Gutenberg: la rivoluzione delle lettere metalliche

Verso il 1450 un artigiano tedesco inventò un metodo per fabbricare lettere o tipi metallici con cui si potevano stampare migliaia di testi identici. Un’invenzione geniale che avrebbe cambiato il corso della storia dell’Occidente

L’Europa medievale si sviluppò grazie alle armi, alle scoperte geografiche e alla diffusione di ogni sorta di testo stampato. La nascita della stampa a caratteri mobili in Occidente avvenne a metà del XV secolo, tra Magonza e Strasburgo. L’invenzione dei tipi metallici è attribuita a Johann Gensfleisch zur Laden, meglio noto come Gutenberg, dal nome della casa di Magonza (“Höfe zum Gutenberg”) dov’era nato attorno al 1394.

La novità di sostituire la penna per scrivere con quei piccoli tipi o caratteri metallici riutilizzabili semplificò la riproduzione di testi identici. Di Gutenberg non sappiamo molto. Sono rimasti solo 36 documenti della sua epoca in cui figura il suo nome. Il suo primo ritratto conosciuto, imitato fino ai nostri giorni, fu fatto più di cent’anni dopo la sua morte. In questa incisione, del 1584, Gutenberg sfoggia una folta barba che probabilmente non aveva. Sono giunte a noi anche una serie di stampe del XV secolo attribuite alla sua officina, tra cui si segnala la Bibbia a 42 linee, l’opera per cui viene considerato uno dei migliori tipografi della sua epoca.

Primo ritratto di Gutenberg frutto dell'immaginazione di André Thevet, che lo eseguì nel 1584

Primo ritratto di Gutenberg frutto dell'immaginazione di André Thevet, che lo eseguì nel 1584

Foto: BPK / Scala, Firenze

Sulla sua vita e la sua invenzione si sono fatte molte ipotesi. Ciò è dovuto in parte al fatto che non ha lasciato quasi nulla di scritto in merito alla sua creazione, probabilmente per proteggere le innovative tecniche di “scrittura artificiale” da lui sviluppate.

Tra Magonza e Strasburgo

Gutenberg faceva parte di una famiglia altolocata di Magonza che aveva proprietà terriere, attività tessili e incarichi nell’amministrazione municipale. Suo padre era stato un importante commerciante che aveva collaborato alla gestione della zecca della città, ma poco sappiamo dell’educazione e degli interessi del giovane Gutenberg e dei suoi legami con l’oreficeria, che più tardi avrebbe applicato alla sua invenzione. Secondo un documento dell’epoca, fu uno dei cittadini espulsi da Magonza nel 1429 a causa di disordini politici.

Le sue tracce si perdono finché non lo ritroviamo a Strasburgo tra il 1434 e il 1444. Il suo nome appare in diversi testi: accordi commerciali, debiti in sospeso, procedimenti giudiziari e nella rottura di una promessa di matrimonio con Ennelin zu der Iserin, una nobile locale. Grazie a questi documenti sappiamo che aveva intrapreso varie attività in associazione con altri artigiani, come il taglio di pietre preziose e la produzione di specchietti che i pellegrini si fissavano sui copricapi per osservare la benedizione delle reliquie ad Aquisgrana.

Ricostruzione di una pressa del XVI secolo simile a quella di Gutenberg

Ricostruzione di una pressa del XVI secolo simile a quella di Gutenberg

Foto: Josse / Scala, Firenze

In quel periodo tra gli artigiani europei erano in corso vari esperimenti paralleli per la scrittura meccanica di testi. I progressi di questi primi stampatori erano generalmente avvolti dal segreto: in un documento di Avignone è specificato come un fabbro si fosse impegnato per contratto a non rivelare il procedimento di “scrittura meccanica” cui aveva collaborato. Anche Gutenberg cercò di tenere nascoste le sue incipienti iniziative, che fossero legate al processo di produzione dei tipi o a esperimenti di metallurgia.

A Strasburgo Gutenberg entrò in contatto con degli orafi che padroneggiavano le tecniche di elaborazione dei punzoni e della fusione dei metalli. Ci è pervenuto un interessante contratto in cui compare il suo nome, dove si allude a una tecnica per la riproduzione di libri, ma non sono rimaste tracce di stampe da lui realizzate, né sembra che gli artigiani che collaborarono con lui in quella città si fossero dedicati in seguito alla stampa.

Nell’officina di Magonza

Attorno al 1448, dopo la morte di suo fratello Friele, Gutenberg tornò a Magonza, dove stabilì la sua officina. Tra il 1450 e 1452, il finanziere Johann Fust, proveniente da un’agiata famiglia di orafi, gli concesse due prestiti. Nel contratto relativo al secondo, Fust appare come socio dell’impresa comune relativa alla “attività dei libri”. Gli esperti concordano sul fatto che si tratti del contratto per la stampa della cosiddetta Bibbia a 42 linee. A questa stampa avrebbe partecipato anche Peter Schoeffer, un ex copista riconvertito in stampatore, cui alcuni studiosi attribuiscono il disegno dei tipi gotici utilizzati in questo libro. Nel 1455 il vescovo e umanista Enea Silvio Piccolomini (futuro papa Pio II) dichiarò che esistevano 180 esemplari di tale Bibbia. Ciò che aveva visto erano i quaderni di prove che Gutenberg e Fust avevano presentato alla fiera di Francoforte per trovare clienti, con notevole successo. La perfezione di queste prove aveva generato grande aspettativa tra studiosi e collezionisti dell’epoca.

Le Bibbie in pergamena erano riccamente decorate, come questo esemplare della Morgan Library & Museum, New York

Le Bibbie in pergamena erano riccamente decorate, come questo esemplare della Morgan Library & Museum, New York

Foto: The Morgan Library / Art Resource / Scala, Firenze

La Bibbia a 42 linee fu il testo più importante prodotto a Magonza, ma non il primo. Tra il 1452 e il 1458 furono stampati altri testi di minor qualità, come un calendario o la grammatica latina di Donato, molto popolare tra gli studenti che volevano imparare quella lingua. Si trattava di libretti facili da vendere, stampati in una tipografia gotica diversa da quella usata nella Bibbia a 42 linee. Probabilmente, Gutenberg utilizzò per questi lavori i tipi con cui aveva testato la sua invenzione, mentre per la Bibbia a 42 linee riservava i nuovi e più eleganti caratteri finanziati da Fust. Ma non si tratta che di ipotesi, basate sugli scarsi frammenti conservati di questi testi e sull’azione legale intentata da Fust contro Gutenberg.

Espropriato dal socio

Nel 1455 scoppiò una disputa tra i due colleghi. Il socio accusò Gutenberg di usare parte dei soldi della compagnia per finanziare altre iniziative, estranee al contratto che avevano firmato, come la stampa di quei libri minori. Fust chiese la restituzione del capitale prestato con gli interessi, 2.020 fiorini in totale, una somma che Gutenberg non era in grado di rimborsare.

Questo consentì a Fust di appropriarsi del materiale della tipografia e degli esemplari appena stampati della Bibbia, che avrebbe potuto poi vendere per proprio conto. Oltre ai libretti, alla base della rottura c’erano altre questioni, come i formulari per le indulgenze – documenti con cui la Chiesa condonava i castighi da scontare per la remissione dei peccati in cambio di una donazione in contanti – stampati tra la fine del 1454 e l’inizio del 1455 a Magonza. Per alcune di queste stampe si utilizzarono i caratteri gotici di libri minori, come l’opera di Donato, mentre per altre quelli più elaborati della Bibbia a 42 linee.

Questa incisione di Jan van der Straet, detto Giovanni Stradano, mostra il lavoro di una tipografia verso il 1600

Questa incisione di Jan van der Straet, detto Giovanni Stradano, mostra il lavoro di una tipografia verso il 1600

Foto: Bianchetti / Leemage / Prisma Archivo

Tutto fa pensare che i libretti e le indulgenze – che fruttavano lauti introiti – fossero stati stampati da Gutenberg nella sua officina. Potrebbe essere stato questo il fattore scatenante della disputa tra i due soci, ma non è chiaro se in quel momento la separazione fosse già avvenuta. In ogni caso, l’azione legale comportò la rottura dell’accordo e la divisione dei materiali della tipografia. Fust e Schoeffer, che nel 1462 aveva sposato la figlia del socio di Gutenberg, si associarono a loro volta e si tennero il materiale migliore: pubblicarono a caro prezzo varie opere in gran formato, con iniziali ornamentali e stampa a due colori.

Continui problemi di liquidità

Negli anni successivi al processo un’altra officina di Magonza iniziò a usare i caratteri più semplici che erano stati utilizzati nel Donato. Si ritiene che fu lo stesso Gutenberg ad aprire questo nuovo laboratorio, che continuò a pubblicare libretti popolari e stampe di indulgenze.

Tuttavia, nel 1458 Gutenberg ebbe nuovi problemi di liquidità, un fatto molto comune tra gli stampatori dell’epoca. A un certo punto smise di pagare gli interessi sui prestiti e fu costretto a chiudere l’officina di Magonza. Due anni dopo, uno stampatore di Bamberga di nome Albrecht Pfister pubblicò una Bibbia a 36 linee, con caratteri mobili chiaramente ispirati a quelli creati nell’officina di Gutenberg. Quest’ultimo ebbe un ruolo di qualche tipo nell’iniziativa? Ancora una volta, è difficile saperlo con certezza.

Gutenberg contempla i suoi caratteri mobili in quest'olio di Jean-Antoine Laurent del 1830

Gutenberg contempla i suoi caratteri mobili in quest'olio di Jean-Antoine Laurent del 1830

Foto: Josse / Scala, Firenze

   

L’unica cosa sicura è che l’inventore della stampa e Pfister si conoscevano. Il dato non stupisce visto che la maggior parte degli stampatori professionisti dell’epoca si erano formati proprio nell’officina del pioniere della tipografia a Magonza. I documenti di quel periodo presentano Gutenberg come un personaggio con problemi di liquidità, che chiedeva prestiti a orafi, commercianti e soci. Ciononostante, poté sempre contare sull’appoggio della sua facoltosa famiglia, che gli fece ottenere i favori dell’arcivescovo di Magonza.

Il religioso lo ammise alla sua corte nel 1465, offrendogli una pensione annuale, cibo, vino e vestiti, oltre all’esenzione da alcune tasse. Questo migliorò le condizioni economiche di Gutenberg, impedendogli probabilmente di finire in prigione per debiti.

Oltre i confini

Alla sua morte, nel 1468, la stampa aveva lasciato Magonza per diffondersi in Germania e nel resto d’Europa. Quasi mezzo secolo più tardi, in una tipografia dove si stampava il Don Chisciotte si ritroverà praticamente la stessa atmosfera che si respirava nel locale creato da Gutenberg nella sua città natale. La pressa garantiva fama agli autori mentre l’odore di inchiostro e i fogli appesi ad asciugare erano i segni identificativi dei centri dove si stampavano i libri. L’avventura di Gutenberg entrò a far parte della modernità. Al punto che Francis Bacon, nel suo capolavoro Novum Organum, pubblicato nel 1620, dichiarò che la stampa era una delle invenzioni che, insieme alla polvere da sparo e alla bussola, aveva cambiato «l’apparenza e lo stato del mondo intero».

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