al mento, e l’altro s’inarcava fino alla radice dei capelli; Egill era olivastro, con gli occhi neri».

Il carattere di Egill è irritabile e violento. A dodici anni pochi uomini lo superano in possanza e altezza. È un grande guerriero, ma anche un magnifico poeta. I suoi versi scaldici – dal nome degli scaldi, o skáld, i poeti guerrieri delle corti scandinave – sono vere e proprie opere d’arte. Skalla-Grímr, il padre, è anche lui poeta oltre che fabbro, mentre il nonno viene chiamato Kveldúlfr, “il lupo della sera”: è un uomo molto saggio che di sera va in collera e, grazie ai poteri magici, può cambiare aspetto a proprio piacimento. Egill si salva recitando il poema Höfulausn (Riscatto della testa) davanti al re Erik Ascia Insanguinata. Tuttavia non muore in battaglia ma a 80 anni, e questo comporta un grande disonore. L’autore della saga racconta che, in vecchiaia, Egill si muove con difficoltà, la vista gli viene meno e così l’udito, e le donne lo prendono in giro.

Una valchiria porta via con sé un guerriero morto in battaglia. Olio di Hans Makart. XIX secolo. Nationalmuseum, Stoccolma

Una valchiria porta via con sé un guerriero morto in battaglia. Olio di Hans Makart. XIX secolo. Nationalmuseum, Stoccolma

Foto: Fine images / Album

Non perderti nessun articolo! Iscriviti alla newsletter settimanale di Storica!

Coppie di eroi

Nella descrizione del fisico e delle abilità di certi eroi delle saghe compare un chiaro contrappunto tra fratelli. In La Saga di Bósi e Herraur il protagonista Bósi è corpulento, moro, non troppo bello e rude, ma abile con le parole. Al contrario, suo fratello Smid non è massiccio ma affascinante e pieno di risorse. Anche in La Saga di Egill Skallagrímsson risulta evidente il contrasto tra i fratelli Egill e Órólfr: Egill eredita il carattere del padre, Skalla-Grímr, e del nonno. Entrambi sono mori, brutti e dal temperamento irritabile; il fratello Órólfr, invece, acquisisce il proprio carattere dalla famiglia della madre: è generoso, coraggioso, allegro e molto popolare. Come se non bastasse, a differenza di Egill, Órólfr è un giovane di bell’aspetto.

Quando Egill inizia a crescere, sin da subito appare chiaro che diventerà brutto e moro come il padre; è però piuttosto intelligente, e già bambino ha composto le sue prime poesie. Molti eroi delle saghe sono di fatto grandi poeti. Un esempio è proprio Egill, che dopo la morte dei figli recita il Sonatorrek, con i versi scaldici più belli della poesia norrena: «Amara pena mi stringe la gola, / pigra è la lingua, bilancia del canto. / Più non riesco dal fondo del cuore / il mio tesoro di strofe a evocare».

Stele di Hunninge (VIII secolo). Si crede che alcune scene corrispondano a uno dei poemi eroici contenuti nell’Edda poetica: il Canto di Atli. Gotland Museum. Visby, Svezia

Stele di Hunninge (VIII secolo). Si crede che alcune scene corrispondano a uno dei poemi eroici contenuti nell’Edda poetica: il Canto di Atli. Gotland Museum. Visby, Svezia

Foto: Raymond Hejdström / Gotlands Museum

Le saghe degli islandesi sono scritte come se fossero storie, e non solo perché includono genealogie e dati storici, ma anche per la trama, più centrata sull’azione e il racconto degli eventi. L’intreccio ripete quasi sempre la stessa sequenza: il protagonista abbandona la Norvegia per un litigio con il re e si stabilisce in Islanda, dove nascono conflitti per terre o eredità o a causa di assassinii che devono essere puniti. La concatenazione delle vendette finisce quasi sempre in un bagno di sangue e il protagonista viene dichiarato útlagi, o proscritto. Da quel momento è costretto a nascondersi perché perseguitato e chiunque può dargli la morte.

L’eroe tragico

L’eroe delle saghe deve morire in battaglia. Come già indicato, è per lui un enorme disonore morire da vecchio, al pari di Egill, o per malattia, poiché significa che l’eroe non si è battuto con coraggio e ha evitato lo scontro pur di non soccombere. La Saga di Gísli Súrsson descrive il prototipo di una morte eroica: i nemici di Gísli, proscritto, hanno trovato il suo nascondiglio e si preparano a ucciderlo. L’eroe è attaccato da dodici uomini che lo feriscono con la lancia in più parti del corpo, ma lui si difende valorosamente, senza mai retrocedere, e nessuno degli assalitori ne uscirà illeso. Gli altri lo attaccano con forza ancora maggiore e uno di loro lo colpisce in modo tale da fargli uscire le viscere. Gísli però se le riprende e le infila dentro la camicia, tenendole ferme con il cordone dei pantaloni. Poco prima di morire recita dei versi e dà un ultimo colpo di spada a uno dei nemici. Infine soccombe agli assalitori, spirando in combattimento.

Tra la cronaca e il romanzo, le saghe plasmarono in questo modo l’immaginario dei guerrieri nordici della Scandinavia proprio nel momento in cui questi scomparivano dal primo piano della storia.

Ti interessano le saghe degli eroi e degli dei vichinghi?

Ti interessano le saghe degli eroi e degli dei vichinghi?

Non perderti la prossima uscita della collezione Mitologia Nordica di Rba Italia!

Se vuoi ricevere la nostra newsletter settimanale, iscriviti subito!

Condividi

¿Deseas dejar de recibir las noticias más destacadas de Storica National Geographic?