I catari, la nascita di un'eresia

Intorno al 1160, nel sud della Francia nacquero gruppi di "uomini buoni" e "donne buone" che decisero di vivere in sintonia con gli autentici insegnamenti del Vangelo

In alcune regioni del mondo cristiano, a metà del XII secolo sorsero diverse comunità che organizzavano la propria vita religiosa ai margini della Chiesa ufficiale. Assunsero denominazioni diverse a seconda della zona: albigesi, manichei, publicani o pauliciani, ariani, bulgari, bogomili, patarini… Loro preferivano chiamarsi semplicemente “uomini buoni” o “donne buone”, “cristiani” o “cristiane”. Oggi sono conosciuti come catari.

Il castello di Peyrepertuse si erge su una cresta rocciosa di 400 m di lunghezza e 80 di altezza. La fortezza passò nelle mani dei re di Francia dopo la crociata contro i catari

Il castello di Peyrepertuse si erge su una cresta rocciosa di 400 m di lunghezza e 80 di altezza. La fortezza passò nelle mani dei re di Francia dopo la crociata contro i catari

Foto: Hervé Lenain / Gtres

Per capire perché nacquero in quel preciso momento della storia dobbiamo tornare indietro di alcuni decenni, alla fine dell’XI secolo, cioè alla vera e propria rivoluzione che papa Gregorio VII avviò nella Chiesa cattolica. La riforma che propose mirava a sradicare i cattivi costumi del clero, e in particolare la simonia, cioè l’accesso a cariche ecclesiastiche in cambio di denaro, e il nicolaismo, ovvero il concubinato dei sacerdoti. Al fine d’impedire l’ingerenza del potere politico nelle questioni religiose, tra il 1075 e il 1122 il papato intraprese una lunga lotta contro gli imperatori, la cosiddetta “lotta per le investiture”. Il risultato fu la creazione di un nuovo modello di Chiesa in cui i papi accrebbero enormemente la propria forza, al punto che alcuni storici hanno parlato di teocrazia pontificia.

Una simile evoluzione suscitò il malcontento di una parte del clero cattolico, che continuava a sostenere la purezza e la povertà evangelica quali uniche vie di perfezione. Alcuni suoi membri non risparmiarono infatti critiche alle autorità ecclesiastiche di Roma, incolpate di snaturare la tradizione della Chiesa apostolica, ma si videro poi accusati di eresia dalle stesse.

I catari provenivano da questi settori insoddisfatti della Chiesa e s’imposero per la loro denuncia contro il papato e la curia, anche perché si presentavano quali unici eredi degli apostoli, che durante la Pentecoste avevano ricevuto da Gesù Cristo il compito spirituale di salvare gli uomini.

Papa Gregorio VII in una miniatura del XII secolo

Papa Gregorio VII in una miniatura del XII secolo

Foto: Akg / Album

Papa Gregorio VII in una miniatura del XII secolo

 

 

Anche se i focolai di ribellione catara si attestarono anche in luoghi come il vescovato di Colonia, si svilupparono soprattutto nelle regioni meridionali dell’Europa cristiana. In particolar modo nel sud della Francia, nelle contee catalane dei Pirenei e in Italia, dove misero salde radici. Diversi principi e signori feudali – i conti di Tolosa e di Foix e i visconti di Trencavel (signori di Albi, Carcassonne, Béziers, Limoux e Agde) – favorirono il diffondersi dell’eresia.

In genere i catari si stabilirono nei cosiddetti castra o borghi castrali, piccoli villaggi fortificati che dall’anno Mille sorsero al riparo dei castelli feudali.

Il “paese cataro”

Nel 1165 presso il castrum di Lombers, nella regione di Albi, ebbe luogo il contraddittorio per eresia contro gli adepti di una setta guidata da un certo Oliver, che si autodefinivano “uomini buoni”. Dopo l’interrogatorio vennero accusati di eresia e il vescovo cattolico di Albi, promotore del processo, ricordò alla nobiltà locale del castrum, rea di aver accolto la setta, che era proibito proteggere gli eretici. Due anni più tardi, nel 1167, nel castrum di Saint-Félix-de-Caraman, a sud di Tolosa, si riunirono i rappresentanti delle comunità di “uomini buoni” e “donne buone” delle regioni di Albi, Tolosa, Carcassonne e della val d’Aran, e pure del nord della Francia e dell’Italia. Il concilio era presieduto da Niceta, probabilmente un “papa” orientale, e vi assistette Sicard Cellerier, il vescovo di Albi, l’unico vescovo cataro della zona. Alcuni lo identificano come Oliver, il capo della setta condannata a Lombers. Niceta ordinò tre nuovi vescovi catari, di Tolosa, Carcassonne e della val d’Aran, e convalidò l’ordinazione di Sicard.

Il processo di Lombers e il Concilio di Saint-Félix dimostrano come, a quel tempo, la Chiesa dissidente catara fosse già ben organizzata nel sud della Francia. Dalla fine degli anni sessanta del XII secolo, le chiese catare occitane di Albi, Tolosa, Carcassonne e della val d’Aran disponevano, al pari di quelle cattoliche, di proprie giurisdizioni territoriali o diocesi. Agli inizi del XIII secolo furono ordinati altri due vescovi, e nel 1226 e nel 1229 fu il turno dei vescovi di Razès e di Agen.

A differenza dei corrispettivi nella Chiesa romana, i vescovi catari erano autonomi e indipendenti e non riconoscevano l’autorità superiore di un papa o di un primate. Ogni vescovo veniva affiancato da alcuni consiglieri, chiamati “figlio maggiore” e “figlio minore”, ed era questo il modo in cui gestiva la propria diocesi.

Vita in comunità

La Chiesa catara si propagò soprattutto nelle aree rurali e visse in tranquillità sin dalla fine del XII secolo, come confermano gli archivi dell’Inquisizione, principale fonte d’informazioni sui catari prima della Crociata contro gli albigesi (1209-1229). Interrogati dall’Inquisizione a partire dal 1240, gli abitanti più anziani ricordavano i tempi della loro gioventù: «Allora (prima della Crociata del 1209, NdA) gli eretici vivevano tranquillamente nelle loro case dei borghi». Raccontano inoltre come, prima del 1200, alcuni membri degli “uomini buoni” e delle “donne buone”, simili ai monaci e alle monache cattolici, vivevano nelle «case» all’interno dei borghi castrali, dove conducevano una vita «consacrata a Dio e al Vangelo», lavorando, rispettando e osservando i precetti evangelici, il voto di povertà, la proibizione di mentire, la castità e l’astinenza. Queste “case religiose” erano aperte al pubblico nelle stradine dei borghi e i loro membri ricevevano la visita dei familiari. Pure la gerarchia catara, composta da vescovi, “figli maggiori” e “figli minori”, diaconi e altri, viveva in comunità e preferibilmente nei castra, disposti nelle zone rurali, a differenza di quanto faceva la gerarchia cattolica, insediata nelle regioni urbane.

Due libri, uno di proprietà di San Domenico e un testo cataro, vengono fatti bruciare. Solo quello del santo si eleva sopra le fiamme. Olio di Pedro Berruguete. XV secolo. Museo del Prado, Madrid

Due libri, uno di proprietà di San Domenico e un testo cataro, vengono fatti bruciare. Solo quello del santo si eleva sopra le fiamme. Olio di Pedro Berruguete. XV secolo. Museo del Prado, Madrid

Foto: Oronoz / Album

Nei castra i catari erano protetti dalla nobiltà locale: i signori e le loro dame assistevano alle cerimonie, ascoltavano le prediche e, a volte, sceglievano di prendere i voti per assicurarsi la salvezza dell’anima. Un esempio fu la cerimonia di Fanjeaux del 1204. Esclarmonde e Filippa di Foix, rispettivamente sorella e moglie del conte Raimondo Ruggero di Foix, ricevettero pubblicamente il sacramento dell’ordinazione, noto come consolamentum, dalle mani del chierico di Tolosa Guidalberto di Castres. In quanto “donne buone”, Esclarmonde si ritirò in una “casa” religiosa che lei stessa aveva aperto a Fanjeaux, e la cognata Filippa si trasferì in un’altra a Dun, a sud di Tolosa.

Dibattiti e crociate

Abbiamo a nostra disposizione un’altra valida testimonianza sulla vita dei catari in quel periodo. Nel 1203 un gruppo di monaci cistercensi fu inviato nel sud della Francia da Innocenzo III allo scopo di predicare nella terra degli eretici. Lungo il percorso i membri della delegazione cattolica, che comprendeva due spagnoli, il vescovo Diego de Osma e il canonico Domenico de Guzmán, il futuro san Domenico, furono accolti dalla nobiltà e si confrontarono in diversi dibattiti pubblici con i catari.

A Servian Diego de Osma affrontò Teodorico, un anziano canonico della cattedrale di Nevers che era stato ospitato e protetto da Stefano, signore del posto, e che qui aveva inaugurato una scuola catara. Nel 1207, a Montréal fu celebrato un dibattito che durò quindici giorni e sarebbe rimasto impresso nella memoria dei suoi abitanti. Diego de Osma e Domenico de Guzmán si scontrarono con Arnaldo Oth, Guidalberto di Castres e Benoît de Termes, membri della Chiesa catara di Carcassonne e Tolosa. Il cronista tolosano Guglielmo di Puylarens, che decenni più tardi avrebbe descritto l’evento, racconta che il dibattito ebbe inizio perché Arnaldo Oth, sicuramente vescovo di Carcassonne, mise in dubbio la legittimità della Chiesa cattolica e dei suoi esponenti, come pure la validità delle ordinazioni e dei sacramenti che questi conferivano: «Arnaldo Oth nega che la Chiesa romana sia la Santa Chiesa e la Sposa di Cristo; è piuttosto la chiesa del diavolo e la dottrina dei demoni, poiché è la Babilonia che, nell’Apocalisse, Giovanni accusa di essere la madre delle fornicazioni e degli abomini, ebbra di sangue dei santi e dei martiri di Gesù. La sua ordinazione non è né santa né buona, e nemmeno voluta da Cristo, perché mai e poi mai Cristo o gli apostoli avrebbero ordinato o detto la messa come ora».

Crociata contro gli albigesi. Grands Chroniques de France. British Library, Londra

Crociata contro gli albigesi. Grands Chroniques de France. British Library, Londra

Nel gennaio 1208 l’assassinio di Pietro di Castelnau, membro della delegazione cistercense, spinse il papa Innocenzo III a chiamare gli uomini alle armi in nome della croce e contro l’eresia della Linguadoca. Nella primavera del 1209 un impressionante esercito di crociati proveniente da tutte le regioni della cristianità latina si diresse verso i territori del conte di Tolosa e dei visconti di Carcassonne con l’obiettivo di sradicare l’eresia e ottenere il perdono e la salvezza.

Con il suo seguito di assedi e roghi, la crociata pose fine ai tempi in cui i catari occitani avevano potuto esprimersi in libertà e diede inizio a più di un secolo di repressione, che venne guidata dall’Inquisizione a partire dal 1231.

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